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giovedì, settembre 29, 2005

Ruzzica



Quando, con tutta la tribù, per i pub o a spasso per via dei Castani, assisto a comportamenti strani, inusuali o semplicemente illogici, mi è naturale uscirmene con un

Aho, ma che sta' a giocà a ruzzica giapponese

Grazie della notizia, mi potreste rispondere. Qualcuno più curioso, potrebbe domandarsi

Ma che è 'na ruzzica ?

Un gioco, che una volta si praticava con grande passione a Monti e Trastevere. E qualche anno fa, a Piazza San Felice, con grande dispiacere dei Padri Cappuccini, che sicuramente, sopportando con pazienza tutte le stranezze dei centocellesi, si son guadagnati parecchi seggi in Paradiso.

Il gioco consisteva nel lanciare più lontano possibile una pesante ruota di legno, la ruzzica appunto, a mano libera, pe' mostrasse er più, o per mezzo di uno strattone dato con un colpo di corda, comme faceveno l'ommini da poco.

scritto da Alessio Brugnoli alle 12:33 1 commenti

mercoledì, settembre 28, 2005

L'Ascensione

L'Ascensione, un'altra festa della Roma che non c'è più. La sesta domenica dopo Pasqua. Castel Sant'Angelo era addobbato con gli stendardi bianchi e gialli dello Stato Pontificio e le salve dei suoi cannoni svegliavano la città.

Alle dieci in punto, il Papa Re si recava a San Giovanni, per celebrare messa. E tutte le campane di Roma accompagnavano la benedizione che dava all'Urbe.

Però a Centocelle qualche tradizione è rimasta. Alle fineste di via Paliano ancora qualche vecchietta, alla vigilia della festa, si ostina a esporre uova fresche adagiate in piccoli canestri, convinta che la Vergine scenda dal cielo per benedirle e trasformarle in talismani contro il Demonio.

E forse sono stato uno degli ultimi bambini a addobbare i bacarozzi. Sabato mattina correvamo per i prati dell'Aeroporto, a catturare scarafaggi. E al tramonto gli attaccavamo un cerino sulla schiena, lasciandolo consumare finchè gli insetti non morivano bruciati.

A far loro compagnia la filastrocca

Corri corri bagarone
che domani è l'Ascensione

accompagnata da fischi e battiti di mani

scritto da Alessio Brugnoli alle 12:06 0 commenti

Segnalazione OT

Quando Albertone mi ha segnalato l'attività di Duechiacchieregratis, mi è venuto da sorridere. O meglio mi è parsa strana ed irreale. Forse perchè mi sono venute in mente le vignette dei Peanuts, con Lucy Van Pelt e Charlie Brown.

O semplicemente perchè vissuto in un ambiente che ritiene lo spettegolare, il narrare storie, lo scambiarsi confidenze, l'aprir bocca per darci fiato, attività primarie dell'Uomo, pari al mangiare, al bere e al dormire.

Poi ci ho riflettuto un attimo. Il mio blog è un contenitore di chiacchiere svagate. Anch'io non faccio che cercare persone con cui parlare, utilizzando la rete, piuttosto che la strada.

Perciò, se potete e volete, aderite all'associazione. Oppure se vedete i suoi banchetti, fermatevi a ciacolare

scritto da Alessio Brugnoli alle 12:02 0 commenti

martedì, settembre 27, 2005

Gasparo Berti



Tutti, litigando con la Fisica, si sono scontrati con Torricelli ed il suo esperimento con in barometro. Eppure il toscano non fu il primo.

Il primo scienziato a scoprire ciò fu il misconosciuto Gasparo Berti, probabilmente nativo di Mantova e professore di matematica presso l'Università la Sapienza. Tra il 1640 e il 1643, utilizzando diversi apparati sperimentali, fondamentalmente tubi di piombo su cui era saldata un'ampolla piena d'acqua, nel cortile della sua casa sul Gianicolo smontò la teoria dell'horror vacui e dimostrò il peso dell'aria.

Perchè la Scienza lo relegato al margine, rendendo il suo nome noto a pochi eruditi ?

Per due suoi peccati capitali. L'amicizia con il gesuita Athanasius Kircher, l'archetipo di ogni scienziato pazzo e il motivo di tali esperimenti. Il dimostrare la falsità delle tesi di Galileo

scritto da Alessio Brugnoli alle 12:18 0 commenti

Pro Domo mea

Non credo che siano persone più diverse come vita di me e Marco. Lui cresciuto nella Roma bene, io nei bar di periferia di Centocelle. Lui vicino di casa di Flores d'Arcais, io der Giamaica.

La vita ci ha fatto incontrare per caso ed è nata una gran bella amicizia. Sorriso al ricordo delle lunghe telefonate a chiacchierar di libri. Delle passeggiate a discutere d'arte, politica e teologia. Delle mostre godute insieme.

Oppure delle serate trascorse a mangiar polenta nel suo salone oppure a bere vino e mangiar salsicce davanti al mio camino.

