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mercoledì, gennaio 11, 2006

Palazzo Rivaldi



Palazzo Rivaldi. Eurialo Silvestri, cortigiano di papa Farnese, lo fece costruire al Sangallo. Alessandro de' Medici, il futuro papa Leone XI, lo comprò, per farlo ampliare da Jacopo del Duca.

Vi abitarono i Colonna, qualche cardinale Savoia, finchè divenne sede del Pio Istituto Rivaldi. Il suo giardino era tra i più belli di Roma, giungendo sino alla Basilica di Massenzio.Una rigorosa planimetria a sei scomparti era popolata da statue e ninfei, fontane e rovine. Nel 1934 cominciò il declino.

Il piccone mussoliniano, in cerca di rettifili per sfilate, ridusse il parco. Le stanze furono abbandonate, diventando rifugio di sbandati. Caddero i soffitti lignei. Si scolorirono gli affresci.

E forse oggi il Palazzo può tornare a nuova vita. Pare che diverrà il museo dei Fori Imperiali

scritto da Alessio Brugnoli alle 20:51 3 commenti

Racconti Centocellesi

Er Giamaica s'era accampato ar parcheggio, vicino all'edicola. Più che accampato, c'aveva messo le radici. Da mezz'ora che aspettava er resto della truppa, pe' 'na benedetta pizza de compleanno.

Comodo comodo se presentò er Condor.

"Aho, artri dieci minuti e facevo la fine de 'n filetto de baccalà"

"Esaggerato... mica fa freddo come domenica ?"

"Stacce tu a fa' la concorrenza alle guardie der Milite Ignoto, poi vedemo che dice"

"Che a chi tocca, non se 'ngrugna"

"Nun ho capito perchè tocca sempre a me. L'amico tuo ?"

"L'Aulin ? Nun viene. E' che a pranzo è annato a pranzo forì e se sentiva pesante"

"A pranzo fori ? Ma 'sta a fa arricchì tutti li ristoranti de Roma e d'intorni"

"Ma mica paga"

"E come fa ? Finge de sentisse male e se fa accompagnà al Pronto Soccorso"

"Quasi... Però m'hai dato 'n idea interessante. Da approfondì"

"Guarda che scherzavo"

"Ma lui scrocca sur serio. Se presenta ar ristorante. Tutto distinto. Co' la camicia, la cravatta e la giacchettella. 'Na borsa de pelle. Quella fine, che se te la vedono i tassisti a Termini,te fischiano chiamandote avvocato. Se siede. Guarda er menù. Ordina tutto, ma tutto proprio. E se strafoga a otto ganasce. Tra una portata e l'altra tira fori 'n blocco notes. Er lapis. E pija appunti. Quando je portano er conto, invece der portafojo, tir fori er tesserino dell'Asle do' lavora e dice da essè l'ispettore sanitario e de volesse fa 'n giro 'n cucina. Quelli se spaventeno e pe' tenesselo bono je offrono er pranzo"

"Tutti"

"Sine"

"E' 'n idea da brevettà"

"Veramente è 'na tradizione de famija. Scrocca lui. Ha scroccato er padre. Er nonno. Er bisnonno nun lo so, ma solo perchè all'epeche sua nun esisteveno l'ispettori sanitari"

"E' per questo l'appellate Aulin ?"

"No, perchè è, come se dice, ipocrita. No, qualcosa der genere. Quelli che se credono de' sta sempre male, pure se so' sano come pesci"

"Er malato immaginario ? Quelli der film der poro Albertone?"

"Bravo. 'Namo ar pubbe, 'n paio de bire. A un certo punto se ne esce

Belli, ce 'no spiffero. Nun me vorrebbi sentì male. Appena torno a casa me pijo 'n Aulin preventivo

Pensa che ha rotto talmente tanto li medici all'Asle, che uno de questi j'ha regalato 'n ricettario, cosicchè Aulin se la canta e se la sona da solo"

"Ma è proprio matto."

"Però de medicina ce capisce..."

"Eh ?"

"Sì, 'nsomma quanno c'ho 'n po' de febbre, de nausea o quarche dolorino, pe' nun fa la fila dar dottore, vado lui. Me d'ha 'n occhiata e me scrive la ricetta. E ce pija"

"Pure tu sei da ricovero"

"Mo è mejo quello stregone do' vai tu. L'ultima volta hai vomitato pe' 'na settimana"

"Che c'entra. Avevo bevuto l'inverosimile. Poi me so' messo a fa la gara de danza der ventre co' le amiche de Samantha e me s'ho preso 'na grosso 'nfreddatura"

"E Samantha che avrebbe detto ?"

