logo Roma City Blog

Italy City Blogs - il primo network italiano di blog cittadini

Roma City Blog

 

 

-

Archivi

City Blogs

- Roma

- Venezia

- Bologna

-

Syndicate (feeds)

- Atom

 

mercoledì, novembre 30, 2005

leggende laterane



Camminare a passi lenti nella navata di San Giovanni, accompagnati da racconti

Uno sguardo al baldacchino gotico, con i reliquari d'oro e d'argento, che la leggenda dice custodiscano le teste di Pietro e di Paolo, che grideranno nel giorno dell'Apocalisse.

Sotto il timpano dell'altare del Sacramento, un frammento di legno. Ciò che resta della tavola dell'Ultima Cena. Dietro, quattro colonne di bronzo dorato. Chi dice vengano dal tempio di Gerusalemme, chi da quello di Giove Capitolino, fuse da Ottaviano coi rostri delle navi di Antonio e Cleopatra.

La tomba di Silvestro II, il papa mago, le cui lacrime bagnano il marmo alla morte di ogni suo successore

scritto da Alessio Brugnoli alle 18:17 0 commenti

Mostra Centrale Montemartini



Mi affascina la Centrale Montermartini. Marmo ed acciaio. Gli Dei, prigionieri di bellezza, che fronteggiano giganti di ingranaggi, turbine e pulegge.

Ed il luogo diviene ancora più suggestivo quando ospita l'arte contemporanea. Elina Brotherus, che insegue il mito d'Orfeo. Bires, piange il cuore, ridotto a caldaia. Le foto di Cataldo, frammenti di metropoli. Le performance di Angelosanto, Nimrod che assiste alla confusione di Babele

Infiniti specchi di una cultura spiazzata

scritto da Alessio Brugnoli alle 18:16 1 commenti

Franco Sensi



Osservavo Franco Sensi, domenica sera, al suo solito posto, nella tribuna dell?Olimpico. Alla sua sinistra Pippo Marra, il consigliere mediatico; mancava Barbara Palombelli, la portafortuna del posto di destra, o forse non l?ho veduta. Forse altri mancavano, di quelli che erano abituati a condividere i trionfi giallorossi. Perché nell?ora delle difficoltà, della sconfitta, del dolore che comprende anche gli insulti alla sua amatissima Rosella, Franco Sensi è rimasto praticamente solo a considerare la generosità (?) e fedeltà (!?) dei cosiddetti tifosi.

Veniva a trovarmi spesso, quando dirigevo il Corriere dello Sport, ed era un po? come a casa sua, ricevuto con tutti gli onori a Piazza Indipendenza dove dal portiere ai big tutti lo accoglievano con simpatia. Eppure, si lamentava, spesso, soprattutto della nostra obiettività: "Sì, mi siete vicini", diceva nella stagione post scudetto, "ma non abbastanza. Non come quella radio e quei tifosi?. Era convinto che ?quella radio?, quell?attore famoso, quel politico col baffo all?insù, quel sindaco che a turno indossava una fascia tricolore, o bianconera, o giallorossa, fossero la sua polizza vita di presidente partito lancia in resta contro i soliti potenti.

Che non voleva demolire, sia chiaro: gli chiedeva solo un posto a tavola, o nel salotto buono. E c?era riuscito, quando il vicepresidente multicolore del Consiglio Walter Veltroni, complice il Presidente giallorosso Massimo D?Alema, aveva partorito il decreto legge sulle Spa calcistiche che demoliva la trattativa collettiva sui diritti televisivi, consentendo alla Roma di acchiappare i miliardoni fitti come la Juve, il Milan e l?Inter. Una sequenza interminabile di errori commessi con la? solidarietà dei cosiddetti amici del cuore, hanno portato Sensi alla rovina.

Fino al punto che, insultata sua figlia, oggi si giocano a dadi (metafora da Golgota) le sue rimanenti ricchezze e comunque la proprietà della Roma, pretendendone la cessione a qualche cravattaro in agguato, oppure invocando un ridicolo azionariato popolare.

I banditori, naturalmente, sono gli amici del cuore di ieri che lo tradiscono quotidianamente anche senza il cantar del gallo, ormai bandito per timori di aviaria. Povero Sensi, mal consigliato in tutto proprio nel momento in cui avrebbe meritato solidarietà e affetto dopo essersi svenato per la Roma di tutti oggi Roma sua e basta. Dal carro dei vincitori son scesi tutti, i fedelissimi per primi, e l?hanno lasciato solo.

Italo Cucci

scritto da Alessio Brugnoli alle 18:14 0 commenti

Organo di San Giovanni



Più di mille sono i tesori della Basilica di San Giovanni. I melomani però, invece di guardare statue ed affreschi, contemplano il suo meraviglioso organo, suonato nel 1608 da Frescobaldi e nel 1707 da Haendel.

Fu costruito nel 1599 dal perugino Luca Blasi. Composto da tre campate, divise a loro volta in tre comparti, aveva in origine sedici registri e mille canne.

Nel 1731 vi aggiunta da Traeri e da Testa una seconda tastiera con dodici nuovi registri ed altre settecento canne.

Nel 1934 un pessimo restauro fece tacere la sua voce, che da pochi anni di nuovo prega in musica nella navata

scritto da Alessio Brugnoli alle 18:12 0 commenti

lunedì, novembre 28, 2005

Domus Valeria

Ospedale dell'Addolorata. I lavori per costruire il bunker in acciaio e cemento per ospitare un accelleratore lineare per radioterapia.

Si smuove la terra. Un corridoio. Gli operai entrano, sorpresi. Dieci metri, decorati a mosaico, con le pareti coperte d'affreschi. Gli ultimi resti dalla domus della gens Valeria. L'antica famiglia aristocratica, che potè vantare tra i suoi figli persino una santa, Melania la giovane.

La splendida domus era celebre in tutta l'Antichità. Costruita in epoca repubblicana, rimase in piedi sino al V secolo dopo Cristo.

Nel 404 i suoi ultimi proprietari, Valerio Piniano e consorte, Santa Melania, la misero in vendita. Ma come è antica tradizione a Roma, era appena scoppiata la bolla speculativa immobiliare, non trovarono acquirenti. Qualche anno dopo, passato Alarico, vendettero per pochi aurei le macerie della villa.

Non rimase che il nome dello Xenodochium Valeri, l'antenato dell'attuale ospedale. Nel 1554 il sito fu identificato; incisioni in bronzo dedicate a Valerio Proculo e una lanterna a forma di nave, con sopra inciso

"Dominus legem dat valerio Severo"

dono di battesimo per il padre di Piniano ne diede la certezza.

Si pensava che Goti e collezionisti cinquecenteschi avessero distrutto tutto. Ma improvvisa risorge una labile ombra di passata grandezza.

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:33 1 commenti

Testimonianza Genocidio Darfour

Al Vittoriano Refugee, Darfur- Bahr el Ghazal. Quaranta scatti per ricordare una tragedia quotidiana, che spesso dimentichiamo. O tacciamo, per essere politicamente corretti.

Il Darfour, l'inferno in terra. Dal 2003 le milizie musulmane integraliste sudanesi hanno ucciso più di centomila persone, violentato donne e bambini, costretto più di due milioni ad abbandonare le proprie case e fuggire in Ciad.

Marco Vacca, con le sue foto, ha dato testimonianza a questa tragedia. Sino all'undici dicembre

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:31 0 commenti

Lawrence d'Arabia

Forse non tutti lo sanno, ma tra i tizi che hanno bazzicato Centocelle, c'è stato anche Lwarence d'Arabia. Thomas E. Lawrence, dopo l'esperienze nel deserto, si arruolò sotto falso nome come aviere nella RAF, anche se la sua identità era il segreto di pulcinella.

Il 17 maggio 1919 all'aeroporto romano di Centocelle (allora aeroporto "Francesco Baracca") fece uno scalo tecnico nel trasferimento dall'Inghilterra verso Il Cairo, il suo aereo, data la scarsa visibilità,si capovolse: due dei membri dell'equipaggio morirono mentre gli altri, fra cui lo stesso Lawrence, rimasero leggermente feriti.

E l'identità di Thomas era talmente segreta che in ospedale andò a trovarlo persino il re Vittorio Emanuele III

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:30 0 commenti

Imperatore d'avorio

Fori continuano a sorprendere. A Luglio la scoperta della testa marmorea dell?Imperatore Costantino. In questi giorni, nel Tempio della Pace, invece è stato trovato il busto d'avorio di un imperatore, forse l'unico reperto di questo tipo mai ritrovato.

Il busto è alto 25 cm ed annerito dal fuoco, causato dall?incendio del 192 d.C descritto da Ammiano Marcellino e forse rappresente Marco Aurelio, per la posa da Filosofo, o Settimio Severo.

Tempio della Pace, voluto da Vespasiano, è inaugurato nel 75 d.C. dopo il trionfo della guerra giudaica, conclusasi con la presa di Gerusalemme.

Una vasta area quadrangolare, con un pavimento di opus alexandrinum, circondata da portici rialzati su tre lati e con il lato settentrionale di ingresso decorato da gigantesche colonne in marmo africano, appena sporgenti dal muro di recinzione.