Insomma, senza di lui sarei una persona peggiore. E forse a questo servono gli amici. A osare oltre i propri limiti.

E così, con gioia, faccio un poco di pubblicità a Ciao Tennessee, il libro di Maria Letizia, sua degna sorella

scritto da Alessio Brugnoli alle 12:16 0 commenti

lunedì, settembre 26, 2005

Ara Pacis (o Veltronis ?)

Se vi è una zona di Roma che dall'Unità di Italia è stata odiata e ferita a morte da ogni governo è quella nei pressi di piazza Augusto Imperatore.

La distruzione per porto di Ripetta al tempi dei Savoia, che distrusse lo spirito e l'economia di una città. Gli sventramenti fascisti. Un teatro, che testimoniava la continuità ed il divenire di Roma, capace di mutare rimanendo se stessa, raschiato via.

Per ottenere malinconiche rovine, rifugi per gatti. Un quartiere ucciso, per palazzi freddi e vuoti come quinte teatrali.

Infine Rutelli e Veltroni. Non si può dar colpa a Meier della disinvoltura con cui er sindaco piacione si mosse tra i cavilli della legalità. Si può forse contestare il suo approccio. La teca di Morpurgo, con la sua ambizione di non essere, proclamava la centralità dell'Ara Pacis. Il predominio dell'Eterno sul Transitorio.

E permetteva di far dialogare l'Ara Pacis con la Città

Meier ha peccato di ambizione, volendo imporre il sigillo del Presente sul Passato. O citando Leon Krier, ha voluto dichiarare guerra ai centri storici.

E la montagna partorì il topolino Un edificio ignavo, che non si integra nè con la luce, nè con l'ambiente. E che soprattutto non dice nulla di nuovo. Che sembra visto mille volte. Che non lascia segni. Non colpisce l'anima nè con il Bene, nè con il Male.

Il fallimento dell'Architettura.

scritto da Alessio Brugnoli alle 14:04 0 commenti

venerdì, settembre 23, 2005

Tevere



Quest'anno da Maggio a Giugno,la facoltà di Ingegneria dell'università La Sapienza, che mi ha sopportato per troppi anni, ha intrapreso un'esplorazione dei fondali del Tevere, tramite ecoscandaglio multifascio, finalizzata alla scoperta di reperti archeologici.

I risultati sono interessanti. A Testaccio sono stati individuati blocchi a cui appoggiavano le catene, per regolare il traffico sul fiume ed impedire improvvisi assalti di pirati. Forse, all'altezza dell'Aventino, sono stati trovati i piloni di ponte Sublicio,il più antico di Roma, fatto demolire da Sisto IV.

I suoi marmi furono utilizzati da Baccio Pontelli per costruire Ponte Sisto e nella Fabbrica di Santa Maria del Popolo. Sotto Ponte Vittorio Emanuele, invece, sono stati identificati i resti del Pons Neronianus, fino ad oggi noto soltanto dalle fonti letterarie.

Infine colonne solitario si erigono dal fondale di Capo due Rami

scritto da Alessio Brugnoli alle 12:28 0 commenti

giovedì, settembre 22, 2005

Teatro Rossini



Il Teatro Rossini. Uno dei templi del teatro romanesco. Fu costruito dall'architetto Vespignani nel 1873 e nel 1874 fu inaugurato con una recita dell'attrice Adelaide Ristori.

Piccolo, scomodo, dal cartellone troppo intellettuale per il romano medio, ebbe vita breve. Nel 1897 vi si stabilì la libreria Deseclèe, diventando il primo Gabinetto pubblico di Lettura.

La libreria fu poi sfrattata dalla Congregazione di Carità, proprietaria del palazzo, che utilizzò parte del teatro come archivio e affittando il resto all'Albergo Santa Chiara. Nel 1937 la Congregazione fu trasformata in un ente benefico e i suoi beni incamerati dal Comune, che provvedette al restauro del Rossini, per poi abbandonarlo

Checco Durante, amico e discepolo di Petrolini, cercava uno spazio dove la sua compagnia potesse esibirsi in dialetto.

Passando in piazza Santa Chiara, dopo la Liberazione, passeggiava per via Santa Chiara. Vide un portone aperto. Incuriosito, entrò. Scoprì il teatro. E fece subito richiesta per gestirlo.

Dopo cinque anni di tira e molla, nel 1950 iniziò la sua fortunata serie di recite

scritto da Alessio Brugnoli alle 14:22 0 commenti

Porta Pia



20 Settembre. Per i romani, il nome della via il cui infinito traffico imprigiona il Ministero dell'Economia e Finanze. Molti hanno scordato cosa significa questa data. Gli avvenimenti del 1870. Una volta avrei parlato di un simbolo della Morte della Patria, ma oggi mi limito a constatare il trionfo dell'ignoranza e la perdita della Memoria.