"Gniente, lei se ne è andata a casa prima. L'amiche j'hanno telefonato poi, dicenno che ero tanto simpatico. Ma nun ha preferito approfondì"

"Come dice Placido, ce stanno cose che se possono dì' e artre che nun se possono dì"

"E' l'annite acuta. Se supero li tre boccioni de vino, me viè mar de capoccia. Se a cena me magno du' 'nsalatiere de bucatini, nun riesco a dormì bene, perchè me sento pesante. Se vado a ballà sino a mattina, so' rincojonito tutto er santo giorno. 'Na vorta nun era così"

"Comprate er babbuino "

"Che ?"

"Er babbuino. La scimmia. Nun lo sai che er fegato suo è molto simile a quello dell'omo. Te lo compri e quanno te senti male, ve li scambiate"

"Er problema è convincelo... 'Na sfida de 'ntelligenze. A proposito de scimmioni, Samantha m'ha 'nvitato a vedè King Kong"

"Ce vai ?"

"No la trama la conosco... Dice che è 'na bella storia d'amore"

"Sine, tra 'na bestia e 'na bionna. Me ricorda quarcosa"

"Perchè tu sei 'nvidioso der mio fascino rustico e servaggio. Comunque, tra gorilla e babbuini, nun è che st'evoluzione è 'n circolo, più che 'na retta. Dalle scimmie partimo e alle scimmie ritornamo"

scritto da Alessio Brugnoli alle 20:49 0 commenti

Sant'Ignazio



Uscire dalla Minerva, salutando la tomba di Beato Angelico. Carezzare con lo sguardo i canterani, i palazzetti del Raguzzini, allegri ed eleganti.

Entrare in Sant'Ignazio. E stupirsi. Passare ore a contemplare il cielo d'oro e turchese, che si perde all'infinito. La sfida di Pozzo ad occhio e ragione. Sposarsi un poco. Le colonne dipinte si allungano e si piegano. Le figure sembrano cadere. Ritornare al fulcro. Ed il disordine ritorna armonia, per gli scherzi della prospettiva.

Qualche passo più avanti. Nera s'alza la finta cupola, trionfo di gioco e di allegria

scritto da Alessio Brugnoli alle 20:47 0 commenti

lunedì, gennaio 09, 2006

San Gregorio al Celio



Scendere per il Clivus Scauri, trovandosi davanti San Gregorio al Celio. Solenne e vezzosa, la facciata del Soria, che per modestia o pigrizia, si limitava a costruir soltanto quelle, piuttosto che interi edifici.

Amava paragonarsi ad un truccatore uso ad imbellettare il viso di belle dame, frutto delle fatiche altrui.

Girare per le tombe del portico, indovinando dove fosse quella della bella Imperia, amante di Agostino Chigi, le cui ossa furono disperse dal tempo, dall'incuria e dalla tirchieria umana. Monsignor Lelio Giudoccioni utilizzò i marmi e i bassorilievi della tomba d'Imperia per costruirsi la propria.

Passeggiare tra le navate, cercando il seggio di Gregorio, dove gli universitari si siedono, per augurarsi un buon esito dell'esame.

Il seggio su cui il Papa decise di mandare Agostino tra gli Angli ed i Sassoni, per cristianizzarli. Leggenda vuole che tale volontà sia nata dall'aver visto degli schiavi biondi nel Foro Olitorio.

Gregorio chiese quale fosse la loro stirpe. Qualcuno gli rispose Angli

E lui disse:

"Non Angli sed angeli"

O per citare Beda il Venerabile

Responsum est, quod Angli vocarentur. At ille: "Bene," inquit; "nam et angelicam habent faciem, et tales angelorum in caelis decet esse coherides."

scritto da Alessio Brugnoli alle 21:42 0 commenti

Governo Vecchio



Via del Governo Vecchio 48. Un palazzetto, che la leggenda dice abitato dalla Fornarina, come metà della case del centro storico. Ammessa la veridicità delle chiacchiere, sorge il sospetto che l'amante di Raffaello fosse la più grande immobiliarista della Roma del Cinquecento.

Ma la realtà è ancora più sorprendente. Il palazzetto fu dimora del fiorentino Fernando Ponzetta, uomo tanto ricco quanto avaro, sbeffeggiato dall'Aretino e tesoriere generale di Leone X.

Ponzetta, alla tenera età di ottant'anni, si impuntò per diventare cardinale. Papa Medici, che tanto amava il denaro, decise di speculare sulla vanità del suo collaboratore; in cambio della berretta rossa chiese sull'unghia sessantamila ducati, che Ponzetta tirò fuori da una botola del pavimento, usata come cassaforte.