Sul fondo del portico dell?opposto lato meridionale si apre l?aula di culto dedicata alla Pace, fiancheggiata da altri ambient

Al centro un giardino articolato da lunghi podi in muratura fiancheggiati da aiuole di rose; sui podi corrono bassi canali in cui si specchiano statue di grandi artisti greci.

Il tutto ancora da scavare, a causa di Via dei fori Imperiali e dei rischi per la statica della basilica di Massenzio

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:29 0 commenti

martedì, novembre 22, 2005

Teatro dell'Opera




Una delle tante piccole curiosità di Roma. Il Teatro dell'Opera è illuminato da un solo lampadario, costruito in cristallo prismatico di Boemia, che misura oltre sei metri di diametro, pesa 5200 chilogrammi ed ospita 262 lampadine. Secondo le vanteria locali, è il più grande lampadario d'Europa.

La sua pulizia è eseguita ogni cinque anni ed impiega decine di maestranze

scritto da Alessio Brugnoli alle 12:38 0 commenti

La creazione der monno



L?anno che Ggesucristo impastò er monno,
ché pe impastallo ggià cc?era la pasta,
verde lo vorze fà, ggrosso e rritonno
all?uso d?un cocommero de tasta.

Fesce un zole, una luna, e un mappamonno,
ma de le stelle poi, di? una catasta:
sù uscelli, bbestie immezzo, e ppessci in fonno:
piantò le piante, e ddoppo disse: Abbasta.

Me scordavo de dì che ccreò ll?omo,
e ccoll?omo la donna, Adamo e Eva;
e jje proibbì de nun toccajje un pomo.

Ma appena che a mmaggnà ll?ebbe viduti,
strillò per Dio con cuanta vosce aveva:
"Ommini da vienì, ssete futtuti".

Belli

scritto da Alessio Brugnoli alle 12:37 0 commenti

Er cannone der Gianicolo

Per i romani, il mezzogiorno è segnato dal cannone del Gianicolo. La consuetudine der botto risale ai tempi papalini, al primo dicembre 1847.

Inizialmente, a dare il segnale alle chiese romane di battere i dodici tocchi era un cannone di Castel Sant'Angelo. Dal 1 agosto 1903 fu il turno di Monte Mario. Il 24 gennaio 1904 fu il turno del Gianicolo.

La tradizione fu interrotta nel 1939 e ripristinata il 21 aprile 1959 grazie all'appello che Mario Riva fece dal Musichiere.

Er botto è sparato da un vecchio obice della prima guerra mondiale, preda di guerra strappata all'esercito austro-ungarico, alimentato a salve con chilo di polvere nera.

Per onorare il ritorno alle vecchie tradizioni, Checco Durante buttò giù questi versi

St'usanza che pareva bell'e morta
è tornata de moda un'antra vorta.
Mo mezzogiorno a tutte le persone
j'ariviè segnalato dar cannone.
Quanno lo sento penso co' la mente
a 'na preghiera che me viè dar core
e mormoro: Signore,
fa' ch'er cannone serva solamente
per avvertì tutta l'umanità
che sta arrivanno l'ora de magnà

scritto da Alessio Brugnoli alle 12:35 0 commenti

Chiesa del Gesù



Sulla Chiesa del Gesù, a Roma, sono fioriti racconti. Il più noto riguarda il Diavolo e il Vento. Entrambi passeggiavano per le strade di Roma. Giunti davanti alla chiesa dei Gesuiti, il Diavolo:

"Io entro un attimo. Ho delle faccende da fare. Aspettami, torno subito"

Sono passati gli anni e non è ancora uscito. E il Vento aspetta sulla piazza e combatte la noia infastidendo i passanti. Un altro racconto riguarda l'interno.

L'altare della cappella di Sant'Ignazio è sovrastato da un gruppo in stucco rappresentante la Santissima Trinità. Prima che arrivassero i Francesi di Napoleone, che la fusero, vi era in una nicchia una statua argentea di Sant'Ignazio, fusa da Legros, poi sostituita da una modellata dal Canova.

Quando la preziosa statua fu collocata, Pasquino disse all'amico Marforio

"Quando il Padreterno vide Sant'Ignazio d'argento ci rimase di stucco !!!"

scritto da Alessio Brugnoli alle 12:31 0 commenti

venerdì, novembre 18, 2005

Sassaiole



Diario Valesiano, 21 giugno 1704

Fu condotto per la città questa mattina un giovane con cartello per sassaiola. Condotto alle carceri, gli furono dati tre tratti di corda solennissimamente, per i quali sta molto male.

Faceva questo a sassi presso la portineria del Gesù. et ammonito da uno di quei padri, lo salutò con una buonissima sassata

I metodi rieducativi della giustizia pontificia

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:53 0 commenti

Vaso di Eufronio



Roma.VI sezione del tribunale. Un normale processo a due extracomunitari. Eppure il nome degli imputati cambia ogni scenario. Marion True, ex curator del Getty Museum. Albert Hech, mercante d'arte.

Lo Stato processa i venditori e compratori della nostra archeologia perduta. Ladri non di oggetti, ma di conoscenza. Una statua, un vaso, un gioiello scavati di nascosto perdono la voce che ci narra la loro storia e di chi li amò.

Non rimane che una muta bellezza. Un peccato contro lo Spirito.

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:51 0 commenti

Mostra Burri Scuderie del Quirinale



Burri. Poesia della Materia. Il rosso del sangue. vita. Il nero delle tenebre. La morte, dono degli Uomini.La scoperta di materiali proibiti all'Arte. Umili. Ma la pietra scartata dal costruttore diviene testata d'angolo.

Accostati, fusivda una disperata ricerca del senso dell'esistere, si trasfigurano in Pittura

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:50 0 commenti

Andrea Bregno



Andrea Bregno. Nel Quattrocento paragonato a Policleto. Lodato dal Platina e da Giovanni Santi, papà di Raffaello. Tanto fiero della sua arte, da voler decorare la propria tomba con gli strumenti del mestiere di Architetto e Scultore

Eppure quasi dimenticato. Ingiustamente. Nella scultura non fu un tormentato sperimentatore, come Donatello. Fu però il padre di uno stile elegante, dal classicismo sereno, sobriamente ornato, che fece scuola in tutte le corti d'Italia.

Nei tempietti e nei monumenti funebri mise in mostra tutto il vigore e i limiti della cultura lombarda. La ferma definizione e scansione delle immagini composte entro nobili architetture. Il quieto e dignitoso realismo. La tentazione della decorazione sovrabbondante, che tutto soffoca ed opprime.

Ma la sua grandezza è nell'architettura. Da lui imparò il Bramante e tutto il Cinquecento. Non solo per il suo recuperare elementi decorativi dall'antico; fu, ad esempio, il primo ad utilizzare come modelli i famosi capitelli del Mausoleo di Adriano, che tanto furono copiati ed adottati, con più o meno variazioni, nei pochi decenni del primo Rinascimento italiano

Non per il suo primato della proporzione e della modularità, in cui utilizzava come unità base l'antico palmus maior. Ma per l'estrema e sconvolgente innovatività delle sue opere.

La facciata di Santa Maria del Popolo. Scarna. Metafisica. Dal rilievo sottilissimo, quasi astratto, in cui la bellezza nasce dalla forma, non dall'ornamente. L'Architettura acquisisce valore in sè, non come supporto di statue, rilievi, vetrate, quadri.

La grandezza ottenuta tramite semplicità. La perfezione ottenuta dal togliere, non dall'aggiungere. Lo stesso risultato, fu ottenuto anche nel profano.

Palazzo Riario, in cui il palazzo smette di essere fortezza, per trasformarsi in reggia. Non solo per la bellezza della pianta e dell'alzato. O per quella poesia in pietra che è il cortile. O per il primato della luce. Ma per l'integrazione tra l'edificio e tessuto urbano. Per l'attenzione ai dettagli. La decorazione elegante e preziosa, che non sporca la purezza della linea.

Il portale. Le finestre, non più croci, ma archi trionfali, aperti al cielo e al sogno

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:48 0 commenti

giovedì, novembre 17, 2005

Gianicolo



Passeggiare per il Gianicolo. Lo sguardo distratto su muro di cinta del monastero dei Sette Dolori. Poderosa custodia di uno dei tanti gioielli del Borromini. Una facciata incompiuta. Due corpi elissoidali racchiudono una parete concava. Masse serrate e costrette, immagini di rigorosa clausura.

Un vestibolo ottagonale alla volta volta piana, sorretta da quattro arcate, simile a corolla. Un ricordo di quanto il ticinese vide nella piazza d'Oro di villa Adriana.La chiesa, rettangolo parallelo alla facciata, con gli spigoli smussati, dalle pareti carezzate da colonne.

Una vecchia lapide, sbiadita. 10 Marzo 1761. Non le solite minacce del Monsignor Presidente delle Strade, per chi sparge immondizie.

Si proibisce a veruno di qualsiasi grado di fare edificio di sorta alcuna nel prato contiguo al monastero, in tutte le sue adiacenze. Roma, perseguitata dall'abusivismo.