Il 6 settembre di quell'anno il governo francese ritirò da Roma gli Zuavi.Il 12 Cadorna passò la frontiera col Lazio e si fermò davanti alle mura dell'Urbe. Il 20, fallita la mediazione della delegazione prussiana, ordinò il cannoneggiamento. Nonostante il parere contrario del Cardinal de Merode, che poi si arricchirà con le speculazioni legate all'urbanizzazione della zona di Via Nazionale. Pio IX ordinò una resistenza simbolica.

Nonostante tutto, caddero 19 papalini, la maggior parte provenienti dal Quebec,e 49 bersaglieri.

E l'unità d'Italia non fu conclusa dal coraggio, ma dagli intrighi. Il popolo romano fu indifferente, contento per la demolizione del ghetto, perplesso per la costruzione della chiesa anglicana, irritato per l'abolizione di feste e tradizioni.

Con il tempo, scomparvero le tante cose cattive del governo del Papa Re. Non rimase che la malinconia di un'epoca perduta, scambiando la diversità in bellezza

scritto da Alessio Brugnoli alle 14:20 0 commenti

Sant'Eustachio



Il 25 settembre a Poli, il paese in cui si sono ritirati in esilio i miei, si celebra la festa del Santo patrono, Eustachio. Come tradizione, il pomeriggio, tra vicoli e piazze, i cittadini offriranno gratuitamente vino e cibo ai turisti

Troppe volte ho raccontato la leggenda di Placido, cacciatore della Mentorella, quindi per una volta lascio la parola al buon vecchio Belli e ai suoi sonetti

Sto scervio co sta crosce e co sta bboria
ch?edè? Babbào! ciazzeccherai dimani.
Viè cquà, tte lo dich?io: cuesta è ?na storia
der tempo de l?aretichi pagani.

T?hai duncue da ficcà nne la momoria
c?a li paesi lontani lontani
sant?Ustacchio era un Re, ddio l?abb?in gloria,
c?annava a ccaccialepri co li cani.

Un giorno, tra li lepri ecco je scappa
un cervio maschio, accusí ppoco tristo,
che llui s?affigurò de fallo pappa.

Ma cquanno a bbrusciapélo l?ebbe visto
co cquella crosce in fronte e in d?una chiappa,
lo lassò in pasce, e vvorze crede a Ccristo

scritto da Alessio Brugnoli alle 14:16 0 commenti

Erboristeria Romana



A Largo Argentina, c'è uno dei negozi di Roma che mi affascina di più. L'antica Erboristeria Romana, che pare essere aperta dal 1783.

Vi entro e mi pare di esser caduto nel passato. Gli infinite cassetti, che immagino piene di spezie e di ricordi d'Oriente. Tracce di viaggi e di sogni.

I mobili, le porte e la ringhiera. Tutto sa da antico. Ed il soffitto, con stucchi e pitture che fa illudere d'essere al tempo di dame e cavalieri

scritto da Alessio Brugnoli alle 14:15 0 commenti

lunedì, settembre 19, 2005

Li Svizzeri



Il 24 settembre, a Lucerna, si apriranno le celebrazioni per i 500 anni di vita della Guardia Svizzera. Questa fu istituita il 21 gennaio 1506 per volere di Giulio II, che chiese ai cantoni elvetici un contingente, in analogia a quanto fatto dal re di Francia.

A settembre giunsero i primi soldati. A dicembe raggiunsero il numero di 150. Le guardie papali sono reclutate nei cantoni cattolici della Svizzera Tedesca. I candidati devono aver già svolto il servizio militare, più giovani di trent'anni e più alti di 1,75.

Attualmente il corpo è costituito da 100 elementi: 70 alabardieri, 23 sottufficiali, 4 ufficiali, 2 tamburini e un colonnello comandante dell'arma. Il loro motto è

"Fortiter et fideliter"

e l'uniforme, secondo la tradizione, fu disegnata da Michelangelo. La mattina del 6 maggio, nel Cortile di San Damaso, si svolge la cerimonia del loro giuramento. Ogni recluta tende la mano destra verso l'alto, con tre dita, a ricordare la Trinità.

Con la Sinistra tiene stretta una bandiera dai colori giallo, rosso e blu spartiti dalla croce bianca, su cui spicca l'arme del loro comandante, gli stemmi di Giulio II e del papa regnante.

La cerimonia ricorda il sacrificio del 6 maggio 1527, quando, dinanzi all'orda dei Lanzichenecchi, 147 alabardieri sacrificarono la vita per permettere la fuga di Clemente VII a Castel Sant'Angelo

scritto da Alessio Brugnoli alle 15:00 0 commenti

Racconti Centocellesi



Entrai ar Roma Club. Mumma era coperto da un camice nero, sporco de colore. Guardava un telo bianco. Se carezzava er pizzetto. Bagnava la pennellessa in un bidone. Dava du' tocchi de colore. Smadonnava.

