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venerdì, aprile 29, 2005

Metti una sera a Roma

L'aria fresca, la brezza dell'Aventino, le luci calde del crepuscolo, lo spettacolo antico delle mura aureliane e le calde note di un ensemble di musicisti jazz: Roma ti regala tutto questo in una sera d?aprile, se sai dove andare. Alla Casa del Jazz per esempio. Sabato scorso.

Un concerto all'aperto nell'immenso parco che circonda Villa Osio, l'edificio neorinascimentale che ospita la struttura e che un tempo era di proprietà di uno dei boss della famigerata "banda della magliana". Stasera, suonano "Le trombe del Re", il magnifico quintetto guidato da due dei maggiori talenti della tromba in Italia: Flavio Boltro da vent'anni sulla scena internazionale e Fabrizio Bosso suo allievo. Le due trombe regali sono sostenute dai bravissimi Luca Mannutza (al pianoforte), Luca Bulgarelli (al contrabbasso) e Lorenzo Tucci (alle percussioni).
C'è un brano del Lohengrin di Richard Wagner che recita: "Quando si sentono le trombe del Re, tutti corrono a schierarsi intorno alle rispettive insegne". Non so se sia vero, ma mi piace pensare che il nome del quintetto venga proprio da questi versi. Del resto Boltro e Bosso hanno due stili musicali così diversi che, naturalmente, chi li ascolta si schiera con l'uno o con l'altro assecondando le proprie emozioni e attitudini al jazz: quello virtuosistico e pieno di ritmo di Boltro o quello caldo e appassionato di Bosso? Boltro urla le sue frasi nella tromba, le spezza fino a giungere all'assolo; il suono è potente e fantasioso, grazie alla sua padronanza dell'armonia e ad un?abilità tecnica eccezionale. La musica di Bosso è intensa e luminosa, la sua tromba introduce i brani con estrema delicatezza per poi esplodere con una grandissima irruenza in un suono originale, che richiama il be-bop anni '60 e le calde contaminazioni afro. Da qualsiasi parte stiate, lo spettacolo è meraviglioso e le due trombe sembrano complementari, impegnate in un dialogo vivace puntellato di rimpalli, introduzioni e assoli che riscaldano il cuore. Magari invece, la scelta del nome è solo un riferimento al talento dei due trombettisti e andrebbe bene lo stesso.
Quando si accendono le luci (blu) sul palco e gli strumenti si accordano, comincia la magia. Un pezzo dopo l'altro, dall'omaggio a Freddie Hubbard e Lee Morgan - che per entrambi sono stati dei "maestri" - ai brani originali firmati dai due solisti. Con sorprendenti improvvisazioni e indiavolate scale inverse il duetto tra le due trombe inghiotte il tempo che passa senza che te ne accorga. Tra l'esibizione e il bis se ne va un'ora e mezza e mentre batto il ritmo contro il muretto su cui sono seduta, continuo a pensare che la battuta di Tom Cruise in Collateral: "Il jazz è quello che non ti aspetti" sia una delle cose più vere che siano mai state dette sul jazz. Io che adoro il sax non avrei mai pensato di appassionarmi al suono di una tromba diversa da quella di Satchmo o Chet Baker. E nemmeno che avrei trovato incredibilmente sensuale Honeysuckle rose di Fats Weller, un motivetto semplice da speak-easy anni '30, che nell'interpretazione in chiave hard-bop soffiata nella tromba di Bosso diventa un brano dalla forte carica seduttiva: frasi spezzate che vibrano e si rallentano, le percussioni che imprimono il ritmo, il piano che quasi sussurra e la tromba che barrisce in bassi potenti e acuti sensuali. Sembra di ascoltare la storia di un gatto che esplora una vecchia casa abbandonata: i passi felini, il buio delle stanze polverose, l'intrigo della scoperta. Il jazz racconta ogni volta una storia e nessun'altra musica lo fa. I pezzi cantati ti distraggono con il loro testo, se segui le parole o le canti non puoi perderti nel racconto delle note. La musica classica, la new-age, la musica contemporanea o quella dodecafonica creano delle atmosfere ma non raccontano nulla. Sono evocative ma non ti parlano, non narrano come fa il jazz. Nel jazz ogni strumento ha una voce e una cifra stilistica, ogni assolo è un monologo e le jam sono storie corali. Una cosa che mi è sempre piaciuta dei musicisti jazz è il feeling che scorre tra loro quando suonano insieme, lo percepisci, è mescolato alle note che si diffondono nell'aria. Si divertono a suonare e trasmettono il gusto che provano nel farlo anche a te che li ascolti. E Flavio Boltro e Fabrizio Bosso godono a suonare insieme, si guardano, si parlano, ammiccano ai musicisti, tengono il ritmo uno della musica dell?altro ed entrano ed escono di scena come se fossero nel salone di casa loro. L'esibizione scivola via in ballate struggenti e pezzi indiavolati; il piano asseconda ogni brano con brillanti soluzioni armoniche e il contrabbasso segna il passo discreto ma potente. Fino al finale, che è pura energia: le trombe improvvisano una melodia che ricorda il volo di un calabrone, il batterista si lancia in un assolo di 3 minuti spingendo il ritmo all'inverosimile e il piano e il contrabbasso li seguono abili fino ad esplodere all'unisono sulle ultime battute. Grandioso.
Come diceva Duke Ellington "It Don't Mean A Thing,If It Ain't Got That Swing." (E questo è anche il motto della casa del jazz)

scritto da seia montanelli alle 17:25 4 commenti

giovedì, aprile 28, 2005

Consigli Turistici

Le 12 cose principali da non perdere a Roma

1
Colosseo

2
San Pietro

3
Logge e stanze di Raffaello.

4
Pantheon, e poi le undici colonne rimaste della basilica di Antonino Pio, con le quali il Fontana costruì nel 1695 la sede della Dogana di terra.

5
Lo studio del Canova, e le principali statue di questo grande artista, sparse nelle chiese e nei palazzi: Ercole che lancia Lyca in mare, nel bel palazzo del banchiere Torlonia, duca di Bracciano, a piazza Venezia, in fondo al Corso; la tomba di papa Ganganelli ai SS. Apostoli; le tombe di papa Rezzonico e degli Stuart a San Pietro; la statua di Pio VI davanti all?altar maggiore. Bisogna abituarsi a guardare in una chiesa solo quello che si è andati a cercare.

6
Il Mosè di Michelangelo a San Pietro in Vincoli; il Cristo della Minerva; la Pietà a San Pietro, prima cappella a destra entrando. Troverete tutto ciò bruttissimo e sarete stupiti dell?onorifica menzione che ne faccio qui.

7
La basilica di San Paolo, a due miglia da Roma dalla parte di Ostia. Osservate, appena fuori dalla porta della città, la piramide di Cestio. Costui fu un finanziere tal quale il presidente Hénaut. Visse sotto Augusto.

8
Le rovine delle Terme di Caracalla, e, ritornando, la chiesa di Santo Stefano Rotondo; la colonna Traiana e ai suoi piedi i resti della basilica scoperta nel 1811.

9
La Farnesina, vicino al Tevere, riva destra, lato etrusco. Vi si trovano le storie di Psiche affrescate da Raffaello. Andate a vedere la galleria di Annibale Carracci, al palazzo Farnese e l?Aurora di Guido Reni, a palazzo Rospigliosi in piazza di Montecavallo. Lì presso c?è la chiesa di Santa Maria degli Angeli, di Michelangelo: architettura sublime. La statua di Santa Teresa a Santa Maria della Vittoria e, ritornando, la graziosa chiesetta detta il Noviziato dei Gesuiti.