Er Fontanone. Anch'esso ha un segreto. Nasconde un magazzino comunale. Entrarvi è perdersi nella Storia. Lapidi, teste di statue, busti, fontane e fontanelle, da secoli in attesa di di dimora

E una volta, la mostra dell'Acqua Paola ebbe persino un uso industriale. Benedetto XIV utilizzò il suo getto d'acqua per alimentare la prima manifattura pontificia del tabacco.

Papa Lambertini, gran fumatore, ne abolì sia la tassazione, sia il monopolio di stato, introdotto da Papa Alessandro VII Chigi.

E sino all'Unità di Italia a Roma fu la semina, la raccolta e la commercializzazione del tabacco sia greggio che lavorato e fu permesso a chiunque di importarne nel territorio dello Stato Pontificio senza pagare alcun tipo di dazio o gabella

scritto da Alessio Brugnoli alle 14:16 0 commenti

Quattrocento a Roma

Parlare dell'Arte nella Roma Quattrocentesca è impresa improba. Da una parte il Vasari, con il suo toscanocentrismo, che utilizza la Storia dell'Arte per propagandare la grandezza e la legittimità dei Medici, e quindi a sminiure le esperienze artistiche che non si integrano nel suo schema interpretativo.

Dall'altra la natura stessa dell'Urbe, continuamente distrutta e continuamente rinata dalle proprie ceneri.la Roma barocca ha cancellato in gran parte la Roma umanistica e persino ciò che è conservato è a volte in condizioni talmente compromesse da rendere difficile una analisi seria e esauriente dei problemi storici reali.

Eppure, qualcosa riusciamo ad intuire; l'officina romana fu l'ambiente in cui il Rinascimento, da arte da avanguardia, che scardinava la percezione dello spazio tradizionale, si trasformò in arte di corte, misura per quattro secoli di cosa dovesse essere percepito come Bello.

Fenomeno che si articola in più fasi: la fusione tra la geometrizzazione della visione di Masaccio e l'eleganza del Gotico internazionale, con il suo interesse per il dato ottico soggettivo. Fusione che ebbe per incunabolo la cappella di Santa Caterina nella chiesa di San Clemente.

Il predominio dell'interesse antiquario. Lo sviluppo di un sermo humilis in pittura,che non vuol dire qualità inferiore, ma l'utilizzo nell'impostazione del dipinto di una analoga a quella della pagina miniata, il che significa perdere in solennità, ma acquisirre cordialità e misura dell?immagine.

La nascita di una koinè, di un linguaggio culturale di stile, riferimenti e simboli, che diverrà comune e condiviso prima in Italia, poi in Europa.

Eppure dei protagonisti di questo processo poco è rimasto. Gli affreschi di Mantegna distrutti. Le opere di Jean Fouquet, il principe dei miniatori francesi, disperse.

Di Piero della Francesca,i consunti affreschi della Cappella di s. Luca in s. Maria Maggiore, quasi illeggibili. Jacopo Ripanda e Isaia da Pisa non sono che nomi oscuri. Qualcuno ricorda Antoniazzo Romano, formidabile sintesi tra istanze rappresentative all'epoca modernissime, come quelle espresse dai fiammighi o da Melozzo da Forlì, e antichissime come quelle della pittura delle icone laziali medioevali da reiterare senza modificarne i presupposti di immobilità e impassibilità.

E Andrea Bregno, lombardo,il nonno del Cinquecento.

scritto da Alessio Brugnoli alle 14:15 0 commenti

mercoledì, novembre 16, 2005

Eterno ritorno



Nerone si esibiva a teatro. Commodo lottava nel Colosseo contro i gladiatori. Veltroni doppia un tacchino

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:49 0 commenti

Vicolo del Gallo



Vicolo del Gallo, nei pressi di Campo de' Fiori. Vecchie case, dalle facciate identiche a quelli che si vedono in ogni angolo del centro di Roma. Su una però domina un nobile stemma marmoreo.

La storia dice che quell'edificio fu una volta un'osteria, della della Vacca. Perchè il proprietario era così ambizioso da voler eternare il proprio blasone sulla pietra ?

Poi si scopre il suo nome. Vannozza Cattanei, ,che comprò l'osteria il 3 settembre 1514 per 2870 ducati, amante di papa Alessandro VI, mamma di Cesare e Lucrezia Borgia e moglie di tre compiacenti mariti: Domenico Giannotti, Giorgio della Croce e Carlo Canale.

E guardando il marmo, si scopre una storia. Il toro dei Borgia. Il leone uscente dei Canale. Il leone rampante dei Cattaneo. Ed il compasso, simbolo del suo unico amico, lo scultore ed architetto Andrea Bregno

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:47 0 commenti

Ipse dixit



Perché, di fatto, Roma è una monade di altissima forza attrattiva ed espansiva: non esiste stagione artistica o poetica che non l'abbia considerata o non ne sia stata ispirata. E qui non si discorre solo della poesia italiana: tutte le letterature l'hanno toccata, se ne sono servite in un gioco di dare e prendere. Così c'è una Roma dei Cesari, dei Papi, delle rovine, delle magnificenze.

Una Roma la cui lingua raggiunge apici di perfezione e diventa il modello dei modelli, e una Roma dove si parla «il più sconcio di tutti i volgari italici» (la considerazione è, notoriamente, dantesca). Perché Roma soffre o gode del paradosso di essere stata, certo, fondata (ab urbe condita...) ma di essere, contemporaneamente, priva d'un sostrato stabile, d'un fondo raggiungibile e solido.

Per questo è perennemente in fieri, è eterna in quanto mistura di stili, simbologie, valori: icona della complessità. E se nel creare contrasti consiste l'essenza del postmoderno, allora Roma è l'unico luogo che quell'essenza la incarna da sempre. E nulla come la poesia la esibisce, tenta (ostinatamente) di illuminarla.

Mario Santagostini

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:44 0 commenti

martedì, novembre 15, 2005

Ad Gallinas Albas



Vicus ad gallinas albas. Uno dei toponimi più strampalati della Roma augustea. Il buon vecchio Plinio, per spiegarlo e per adulare la dinastia Giulio-Claudia, tirò fuori dal cilindro una storiella.

Racconta infatti, che Livia Drusilla, la moglie di Ottavio Taurino alias Ottaviano alias Augusto, passeggiando nella sua villa di Prima Porta, vide un'aquila. Il rapace portava qualcosa tra gli artigli. una pallida macchia.

L'uccello lasciò la presa e quel qualcosa cadde addossa all'imperatrice. Una gallina bianca, con nel becco un ramo di alloro, che, nonostante quello che aveva passato, sembrava illesa.

Invece di finire come i suoi consimili allo spiedo, venne considerata sacra e custodita in un pollaio nella regio Alta Semita, corrispondente all'area tra Porta Pia ed il Quirinale.

La gallina prolificò distribuendo discendenti a destra e manca ed il ramo d'alloro, coltivato con diligenza, diede origine ad un bosco sul Palatino

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:50 0 commenti

Origines



Il gennaio scorso, l'èquipe dell'archeologo Andrea Carandini aveva trovato i resti della Domus Regia, che secondo gli annalisti era stata fondata da Romolo, dimostrando poi come da questa derivassero sia la casa del rex sacrorum, il magistrato romano che doveva recitare la parte del re nei rituali di origine più arcaica, sia il santuario delle Vestali.

La nuova stagione di scavi ha portato scoperte altrettanto stupefacenti sull'origine di Roma, che paiono confermare quanto raccontato dalla tradizione.

Accanto ai muri che delimitavano la Regia è stato trovato uno straordinario pavimento di ciottoli, risalenti alla metà dell'Ottavo secolo avanti Cristo. E lì accanto, un humus con tracce di lavorazione lasciate da un aratro. Il solco di Romolo, suggerirebbe la fantasia.

Inoltre, dentro la capanna circolare che diventerà nel tempo il Tempio di Vesta, è stato rinvenuto un frammento di ceramica ateniese tardo geometrica, databile circa al 725 avanti Cristo. I giorni di Numa Pompilio.

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:48 0 commenti

Segnalazioni



Due piccole segnalazione: qui l'e-book sulla storia di Villa Doria Pamphili, curato dalla XVI municipio. Poi a Settecamini, sulla Tiburtina, è stato inaugurato un parco dedicato, il giovane sindacalista ucciso a Genova dalle BR la mattina del 24 gennaio 1979

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:42 0 commenti

venerdì, novembre 11, 2005

Welfare papalino



Il governo papalino aveva un concetto particolarmente esteso del welfare. Infatti riteneva che fosse compito primario dello Stato provvedere oltre che al benessere materiale, anche quello spirituale dei propri sudditi. E ciò non comprendeva soltanto corsi intensivi di catechismo, ma anche, ad esempio, il procurar marito a tutte le zitelle di Roma.

A tal scopo, un mese sì è l'altro pure, venivano organizzate processioni pseudo-devozionali, il cui principale scopo era dar occasione alle single locali di mostrar con pudore le proprie grazie.