" A Ricca', che dipingi ? "

" Lo striscione pe' la prossima partita. Pe' Roma Livorno nun faccio in tempo "

" E rappresenta ? "

" Guarda qua "

C'era er sindaco de Roma, cor suo ber faccione sorridente. Dietro ci aveva un montarozzo de sampietrini. In mano portava un piccone. E piava a mazzate er Colosseo. Sotto c'era la scritta

Quod nun facerunt barbari, facerunt Veltroni

" Mumma, che te sei buttato 'n politica. Oppure sei 'nvidioso de Cobra e voi finì pure te su Repubblica ? "

"Si', cor giornalista copione a cui je pesa pure dì' 'n grazie, 'n prego e 'n per favore. No è che pure la Sud ce deve da ave' er coraggio de 'na posizione. Mica po' parlà solo der contratto de Cassano."

"Te pare poco "

"'Nvece no. Io devo da er parere mio sulla questione sampietrini. Ma quer juventino come se permette. E che li serci de Roma so' robba sua, che li po' sposta come je pare e piace ? "

" Lui è er Sindaco "

"'Nfatti. A me m'hanno 'nsegnato che er primo cittadino deve da difenne la città sua, mica buttalla giù a picconate. "

" Ma quelli sur motorino... "

" Se ne annassero a piedi. Mica je l'ha ordinato er dottore de comprasso er Ciao. 'Na città mica è fatta da sortanto da chi ce abita. Ma pure da li morti e da quelli che nasceranno. Er sindaco è responsabile dinanzi a quelli che furono, perchè deve da difenne ciò che j' hanno lasciato. E dinanzi a quelli che saranno, poichè sono loro i destinatari delle sue azioni "

" Ma 'n finale stamo a parlà de serci "

" Lo vedi che sbaji. Nun so' li sampietrini, è er principio. Se passà l'idea che pe' mendicà un pugno de voti bisogna distrugge la storia, la tradizione e lo spirito de 'na città, allora rischiamo che tra cinque anni er suddetto valtere me butta giù er Colosseo pe' facce 'n parcheggio multipiano . E poi me rode la giustificazione. Nun ce stanno più cave de sampietrino. Ma c'ho la sveja ar collo e l'orecchino ar naso. Ma 'nvece de annassene a spasso all'estero co li sordi dell'ICI mia, se facesse 'n giro sulla Collatina. Lì so' solo cave de serci. 'Ste bojate le raccontasse a quelli de li Parioli, che so' tonni e ci abboccano. Io nun ho studiato, ma c'ho l'occhi pe' guardà. Inoltre, ma che cazzo de fine hanno fatto li sampietrini che so' stati tolti ? Stanno dentro quarche magazzino ? Se li so' messi nei vialetti de quarche villa de Capalbio ? Io vojo risposte "

" E pe' avelle devi mette 'no striscione allo stadio. Sprecà tanto bello spazio che poteva esse' mejo utilizzato pe' sostenè la squadra, che pure questa è un'annataccia. O pe' mettece sopra la Roma se ama e nun se discute. O un Sensi, c'hai le tasche a ciammaruca ? "

"A' Sapienza, allora come me potrei fa' sentì dar Sindaco "

"Je mandi 'na mail. Oppure vai ar Campidojo, come se faceva all'epeche "

" Le mail mia finiscono direttamente ar cesso. Poi te pare che se provo minimamente a avvicinasse all'uffico suo, Valtere nun chiama li carruba e me mette' ar gabbio. E magari er giorno dopo la foto mia finisce sur Messaggero, co' sotto scritto, preso collaborate de Bin Laden. Er problema che quell'omo odia la nostra città "

" Ma nun è vero. Pensa alla Notte Bianca. "

" Ber capolavoro. Contro l'ordine naturale delle cose, annà a spasso la notte, pe' dornì er giorno. E Dio ce punisce. Du' anni fa er blackout "

"E io so' rimasto 'n metro "

" L'anno scorso 'na pipinara che nun finiva più. St'anno er diluvio. M'hanno fatto ridè li giornali. 'N milione de persone. Ma do' ? A li centri commerciali, se a via der Corso, c'ero io, co' li porcini addosso pe' la pioggia e 'na ragana. Li casi so' tre. O l'articoli l'hanno scritti giovedì. O nun hanno messo la capoccia fori da le redazioni. O se fatti d'acido annato a male e nun so' ancora tornati da 'n viaggio veramente strano "

scritto da Alessio Brugnoli alle 14:54 0 commenti

Ossa romane



Molti romani conoscono la cripta dei cappuccini a via Veneto, quel trionfo rococò in cui la Morte diviene un lezioso gioco.

Eppure a Roma vi è almeno un altro luogo in cui le ossa diventano arredo e decorazione. E nel cimitero delle chiesa delle Stimmate di S. Francesco, nota anche per il reliquario Barberini, dove fino all'unità di Italia fu sepolto Goffredo Mameli.

scritto da Alessio Brugnoli alle 14:49 0 commenti

venerdì, settembre 16, 2005

Laghetto dell'Eur



Ricordo quando seguivo un progetto in Poste Italiane. Quando il tempo lo permetteva, piuttosto che infilarmi in bar e ristoranti, andavo a passeggiare al laghetto dell'Eur. Il verde dei prati. L'azzurro increspato dell'acque. Il vento a malapene vinceva la loro pigrizia. Pensionati che si dedicavano allo sport. Studenti fuggiti dalle interrogazioni. Ed un impiegato, che faticosamente litigava con un sax, perso nel sogno di suonare buom jazz.