Il giorno dopo un suo servitore si lamentava d'aver speso due ducati per un enorme cappello, considerando il prezzo troppo alto. Ponzetta gli tirò addosso un libri contabile, dicendo:

"Ti lamenti tu... Io ne speso sessantamila per un cappellino che è la quarta parte del tuo"

scritto da Alessio Brugnoli alle 21:41 0 commenti

Ipse Dixit



I giganteschi cipressi ludovisii, quelli dell'Aurora, quelli medesimi i quali un giorno avevano sparsa la solennità sul capo olimpico di Goethe, giacevano atterrati (mi stanno sempre nella memoria come i miei occhi li videro in un pomeriggio di novembre) atterrati e allineati l'uno accanto all'altro, con tutte le radici scoperte che fumigavano verso il cielo impallidito... biancheggiavano pozze di calce... Sembrava che soffiasse su Roma un vento di barbarie...

D'Annunzio

scritto da Alessio Brugnoli alle 21:39 0 commenti

domenica, gennaio 08, 2006

Via Giulia



Passeggiare per via Giulia. Uno sguardo al Mascherone, che sputa acqua sotto il giglio farnese. E nel tempo che fu, quando il Papa Re festeggiava questo e quello, osava persino gettar giù vino.

L'arco che congiunge Palazzo Farnese al suo giardino pensile, armonioso e slanciato. Il grigio del mattoni baciato dal bianco del marmo. E l'abbraccio delle piante, che dalla baluastra ricadono giù, morbide come un bacio di donna, ravvivando antice pietro.

San Biagio della Pagnotta, dove il 3 febbraio, nell Roma che fu, si distribuivano panini benedetti, da conumare a piccoli morsi e in caso di necessità, per scacciare, secondo la tradizione le complicazioni della malattie della gola, di cui il Santo è protettore

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:53 0 commenti

San Giovanni in Oleo



San Giovanni in Oleo. Un elegante, originalissimo e quasi sconosciuto tempietto ottagonale. Progettato da Bramante o d'Antonio da Sangallo il giovane fu restaurato nel Seicento da Borromini che modificò il tetto, installandovi una croce sostenuta da una sfera decorata con rose e vi aggiunse anche un fregio in terracotta con rose e palme.

Sulla porta, stemma del prelato francese Benedetto Adam, finanziatore dell'opera, con il suo motto

Au plaisir de Dieu

Perchè è stato costruito questo piccolo capolavoro del Rinascimento. Per una leggenda. A sentir Tertulliano ed un'antica Passio in quel luogo, il 6 Maggio del 93 d.C. l'imperatore Domiziano tentò di martirizzare San Giovanni Evangelista, all'epoca ultraottantenne, facendolo per dirla alla romana, dorato e fritto.

In pratica infilò il Santo in un calderone pieno d'olio bollente. Dopo una decina convinto d'avergli fare la fine del carciofo, lo tirò fuori.

Gli venne un colpo quando si trovò davanti un vecchietto arzillo, senza neppure una scottatura. I romani che erano venuti a godersi lo spettacolo, a scanso di equivoci, per evitare la macumba di quello che consideravano ormai un potente mago, chiesero di spedirlo più lontano possibile dall'Urbe

E così il santo si ritrovò nell'isola di Patmos, dove, forse a causa del trauma della mancata bollitura, ebbe la visione dell'Apocalisse e da dove, poi, poté trasferirsi Efeso, per morirvi ultracentenario

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:52 0 commenti

Ipse Dixit



Nella piazza del Quirinale, d'innanzi alla Reggia, sonava una fanfara. Le larghe onde di quella musica metallica si propagavano per l'incendio dell'aria. L'obelisco, la fontana, i colossi grandeggiavano in mezzo al rossore e si imporporavano come penetrati di una fiamma impalbabile.

Roma immensa, dominata da una battaglia di nuvole, pareva illuminare il cielo. Andrea fuggì, quasi folle. Prese la via del Quirinale, discese per le Quattro Fontane, rasentò i cancelli del Palazzo Barberini che mandava dalle vetrate baleni

D'Annunzio

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:50 0 commenti

Il processo a papa Formoso



Il cadavere del pontefice, strappato dal sepolcro in cui riposava già da diversi mesi, fu abbigliato con i paramenti papali e messo a sedere su un trono nella sala del concilio. L'avvocato di papa Stefano si alzò in piedi e rivolgendosi a quella mummia orrenda, al cui fianco se ne stava tutto tremante in diacono che fungeva da difensore, le certificò i capi di accusa.
Allora il papa vivente chiese al morto con furia dissennata:

"Come hai potuto, per la tua folle ambizione, usurpare il seggio apostolico ?"

L'avvocato di Formoso addusse qualcosa in sua difesa... Il cadavere fu riconosciuto colpevole e condannato.. I paramenti furono strappati di dosso dalla mummia; le tre dita della mano destra furono recise e con urla selvaggio il cadavere fu trascinato via dalla sala, attraverso le strade di Roma e gettato infine nel Tevere

Gregorovius

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:47 0 commenti

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