10
Villa Madama, a mezza costa su Monte Mario. Una delle cose più splendide che Raffaello abbia realizzato in architettura. Al ritorno visitate la villa di papa Giulio, a circa mezzo miglio da Roma, vicino piazza del Popolo. Andate poi a vedere il paesaggio dell?Acqua Acetosa; il re di Baviera vi ha fatto mettere un?edicola.

11
Le gallerie Borghese, Doria, Sciarra e la galleria pontificia al terzo piano del Vaticano.

12
Se avete voglia di vedere statue, fatevi condurre al Museo Pio Clementino (al Vaticano) o alle sale del Campidoglio. I meschini cervelli che attualmente detengono il potere permettono di visitare questi musei solo una volta alla setttmana; ciò nonostante, se il popolo romano può ancora pagare le tasse e veder circolare qualche scudo è perché gli stranieri si prendono la pena di portarglieli
.

Stendhal

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:20 0 commenti

Nasce il Bologna City Blog

Dopo Roma e Venezia, anche Bologna ha il suo City Blog.

Un benvenuto ai blogger bolognesi!

scritto da Blogmaster IT-CB alle 17:06 0 commenti

martedì, aprile 26, 2005

Auguri

Venerdì prossimo Elio Toaff, per quarant'anni rabbino capo di Roma, compie novant'anni.

I miei personali auguri ad un uomo saggio, testimone della grandezza e dei drammi dello scorso secolo.

E non sarebbe una cattiva idea nominarlo senatore a vita

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:41 0 commenti

Notizia

Finalmente, dall'otto maggio riapre Villa Strohl Fern, a piazzale Flaminio. Soltanto per piccoli gruppi e su prenotazione, ma si vocifera che dalla prossima Notte Bianca sia finalmente resa accessibile dall'Ambasciata di Francia ai romani.

Quando toccherà a Palazzo Farnese ed agli affreschi dei Carracci ?

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:34 0 commenti

Sant'Aurea

Per fare l'erudito Ratzinger è il dodicesimo Arcivescovo Metropolita titolare della parrocchia suburbicarie di Santa Aurea a diventare Papa.

Buono a sapersi, ma dov'è questa chiesa ? Nel borgo di Ostia Antica, accanto al castello di Giulio II.

Progettata da Baccio Pontelli, oltre a custodire le spoglie della santa titolare, che la leggenda vuole uccisa da Claudio II il gotico nel 258 d.C., ha accolto sino al 1420 le spoglie di Santa Monica, poi trasferite nella chiesa di Sant'Agostino, vicino Piazza Navona.

Dietro la chiesa, l'episcopio, con gli affreschi di Baldassar Peruzzi, riscoperti per caso nel 1977, che ritraggono i bassorilievi della Colonna Traiana. Si racconta che il pittore, per tracciare gli schizzi, si sia fatto calare con una cesta dalla sommita del monumento.

Tra l'altro dal IV secolo d.C. Ostia, nella gerarchia cattolica è la seconda diocesi dopo Roma. Il suo vescovo titolare ha il privilegio di incoronare il nuovo Papa. Come si siano regolati questa volta, lo ignoro

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:33 0 commenti

Falchi a Roma

E' strano a dirsi, ma il cielo di Roma è un'immensa voliera. Non solo gabbiani e gli odiati storni, ma anche rapaci.

Falconi pellegrini nella città universitaria. Gheppi al Colosseo e a Santa Croce in Gerusalemme. Barbagianni al cimitero del Verano. Civette a Porta Maggiore.

Ma quello che stupisce veramente, è l'invasione di pappagalli esotici. La Caffarella è invasa da infiniti stormi di allegri e chiassosi parrocchetti, che passano ore ad infastidire le placide cornacchie.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:31 0 commenti

Per lo meno vuol bene alla sua diocesi

Vidi per la prima volta Roma da giovanissimo. E vi tornai più a lungo, già sacerdote, quando partecipai al Concilio Vaticano II. Fu un'impressione straordinaria. Lo splendore dei monumenti, che raccontavano, tutta intera, la Storia della Chiesa.

E poi la fede che si viveva in questa città: semplice, spontanea, come se le pietre stesse, i palazzi, le chiese, il suono delle campane grondassero di religiosità e la facessero vivere alle persone con assoluta, meravigliosa naturalezza, con gioia

Benedetto XVI

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:30 0 commenti

martedì, aprile 19, 2005

Circo Massimo

Finalmente il comune di Roma ha deciso di stanziare tre milioni di euro per gli scavi archeologi di Circo Massimo.

Quando Fontana per Sisto V vi recuperò nel 1587 l'Obelisco Lateranense e nel 1589 il Flaminio fece dei sondaggi sulla spina del Circo. Vide un'infinità di statue, almeno così racconta nella sua relazione.

Per la fretta e per il disinteresse del Papa, non recuperò nulla. Quindi, se l'architetto non si è inventato nulla, sappiamo dove e cosa scavare.

Il problema, purtroppo deriva dai bastioni. Interrompendo un fiume sotterraneo che sbucava nel Tevere, hanno creato una falda acquifera, che renderà difficili i lavori.

Speriamo in scoperte spettacolari, che convincano il Ministero dei Beni Culturali ad allargare i cordoni della borsa.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:39 0 commenti

Il Vescovo di Rpma

Un lungo pomeriggio lavorativo. Uguale agli altri. All'improvviso Luca grida "Fumata Bianca". Provo a dare un'occhiata al sito del Corriere. Il sito è giù. Troppe connessioni.

Lo stesso su Repubblica. Faccio uno squillo a mia sorella. Non sa dirmi nulla sul nuovo Papa. All'improvviso si sente il suono di infinite campane. Da bigotto quale sono, mi commuovo.

Poi il nome. Data la mia ammirazione ed affetto per il cardinale tedesco, non posso nascondere la contentezza.

Mi ha colpito il suo esordio

Dopo il grande papa Giovanni Paolo II i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore.

Come ogni cristiano. E lo stupore per il nome. Il ricordo dell'ultimo Benedetto. Voce nel deserto. Un araldo di pace, tradito dalla sua Europa.

E forse questo nome è un proclama. La necessità di gridare la verità anche a chi non udirla. La sfida di amare il proprio nemico, follia per il mondo. Il primato della Carità, perchè senza di essa la Fede è morta. La tensione verso la salvezza ed i tempi ultimi.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:29 0 commenti

lunedì, aprile 18, 2005

Ipse Dixit (Parte XIV)

Ma forse la rottura di coglioni è parte costitutiva di un certo modo di sentire l'amministrazione. Invece di defilarsi, ci si mette in mezzo. Il vedere e il farsi vedere, la vanità amministrativa che ti fa passeggiare come Re Sole per i giardini di Versailles, l'inaugurare e il celebrare. E piazza da riempire, riempire, riempire...

Non di folle oceaniche, per carità. Neanche mezza baionetta. Vacanzieri, danzatori, scioperati, tiratardi, mezze sole e mezze tacche. Prima città e più di tutte, Roma si è fatta negli ultimi anni divertimentificio estivo, una Rimini con il cupolone, con suonatori di ogni genere, ballerini di ogni tipo, cantanti di ogni razza, attori di ogni estrazione.