La più nota era la processione dedica a San Pasquale Baylon, ricordata pure in Rugantino, in cui si cantava:

Viva,viva San Pasquale
San Pasquale Bailonne,
gran patrono delle donne,
fa che trovi un buon marito,
alto, biondo,colorito:
come voi tale e quale,
o Glorioso San Pasquale

Chissà se San Pasquale Baylon fosse stato veramente alto, biondo e colorito. Un'altra di queste processioni, avveniva il 25 novembre, festa di Santa Caterina, presso l'omonima chiesa dei Funari. Partivano da lì e giungevano a sotto er purcino de Minerva.

E il promotore dell'iniziativa fu un certo Sant'Ignazio da Loyola, che per favorire i matrimoni, convinto che, oltre che all'occhio, anche il portafoglio volesse la sua parte, assicurava ad ogni zitella una dote di 60 scudi, cifra all'epoca tutt'altro che disprezzabile

scritto da Alessio Brugnoli alle 16:44 0 commenti

La laurea di mia sorella



Mi è difficile raccontare questa giornata. Le parole sono troppo vaghe, povere, inconsistenti per imprigionare emozioni. Mio padre che litiga con il navigatore satellitare. Il profumo dele orchidee. La nostalgia di ritrovarsi in un'aula universitaria. Le chiacchiere delle amiche. Gli sbadigli di Davide, che per esserci, per la prima volta in vita sua si è svegliato prima delle dieci.

La gioia nello sguardo del fidanzato di Maria Cristina. La soddisfazione di Paola, la collega senza il cui aiuto la tesi non sarebbe mai nata. La mia tensione, con le dita che artigliano i braccioli della poltrona. L'entusiasmo del relatore. Il correlatore che sembra il tenente di Sturmtruppen. Ja, io afere apprezzaten.

Quel misto di rabbia e liberazione provato al sentire il voto di mi sorella. Correre in macchina, cantanto Battiato. Centro di gravità permanente. Tor Vajanica, che persino bella. L'aria tiepida. La spiaggia vuota, metafisica. Il sole riflesso tra onde e verande.

Passeggiare per Centocelle, nel tepore della sera, tra quiete e fiori che si ostinano a sbocciare. E scoprirsi improvvisamente sereno e felice, dopo troppo tempo.

scritto da Alessio Brugnoli alle 16:43 0 commenti

Veltroniade



Perchè non sopporto Veltroni ? Per la mia antipatia nei confronti di ogni demagogo. Ma a differenza del Cleone Prodi, il sindaco di Roma non è motivato dalla fame di potere, ma dalla vanità, un sentimento più infantile, ma altrettanto pericoloso. La vanità.

Vanità che lo porta ad inseguire il sogno di essere amato da tutti. Per questo evita le decisioni difficili, per non scontentare le folle, e naviga al largo dai problemi della sua città.

Per questo dissipa i soldi pubblici in eventi, memore del panem et circenses. Per questo e per la smania di dover lasciare un monumento grosso ed ingombrante, ha distrutto parte della memoria storica di Roma.

O per non avere antipatiche manifestazioni di dissenso, lui, che, piangendo diceva di non aver soldi per tenere accesi i lampioni nelle periferie romane, dona graziosamente 280.000 euro ai centri sociali, con la scusa di renderli più belli ed eleganti. Un sussidio all'illegalità. L'obolo pagato a Rifondazione per i suoi voti. Ed è ridicolo vedere come i no global, che dicono di considerare il denaro sterco del diavolo, ne siano ferocemente affamati.

Vanità che, lasciandolo in balia degli opposti desideri di voler imitare la zero tolerance di Cofferati o la paura di scontentare gli alleati dell'estrema Sinistra, lo porta ad essere prepotente con i deboli, i pittori di Piazza Navona, che non hanno santi in paradiso, e deboli con i forti, i protetti di Action e di Nunzio d'Erme

scritto da Alessio Brugnoli alle 16:42 10 commenti

Pausa Pranzo



Pausa pranzo. Il solito giro, per smaltire le ore che trascorro davanti allo schermo di un portatile.

Chiacchiero del più e del meno al cellulare. Uno sguardo obliquo cade su una vetrina. Un quadro. Mi affascina il tratto sinuoso e violento. I colori che esplodono, travolgendo gli occhi come lava di un vulcano.

L'impressione della vita che sfida la propria caducità, le catene del tempo e dello spazio. Alla fine scopro l'autrice, Laura Valgiusti

scritto da Alessio Brugnoli alle 16:41 0 commenti



Villa Torlonia. Negletta, quasi dimenticata. Testimonianza del gusto composito, disordinato, ma affascinante di un passato che lentamente diviene lontano.

Tra i tanti tesori, dispersi tra le palme della California e il cedro dell?Himalaya, la Casina delle Civette. Nel 1842 era la "Capanna Svizzera", un rustico chalet dai rozzi paramenti in tufo. L'illusione di rifugio solitario e romantico. Il sogno del primitivo e selvaggio.

Poi venne Giovanni Torlonia. Novello Jean Des Essentes, si creaò il suo mondo artificiale, raffinato e sterile. Ad assecondarlo, l'architetto Fasolo. E nello chalet fiorirono scale, merli, tetti spioventi con tegole di pietra e ceramiche colorate e cortina di mattoni a vista.

Le stanze divennero scrigni di dipinti, stucchi, mosaici, boiseries, ferri battuti e graniglie. Eppure, a render lieve quel funerale di Sardanapalo, le vetrate, capolavori del Liberty, che, frangendo la luce, donano eleganza ad ogni cosa.

Vetrate, di cui adesso la Casina è museo

scritto da Alessio Brugnoli alle 16:38 0 commenti

mercoledì, novembre 09, 2005

San Francesco di Paola



Una vecchia scalinata. L'ho percorsa infinite volte, quando andavo ad Ingegneria. Il modo più breve per andare da via Cavour a San Pietro in Vincoli.

E raramente nelle mie corse per agguantare un posto decente a lezione, pensavo alla Storia ed alla bellezza che mi circondava.

Il vicus sceleratus, dove Lucio Tarquinio uccise il suocero Servio Tullio, in accordo con la figlia Tullia, che, con ferocia, passò con un caro sul corpo del Padre. O il Palazzetto Borgia, regalato da Alessandro VI alla sua amante Vannozza Cattanei, dove il Valentino ammazzò il fratello Don Juan.

Il suo magnifico balcone, disegnato da Raffaello, quando i Margani comprarono il palazzo. E la piazza claustrale, cn la piccola colonna di granito, dedicata al Santo di Paola

scritto da Alessio Brugnoli alle 15:08 0 commenti

Provincia No Global



Il sito della Provincia di Roma. Il link al Forum delle Organizzazioni Giovanili. Una serie di documenti, tra cui l'appello dei movimenti sociali alla mobilitazione contro la guerra, il neoliberismo, lo sfruttamento e l'esclusione.

Insomma i soliti triti e ritriti slogan no global. Il rifiuto del neoliberismo, che nessuno dei nazisti rossi con cui ho parlato mi ha mai saputo definire con precisione. Ma si sa, si può fare la rivoluzione pur essendo ignoranti e non sapendo metter insieme tre parole di fila.

"Esigiamo la fine dell'occupazione in Iraq. Esigiamo che gli Stati Uniti la smettano di minacciare l'Iran, il Venezuela e altri paesi. Ci impegniamo a stabilire maggiori contatti con le forze antioccupazione in Iraq e nel Medio Oriente "

Certo, un mondo con più dittatori è migliore di uno con più democrazia. Peccato che nella mia stupidità non me ne ero accorto.

"Protestiamo contro le politiche neoliberiste e gli appoggi militari dell'Unione europea all'America latina"

Anche contro i mitra venduti da Zapatero a Chavez e poi passati da questo ai terroristi del Farc ?

Chiedono di mobilitarsi contro la direttiva Bolkestein, dimenticando che fu approvata da un certo Prodi.

Insomma, i trenta denari pagati dal Presidente Gasbarra per avere l'appoggio di Rifondazione. Però, tra le solite chiacchiere, vi è una che non digerisco

"Chiediamo alla comunità internazionale e ai governi di imporre sanzioni politiche ed economiche a Israele, ivi compreso l'embargo sulle armi. Chiamiamo i movimenti sociali a mobilitarsi anche per disinvestimenti e boicottaggio"

L'antisemitismo travestito da progressismo. Giovedì scorso, alla manifestazione dinanzi all'ambasciata iraniana, vi era anche Gasbarra.

Allora signor Presidente, perchè da spazio sul sito istituzionale ai nemici di Israele ? A coloro che hanno applaudito alle parole di Mahmoud Ahmadinejad ?

scritto da Alessio Brugnoli alle 15:07 0 commenti

Il sangue dei vinti



Oggi in edicola ho comprato in edicola il Sangue dei Vinti. Un regalo per mio padre. Eppure, sfogliando le pagine, sono rimasto insoddisfatto.

Ciò è dovuto ad un'esperienza fatta l'anno scorso. Per caso, o meglio per merito di alcuni amici, ho avuto l'occasione di parlare con alcuni protagonisti della Resistenza romana. Alcuni dei loro racconti, presi alla male e peggio, li ho pubblicati su questo blog.

Conoscevo poco quel periodo: qualche pagina di libri scolastici, un paio di film, un libro di Luigi Berlinguer, letto di straforo.