Su tutto, le ombre di una modernità sognata, ma mai raggiunta. Ora quel panorama cambierà. Cythera, terra di Venere. Didyme, le due gemelle. Hashi, il ponte. Tre isole artificiali

Cythera. sessanta metri di lunghezza per dodici di larghezza. Una piattaforma di legno e vetro, nascosta da ninfee, che permetterà il periplo dell'intero lago.Le Dydime, poste sulla riva nord. Hasni, una passerella che permetterà l'attraversamento della cascata centrale.

Forse la loro bellezza sarà incredibile, ma quando da Giolitti mi godrò un gelato, qualche volta, con malinconia, penserò al mio vecchio lago.

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:17 0 commenti

Rione Monti



Rione Monti. Uno dei luoghi che amo di più di Roma. La calma dei suoi vicoli. I suoi palazzi, di discreta eleganza. Le facciate, giardini d'edera. I bambini che giocano a pallone davanti ad antiche chiese. Il sorriso degli studenti. Gli anziani che giocano a carte, godendosi un pigro sole.

In questi giorni,tra le sue pietre, bagnate d'eterno, artisti meditano sull'incerto equilibrio tra identità e mutazione, padre di bellezza.

A Colle Oppio, Elisabetta Benassi, sogna il rito, prigioniera del sogno di Romolo. Marina Fulgeri si dissiperà tra Carine e Suburra.

Dinanzi a Santa Maria di Loreto, la contemporaneità di Harzdliz dialogherà con la Tradizione. Lo stesso faranno Cornford e Cross, inseguendo l'eterno femminino. Emulo del Barocco, del suo sogno di Artificio e Natura, Franke farà giocare scultura ed acqua.

Altri canteranno la mimesi tra Arte e tessuto urbano, danzeranno con le migrazioni o ascolteranno il suono della fissione.

Ma l'alba scaccerà tutto, come le stelle della notte

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:15 0 commenti

giovedì, settembre 15, 2005

Via dei cerchi

A via dei Cerchi c'è una casa barocca. Tra le sue decorazioni, spunta una mano, malinconico frammento di un'antica statua.

I romani l'attribuirono a Cicerone e tanto l'apprezzarono da dare il nome di Santa Maria de Manu ad una chiesa accanto

scritto da Alessio Brugnoli alle 14:25 0 commenti

mercoledì, settembre 14, 2005

Antica Libreria Romana

Da bambino qualche volta capitavo all'Antica Libreria Romana. Ricordo il profumo d'antico. Lo stupore del silenzio. Scaffali affaticati. Vecchi che carezzavano libri, felici.

Domani questo antico e suggestivo locale di Campo Marzio riapre. E i bibliofili sogneranno il loro paradiso

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:05 0 commenti

martedì, settembre 13, 2005

Inverno alla Romana



Oggiaotto ch?è Ssanta Catarina
se cacceno le store pe le scale,
se eva ar letto la cuperta fina,
e ss?accenne er focone in de le sale.

Er tempo che ffarà cquela matina
pe Nnatale ha da fàllo tal?e cquale.
Er busciardello cosa mette? bbrina?
La bbrina vederai puro a Nnatale.

E ccominceno ggià li piferari
a ccalà da montagna a le maremme
co cquelli farajôli tanti cari!

Che bbelle canzoncine! oggni pastore
le cantò spiccicate a Bbettalemme
ner giorno der presepio der Zignore

Er sor Belli così descrive una delle tante abitudine della Roma papalina, che nella sua eccentricità era convinta che l'inverno non iniziasse il 21 dicembre, come nel resto del mondo, ma il 25 novembre, giorno di Santa Caterina, in cui nel Seicento, durante la piccola era glaciale, cominciava a gelare il Tevere e lupi si avvicinavano alle mura Aureliane.

I romani si alzavano presto, guardando il cielo. Vi era la credenza a Natale avrebbe fatto lo stesso tempo di quel giorno.

Una messa speciale veniva celebrate nella chiesa di Santa Caterina della Rota, per scongiurare la neve ed il fredde eccessivo. Per i paradossi di questa città, la chiese originariamente non c'entrava un tubo con la santa di Siena o di Alessandria, ma era dedicata a Santa Maria in Caterinaris, dall'ospedale annesso destinato ai cristiani liberati dalle prigioni saracene, che appendevano alla navata le loro catene, come ex voto. Da Catena per associazione i fedeli tirarono fuori il nome di Caterina.

Dopo la messa, dai bauli venivano tirati fuori gli abiti pesanti, si accendevano i camini e si coprivano le scale con stuoie, per impedire ai visitatori di scivolare.