Sarebbe bello un sindaco che ogni tanto regalasse, alla sua città. invece di un eccesso di carnevalate estive, anche qualche momenti di silenzio. Non è necessaro inventarsi di tutto, ma proprio di tutto. Qualcuno addirittura mi ha parlato di festival di musica tuareg, roba che per fare un festival di musica ci vuole almeno Mozart e non basta.

Pazienza: la gente continuerà a tornare da Ibiza a Roma pensando di divertirsi di più da queste parti. Ma mica è obbligatorio far andare d'accordo sindaco e discotecari


SDM

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:40 0 commenti

Via del Babuino

Via Paolina, anno 1581. Davanti palazzo Cerasi, una semplice fontana di marmo africano. Qualcuno, per nobilitare il suo aspetto, alquanto mediocre, decide di collocarvi sopra una statua di un Sileno Giacente.

Un rimedio peggiore del male, data la sua abominevole bruttezza. I romani, scarsi di complimenti, la paragonarono ad una scimmia. Ad un babuino. E cominciarono ad attaccarvi sotto poesie per sfottere il Papa Re

E così Via Paolina cambiò nome. L'unico ad apprezzare il suo aspetto fu il centenario Cardinal Denza, che più cieco di una talpa, in sua presenza si toglieva devotamente il cappello, credendo di trovarsi dinanzi ad un ritratto di San Girolamo.

Nel 1877, quando i buzzurri cominciarono la loro guerra contro il ciò che era Roma, la fontana fu distrutta. La statua abbandonata nel cortile del Palazzo Cerasi. La vasca utilizzata per sostituire quella dell'abbeveratoio di via Flamina, dinanzi alla fontana di Giulio III.

Nel 1957, dopo le proteste di generazioni di romani, la statua, con una nuova vasca, fu riposta a via del Babuini, a lato della chiesa di Sant'Atanasio dei Greci, una delle poche a Roma cattoliche di rito bizantino

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:38 0 commenti

il conclave del 1829 (Parte VIII)

1 aprile 1829.

Ieri sera tutti tacevano: ognuno calcolava la sua posizione rispetto al nuovo papa e ai suoi amici. Oggi i nostri amici romani parlano solo delle conseguenze, magari le più meschine e per noi insignificanti, che l?elezione del nuovo papa avrà sulla vita cittadina.

Con questo papa sono salite al trono le virtù. Durante l?intero periodo napoleonico, dal 1809 al 1814, egli è vissuto fra Mantova, Milano e Pavia. Sembra che sia dottissimo in teologia. Era legatissimo con il Consalvi e sicuramente farà far carriera al cardinale Di Gregorio. Purtroppo è di malferma salute. Chi sarà suo ministro di Stato?

Pio VIII è stato eletto dopo quarantanove giorni di sede vacante e trentasei di conclave. Il nostro amico H*** ha vinto la scommessa di mille ghinee. La nomina di Castiglioni è stata decisa durante la notte scorsa e lo scrutinio risolutivo è stato quello della mattina, senza bisogno del ballottaggio serale. Il cardinale Della Somaglia gli ha immediatamente domandato se accettava la nomina.

Egli ha risposto di sì subito senza aggiungere nulla e ha scelto il nome di Pio VIII.
Immediatamente il notaio della Santa Sede, monsignor Zucchi, ha redatto il processo verbale dell?avvenuta elezione.

I cardinali Albani e Caccia Piatti hanno accompagnato il nuovo eletto nella sacrestia della cappella Paolina e gli hanno fatto indossare gli abiti pontificali. Ne erano stati preparati tre, di diverse misure.

Il papa è poi salito sull?altare della cappella e qui ha ricevuto la prima adorazione, consistente nel bacio della mano e in un doppio abbraccio da parte di ciascun cardinale.
Il camerlengo, cardinal Galeffi, gli ha subito consegnato l?anello piscatorio.

Verso le quindici di questa mattina (le nove) il nuovo papa si è trasferito dai Quirinale al Vaticano fra due ali di folla entusiasta. La gente si domandava chi sarà scelto come segretario di Stato. I romani non sanno ancora che già ieri un motu proprio, redatto per mano stessa del pontefice, ha nominato il cardinale Albani. Nella carrozza papale c?erano anche i cardinali Della Somaglia e Galeffi. Abbiamo visto il papa da vicino, mentre saliva l?altar maggiore di San Pietro. È stato cantato il Te Deum e Pio VIII ha ricevuto la terza adorazione....



Stendhal

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:36 0 commenti

domenica, aprile 17, 2005

Ipse Dixit (Parte XIII)

Pare che non una piazza, a Roma, possa essere lasciata in pace. In ognuna c'è da rifare, rassettare, ripulire. Se c'è uno spazio vuoto, è alto il rischio che si venga piazzata una statua, uno sgorbio, una stele che scansati.

Lo spazio vuoto pare mettere paura agli amministratori comunali. Subito bisogna correre a riempirlo. Se poi, si lasciasse fare alla saggezza di un paio di carpentiere...

E invece tocca all'architetto, all'ingegnere, al tecnico. Una volta avvistata la piazza appartata, con la forza vi viene esportata l'architettura


SDM

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:57 0 commenti

Eventi

L'otto Maggio, sul circuito di Montemario, si terrà la gara di regolarità di moto d'epoca Guzzi. Questo evento ricorda Tazio Nuvolari, che su questo circuito vinse il 24 febbraio di ottant'anni nella classe 350, sulla sua Bianchi, Freccia Celeste

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:56 0 commenti

Mostre

Dal 23 al Museo del Corso, un'antologica del grande Kazimir Malevic. Contemporaneamento continua l'iniziativa di portare l'arte nel Centro Commerciale di Cinecittà Due.

Nell'ambito del Fotografia, festival internazionale di Roma, si terrà la prima mostra italiana di una dei maestri della forografia contemporanea, Caio Mario Carruba

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:55 0 commenti

Niobe ai Quintili

Lungo l'Appia antica si notano ruderi imponenti. La grandiosa villa dei fratelli Condiano e Massimo, appartenente alla famiglia dei Quintili, tanto ampia che nel seicento si riteneva essere una vera e propria città.

Scavata in continuazione dai tempi di Raffaello, per trarne marmi, statue e mosaici, sembrava non nascondere più nulla.

Ma in questi giorni, sistemando il nuovo ingresso che verrà inaugurato per la settimana dei beni culturali, una preziosa statua di Niobe. E così si è riusciti a dare significato ai vari frammenti trovati nei dintorni.

Statue di bimbi, conservate nell'Antiquarium. Gli arcaicizzanti figli di Latona, Apollo e Diana, trovati nel Settecento nella stessa zona ed ora convervati a Palazzo Massimo. E l'enigmatico Zeus seduto su una roccia, testimone impassibile della tragedia, trovato in zona tre anni fa.

Si spera che questa scoperta aiuti gli archeologi nella loro disperata caccia di fondi per proseguire gli scavi

scritto da Alessio Brugnoli alle 20:46 0 commenti

Il conclave del 1829 (Parte VII)

31 marzo 1829

Pioveva a torrenti, una vera pioggia tropicale, quando questa mattina un parrucchiere al quale avevamo promesso una mancia è arrivato ansante e completamente fuor di sé nella sala dove facciamo colazione.

"Signori, non c'è fumata! ". Ecco le sole parole che è riuscito a pronunciare. Dunque lo scrutinio di questa mattina non è stato bruciato.

Vuol dire che il papa è stato eletto!

Siamo stati colti di sorpresa; proprio come Cesare Borgia avevamo tutto previsto per il giorno della nomina del pontefice, meno che piovesse a dirotto. Abbiamo sfidato l'acquazzone.

