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lunedì, febbraio 27, 2006

Maxxi



Mi piace confrontare due opere della Roma Veltroniana. L' Ara Pacis di Meier, che ne rappresenta il fallimento. Un'opera che non dialoga con Storia e Natura, che dietro alla sua magniloquenza, nasconde grossolanità ed afonia.

Ed il Maxxi, il suo successo. E per spiegarlo, preferisco dar voce alla sua creatrice, Zaha Hadid

L'idea che è alla base del progetto è quella di movimento, un movimento generato da linee di forza che, sovrapponendosi, creano diversi livelli. Lo stesso sito, con la sua forma ad L, suggerisce questa suggestione, dando vita a spazi interni che si intersecano, senza rinunciare alla robustezza dell'edificio. Le linee si incontrano in maniera sempre diversa generando spazi espositivi variegati ed utilizzabili in maniera diversa

Equilibrio tra Eterno e Divenire, tra Eleganza e Funzione. Lo spirito dell'Architettura

scritto da Alessio Brugnoli alle 21:14 0 commenti

Codice Barberini

Un frammento di vita della Roma pontificia, tratto dal codice Barberini, datato all'otto aprile 1673. In pratica, un blog dell'epoca

Venendo alli giorni passati condotto carcerato un certo reo, nel passare che fece appresso la chiesa di S. Bartolomeo all'isola spiccò un salto e si attaccò ad un ferrata di detta chiesa, dove gridando d'essere sicuro come luogo immune, e non volendo gli sbirri lasciarlo, accorsero al rumore li frati; li quali, attestando di essere quel luogo appartenente al loro convento, impedirono agli sbirri di riprenderlo, onde li frati durono costretti a forza di zoccolate a farglielo rilasciare, e non contenti di questo, ricorsero al card. Vicario, a cui chiesero che fossero castigati li sbirri come violatori di privilegio ecclesiastico

scritto da Alessio Brugnoli alle 21:13 0 commenti

San Bartolomeo



San Bartolomeo all'Isola Tiberina, oltre per conservare la pelle dell'apostolo scuoiato vivo o per il pozzo del Vassalletto, da cui si attingeva un'acqua taumaturgica (o inquinata... a Roma le due coincidono con elevata frequenza) è noto per due miracoli.

Il primo avvenne nel 1849, quando durante l'assedio francese di Roma, le palle di cannone che colpivano la chiesa avevano la strana abitudine di non far danni. Consci del fenomeno, i romani vi si erano rifuggiati in massa.

Il secondo è quello della Madonna della Lampada, conservata in una sua cappella; l'immagine una volta era dipinta sopra il mulino posto accanto al vecchio portone d'ingresso del Ghetto.

Nel 1557 Roma fu sommersa da una disastrosa alluvione; l'affresco mariano fu una delle prime cose a finire a mollo. Si racconta tuttavia che i lumini che vi erano stati posti dalla pietà popolare continuarono a rimanere accesi anche sommersi dalle acque, finchè il fiume non ritornò negli argini

scritto da Alessio Brugnoli alle 21:09 0 commenti

domenica, febbraio 12, 2006

Er Papa Re

Il Papa Re, tanto attento alla esigenze spirituali dei suoi sudditi, tanto da perseguitarli con messe, prediche e processioni ogni santo giorno, era altrettanto comprensivo per le debolezze della carne. Cosicchè, quasi paradossalmente, teneva un approccio molto pragmatico al fenomeno della prostituzione.

In pratica era tollerata, ma tassata all'inverosimile. Vi era il Giulio, che può essere considerato l'equivalente dell'IVA, che nato inizialmente come fonte di finanziamento per i restauri dei ponti sul Tevere, si era trasformato nella principale entrata del governo pontificio.

Ed il Leonio, in pratica la tassa diretta sui proventi dei bordelli, introdotta da Leone X per restaurare la via di Ripetta. Racconta una leggenda che una volta, su quella via, la nota cortigiana Giulia Ferrarese, passeggiando per andare alla sede di lavoro in Piazza Navona, urtò per caso una gentildonna, che scarsa di complimenti, cominciò ad insultarla.

Allora Giulia, così gli rispose:

"Madonna, perdonatemi ! Lo so che di passare in questa via, voi ne avete più diritto di me"

San Pio V, appartenente alla schiera dei bigotti, decise di far piazza pulita, cacciando tutte le prostitute dall'Urbe. Cambiò idea, quando qualcuno gli fece notare che quarantamila donne in meno, Roma si sarebbe spopolata

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:33 4 commenti



Er Giamaica, come tradizione, s'era vestito da Babbo Natale, pe' portà li regali a tutti li suoi nipoti, di conseguenza la maggior parte de li pupi de Centocelle.