La descrizione di una Resistenza pulita, di brava gente, eroica, coordinata dai GAP, con i partigiani non comunisti a far da comparsa e da tappezzeria

Dalle mie chiacchierate, mi par troppo definirle interviste, è invece apparsa una realtà differente. Un magma indefinito, con personaggi in cui si mischiavano virtù e delinquenza, coraggio ed opportunismo. Non personaggi da romanzo, ma uomini di carne e sangue, per questo assai più degni di ammirazione.

Scoprii intrighi. Tradimenti. L'eroismo dei Badogliani e l'astuzia della Brigata Matteotti. E che i GAP, rispetto a Giustizia e Libertà e Bandiera Rossa, erano enormente marginali.

E mi sconvolse ciò che avvenne dopo la Liberazione. Non solo la caccia al fascista, ma anche un scontro tra bande partigiane, per chi doveva e poteva prendere il potere.

E i GAP, stavolta, fecero la parte del leone, eliminando decine tra coloro che da alleati si erano trasformati in avversari politici.

Ora, aspetto che prima o poi Pansa, o chi per lui, parli non solo del sangue dei vinti, ma anche di quello dei traditi

scritto da Alessio Brugnoli alle 15:05 0 commenti

Bomarzo II

Ma Bomarzo non è soltanto il parco dei Mostri, figlio della follia di Pirro Ligorio e dell'umore malinconico di Francesco Orsini dal cuor distrutto per la morte della moglie. E' anche il luogo di una scoperta archeologica, che ci illumina sull'imprenditoria degli antichi romani.

Secondo la legge latina,i produttori di mattoni dovevano contrassegnare il loro prodotto così che potessero essere chiamati a rispondere per la qualità dell?edificio. In particolare, i bolli che vi erano stampati sopra indicavano sia il nome del proprietario della fornace, sia del "direttore tecnico", il responsabile della produzione.

Da una ventina d'anni, gli archeologhi avevano identificato l'azienda leader di mercato, la Tullus e Lucanus Domitius, che oltre ad esser durata dal primo secolo dopo Cristo al quinto, aveva inondato di mattoni l'intero Mediterraneo e dintorni. I loro prodotti sono stati trovati persino in Persia ed in India.

I loro mattoni sono stati utilizzati ad esempio per il Colosseo, per il Pantheon e per il Mercato di Traiano e visti i risultati, non si può dubitare della loro qualità.

Tra l'altro, la loro azienda rendeva straordinariamente bene. Si sa che i due Domitius acquistarono il rango senatorio e che una loro discendente Domitia Lucilla Minor, fu la madre del futuro imperatore Marco Aurelio, che in seguito ereditò l'attività familiare.

Il problema era identificare la "fabbrica". Negli ultimi mesi uno scavo archeologico sulla via nei pressi di Bomarzo ha identificato un?iscrizione su una via.

?Iter privatum quorum Domitiorum? si legge.

?La strada privata dei due Domitii.?

Seguendola sono state scoperte due fornaci, in aggiunta a migliaia di mattoni e mattonelle e tegole e dolii, i recipienti di terracotta per vino e olio d?oliva, precoce esempio della diffenziazione del core business.

Il vantaggio strategico era la vicinanza della "fabbrica" con le vie di comunicazioni, il Tevere soprattutto.

Questo permetteva ai mattoni di venir caricate su chiatte, per essere portati a Roma o al porto di Ostia Antica, dove venivano imbarcati per esser venduti in tutto il mondo conosciuto

scritto da Alessio Brugnoli alle 15:04 0 commenti

Bomarzo I



"Voi che entrate qui, considerate ciò che vedete e poi ditemi se tante meraviglie sono fatte per l'inganno o per l'arte".

E' la domanda che appare all'ingresso del Parco di Bomarzo. Un bosco, popolato da enormi statue. Divinità pagane in una folle chiesa.

Dinanzi ai giganti di pietra, la stessa Natura appare insignificante. Chi vaga alla loro ombra, pare sperduto in mondo finto e terribile. L'incubo di un cuore perso tra dolore e rimpianto.

scritto da Alessio Brugnoli alle 15:02 0 commenti

Le delizie der progresso



Adesso tutti soneno alla porta
all'ora che se pranza: mo' è una rata
mo' una contravvezione già pagata
ch'è ritornata a galla n'antra volta ?!

Si provo a famme un par de forchettate
senza interrompe, placido e tranquillo
staccando la corrente manco a dillo
pe' fasse aprì me bussano a zampate.

Insomma, pe' risorve la faccenna
senza dovè annà a vive ne le grotte
ho da fa er pranzo all'ora de merenna

Però pe' aspettà la digestione
me tocca fa merenna a mezzanotte
e devo fa cena a colazione

Aldo Fabrizi

scritto da Alessio Brugnoli alle 15:00 0 commenti

martedì, novembre 08, 2005

Santa Francesca romana

Santa Francesca Romana, la chiesa dedicata a Ceccolella. Chi vi va per turismo, chi per matrimoni. Ma il romano, testardo, ci fa una scappata il 9 marzo, per farsi benedire l'automobile

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:43 0 commenti

lunedì, novembre 07, 2005

San Felice da Cantalice



Una delle lamentele che mi tocca spesso ascoltare dalla variopinta tribù che frequento è

"Ma tu sur blogghe tuo parli solo der Centro. Ma te fa' proprio schifo buttà giù du' righe su Centocelle ?"

Benchè sia convinto del contrario, che per chi capita qui sopra, questo quartiere di Roma sia diventato un incubo ed un'ossessione, per non rimanere solo a bere birra o vino, butto giù due righe sulla chiesa dove sono stato battezzato, San Felice da Cantalice.

Chiesa costruita su progetto di Mario Paniconi e Giulio Pediconi, che secondo er Giamaica, nun che se siano sprecati 'n granchè, su quella che una volta era la tenuta di caccia del Marchese Achille Muti Bussi, frequentata anche da D'Annunzio, e do nun è stato, sempre er Giamaica.

Sulla facciata, domina l'immagine gigante del titolare che sale in cielo. Il suo sguardo è diretto a via dei Castani. E la sua espressione, par dire al Padre Eterno

"Ma ce posso fa' io se chi abita qui è matto"

Nel quartiere, tale immagine è amichevolmente nota come er Piedone. Tanto che, per testimoniare l'evidente vena di follia dei centocellesi, quando l'Italia vinse nel 1982 i Mondiali in Spagna, un tizio si arrampicò sulla facciata, applicando sui piedi del santo due cartoni ad olio, rappresentanti un pallone da calcio e gli scarpini

scritto da Alessio Brugnoli alle 12:02 1 commenti

Ucronia (fantascienza alla centocellese)



Mauro si guardava allo specchio. Il pennello aveva compiuto degnamente il suo lavoro. Era il turno del rasoio. Con lentezza, rubava ogni traccia di barba, restituendo i suoi lineamenti di bambino. Una sfida al tempo. Velleitaria. Inutile. Alla fine, avrebbe vinto comunque. Osservando bene il suo riflesso, già notava le prime rughe. Qualche capello bianco, spuntato negli ultimi giorni.

Si sciacquò il viso. Pulendosi da una schiuma ostinata. Il dopobarba. Un odore acido. Non lo sopportava. Ma a Cinzia piaceva. E non voleva contrariarla. Cominciò a vestirsi. Una camicia a quadri e pantaloni di velluto a coste. Lisi. Era tempo di cambiarli.

La casa era troppo silenziosa. Gli mancavano le risate di Lorenzo. I suoi giocattoli per il corridoio. Il profumo del caffè. D'orzo, purtroppo. Lo stipendio cominciava a non bastare. E bisognava accontentarsi.

Maledetta politica. Che gli aveva dato. Delusioni. Si era messo il cuore in pace. Ma quest'ultima fregatura. No, non era giusto. Era un tizio che non vedeva da quando aveva lasciato l'università. Si erano incontrati al bar, domenica. Lui gli aveva offerto un caffè. E gli aveva chiesto un passaggio. Pareva brutto non accontentarlo.

La sera, aveva acceso il vecchio televisore in bianco e nero. Bombato. Era andato a prenderlo dai suoi, a Pantano, tornato dal viaggio di nozze. Ogni tanto bisognava cambiargli qualche valvola. Un servizio al telegiornale. Un esproprio proletario andato male. Mauro riconobbe il compagno ucciso. Prima o poi i carruba sarebbero venuti ad arrestarlo. Non scherzavano, quando si trattava di terrorismo. L'avrebbero preso. Trascinato in manette. Chiuso in qualche carcere speciale. Dopo qualche anno l'avrebbero processato, Se le cose fossero andate bene, l'avrebbero buttato fuori. Senza neppure chiedergli scusa. Se male, si sarebbero scordati le chiavi della cella. O peggio. Pinelli. Rabbridì. E disse a Cinzia di andare con il pupo a dormire dalla madre. A viale Manzioni. Almeno, non l'avrebbero visto con le manette.

Le due rampe di scale. Il viottolo nel giardino condominiale. Paese Sera all'edicola. La copia del giorno precedente. La vecchia Cinquecento, parcheggiata sotto gli archi dell'Acquedotto Felice. Sul cruscotto, il disegno di Lorenzo. Un sole, con sotto scritto

Pappà non correre.