Abbiamo avuto la costanza di restare tre ore sulla piazza di Montecavallo. In capo a dieci minuti eravamo bagnati come se ci fossimo gettati nel Tevere. I nostri mantelli di taffetà impermeabile cercavano di proteggere le nostre compagne, intrepide quanto noi. Avremmo potuto guardare la scena da certe finestre che danno sulla piazza, che erano a nostra disposizione, ma desideravamo restare proprio di fronte alla porta del palazzo, davanti al finestrone murato, in modo da non perdere le parole del cardinale che avrebbe proclamato il nuovo papa. Non ho mai visto una folla simile: una spilla non sarebbe caduta a terra, e pioveva a catinelle.

Alcuni bravi soldati svizzeri, coi quali eravamo già d'accordo, ci hanno aiutato a raggiungere i posti conservatici vicino alla porta del palazzo. Uno dei nostri vicini, un tipo elegantissimo che stava sotto la pioggia da più di un'ora, ci ha detto:

"Questo è ben più interessante che l'estrazione del lotto! Pensate che il nome del nuovo papa influirà direttamente sulla fortuna e sull'avvenire di tutti i romani che portano abiti di buona stoffa ".

A poco a poco la penosissima attesa ha fatto incollerire il popolo, e in queste circostanze tutti diventano popolo. È impossibile descrivere l'empito di gioia e di impazienza che d'un colpo ci ha tutti agitati quando una prima, piccola pietra si è staccata dalla finestra murata sul balcone. Tutti gli occhi erano fissi lassù. Un urlo immenso ci ha rintronato nelle orecchie. L'apertura si è ingrandita rapidamente: in pochi minuti la breccia era abbastanza larga da permettere di affacciarsi al balcone.

È uscito un cardinale. Ci è parso fosse l'Albani. Ecco però che spaventato dal terribile rovescio d'acqua che vien giù dal cielo, egli ha un istante di esitazione e poi si ritrae. Evidentemente non osava affrontare di colpo tutto quel freddo, dopo tanti giorni di reclusione. Come descrivere il furore del popolo a quella vista, le sue grida di collera, le sue imprecazioni volgarissime?

Le nostre compagne ne furono spaventate. Già i più furiosi urlavano che volevano invadere il conclave per eleggere loro stessi il loro papa nuovo. La incredibile scena è durata più di mezz'ora. Alla fine, a forza di gridare, la gente non aveva più voce.

A questo punto la pioggia è diminuita per un istante. Il cardinale Albani si è avanzato di nuovo sul balcone: dall'immensa folla è venuto come un gran sospiro di gioia. Poi un silenzio che si sarebbe sentita volare una mosca.

Il cardinale ha detto:

" Adnuntio vobis gaudium magnum, papam habemus eminentissimum et reverendissimum dorninum "...

Qui l'attenzione della folla è raddoppiata.

" Franciscum - Xaverium, episcopum tusculanum Sacrae Romanae Ecclesiae cardinalem Castiglioni, qui sibi nomen imposuit Pius VIII "

Alle parole Franciscum - Xaverium quelli che conoscono i nomi di battesimo dei cardinali hanno subito indovinato che si trattava di Castiglioni. Ho sentito parecchia gente intorno a me mormorare subito quel nome. Alle parole episcopum tusculanum altre venti persone hanno pronunciato il nome del Castiglioni, ma a voce bassissima, in modo da non perdere niente di ciò che diceva il cardinale Albani. Alla parola Castiglioni c'è stato come un grido soffocato, subito seguito da un movimento di gioia profonda.

Si dice che questo papa sia davvero colmo di virtù; di certo non sarà cattivo.
Prima di lasciare il balcone, il cardinale Albani ha gettato alla folla un foglio di carta contenente le stesse parole che aveva pronunciato poco prima. Poi si è messo a battere le mani. Un grande, unanime applauso gli ha risposto dalla piazza: nello stesso istante il cannone di Castel Sant'Angelo annunciava il grande evento al popolo della città e della campagna.

Ho visto le lacrime brillare in molti occhi: erano il frutto di una semplice reazione emotiva dinanzi a un avvenimento atteso tanto a lungo? Oppure erano davvero un segno di felicità per aver ottenuto un così buon sovrano, dopo tante paure? La gente, mentre sfollava, canzonava allegramente quei due o tre cardinali la cui nomina l'avrebbe costernata.
Siamo tornati a casa di corsa per asciugarci. In vita nostra non eravamo mai stati così zuppi di pioggia.

Ecco qualche altro particolare fra quelli che la prudenza mi permette di rendere noti.
I tre o quattro voti che hanno deciso l?elezione sono andati a Pio VIII grazie a una predizione di Pio VII. Si racconta che Pio VII, quando nominò cardinale l'attuale pontefice, dicesse, seppure in maniera assai confusa, che egli sarebbe stato il suo successore.

Il partito ultra è stato sconfitto. Il partito liberale non ha avuto più alcuna speranza dopo lo scacco del 7 marzo. Con la nomina del cardinal Castiglioni, vincitore è risultato il partito austriaco e moderato


Stendhal

scritto da Alessio Brugnoli alle 20:09 13 commenti

Augusteum di Narona

Narona. Colonia Latina nella Croazia, base di appoggio delle conquiste di Tiberio nei Balcani. Nel 1995 sono stati ritrovati i resti di un tempio tetrastilo, con un'ampia cella rettangolare, pavimentata a mosaico. E, soprattutto, il più numeroso gruppo statuario romano dopo quello dell'Ara Pacis.

Un ritratto della famiglia di Augusto e dei suoi successori. Le iscrizioni trovate indicano la pratica di culto privato, dentro al tempio, probabilmente dedicato a Venere, di cui la famiglia Giulia si proclamava discendente.

Le statue erano disposte lungo il lato nord ed ovest del tempio. La più importante, che rappresente un Augusto loricato, di dimensioni più grandi del naturale, era posta al centro. Tra i personaggi identificati, Tiberio, Livia, Agrippina minore e Vespasiano

La ricostruzione di tale monumento è visibile sino al 18 maggio ai Musei Vaticani

scritto da Alessio Brugnoli alle 19:31 1 commenti

sabato, aprile 16, 2005

Ipse Dixit (Parte XII)

Forse neanche Veltroni, a questo punto, è interessato o in grado di invertire questa sorta di maleducazione istituzionale, che poco si interessa dei disagi (in maniera corretta) e delle rotture di coglioni (in maniera corrente) che certe decisioni provocano. Almeno spiegarle.

Si sente presa in giro, la gente, quando gli levi l'autobus di soppiatto, anche se poi appicci e spegni il Colosseo per qualunque causa meritoria. Trabocca, dentro il (raro) 63 pieno (al solito) di gente, una certa vaga sorpresa.

Non ci si scaglia ancora contro il sindaco più amato, ma certo c'è un po' di dolorosa sorpresa per quello che sta accadendo.

Dice un mio amico:

"Ah se lo sapesse Veltroni.. "

che francamente è pure un po' eccessivo, pare quelli che dicevano,, davanti alle cazzate dei gerarchi

" Ah se lo sapesse il Duce..."

Posizione un po' fessa, onestamente


SDM

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:14 0 commenti

Cucina Romana (Parte II)

Dei grandi banchetti pontifici del Rinascimento, qualche testimonianza rimane ancora. Ad esempio di quello offerto dal cardinale Pietro Riario, nipote di Sisto IV, in occasione della venuta a Roma di Eleonora d'Aragona, nel giugno del 1473, per il quale fu necessario occupare l'intera piazza Santi Apostoli.