Stava davanti ad pianerottolo de cugino Birillo. Cioè, proprio cuggino, più che altro era er fijo de 'n lontano zio der Vertebra, però, dato che faceva da commercialista dell'officina a prezzo politico, era stato classificato come parente de prima fascia. Cosa tra l'altro mica tanto difficile da ottenè, cor Giamaica.

Birillo, tra l'altro nun poteva avè fiji. Per risolve er problema aveva adottato un regazzino africano, Tonino, ch'era la simpatia fatta persona. E lo stesso Beppe c'aveva un debole per lui.

Sonò er campanello. Drin. Drin. Drin. Strano che nun arisponne nessuno... E cche so' scappati. Girò i tacchi, quanno dalla porta se sentì:

"Chi è ?"

""So' er Gia.. Babbo Natale. Pe' li regali"

"Aspetta che t'apro. Ma nun dovevi scenne dar camino ?"

"A' Birì, qui nun ce n'è uno nell'arco de dieci chilometri. Stamo a Centocelle, mica all'Olgiata"

"Pure tu c'hai raggione"

"Tonino ando' sta, che j'ho portato er gioco pe' la play station. Quello dell'americani che fanno a botte. Er restlinghe ?"

"Mo viene, aspetta 'n attimo, è annato 'n biblioteca a prenne 'n libro de cucina africana"

"De ch'è ?"

"Si deve da fa er kunde "

"Alla recita de Natale alla Cecconi vonno fa' Radici"

"No, quello è Kunta Kinte. Dicesi kunde piatto dello Zaire, un pasticcio de carne, patate e riso tutto speziato e condito co' latte de cocco"

"Famme capì, c'entra qualcosa er matto de Cobra, che me sta fa du' zebetei così co' la cucina etiopica e cor kebab, la nuova mania sua"

"No, l'amico stavolta è innocente. E che a scola, un branco de burini hanno 'nsultato Tonino, dandoje dello scimpanzè"

"A 'nfami. E lui, che è bello massiccio, la sonati come 'n arcaccia"

"No, perchè la maestra se ne è accorta"

"E allora ha messo la nota all'infami, j'ha fatto scrive sur quaderno mille volte nun se dice scimpanzè, ha chiamato li genitori, che l'hanno corcati come zampogne, facendoje er culo a strisce"

"Lo vedi che sei retrogrado... Nun se usano più li metodi de 'na volta"

"A retrocoso ce sarai. Io co' qui metodi ce so' cresciuto bello, sano, educato, forte e romanista"

"No, adesso va de' moda er multiculturalismo. Ognuno deve da 'mparà da la cultura dell'altro, pe' rispettasse a vicenda. Quindi domani c'è er pranzo comunitario della classe.L'infami prepareno la carbonara e l'amatriciana, mentre Tonino er kunde"

"Scusa 'n attimo. Tonino è cresciuto ad abbacchio. Parla er romanesco mejo de e te messi insieme. C'ha la maja della Roma autografata da Totti. Li leoni e le zebre la visti allo zoo. Ma che ne sa lui de kunta e de kinte"

"Per questo è annato a documentasse 'n biblioteca, no ?"

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:30 3 commenti

Cocomeri



Nella Roma papalina, quando il Tevere era ancora biondo e non color cloaca, ogni 24 agosto si svolgeva sull'Isola Tiberina, la festa der cocomero, sagra a cui partecipavano tutti i venditori d'anguria di Roma.

In quell'occasione si svolgevano tra i romani una curiosa gara di nuoto. I coraggiosi, dovevano percorrere il fiume da ponte Quattro Capi a Ponte Rotto, e vinceva non chi arrivava prima, ma chi afferrava il maggior numero di cocomeri che venivano gettati dalle rive.

Dico coraggiosi, poichè vi era il rischio la corrente li travolgesse, trascinandoli tra le pale dei numerosi mulini che sorgevano in quel tratto del fiume.

Adesso nessuno più nuota nel Tevere, tranne, per quello che mi ha raccontato Marcolino, appassionato di pesca, qualche folle tedesco a monte della diga di Castel Giubileo

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:28 0 commenti

Racconti Centocellesi

Er Giamaica entrò ner bar, bagnato fracico. Nun c'era quasi nessuno. Sortanto Puccio Pucci e Tigellino. La cosa strana è che stavano a leggè du' libri. Piccolo e agile quello der Pucci. 'N massa de paggine quello de' Tigellino.