Come se quel trabiccolo potesse andar veloce. Il pupo l'aveva fatto il mese prima, quando erano andati a fargli vedere la neve, a Campo Felice. L'unico posto in cui potevano arrivare in giornata. La zia di Cinzia aveva una villetta a Campo Staffi, ma lei era troppo orgogliosa per chiedere un invito.

Erano arrivati tutti inbacuccati. Avevano fatto un pupazzo di neve. Affittato uno slittino. Erano felici.

Tirò la leva dell'aria. Con qualche soldo in più, la macchina nuova. Una bella 127 metallizzata. La Cinquecento vibrava tutta, I sampietrini della Casilina. Da ragazzino, quando il comune aumentò i biglietti dei bus, con tutti gli altri centocellesi l'aveva disselciati, per tirarli addosso ai vigili.

Altri tempi. L'anno prima, suo cognato, che si era fatto una casa di cooperativa all'Isola del Fango, dove una c'era Borghetto Gordiani, era andato a protestare al Campidoglio per avere luce e gas. Argan aveva dato ordine ai pizzardoni di sparare sulla folla. E poi i politici si lamentavano che la gente appoggiava le Brigate Rosse.

Girò per via dell'Aeroporto. Si sarebbe infilato per le stradine del Quadraro. Poi avrebbe fatto l'Acquasanta. E finalmente al lavoro, a Via Uso di Mare. Certò che quei palazzi storti, concorrenti della Torre di Pisa, facevano impressione. Prima o poi sarebbe crollato tutto. Come questa maledetta città. Che un giorno di riempie di illusioni. E quello dopo ti fotte.

Il cielo erano diventato cupo. Strano. Quando era uscito di casa,l'aria era limpida. Luminosa. La luce diminuiva sempre più. Quasi il crepuscolo. Un'eclissi. I giornali e la televisione ne avrebbero parlato. Era quasi necessario accendere i fari. Mauro accostò, accanto ad uno sfasciacarrozze. Guardò il cielo.

Fu troppo stupito per aver paura. Un'immenso disco, due volte l'Olimpico, forse tre, copriva il cielo. Si avvicinava sempre più, diretto verso i prati del vecchio aeroporto militare. Istintivamente, si mise le mani sulle orecchie. Si aspettava un rumore infernale. La terra tremare. Nulla.

L'oggetto atterrò dolcemente. Mauro decise. Ignorò il cartello zona militare, come faceva ogni domenica, quando, con gli amici, giocava a pallone in un campetto improvvisato. Si avvicinò. I militi dell'aereonautico non si facevano vedere. Chissà dove si erano rintanati.

Ormai era vicino al coso. Non gli veniva in mente nessuna definizione. Ecco l'Ufo Robot. I cosi di Vega. A Lorenzo quel cartone animato piaceva da morire. Gli avevano cominciato a comprare Ovo Maltina. Per Natale, risparmiando sui giornali e su qualche colazione al bar, gli avevano ragelato un Goldrake di latta. Ma proprio grosso. Lanciava persino i pugni. E aveva, come si chiamava, persino l'alabarda spaziale.

Mentre contemplava l'Ufo Robot, vide aprirsi una paratia. Scendere una scala, grossa come quella di San Pietro. Mauro si gettò a terra. Scesero lentamente i vegani. Insomma, gli extraterresti. Simili a noi. Forse più pallidi. Secchi, come se avessero digiunato da giorni. Privi di capelli; al loro posto, un reticolo di venuzze violacee. Si coprivano gli occhi, accecati da troppa luce.

Sirene in lontananza. I carabinieri. Oddio, erano venuti ad arrestarlo

scritto da Alessio Brugnoli alle 12:01 0 commenti

Veltroniana



Voglio rivedere la piazza Navona di Bernini. Così pare abbia detto Veltroni, per giustificare la cacciata dei pittori. Peccato che ai tempi del Bernini la piazza fosse occupata dal mercato ortofrutticolo, poi trasferito a Campo de'Fiori. E che le case si affacciavano sul circo agonale erano rinomate come bordelli. Davanti al Sant'Agnese vi erano più prostitute di quante bazzichino adesso la via Prenestina.

O il Sindaco vuol sostituire pittori con fruttaroli e trasformare la zona in un quartiere a luci rosse, oppure, prima di aprire la bocca e dar fiato a inutili slogan, non sarebbe il caso che si documentasse un minimo sulla storia della città che fa finta di governare ?

scritto da Alessio Brugnoli alle 12:00 0 commenti

Zandomeneghi



Al Chiostro del Bramante, continua l'iniziativa culturale di rilanciare i cosiddetti impressionisti italiani. Quest'anno è il turno di Zandomeneghi. Pittore impegnato. Progressista. Con un buon successo di mercato. Il Guttuso di fine Ottocento. E come il siciliano, nemico di ogni originalità, capace di riecheggiare con eleganza ciò che altri avevano affermato con coraggio

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:58 0 commenti

Eur



Un monolite di acciaio e vetro. Infinite stanze, popolate da grigi impiegati. Ognuno impegnato ad inseguire affanni.Rubare un attimo. Il pigro ascensore. E scrutare Roma dall'alto. Deformata. Prospettive invertite. Contorni sfumati. Riflessi ed ombre.

La città riflette l'anima. Diviene il tuo ritratto. Lentamente. Non la vedi più così com'è. La vedi così come sei.Non più paesaggio, ma pensiero. Non prigione di schemi e pregiudizi, ma vita che si perde nella coscienza, barcollando.

Guardare il cielo. La sua libertà. Chinare il capo, per tornare al quotidiano

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:57 0 commenti

Racconti Centocellesi



E rimettete apposto tamburi e trombette. Mica stamo ad annà all'Olimpico"

"Ce dovemo fa sentì o no all'ambasciatore ?"

"Sì, ma è 'na manifestazione seria. E nun famose sempre riconosce"

Gigetto me guardò strano. Se 'ngrugnì. Poi tornò verso er Roma Club. Ma nun era finita. Me girai. Bruscolino agitava 'n drappo co' i colori der Verona.

"Ma che è ?"

"La bandiera der Maccabi Tel Aviv. L'ho scambiata co' 'n tifoso durante 'na partita de coppa"

"E che c'entra ?"

"Cioè, nun poi capì quanto ho girato. Però... Quella de Israele nun l'ho proprio trovata. Ecco ho pensato de rimedià co' 'n surrogato. Tanto da quelle parti lì stamo"

Era inutile arrabbiasse. Cercai Nandone, pe' la macchina. 'Nvece de annà ar garage, stava ar cellulare, a cinciscià ar telefono. Bacino de qua, bacino de là. Me avvicinai.

"Grillè, te passo tu' madre"

Me lo guardai inorridito

"Stai a ciagolà co' lei ?"

"Sì"

"Nun è che je stai a batte li pezzi ?"

"A tu madre... Ma sei scemo ?"

"Perchè nun te mancherebbe la faccia. Guai a te se pretenni de fatte chiamà papà. Te voi sbrigà a prenne le macchina ?"

"Ninè, aspetta 'n attimino, c'è tu fijo che rompe. Sì, te famo 'no squillo quanno arrivamo. Vabbè, nun famo tardi. Che dicevi ?"

"La macchina"

"E che è tutta sta prescia... tanto saremo soltanto noi"

E tra 'no sbuffo e l'altro se ne diresse ar garage. Bruscolino, m'aveva raggiunto.

"Bello, Cobra che fa ?"

"Nun viene, è depresso"

"Ancora. Ma famoje 'no squillo a quella. Je dimo che se se l'ho ripija, je passamo 'n sussidio mensile. Colletta in più, colletta in meno, nun fa differenza, te pare ?"

"C'è pure la soluzione proposta da Bruco ?"

"Cioè ?"

"Che hanno beccato er giro bono de donne..."

"Caso strano li becca solo lui"

"E li 'n mezzo, ci sta una che vole fallo a tre"

"Embè, coinvorgete Cobra"

"Sì, ma c'è 'n problema. Lei vole che uno sia de colore. Io pensavo... La colletta potrebbe servì a fa' fa' 'na decina de lampade a Cobra, pe' fallo scurì"

"Ma tu nun ce sei mai stato ar mare 'nsieme. Ar massimo se arrossisce come 'n gamberone. So' soldi sprecati. Aspetta, provate a dì che è creolo, che tira pure de più"

'Ntanto, mentre discutevamo, s'erano radunati tutti. C'era pure Righetto, er nonno der Giamaica

"A nonnè, vieni pure te a manifestà ?"

"Certo, perchè, come se chiama, Alì Babà, er capoccia iraniano è stupido. E pure pallista"

"E perchè ?"

"Allora, che po' fa' contro Israele. Fa qualche attentato 'n più. Nun cambia niente, quelli mica so' piagnoni come noi, c'hanno fatto er callo. Manda l'esercito. Sì, vabbè, mo de lo fa passà ? Pe' l'Iraq. Te l'immagini l'americani, se se vedono davanti 'na fila de carrarmati, nun je chiedeno do annate ? Che fate ? Che intenzioni ci avete ? E pe' arrivà a Tel Aviv, li soldati iraniani che fanno allora ? Scavano 'na galleria lunga da Teheran a Tel Aviv ? Quanno hanno finito, da mo che è tornato Gesù Cristo..."