E per le strade cominciavano a passeggiare i pifferai, suonando le loro nenie.

scritto da Alessio Brugnoli alle 12:34 0 commenti

Racconti Centocellesi



Ermanno smadonnava. De gente ar bar se ne vedeva pochina. Forse avrebbe chiuso con un'oretta de anticipo. Sarebbe annato a casa. Avrebbe scaldato uno dei quei precotti. 'No sguardo ar Corriere, tanto pe' sapè che la fine de Cassano. E poi a ninne. In attesa de 'ntro giorno. Uguale all'antri. La mattina caffè, cappucci e cornetti. A pranzo l'aperitivi. Er pomeriggio li pensionati che giocavano a briscola, bevevano birra. E quarche paino che litigava cor flipper.

Entrarono Cobra cor padre. Ermanno se diede un pizzicotto. Pure due. Nun ce voleva crede. Cioè che quei due fossero come cane e gatto, era risaputo da tutta Centocelle e dintorni. Che messi a meno de du' metri de distanza se cominciassero a scannà come Marco Pepe e Meo Patacca, era una delle poche certezze della vita. Come l'alba ed il tramonto.

Mo se scannanano. Fanno peggio der brigante Gasperone. Spaccano tutto. E chi lo dice a quelli dell'assicurazione. E a li condomini. Già la vedova del terzo piano m'abbruttisce

'Nvece niente. Se guardavano. Senza prendese a male parole. Forse era uno dei segni dell'Apocalisse, come dicevano quelli de Geova. Doveva da chiede' a Sora Rosa, che era de quella religione lì. Magari mica tanto praticante. Cioè c'aveva la buona abitudine de nun sveja le persone er sabato mattina alle sette, suonando ar campanello e facendoje du' zebetei co' te devi da converti, fijo bello.

Ma forse perchè era più intelligente da l'artri. Je aveva raccontato che parroco, che secondo quelli de Geova, soltanto centomila capocce potevano entrà 'n Paradiso. Un po' pochini a occhio. Certo aumentando li convertiti, diminuiscono le possibilità de fasse di' buongiorno dar Padre Eterno.

Ma d'altra parte, che je assicurava che zi' prete nun je avesse detto 'na balla. Cioè quanno se quarcuno avesse avuto er coraggio de chiedeje come era er caffè de bare accanto, mica je avrebbe detto è mejo der mio. Ar massimo avrebbe concordato che la cassiera era più bona. Mica come Tullia, che pure cor Wonderbra, era 'na fettuccia. Ognuno difende l'interesse suo.

Er padre de Cobra lo chiamò, co' 'n fischio.

"Che te piji ?" chiese ar fijo.

" 'Na pinta de Leffe nera "

" A me 'n Peroncino. Nun te va niente pe' tene' fermo lo stomaco ? "

" Niente "

" Porta un po' de pistacchi "

" E pure du' ulive "

" Allore che me dovevi da di' ? "

" Niente pa'. Me so fidanzato. Però c'ho un problema "

" E' 'n omo ? "

" Ma che l'artereosclerosi avanza ? "

" Veramente nun so' io. E' tu' madre e tu' sorella che c'hanno certe paure... "

" A parte er fatto che stamo ner Duemila e che 'n Spagna se sposano pure, dije che è 'na donna. "

" Ottima notizia. E' 'na quarantenne divorziata co' tre fiji ? "

" No, quella de Creta è 'na amica. E nun c'ha manco 'n fijo. Comunque nun è lei. "

" Bona notizia. Io me sarei sentito a disagio co 'na mia coetanea "

" Coetanea de che ? Se chiami sessanta te risponne "

" Vabbè, e fammece crede d'avecce la mezza età "

" Tra l'altro me piacerebbe falla conosce a quello zitellaccio de cuginemo Lillo, che così s'accasa. "

" Sarebbe 'n' opera de misericordia. E' musulmana ? "

" None "

" Bene "

" Ah papà, ma da quanno giudichi le persone pe' quello che pregano ? "

" Pe' me potrebbe pregà pure Manitù. Però pensa a li problemi. Niente pranzi de Pasqua e de Natale. Quanto te 'nvito a casa mia, niente prosciutto, porchetta, sarsiccie. Er vino che faccio, chi se lo beve ? E poi permettime er fatto che me piacebbe guardalla 'n faccia, la moje de mi fijo. E' 'ncinta ? "

" Manco "

" Pessima notizia "

" E perchè ? "

" Perchè sarebbe pure ora che ci avessi quarche nipotino tra li piedi !!! "

" Comunque è che la suocera nun me sopporta "

" E che gli hai combinato ? "

" Esisto "

" Ma te conosce ? "

" Poco. Ma c'ha li pregiudizi "

" Vedi, bello de casa, poi nun supporta le persone che conosci bene. A li sconosciuti, deve essè concesso er beneficio der dubbio. 'Nfatti che ne so' de li difettacci loro ? "

" Forse non me ritiene all'altezza della figlia. Magari s'aspettava qualcosa di meglio "