"Aho, e che v'è venuta la cultirite acuta ? Ve se messi a fa la concorrenza a Cobra "

"Taci, 'gnorante. Ma tu nun dovevi da annà a vedè King Kong ?"

"Co' st'uragano. Vania m'ha mollato sola. Ma che stare fà. Pare che se nun alzate la capoccia, ve cascano le virgole dalla paggina"

Tigellino fece er vago. Puccio fu lesto a risponne.

"'N romanzo. L'amor teppista. Parla de l'ultras de la Lazio"

"Te ce riconosci aquilò '"

"'Nsomma, c'ha dato de fantasia, ma certi fatto so' proprio reali, eh. Tipo la storia de la trasferta a Sanbenedetto, quanno li tifosi avversari c'hanno accolto a pesci 'n facci."

"Succede sempre"

"Guarda che nun è 'na metafora. E' successo veramente. C'hanno tirato er pesce congelato"

"Embè, je l'avete ritirato"

"Er solito raggionamento da zozzo romanista. No, c'avevo la borsa termica. Me lo so' preso e mo lo so' portato a casa. Ci avemo magnato pe' 'na settimana. Magari ricapitasse 'na trasferta der genere"

"Sì, come l'ombrellate che me diede quella vecchiaccia de Ascoli..."

"Poi raccontava le trasferte ar San Paolo, quanno li tifosi pe' nun essè linciati, so' costretti a prennè in ostaggio un capo ultras partenopeo"

"Quella si che è 'na trasfertaccia. L'ultima vorta che ce so' stato me no successe de tutti i colori. Stamo cor treno a arrivà 'n stazione, da fori ce tirano 'na molotov. Fortuna che er finestrino era chiuso, sinnò c'avevamo er Giamaica in flambè. Annamo a denuncià la cosa a un poliziotto, quello comincia co'

Guagliò, nun rumpite o' cazzo

e ce 'mbstisce 'na storia sur fatto che era una molotov partita dallo scompartimento de 'n vagone prima, che li tifosi romanisti l'aveveno lanciata a li napoletani. Trascurando er fatto che l'età media de quer vagone era settant'anni e c'erano li boni vecchi, e ch'era 'n boomerang, la molotov. Ho provato a protestà, ma so' dovuto scappà più de fretta che de paura, che me voleva arrestà a me.

Poi ar ritorno, nun te dico. Sempre alla stazione, li cellerini co' ar collo la sciarpa der Napoli hanno cominciato a caricà come addannati. Nun guardavano 'n faccia, donne, vecchi, regazzini. Fortuna volle che c'erano dei sant'omini de carabinieri, che s'accorsero de quello che stava a succedè, fecere 'n cordone pe' proteggece, beccandose tra l'altro 'na loro bona dose de manganellate. Se nun era pe' loro, m'avrebbero massacrato de botte. E da quer momento, se quarcuno dice 'na barzelletta sulla Benemerita, je sputo 'n faccia. E tu' che stai a leggè, Tigellì ?"

Nun risponneva. Er Giamaica se avvicinò e vide la parola vocabolario. Tigellino arrossì.

"Eh che l'ex der Cobra nun vole che parla 'n dialetto"

"Trascurando che per fatto che ex nun dovrebbe aprì bocca su come parla, tu che c'entri?"

"C'hai presente er film de Thomas Milian in cui er Monnezza aveva fatto voto de nun di' parolacce ?"

"Che Delitto ar ristorante cinese ? Pocoto, Pocoto ?"

"Me pare. 'Nsomma Bombolo tutte le volte che smadonnava ce beccava certe papagne, c'hai presente?"

"All'incirca"

"Beh, Cobra fa la stessa cosa. Tutte le volte che dico 'na cosa 'n romanesco, m'arriva 'na cinquina che vibra er cerebro. E te dirò, mejo studiasse l'italiano, che pijasse le botte"

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:27 3 commenti

domenica, febbraio 05, 2006

Pinelli



Dove una volta vi era l'obelisco, che simulava l'albero della nave, nell'Ottocento sull'Isola Tiberina vi era una colonna, che aveva una particolare utilizzo.

Lo Stato Pontificio, oltre che a voler mandare in Paradiso la maggior parte dei suoi sudditi, era fortemente convinto che i reprobi non solo dovessero essere puniti, ma anche sbeffeggiati in pompa magna.