"Ma c'ha la bomba"

"Ce fa 'na sega co' tre mani. Do' la lancia ? Su Gerusalemme, cor risultato de fa 'ncazzà, oltre all'ebrei, cristiani e pure li musulmani. E passà alla Storia come er deficiente del millennio. La tira da 'n antra parte. E allora li palestinesi ? Stamo a vedè che le radiazioni distingueno tra palestinesi e israeliani. Anzi, sai che te dirò, a scanso de equivoci, se fossi palestinese sarei er primo a manifestà sotto l'ambasciata iraniana. Co' 'n bel striscione, co' sopra scritto. A cojone, ce vieni te a pascolà li cammelli 'n mezzo ar deserto nucleare"

Arrivò Nandone co' la Multipla. Partimmo, co' la bandiera der Maccabi ar vento

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:56 0 commenti

venerdì, novembre 04, 2005

Villa Poniatowsky



Villa Poniatowsky. O, ad esser precisi, Villa Cesi. Un parco la cui Storia è specchio di Roma. Nel Cinquecento era il gioiello di principi romani e cardinali. Il Vignola si era divertito a nascondere nel verde statue e fontane, grotte e scalee monumentali. Nascosto tra gli alberi, il misterioso viridarium.

Nel 1792 non era che ombra di se stessa. La comprò il principe Stanislao Poniatowsky, nipote del re di Polonia. Il Valedier sistemà il parcò e costruì una delle due splendide palazzine. La seconda fu il capolavoro del Canina.

Nel 1849 la villa fu testimone delle battaglie tra garibaldini e francesi. Dal 1870 in poi le palazzine divennero sedi di officine meccaniche, carrozzerie, delle famose concerie Riganti, di residence per artisti.

Il punto più basso si raggiunse durante l'occupazione nazista, in cui furono sede del comando delle Ss.

Come naufraghi del Tempo, qualche bradello dell'antica bellezza, che con ostinazione e visionaria follia ci è stato restituito, ospita mostre, in attesa di reperti etruschi. In questi giorni, Divina Mimesis, in cui artisti contemporanei meditano su Morante, Pasolini e Calvino.

Tockel esplora il mito della donna, Tombly l'oscuro fascino della distruzione. Paolini insegue gli scoiattoli della penna, tra città invisibili.

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:22 0 commenti

Metafore



Dèi di due specie proteggono la città di Leandra. Gli uni e gli altri sono così piccoli che non si vedono e così numerosi che non si possono contare. Gli uni stanno sulle porte delle case, all'interno, vicino all'attaccapanni e al portaombrelli; nei traslochi seguono le famiglie e si installano nei nuovi alloggi alla consegna delle chiavi.

Gli altri stanno in cucina, si nascondono di preferenza sotto le pentole, o nella cappa del camino, o nel ripostiglio delle scope: fanno parte della casa e quando la famiglia che ci abitava se ne va, loro restano coi nuovi inquilini; forse erano già lì quando la casa non c'era ancora, tra l'erbaccia dell'area fabbricabile, nascosti in un barattolo arrugginito; se si butta giù la casa e al suo posto sicostruisce un casermone per cinquanta famiglie, ce si li ritrova moltiplicati, nella cucina d'altrettanti appartamenti. Per distinguerli, chiameremo Penati gli uni e gli altri Lari.

In una casa, non è detto che i Lari stiano sempre coi Lari e i Penati coi Penati: si frequentano, passeggiano insieme sulle cornici di stucco, sui tubi dei termosifoni,commentano i fatti della famiglia, è facile che litighino, ma possono pure andare d'accordo per degli anni; a vederli tutti in fila non si distingue quale è l'uno e quale è l'altro.

I Lari hanno visto passare tra le loro mura Penati delle più diverse provenienze e abitudini; ai Penati tocca farsi un posto gomito a gomito coi Lari d'illustri palazzi decaduti, pieni di sussiego, o coi Lari di baracche di latta, permalosi e diffidenti.

La vera essenza di Leandra è argomento di discussioni senza fine. I Penati credono d'essere loro l'anima della città, anche se ci sono arrivati l'anno scorso, e di portarsi Leandra con sé quando emigrano. I Lari considerano i Penati ospiti provvisori, importuni, invadenti; la vera Leandra è la loro che dà forma a tutto quello che contiene, la Leandra che era lì prima che tutti questi intrusi arrivassero e resterà quando tutti se ne saranno andati.

In comune hanno questo: che su quanto succede in famiglia e in città trovano sempre da ridire, i Penati tirando in ballo i vecchi, i bisnonni, le prozie, la famigia di una volta, i Lari l'ambiente com'era prima che lo rovinassero. Ma non è detto che vivano solo di ricordi: almanaccano progetti sulla carriera che faranno i bambini da grandi (i Penati), su cosa potrebbe diventare quella casa o quella zona (i Lari) se fosse in buone mani. A tendere l'orecchio, specie di notte, nelle case di Leandra, li senti parlottare fitto fitto darsi sulla voce, rimandarsi motteggi, sbuffi, risatine ironiche.

Calvino

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:13 0 commenti

Fattacci



E' accaduto dietro casa mia. Ci sono passato in quel parco appena ieri sera, per andare in enoteca. Non è una zona deserta o abbandonata. Come è possibile che nessuno si sia accorto di nulla

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:09 0 commenti

La fiaccolata di ieri sera



La Spada è vittoriosa per poco, lo Spirito per sempre

Shalom Asch

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:06 0 commenti

giovedì, novembre 03, 2005

Simon Mago



E ora 'n antra storia, de li tempi de Nerone. All'epoca, San Pietro predicava, ma li pagani proprio nun je davano proprio retta. Manco a cannonate- E perchè me dirai ?

C'era la concorrenza. Dalla Palestina era venuto Simon Mago. Pelato, vestito de giallo, girava pe' Roma a piedi scalzi, a di' un sacco de cose che nun significavano niente, come li politici de adesso. Forse proprio per questo, ci aveva tutto sto successo.

Un giorno diceva che tutti quanti dovevano diventà vegetariani. Un antro che bisognava magnà solo er cavallo. Un antro che bisognava pregà pancia a tera. E tutto ce abboccavano, compreso er sor Nerone.

E così Pietro, 'nfstidito, annò a lamentasse dell'imperatore

"'Sto barbaciano qua sta addì 'na manica de boiate"

"Davero", disse er Cesare

"A coso, nun aprì bocca pe' dacce fiato. Nerò, ma te poi fidà de uno che prima de fa' er santone, pescava le ciriole ar lago. Io armeno, ho studiato da li magi e pure da li caldei. Se nun te fidi te faccio vedè pure er diploma"

Nerone annuì

"Ah Tigellì, prepara li leoni, stasera pescatori"

San Pietro se grattò er grugno

"Ah Nero' e se te dimostro che quell'accrocco è 'n pallista, ce butti lui a li leoni"

"Ma pure a li coccodrilli"

E Simon Mago se inalberò tutto

"Pallista a chi ? Me sfidi, a me, che c'ho pure er diploma mazdeo. Allora famo così. Se vedemo all'ora de pranzo a Campo Vaccino. Ce mettemo a pregà. Chiedemo a Dio de faccè volà. E chi rimane a tera perde"

"Ce stò" arispose Pietro

E Nerone così commentò

"Ah Tigellì e se ce li butto tutti a li leoni ?"

"Scoppiano de 'ndigestione"

Er giorno dopo, nun te poi immaginà la gente a Campo Vaccino. Pareva 'n concerto a Circo Massimo. Chi scommetteva. Dieci sesterzi sul pescatore. Venti sul mago. E quarcuno se mise a venne li bruscolini

Cominciò Simon Mago. Se battè er petto. ROteò la capoccia. Cominciò a gridà cose strane. Gog. Magog. Akbar. Cassano.

E s'arzò a mezz'aria. Tutto vestito de giallo, pareva Titti, er canarino de Silvestro. Quello che te verrebbe voja di piallo a pizze solo a vedello.

San Pietro già sentiva addosso li denti de le belve. Se 'nginocchio. Guardò le nuvole.

"Ah Signò, che volemo fa ?"

E Simon Mago cadde come 'na pera cotta. A tera fece 'n buco, che lo ritrovarono in Cina. E Pietro, subito dopo, se alzò pure lui, che sembrava er dirigibile della Goodyear

Nun ce credi ? E allora vai a Santa Francesca Romana, dove troverai li segni de li ginocchi

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:38 0 commenti

Romolo e Remo



Romolo e Remo

Secondo er fatto storico romano,
come ce ricordava la maestra,
Romolo e Remo dentro 'na canestra
vennero giù pe' fiume da lontano.

Er vento poi li spinse su un ripiano
in mezzo a quattro piante de ginestra
e lì successe er salvataggio estra
rimasto pe' li secoli un arcano.

'Na lupa li sarvò, così li pupi
succhiorno er latte suo come a'na balia
e crebbero co' l'indole de' lupi.