O di quello dato dal Senatore di Roma, il 13 settembre del 1513, a Giuliano de' Medici, fratello di Leone X, il cui menù occupa un intero volume delle Curiosità Romane di Ermanno Ponti.

Oppure di quello preparato nel dicembre del 1589 per le nozze di Marc'Antonio colonna con la Peretti, nipote di Sisto V. O infine il pranzo offerto al Quirinale da Alessandro VII a Cristina di Svezia.

Un'infinita lista di vivande, con profusione di cacciagione, pasticci, polli e capponi. Tutti conditi con salse, per l'abuso di spezie, dello zucchero e del miele molto probabilmente ci spedirebbero all'ospedale.

Basti pensare a questo arrosto di vitella presentato alla Regina di Svezia.

"Vitella mongana arrosto, nel lombo lardata minuta, servita con salsa tagliata a dadi, adornata con limoncelli di calabria, canditi tramezzati con crostini fatti di rognone di vitella, midollo di vaccina e cetronanta "

La cucina romana non è figlia di questi eccessi, ma di quella descritta nel poema di Berneri, quando Meo Patacca, affranto dalla fatica per preparare l'esercito destinato a difendere Vienna, dalle pene di amore e dalla rivalità con Marco Pepe, si prepara la seguente cena

e presto in sopra a un piatto de maiolica
prisciutto, cacio e mortadella mette

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:13 0 commenti

Il conclave del 1829 (Parte VI)

20 marzo 1829

Molto probabilmente la Spagna ha incaricato di curare i suoi interessi quel cardinale Giustiniani (Il cardinale Giustiniani è vescovo ad Imola. Fatevi raccontare la storia della rivolta che ebbe lungo ad Imola ai primi di giugno del 1829 a causa di una reliquia. Quale energia! A dire il vero volta però a uno scopo criminale; o ridicolo. Leggete l'interdizione lanciata contro la città, che del resto se ne ride. - Cacciata degli ebrei.) che si dice sia intimo amico di Ferdinando VII, notissimo a Roma per il gran cordone spagnolo che porta sempre sulla porpora. Le sue benemerenze spagnole per poco non hanno convinto il partito ultra a preferirlo al cardinale Pacca. In realtà, solo Francia e Austria sono le due potenze veramente interessate alla nomina del papa. A Roma si ha molta paura della Francia, e del resto noi non possiamo proprio fare niente di utile per i cardinali italiani. L'Austria può sempre donare dei vescovadi ai nipoti dei cardinali che voteranno per lei.

Stendhal

scritto da Alessio Brugnoli alle 19:36 1 commenti

Villa Adriana

Da una notizia tratta da RomaOne

Dopo essere stata presentata in anteprima a dicembre nel Complesso Monumentale di San Michele a Ripa, apre a Villa Adriana la mostra che propone una rilettura dell'apparato decorativo che decorava la residenza imperiale

La mostra è allestita negli spazi dell'ex-caffetteria dell'area archeologica, appositamente ristrutturati per l'occasione: qui sono esposti materiali in marmo, vetro, pasta vitrea, piombo e bronzo rinvenuti nel corso di recenti indagini di scavo che hanno interessato le tre importanti strutture dell'Antinoeion, del Teatro Greco e dell'Edificio a Tre Esedre, quest'ultimo uno dei complessi più lussuosi della villa di cui viene in parte ricostruito lo schema decorativo.

Sotto il pavimento di uno degli ambienti di questo edificio sono stati infatti ritrovati resti del rivestimento parietale in opus sectile, sfuggiti alla pesante spoliazione subita dalla Villa nel corso dei secoli: si tratta dei materiali di maggiore interesse scientifico finora rinvenuti a Villa Adriana, come dimostrano la fascia decorativa a treccia e il quadro figurato con cavallo e auriga, sia per la tecnica impiegata sia per la loro rarità nell'ambito di questa tipologia di rivestimento parietale, in particolare nell'età di Adriano.

La vera novità sono i reperti rinvenuti nell'Antinoeion: si tratta della tomba-tempio di Antinoo, a lungo ricercata in Egitto, a Tivoli e a Roma, nella zona fuori porta Maggiore e sul Palatino, venuta alla luce nel 2002 a Villa Adriana, di fronte alle Cento Camerelle. Il giovane amato da Adriano e annegato nelle acque del Nilo nel 130 d.C. in circostanze misteriose (incidente, autoimmolazione o omicidio?), per volere dell'imperatore fu divinizzato come Osiride, la divinità egizia, e a lui furono dedicati templi (soprattutto nella parte orientale dell'Impero), mentre il suo ritratto comparve sulle monete. Nella sua tomba sono stati rinvenuti numerosi frammenti dell'arredo scultoreo con statue, basamenti decorati con geroglifici e simboli egizi, sfingi, vasi per l'acqua lustrale, che, simbolicamente assimilata a quella del Nilo, aveva un ruolo fondamentale nei riti funebri.

Risultati di altri scavi recenti sono poi quelli relativi all'area del Teatro Greco: qui, grazie all'analisi delle foto aeree con il sistema iperspettrale MIVIS e alle indagini geofisiche con georadar, è stato possibile comprendere meglio la complessa articolazione della struttura, costituita dall'edificio per lo spettacolo e da una serie di corpi ed elementi architettonici scenografici su più livelli. L'orchestra del teatro, oggi non visibile perché posta al di sotto del livello della falda acquifera, era rivestita da grandi lastre di marmo di Luni, così come le scale d'accesso alla cavea. Un pavimento in opus sectile policromo decorava uno dei portici del complesso monumentale, affacciato su uno spazio aperto pavimentato a mosaico con grandi tessere bianche, di un tipo presente anche nell'Antinoeion.

Nella mostra vengono infine presentate anche immagini della Villa associate a disegni di Leonardo da Vinci, che visitò Villa Adriana: la sua presenza a Tivoli è documentata con certezza sulla base delle indicazioni contenute in un foglio del Codice Atlantico recentemente attribuito a Leonardo. I disegni documentati in mostra sembrano studi progettuali condotti su temi che lo avevano interessato nel corso della visita e dimostrano come Leonardo abbia condotto un'attenta analisi del complesso adrianeo, come attestano le profonde analogie e corrispondenze di alcuni disegni con quanto ancora rimane in sito a Villa Adriana, e apre la via a un nuovo capitolo nella storia della formazione e ispirazione del pensiero del maestro.

scritto da Alessio Brugnoli alle 08:11 0 commenti

Ipse Dixit (Parte XI)

Sì, certo, Roma è per sua natura un posto dove scassare le balle è pratica quotidiana. Non c'è sottosegretario di mezza tacca che non si trascini dietro una scorta lungo le corsie preferenziali del tuo autobus, non c'è causa giusta o causa scema che non finisca con un corteo tra i piedi, e a volte sono masse e a volte solo gruppetti di idioti.

ognuno deve farsi vedere, ognuno deve farsi sentire, ognuno vuole farsi ammirare. E si capisce che la faccenda non siafacila da sbrigare, se ancora stanno lì sindaco e prefetto, a provare a limitare i cortei, come più o meno dovrebbero essere le uova a settimana, non più di due, e invece sono due al giorno, persino tre.