Sulla colonna dell'Isola Tiberina ogni 24 Agosto si affiggeva l'elenco di tutti coloro che non avevano osservato il precetto pasquale o per dirla in latinorum

tabella in qua leguntur illorum nomina qui in die paschali de Sanctissima Coena non participarunt

Il tutto per farli pubblicamente spernacchiare. Nel 1834 il buon vecchio Bartolomeo Pinelli, mangiapreti patentato, si scandalizzò e si offese non per avervi letto il proprio nome, ma per la qualifica professionale con cui era indicato, miniatore anzichè incisore.

E andò a protestare con il sacrestano di San Bartolomeo, affinchè questi correggesse l'errore

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:29 1 commenti

Paparelli

Conosco un vecchietto, innamorato del calcio. Ascolta alla radio le partite della sua squadra del cuore. La domenica gli presto il giornale per fargli leggere la formazione.

Da giovane era un tifoso accanito. Non solo andava la domenica all'Olimpico. Correva a vedere gli allenamenti. Le partite della Primavera. E quelle che sabato mattina giocavano le riserve al Flaminio.

Eppure son 26 anni che non mette più piede allo stadio. Per sbaglio, un 28 ottobre, ad un derby, sedeva accanto a Paparelli, quando il tifo perse la sua innocenza

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:28 0 commenti

Isola Tiberina



L'Isola Tiberina. Per molti romane il luogo dove si vanno a partorire i figli, al Fatebenefratelli. O per i mariti, dove ci si va ad abbuffare alla trattoria della Sora Lella. E uno scrigno di racconti.

A cominciare dalla leggenda della sua origine. Si narra infatti che nacque dall'accumularsi delle messi di Tarquinio il Superbo gettate nel Tevere quando avvenne la sua cacciata.

O il racconto di come divenne la sede del più antico ospedale pubblico di Roma. Nel 293 a.C. Roma è colpita da una grave pestilenza. Come da tradizione locale, per risolvere il problema si convoca una commissione di esperti, che, nulla di nuovo sotto il sole, non sa che pesci pigliare.

Alla fine si decide di mandarli a chiedere lumi all'estero, ad Epidauro, nel tempio di Esculapio. Mentre si tira sul prezzo della consulenza con i sacerdoti, un colubro, serpentone simbolo del dio della medicina esce dal tempio e si imbarca sulla nave romana.

Il fatto viene interpretato come segno della volontà divina di traslocare. E i latini ne approfittano per imbarcarsi in fretta e furia, non pagando la parcella.

Risalito il Tevere, giunti presso l'Isola Tiberina, altra sorpresa. Il serpentone si fionda sull'isola. Altro segno della volontà del dio. Sul luogo si erige un bellissimo tempio dedicato ad Esculapio.

E la pestilenza, come per incanto, sparisce. E ancor più contenti i romani sagomano l'isola a forma di nave, con un obelisco ad imitare l'albero maestro, per ricordare l'evento

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:26 0 commenti

Arnolfo di Cambio



Il presepe di Arnolfo di Cambio, realizzato nel 1289 per volontà di Niccolò IV, il primo papa francescano.

La prima rappresentazione tridimensionale conosciuta della Natività, anche se lievemente diversa da quelle che siamo abituati a vedere. La Madonna è infatti seduta in trono e tiene Gesù Bambino in braccio, san Giuseppe sta da una parte, ci sono il bue e l'asino accovacciati e i tre Magi.

Un frammento dell'arte arnolfiana, di cui sappiamo poco. Lo conosciamo come architetto e scultore. Qualcuno afferma che si sia dedicato anche alla pittura. Ma il suo catalogo e la sua vita sono piene di buchi

Quello che sappiamo è che la sua Arte non guarda nostalgica alla classicità, come in Nicola Pisano o meglio d'Apulia. O è fiamma che brilla di fame d'Assoluto. E' invece una torcia per esplorare il Reale, per scoprire rughe, carne e sangue e mostrare ciò che l'apparenza vela

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:25 0 commenti

Cimitero per cani

Pochi lo sanno, ma a Roma esiste un cimitero per cani. E' a via dell'Imbrecciato, presso Portuense. Un piccolo rettangolo verde, circondato da un muro e protetto da un cancello.

Le tombe disposte su file ordinate, ognuna accompagnata da una lapide. Di legno. Alcune in marmo. Persino la statua di un barboncino. E tante scritte, d'affetto e nostalgia

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:24 2 commenti

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