Defatti, da li tempi ormai lontani
li discendenti succhieno l'Italia
e quer che è buffo è che nun so' romani

Aldo Fabrizi

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:36 0 commenti

mercoledì, novembre 02, 2005

Papa Gregorio



Mo' te racconto 'na storia. Papa Gregorio, quello Magno, passeggiave per Foro, in compagnia der Frangipane. 'Na tristezza je pijava er core. Rovine dappertutto. Rovi che arivavano 'n Paradiso. Do' c'erano li marmi, solo fangaccia e pantani. Girando, videro un bassorilievo.

Uno a cavallo, co' 'na faccia seria e importante, che ascoltava 'na comare, che pareva lì lì pe' mettesse a piangne. E dietro 'na legione, co' li sordati mezzi 'mpazientiti e mezzi annoiata.

Er papa se fermò

"A' Frangipà, tu che sei 'struito, che me rappresenta "

"La storia de Traiano 'mperatore"

"Cioè ?"

"L'imperatore stava a partì 'n guera. Contro li barbari me pare ? "

"Li Longobardi ? Già all'epeche rompeveno ? "

"No Santità, mica so' tanto convinto che c'erano a quei tempi. E artri imperatori, mica quei debosciati che oziano a Bisanzio Comunque Traiano, tutto 'mbardato, era pronto a partì, quanno je s'avvicina 'sta vedovella Ah 'mperato' 'n senatore ha ammazzato mi fijo. E lui, 'nvece de impallalla, je rispose

signò, ci avemo prescia. Li barbari mica rispetteno l'appuntamenti. Però te prometto che quanno ritorno ce pensamo.

E se schiatti ?, je rispose la donnetta.

Traiano, come d'uopo, fece le corna. Come se dice 'n latinorum, grattatio pallorum non est superstitio, ma iusta preacutio contra omnia mala.

Vabbè, signò, se crepo vor di' che ce penserà er successore mio.

E se me capito uno tipo Nerone ?

Ah signò, se aribrucerà Roma, disse er Cesare

E quella 'nvece de fasse 'na risata, attaccò 'na lagna. Allora Traiano sbuffò

Ho capito, nun c'è trippa pe' gatti. Fermi tutti, che sinnò famo notte.

Prese immantinente er senatore. Je fece taja la capoccia. E tanto pe' gradire, diede tutti li suoi beni alla cacacaz.. cioè alla vedovella"

"Che omo santo"

"Sor Papa, mica tanto. Ero 'no zozzo pagano. Chissà quanti de l'antenati nostri l'ha spediti a fa' da colazione a li leoni"

"Embè, così se guadagnati er Paradiso"

"Contenti loro. Però pe' me Traiano sta a fa' da chioccia a Satanasso"

Papa Gregorio tornò ar Laterano. Se mise a pregà tutta la notte. All'alba, Frangipane annò a governà er pollaio suo, messo proprio sotto la Colonna Traiana. Vide 'na figura ingrugnita 'n mezzo alle galline, tutta 'mpaludata,co' 'na fronna d'alloro sulla fronte.

"E tu chi si ?"

"So' Traiano imperatore"

"E che te sei messo a fa' concorrenza a Lazzaro ? Levete, che spaventi le galline mie e nun me fanno più l'ova"

"Ah me devo pure da spostà. Ma a te pare 'na bella cosa, traformà er foro mio 'n gallinaro"

E se misero a litigà, ma de brutto. 'N servo de Frangipane, che aveva assistito alla scena, scappò a Santa Maria Antiqua.

"Ah zi' pre', svejete"

"E che è successo, pe' buttamme giù dal letto ? L'Apocalisse ?"

"Quasi. Li morti so' scappati dalle tombe. Pija 'n crucione, l'acqua santa, 'n paio de ceri"

"Fijo, nun è ramo mio. Io me occupo de battesimi, de comunioni, quarche matrimonio. Ah proposito, da quanno nun te confessi ? Comunque, va dar Papa. Lui, che c'ha confidenza co' lo Spirito Santo, sicuramente è più bravo de me a trattà 'ste cose soprannaturali"

Così er prete se ne tornò a dormì. Allora er servo de Frangipane andò a San Giovanni, prese pe' la cavezza papa Gregorio e lo portò ar Foro.

Avvicinandose, se sentivano li gridi

"Ah zozzo, lavete"

"La zozzura è tutta salute. Mica so' come quell'invertiti de bizantini che se laveno 'na volta l'anno. Omo è omo e ha da puzzà"

Papa Gregorio tossì. Traiano e Frangipane se girarono a vedello.

"Me sa che è colpa mia..."

Nun finì la frase che dar cielo se sentì 'n vocione, tipo quella de Carlo Zampa quanno chiama Totti all'Olimpico.

"Ah Gregò, stavorta passi, ma nun ce provà più, che la concorrenza se lamenta"

Papa Gregorio aveva pregato Gesù Cristo pe' fa' resuscità Traiano, pe' battezzallo e spedillo 'n Paradiso. Fece all'imperatore un corso de dottrina pe' dummy. E appena je bagnò co l'acqua santa la capoccia, puff, de Traiano nun rimase che 'n mucchietto de cenere

scritto da Alessio Brugnoli alle 14:36 0 commenti

I gatti di Roma

Se, come sospetto, la specie animale dominante a Milano è il ratto (l'ho visto far capolino dai Navigli, prendere il sole a Parco Sempione, passeggiare con dignità a Piazza Duomo) a Roma è il gatto, che ha fortuna di vivere nei posti più belli della capitale, godendosi il sole tra i ruderi.

Pigri, oziano tra i mercati di Traiano. O accanto alla Piramide Cestia, appisolati sulla tomba di Shelley. Curiosi, guardano i romani che si affannano a correre per corso Vittorio. Saggi, meditano sulla futilità del Tempo e della Vita tra i cipressi del Verano.

Amati, coccolati, nutriti dalle gattare, sono loro i veri cittadini di Roma

scritto da Alessio Brugnoli alle 14:35 0 commenti

Er Mortorio



Appresso ar mio, non vojo visi affritti,
e pe' fa ride pure a 'st'occasione
farò un mortorio con consumazione...
in modo che chi venga n'approfitti.

Pe' incenso, vojo odore de soffritti,
'gni cannela dev'esse un cannellone,
li nastri, sfoje all'ovo, e le corone
fatte de fiori de cucuzze fritti.

Li cuscini, timballi de lasagne,
da offrì ar momento de la sepportura
a tutti quelli che sapranno piagne.

E sulla tomba mia, tutta la gente
ce leggerà sta sola dicitura:
tolto da questo mondo troppo ar dente

Aldo Fabrizi

scritto da Alessio Brugnoli alle 14:34 0 commenti

A Veltroni II

Onorevole Veltroni, capisco che è troppo impegnato a scrivere articoli su Ciak, però una curiosità me la deve togliere. Cosa le ha fatto mai di male la povera città di Roma, affinchè lei si impegni con tanto ardore e costanza nella distruzione della sua tradizione e cultura ?

Forse signor Sindaco, i suoi idoli da bambino si chiavano Brenno ed Alarico ? Lei potrà sbuffare o scrollare le spalle, leggendo questo righe. Potrà scuotere il capo, dicendo, ma che vuole questo, da del barbaro a me, che ogni mattina faccio colazione con cappuccino e cultura ?
Potrà alzare la cortina fumogena della Notte Bianca e dei concertoni o ricordare le cose buone che ha fatto.

Ma non può nascondere il suo odio per il Centro Storico dell'Urbe. Distrutto come spazio urbano, sia per la distruzione delle sue strade, sia per quell'abominio chiamato Ara Pacis, il cui unico effetto è stato distruggere le vestigia romane e barocche di Ripetta.

E poi la decisione di cacciare i pittori da Piazza Navona. Per lei forse, la piazza è uno sfondo da fotografie o una natura morta ed imbalsamata da propinare a turisti giapponesi. Per noi romani, è un qualcosa di vivo, con i suoi colori, ombre e contraddizioni. E gli artisti riempiono riempino di spirito il marmo ed il mattone, trasformandoli in carne e sangue.

Potrà ribattermi dicendo di emulare Cofferati, con il suo rispetto per la legalità; ma allora, perchè non prendersela con Action e i suoi squadristi rossi, invece che foraggiarli. Forse tutte le sue chiacchiere sulla poesia, sull'arte e sui sogni passano in secondo piano dinanzi all'amore per la poltrona ?

scritto da Alessio Brugnoli alle 14:33 1 commenti

Cos'è Italy City Blogs?

Italy City Blogs è uno sguardo ultra-ravvicinato (il tuo) a quello che succede in città - nella tua città.

I nostri blogger danno a ogni blog cittadino una impronta originale, specifica, fornendo il loro personale punto di vista sulla vita di tutti i giorni in città, sugli eventi, le ricorrenze, le tradizioni delle rispettive comunità, in un modo che i tradizionali media locali non possono eguagliare.

Questo è il Roma City Blog

Vuoi partecipare a un City Blog? Iscriviti!

 

 

Powered by Blogger

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

Copyright © 2005 Giovanni Crescente

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons License.