Ma io, dopo tutto 'sto giro di chiacchiere, sono sempre lì, in attesa del mio 63, col rumeno alticcio


SDM

scritto da Alessio Brugnoli alle 00:25 2 commenti

I sette colli

Quali sono i sette colli di Roma ? La risposta è quasi immediata. La filastrocca imparata alle elementari dice:

Aventinus (Aventino)
Caelius (Celio)
Capitolium (Campidoglio)
Esquiliae (Esquilino)
Palatium (Palatino)
Quirinalis (Quirinale)
Viminalis (Viminale)

In realtà non è proprio così. Nel senso che tale classificazione è assai tarda, risalente all'epoca di Costantino.

Ai tempi della Roma quadrata, dall'Ottavo al Sesto secolo Avanti Cristo, i sette colli non venivano fatti coincidere con i monti presenti entro le mura Serviana, ma con le alture del Palatino (Cermalus, dove la tradizione narra avesse casa Romolo,Palatium e la Velia, distrutta dagli sventramenti mussoliniani), dell'Esquilino (Fagutal, Oppius e Cispius) e sul Celio.

I luoghi in cui si svolgeva la cerimonia del Septimontium, celebrata l'undici dicembre, che secondo la leggenda era stata istituita da Numa Pompilio. I romani della tarda Repubblica e dell'Impero, da buoni tradizionalisti, continuavano a festeggiarla, ignorandone il significato.

Secondo loro doveva onorare i sepolcri degli Argei, gli eroi argivi compagni di Evandro, che strapparono il possesso di alcuni colli della futura Roma dai Siculi e dai Liguri. Probabilmente, invece ricordava il sinecismo compiuto da Romoli, passando davanti ai luoghi dove abitavano gli antichi capivillaggio.

Ma da dove derivano questi benedetti nomi ?

L'Aventino probabilmente deriva dall'omonimo re di Alba Longa, secondo Varrone ivi ucciso da un fulmine.

Il Celio, che in origine si chiamava Querquetulano, dalle foreste di querce che vi crescevano, dal nome del condottiero etrusco Celio Vibenna, che aiutò Cneve Turmach Rumach ( Gneo Tarquinio Romano, meglio noto come Prisco) a prendere il potere.

Il Quirinale, dalla colonia dei sabini di Curi che vi abitavano nei primordi. Il Campidoglio che nell'epoca classica aveva due cime: l'Arx e il Capitolium divisi una sella chiamata Asylum, secondo la leggenda narrata da Fabio Pittore, annalista latino, prenderebbe il nome dal ritrovamento di un gigantesco teschio di un guerriero etrusco, avvenuto al tempo dei Tarquini.

Senza spremerci le meningi su cosa fosse veramente trovato, è più probabile che derivi dal sabellico caput, avamposto, tenendo conto dell'indizio che sul Quirinale vi era un tempio, sempre dedicato a Giove, noto come Capitolium Vetus.

Palatium dal nome della dea Pale, protettrice delle messi. Viminale, dalle macchie di vimini che lo infestavano.

Più complicata l'origine dell' Esquilino. Forse deriva da aexculi, gli arbusti di leccio, cari a Giove, che ricoprivano il colle; oppure da excubiae, le guardie che Romolo mandava in giro per difendersi dagli attacchi dei Sabini di Tito Tazio, ma probabilmente, aexquilae era solo la definizione della fascia suburbana che traeva la sua origine etimologica dal verbo "ex-colere", ovvero "abitare fuori" rispetto al nucleo centrale dell'urbe, sviluppato intorno al colle Palatino. Insomma, la periferia dell'epoca.

Per finire l'excursus etimologico, il nome di Colle Oppio deriva dal condottiero latino Oppio Tuscolano ed il Cispio dall'omonimo mercenario ernico , entrambi ingaggiati da Tullio Ostilio

scritto da Alessio Brugnoli alle 00:23 0 commenti

Il conclave del 1829 (Parte V)

15 marzo 1829

Si susseguono le processioni e le preghiere per una rapida elezione del pontefice. Già si comincia a mormorare. I romani temono che fallisca la settimana santa. Se il papa non sarà ancora nominato per il giorno 19 aprile prossimo, giorno di Pasqua, non ci sarà settimana santa, e addio affitti esorbitanti!

I nostri ospiti parlano della settimana santa come se fosse un periodo di vendemmia: dicono che quest'anno si annuncia benissimo. Gli stranieri che sono a Roma per le cerimonie del conclave resteranno in città e altri ancora ne verranno. Ieri e oggi abbiamo battuto tutte le strade di Roma alla ricerca di un alloggio per un nostro amico venuto dalla Sicilia. È stato impossibile trovarlo. I prezzi sono divenuti addirittura ridicoli.


Stendhal

scritto da Alessio Brugnoli alle 00:21 0 commenti

giovedì, aprile 14, 2005

Il conclave del 1829 (Parte IV)

10 marzo 1829

Il signor de Chateaubriand ha parlato davanti al conclave. La sua carrozza ha avuto l'onore di essere accompagnata fino a Montecavallo da quelle di tutti i cardinali: erano stati i porporati stessi a darne l'espresso ordine. Il signor de Chateaubriand ha sempre offerto delle bellissime feste, ha fatto eseguire degli scavi, annuncia persino il progetto di elevare un monumento funebre a Poussin, è stato gentile con il cardinale Fesch.

Non c'è dubbio che all'illustre personaggio vada tutta la riconoscenza del Sacro Collegio.
Chateaubriand ha parlato nella sala ove ha luogo la verifica del cibo, davanti a una apertura della parete così piccola che non ci passerebbe un uovo. Dall'altra parte del buco era in ascolto una deputazione del conclave. Al discorso dell'ambasciatore ha risposto il cardinale Castiglioni. Si ricorderà che un brano del suo discorso è stato già citato all'inizio di questo libro.

Il discorso dell'ambasciatore spagnolo era stato tenuto in latino; lo Chateaubriand ha invece parlato francese. È stato un discorso molto liberale, forse con qualche io e noi di troppo, ma che è piaciuto molto a tutti. Meno che ai cardinali. Il fatto è che il governo francese, qualunque sia la sua reale politica, in Italia o è il protettore del partito liberale o non è nulla. In tutti i salotti, questa sera, si dava lettura delle parole dell?ambasciatore


Stendhal

scritto da Alessio Brugnoli alle 21:14 0 commenti

Vestiti Papali

Soronel l'Araldo dixit:

se qualcuno ha voglia di vedere una piccola curiosità romana, qualcosa che si può vedere (realmente) solo ad ogni morte di Papa: in Via S. Chiara 34,dietro al Pantheon, fino a venerdì sera sono esposti nella vetrina di un piccolo negozio gli abiti che il prossimo Papa indosserà per la sua prima uscita pubblica.

Ne approfitto per ringraziare tutti coloro che scrivono nelle mailing list che frequento, fonti inasauribili di stimoli ed idee

scritto da Alessio Brugnoli alle 14:59 0 commenti

mercoledì, aprile 13, 2005

Il nemico alle porte

Difficile immaginare la Roma dell'Ottocento dopo Cristo. Le Mura Aureliane circondavano pascoli e boschi. Aggrappate alle rovine, capanne e piccole casa. Quindicimila abitanti. Nulla, rispetto al passato o all'orgogliosa Bisanzio. Eppure continuava ad essere la più grande città dell'Occidente Cristiano.