" ER problema è che a voi figli vi vogliamo troppo bene, anche se in maniera distorta. Agiamo per farvi ottenere il massimo. Solo che le nostre idee non coincidono co' le vostre. Vedi le litigate che abbiamo avuto sulla questione del lavoro "

" Sei insopportabile "

" Lo dicevo pure di nonno. Quando sarai padre, i tuoi figli diranno lo stesso di te. E' un nastro de, come se chiamava, Martius ? "

" Quando un uomo e una donna si uniscono nell'amore, esiste una potenzialità infinita di rapporti, che come la striscia di Moebius, non hanno fine e non hanno principio "

" Bravo "

" No, citavo. Ma non mi ricordo l'autore della frase "

" Mica so' scemo. T'ho fatto io. Co' bona memoria, più che co' bona 'ntelligenza. Sinnò la vita tua nun sarebbe stata 'na collezione de bojate. Te dicevo bravo pe' ave' azzeccato er nome strano "

" Comunque, è tradizione de famija "

" Collezionà bojate "

" No, essè odiati dalle suocere. Tu nonna nun me poteva vedè. Me faceva pedinà da tutti li zii. Pensa, quanno so' annato ar militare, mica je potevo mannà le cartoline e le lettere a casa a tu madre. Ho dovuto usà er fermo posta. E la corrispondenza, la doveva da annà a prenne 'na compagna de classe sua "

" E nonno ? "

" A lui che je ne fregava. Aveva trovato du' braccia in più pe' la vendemmia. E chi l'accompagnava allo stadio "

" Alla fine... "

" L'omo se abitua a tutto. Ar bene come ar male. Erma', portace er conto, che te se sta a slogà la mascella a forza de sbadiji "

scritto da Alessio Brugnoli alle 12:31 4 commenti

giovedì, settembre 08, 2005

Caffè



Roma abbondano celebri caffè. Penso alla Tazza d'Oro, accanto al Pantheon. O al Sant'Eustachio, nell'omonima piazza. Ma il più noto è il Caffè Greco, a via dei Condotti, dalle infinite salette, una volta decorate da Piranesi, ricche di quadri e statue.

Eppure il caffè a Roma rischiò d'essere scomunicato. I cardinali richiesero a Papa Clemente VII di condannarne l'uso, ritenendo che la bevanda, scura come il peccato, provenisse dall'Inferno e di conseguenza, spingesse i buoni cristiani alla dannazione..

Il Papa, non fidandosi del loro parere, decise di verificare di persona queste dicerie sul malefico intruglio. Dopo averlo assaggiato, trovandolo ottimo, lo proclamò addirittura bevanda ben accetta a Dio e da consigliare ai credenti.

scritto da Alessio Brugnoli alle 14:01 0 commenti

mercoledì, settembre 07, 2005

La Stufa




Una delle meraviglie poco note di Castel Sant'Angelo è la cosiddetta stufa, il bagno privato di Clemente VII.

Da una bronzea Venere nuda l'acqua riempiva la vasca. E lo sguardo si perdeva tra ninfe e dei, conchiglie e delfini.

Frammenti di un'epoca forse corrotta, ma di gran lunga più nobile e raffinata

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:53 0 commenti

martedì, settembre 06, 2005

Domus Aurea



Pubblico un appello del dottor Rosati, tratto da una mailing list che frequento

Cari Amici e Amiche, oggi dopo una visita alla Domus Aurea, la guida della soprintendenza ci ha detto che gli alberi del parco sovrastante, con le loro radici, stanno danneggiando il tetto della struttura.

Le guide stesse denunciano il fatto ai visitatori, sperando di incontrare un giornalista che si interessi al caso.Trattasi della solita contesa politica: il governo, proprietario della Domus, contro il comune, proprietario del parco di Colle Oppio.

Bisognerebbe sradicare i pini, altrimenti questo patrimonio della umanita' scomparirà, c'e' gia' stato un crollo di una volta, fortunatamente non affrescato e che non ha ferito nessuno. Credo che sia dovere di ogni cittadino e, segnatamente, di ogni abitante di Roma, protestare.

La Domus Aurea non ha eguali al mondo. Chi siamo noi per distruggerla! Dopo soli sei anni dalla riapertura, alcuni suoi ambienti sono già chiusi al pubblico. E' un dovere civico e
morale proteggerla. Vi ringrazio.

Riccardo Rosati

Onestamente sapevo del problema, ma non immaginavo che fosse così grave, ignorando la faccenda del crollo.

scritto da Alessio Brugnoli alle 15:00 0 commenti

Che bordello



Il prefetto Serra ha rilanciato, per risolvere il problema delle "Strade a Luci Rosse", la possibilità di creare un quartiere di case di tolleranza, la gestione delle quali affidata a cooperative di prostitute

Senza entrare nel merito della proposta, mi limito a descrivere come funzionava il tutto ai tempi della Roma de 'na volta, in attesa che Repubblica copi anche questo post.