San Pietro, fuori dalla città, costituiva un mondo a parte. Dinanzi alla basilica, le tombe dei re angli e sassoni che avevano deciso di custodire in eterno la tomba dell'Apostolo

Accanto la chiesa di Santa Maria in Turris. La Meta Romuli, un sepolcro simile alla Piramide Cestia. La chiesa di San Pellegrino in naumachia, dal nome dell'edificio fatto costruire da Caligola, I ruderi del Circo del Palazzo di Nerone. Solitario un elce, su cui ancora si vedevano, bronzee, lettere etrusche, resi di un'antica iscrizione.

La Basilica era collegata alla città da un lungo portico. Al suo fianco, gli ospizi e le scholae dei Sassoni, dei Franchi, dei Frisoni e degli Irlandesi.

Nell'agosto dell'846, un terrore scuote il desolato litorale laziale. Qualcosa di più terribile della fame e della malaria. Sull'orizzonte, mille vele nere. I saraceni. Chi può fugge nelle selve e nelle palude.

La notizia giunge a Roma. Il califfo Aaron Alovateer Aboujafar è alle è porte. Papa Sergio II è vecchio e stanco. Vorrebbe difendere San Pietro. I suoi tesori e reliquie. I conti di Tuscolo ed i Crescenzi si oppongono. Sarebbe un suicidio.

A malincuore, il Vaticano viene abbandonato. Le campane chiamano il popolo a raccolta. Si rabberciano gli spalti. Si chiudono i ponti. Le porte vengono aperto soltanto ai profughi dalla campagne.

Sulle mura ondeggiano insegne di lupi, falchi ed aquile. Si sentono infinite lingue. Il longobardo al fianco del latino. L'Inglese del tedesco.

I saraceni arrivano di notte. Si accampano tra le volte della basilica, abbagliati dall'oro e dall'argento. Vorrebbero predare tutto ed allontanarsi. Il califfo si oppone. Se vi è tanta ricchezza qui fuori, cosà vi sarà dentro le mura dell'antica capitale del mondo ?

Qualcuno suggerisce di non attaccare frontalmente. Di aggirare la città, trovando un punto sguarnito da cui prendere di sorpresa i difensori. Alovateer è sdegnato. I suoi soldati devono ricorrere a questi mezzucci ? Hanno così paura degli infedeli ? Basterà la mano di Dio a sterminarli. La paura li disperderà come sabbia nel vento.

All'alba suonano i corni. Nei Portica Petri risuona il grido Allah Ikbar. Migliaia di guerrieri si lanciano contro le mura. Onde sugli scogli. Contro ogni speranza reggono. Al Mausoleo di Adriano, statue vengono lanciate contro gli invasori.

I celti dalle lunghe asce tentano una sortita. La mischia si frantuma in mille duelli. Per un giorno. Per un altro. Per un altro ancora.Dinanzi alle mura vengono squartati feriti e prigioneri.

Qualche saraceno vorrebbe saccheggiare la basilica e ritirarsi. Alovateer lo fa decapitare. Avrà Roma.

La mattina del 27 agosto ricomincia la battaglia. All'orizzonte il fumo della polvere. Un grido di battaglia. La cavalleria longobarda di Guido di Spoleto è venuta in aiuto degli assediati. I saraceni sono presi tra due fuochi. Non combattono più per saccheggiare, ma per sopravvivere.

E fuggono, come nebbia del mattino.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:14 0 commenti

Il conclave del 1829 (Parte III)

9 marzo 1829


Non ho più la forza di occuparmi del conclave. Abbiamo passato due giorni a Tivoli, con un tempo magnifico. Questa sera, tornati in città, abbiamo trovato i romani al colmo della disperazione.

Persino le loro fisionomie appaiono sconvolte.

" Che importa a voi dell'elezione del papa ? " ci dicevano.

" Per voi è soltanto una curiosità. Ma per noi l'elezione che è fallita ieri sera costa almeno otto anni di tranquillità "

Non c'è proprio nulla da obiettare a questo ragionamento. Pare che nelle Romagne il malcontento sia vivissimo.


Stendhal

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:11 0 commenti

lunedì, aprile 11, 2005

Ipse dixit (Parte X)

Anche altri miei amici veltroniani pensano che ci sia in città un po' troppa scenografia e un po' meno cittadinanza (la parola è quella che è, ma è esattamente quella che usano ) rispetto al passato. Non è che necessariamente ogni rottura di coglioni debba riversarsi qui perchè Roma è tanto bella, perchè lo sfondo è meraviglioso, perchè così ci vedono tutto il mondo.

Io non torno a casa la sera perchè stanno facendo l'Oscar della musica al Colosseo ? Ma chi se ne frega ! O mucchi di sbrindellati che fanno una specie di Karaoke per settimane spaventando i gatti della zona ? O cinematografari di tutte le razza che sequestrano piazze e stradine e stradone. Dice: l'immagine di Roma...

Capirai dai tempi di Giulio Cesare non c'è altro da fare. E' una mania, una malattia, un marasma. Ogni tanto (ultimamente più spesso di ogni tanto) c'è una scemenza che ti si pianta in mezzo alla strada, ma fa tanto capitale europea, i vigili ti bloccano, costringono il tuo 63, se Dio vuole è arrivato, a farsi tutto il Lungotevere, manco i Lanzichenecchi per prendere Castel Sant'Angelo, stai stretto alla zoccola che ti urla al telefonino vicino all'orecchio, si va da ubriachi alla ricerca della strada di casa, arrivi sulla Nomentana e, siccome hanno deciso di mettere una pensilina, hanno pure trovato modo di chiudere una strada, con colossale ingorgo alle dieci di sera.

E non mezzo operaio a lavorare, non un'ora di straordinario per limitare l'incazzatura, non mezzo vigile a dirigere il traffico. Torna la domanda delle domande. Chi si è chiesto: ma quanto rompe i coglioni alla gente ? E cosa possiamo fare per romperli meno ? Quasi tre ore per tornare a casa


SDM

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:19 3 commenti

Le ceneri di Agrippina

Che fine fecero le urne e le ceneri dei Cesari ? Disperse nel tempo. Non resta che l'ultima dimora di Agrippina Maggiore, moglie di Germanico, madre di Caligola e nonna di Nerone. Colei che a Colonia fermò le legioni in fuga dai Germani, trasformando disfatta in vittoria

La sua urna nel Medioevo fu trasformata in misura per grano ed utilizzata nel mercato che a quei tempi si teneva in Campidoglio.

Le sue dimensioni erano tali da contenere rubbiatella di grano, unità di peso romana di poco superiore al quintale. Nel 1370 l'urna fu decorata scolpendo uno stemma di Roma retto da un balestriere e da un pavesato, tramite il cui Comune garantiva l'esattezza della misura

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:18 0 commenti

Il Conclave del 1829 (Parte II)

6 marzo 1829

L?eccitazione è al colmo. Il 2 e il 3 scorso sono arrivate le Loro Eminenze Ruffo-Scilla di Napoli e Gaysruck di Milano. Anche loro sono andati a recitar qualche preghiera in San Pietro, hanno avuto una serie di colloqui più o meno misteriosi e poi sono entrati in conclave, seguendo i dettami di un cerimoniale interessante a vedersi, ma la cui descrizione annoierebbe il lettore, forse già un poco stanco dell?argomento. Le mie amiche si divertono moltissimo a tutte queste cerimonie, chiaramente eseguite da gente che a tutto sta pensando meno che ad esse. Io, poi, ricordo di aver già visto tutto ciò quando fu eletto Leone XII.
Questa mattina abbiamo goduto lo spettacolo dell?arrivo del pranzo dei cardinali. Ogni pranzo dà luogo ad una vera e propria processione, che attraversa lentamente tutta la città, aperta dai cortigiani dei vari cardinali, più o meno numerosi a seconda della ricchezza del porporato. (Il corteo più brillante è quello del cardinal Di Gregorio.)