Dopo l'unità di Italia, lo Stato provvedette a regolamentare la situazione preesistente nello Stato Pontificio, applicando una legge del 15 febbraio del 1860, che Crispi amplierà nel 1891.

A differenza del Papa Re, meno perbenista, i bordelli della terza Roma erano "Case chiuse", perchè dovevano tenere, per legge, le persiane completamente chiuse, con un lucchetto ad impedirne l'apertura totale.

Dal 1930 fino al 20 settembre 1958, nell'Urbe vi erano 30 case di tolleranza, la maggior pare delle quali nei pressi di piazza Navona, luogo deputato all'amore mercenario sin dal Medio Evo. I tre bordelli di lusso erano a via Fontanella Borghese, dove adesso c'è la facoltà di Architettura, a via degli Avignonesi, nell'attuale sede di Banca Intesa e in via del Grottino, che adesso non esiste più, a causa delle demolizioni eseguite per realizzare l'obbrobrio di Piazza Augusto Imperatore, immonda ferita nell'urbanistica del centro storico.

L'ingresso alle case di tolleranza era controllato da una donna anziana, normalmente un'ex del mestiere, che verificava se il cliente avesse superato l'età prescritta di diciotto anni, tre mesi ed un giorno.

Le case chiuse erano di proprietà privata, dei cosiddetti "tenutari", che ne seguivano l'attività tramite prestanome, che intascavano il sessanta per cento della marchetta, la tariffa stabilita dalla questura, il cui importo doveva comparire all'ingresso, sul banco della direttrice, la maitresse, il cui stipendio, come quello del personale di servizio, era notoriamente misero. Lo arrotondavano le mance delle professioniste, a cui andava il quaranta per cento della marchetta, detratti i contributi per la pensione, per le spese mediche e per la gestione dello stabile.

Gli orari di apertura andavano dalle 10 alle 24 e per i clienti era severamente proibito trascorrere la notte del bordello. Naturalmente le eccezioni sopravanzano la regola

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:20 0 commenti

lunedì, settembre 05, 2005

Affreschi a Villa Borghese

Villa Borghese, Casina dell'Orologio. Dal nulla un'affresco. Edere cangianti e pappagalli circondano un drago. Così i restauri fan rievocano un ricordo di principi e cardinali

scritto da Alessio Brugnoli alle 12:25 0 commenti

sabato, settembre 03, 2005

Giornata europea della cultura ebraica



Domani è la sesta edizione della Giornata europea della cultura ebraica. A Roma, nel Ghetto, sono previsti decine di eventi.

Visite guidate alla Sinagoga. Al museo ebraico. In via del Tempio, tra stand di libri e di artigianato, la scrittrice Mirella Calò leggerà sonetto sui cibi "giudii", degustabili al centro Pitigliani, in via Arco de' Tolomeni.

Carciofi alla giudia. Concia di zucchine. Er manzo secco. LO stracotto. Er baccalà. Li torselli. L'aliciotti co' l'indivia. Le pizzarelle cor miele. Li ginetti. Er tortolicchio.

Alle 18.30 al Portico d'Ottavia, si terrà il concerto la Berenjena di Evelina Meghnaghi, interprete delle melodie del'ebraismo sefardita e yemenita. Ed alla sala Margana, chi vuole potrà visitare la mostra Permessi Liquidi Promessi, con gli olii di Pavoncello e le scultore di Ariela Bohm.

E per chiudere il giorno, il concerto alle 21,15 a Piazza del Campidoglio, con musiche ebraiche

scritto da Alessio Brugnoli alle 18:10 0 commenti



Trascurando Elton John e De Gregori, oggi al Palalottomatica cominciano, con Italia Portogallo gli Europei di Pallavolo.

In giro per il Lazio, intanto, ad Ariccia continua la sagra della Porchetta, mentre a Viterbo, è il giorno della macchina di Santa Rosa.

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:29 0 commenti

venerdì, settembre 02, 2005

Repubblica che copia il nostro blog

Repubblica. Edizione Cartacea. Pagina 18. Un articolo intitolato "Roma Sanpietrini Addio", costruito citando malamente diversi post del Roma City Blog, anche se il giornalista ha le idee abbastanza confuse sulle differenze tra blog e forum.

Non sarebbe stata buona creanza il chiedere il permesso prima di pubblicare i miei interventi ? E ancor di più citare con completezza le fonti ?

scritto da Alessio Brugnoli alle 14:47 0 commenti

Marozia



Marozia. Amante di papa Sergio III, moglie di Alberico I marchese di Spoleto e di Guido di Toscana, esperta nei veleni e nella seduzione, tiranna di Roma.

Nel 932 celebrò il suo terzo matrimonio con il cognato Ugo di Provenza nella camera sepolcrale di Adriano in Castel Sant'Angelo. Mal gliene incolse. Durante il pranzo nuziale il figlio Alberico II s'impadronì del potere, costringendo Ugo alla fuga e uccidendo la madre.

L'arrosto cotto per le nozze, fu servito freddo al funerale

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:07 0 commenti

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