Poi venne una barella portata da due " facchini ", sulla quale è posto un gran paniere decorato con le armi del cardinale; dentro il paniere c?è il pranzo. La processione è chiusa da due o tre vetture di "gala ". Un simile corteo parte ogni giorno da tutti i palazzi dei cardinali per raggiungere Montecavallo.
Grazie a monsignor N** abbiamo potuto assistere anche all?ispezione dei pranzi. Siamo entrati a Montecavallo per il portone principale e abbiamo attraversato tutto il cortile grande, nonostante parecchie difficoltà e discussioni con le guardie. Ci hanno introdotto infine in una stanza provvisoria, ricavata a mezzo di un tavolato da un?altra sala più grande: sul tavolato, coperto da tappezzerie, si aprono due ruote. Molti cesti erano già arrivati al palazzo.
Un vescovo ha il compito di ispezionare le vivande. I panieri vengono aperti e i piatti fatti passare uno dopo l?altro fra le mani del vescovo, il cui compito dovrebbe essere quello di impedire che mediante essi si stabilisca una corrispondenza con il conclave. Il vescovo studia orni piatto con aria serissima, lo annusa quando ha un buon aspetto, poi lo restituisce ad un subalterno, che lo mette nella ruota.

Evidente che ogni pranzo potrebbe portare dozzine di biglietti, nascosti dentro ai polli arrosto o ai timballi.

Proprio mentre stavamo andandocene, disgustati dalla vista di tutto quel cibo, abbiamo visto arrivare sulla ruota, dall?interno del conclave, un bigliettino con due numeri, venticinque e diciassette, e con l?ordine di giocarli al lotto.
Quella per il gioco d?azzardo è una delle maggiori passioni degli italiani. Qualunque sia la sua disperazione per essere stato abbandonato dall?amante, pure un vero romano non dimenticherà mai di giocarsi al lotto gli anni dell?infedele e il giorno del mese in cui è avvenuta la rottura. Nel manuale del "Lotto" c?è perfino il numero dell?infedeltà (se non mi sbaglio è il trentasette). I due numeri giunti dall?interno del conclave, però, potevano anche significare che nello scrutinio precedente il cardinale che occupava l?appartamento numero venticinque aveva avuto diciassette voti, o altro. I due numeri comunque, furono immediatamente consegnati al domestico del cardinale P*.

Ci si può render conto, da quanto si è detto, come niente sia più facile per il conclave che comunicare con l?esterno nel corso della giornata. Di notte si usa lanciare dalle finestre pietre bucate, che contengono bigliettini di carta sottilissima. Piazza Montecavallo e la via di Porta Pia, a "fumata" avvenuta, son ormai deserte: però c?è sempre qualcuno che si trova a passarvi proprio quando la pietra vien lanciata.
L?unica notizia ufficiale è quella relativa ai cardinali capi di ordine religioso che vengono di volta in volta incaricati di scrutinare i voti. Per i giorni 5, 6 e 7 marzo essi sono le Loro Eminenze Arezzo, per l?ordine dei vescovi, Testaferrata, per l?ordine dei preti e Guerrieri-Gonzaga per i diaconi.
Bisogna prima di tutto sapere che se a Roma tutti son stanchi dei sistemi del papa morto, tutti son però egualmente convinti che il partito conservatore vincerà l?elezione e che farà una pessima scelta (tale però non è l?opinione degli osservatori stranieri più moderati).
Improvvisamente, verso le dieci di questa sera, si è appreso che le cose si mettevano per il meglio.

Pare che già da parecchi giorni il cardinale Bernetti, ex governatore di Roma e popolarissimo in città come capo della polizia, il cardinale Bernetti, dunque, fosse riuscito a mettersi d?accordo con i colleghi italiani tenendo loro un discorso concepito press?a poco così: « La Chiesa deve essere al di sopra dei partiti: se si fa austriaca, lo vogliate o no, anche su di lei finirà per ricadere l?odio che diciannove milioni di italiani nutrono contro l?Austria. Non dobbiamo far altro che eleggere il papa prima che giunga a Roma il cardinale Albani, incaricato del veto austriaco ».
Naturalmente non rispondo dell?esattezza di questo ragionamento e mi limito a riportarlo così come lo si attribuisce al Bernetti.
Sta di fatto che, di fronte ad esso, un certo numero di cardinali più timidi, o forse segretamente corrotti dall?Austria, hanno chiesto quarantotto ore di tempo per decidersi sulla proposta.

Si era calcolato ieri che l?arrivo del cardinale Albani fosse ormai prossimo. Allo scrutinio di questa mattina, tutti i porporati dei quali non si era troppo sicuri avevano ricevuto la direttiva di votare per il candidato liberale Di Gregorio. Al ballottaggio di questa sera, poi, la sua elezione sarebbe stata assicurata dai voti aggiuntivi dei cardinali sicuri.
E infatti, quando si scrutinarono i voti dell?accessione serale, Di Gregorio aveva ricevuto i due terzi esatti dei suffragi. Lo si stava già per adorare papa. Ma purtroppo il cardinale Benvenuti aveva voluto fare lo spiritoso e aveva aggiunto un paio di frasi al suo voto, che fu dichiarato nullo. Allora, in tutta fretta, fu preparata l?elezione della mattina seguente. Invano. Durante la notte il cardinale Albani giungeva a Roma ed entrava in conclave. Tutto era ormai perduto.

Ciò è quanto si racconta a Roma. Io, per mio conto, posso solo aggiungere che queste voci provengono dai circoli solitamente meglio informati. Risponderanno a verità?

Stendhal

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:17 10 commenti

L' Augusteo

Quando, sepolta Giulia Domna, moglie di Settimio Severo, il mausoleo di Augusto fu definitivamente chiuso, cominciò il suo abbandono.

Come l'Urbe, cambio infinite volte volto e scopo. Divenne fortezza dei Colonna, cava di travertino, vigna, giardino, anfiteatro in cui si tennero corride.

Fu teatro,il Corea, ed Auditorium, l'Augusteo. Ora non rimane che un rudere silenzioso, rifugio di gatti e barboni.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:16 0 commenti

domenica, aprile 10, 2005

Ipse Dixit (Parte IX)

Mi son piano piano convinto che in Campidoglio siano in pochi a chiedersi: ma con questa roba, quanto rompiamo le palle alla gente ? Sennò, cavolo, a qualcuno un dubbio potrebbe venire. Contro di me congiura non solo il 63 che si è dato latitane, ma anche l'andazzo dei lavori pubblici.

Perchè con particolare accanimento a Roma si scava, si sventra, si taglia, si ammucchia, si richiude, si riapre, si ricopre, si sotterra. Sotto casa mia, in un anno, cinque o sei volte hanno messo mano a qualcosa, a maggior gloria della città eterna, e sicuramente per "riqualificare" la zona, e certamente, per rendere più agevole i servizi.

Poi, si imbocca la Nomentana, e siccome stanno mettendo (anzi rimettendo: come al solito è un metti e leva), almeno stavolta giustamente, il bus elettrico, sono due anni che si aggirano tra casa mia e l'ufficio dove pensano (essendo gente da centro storico, e avendo rivoltato l'intuizione di Flaiano: più stanno a destra, più stanno in centro) che io la mattina dormo, e invece arrivo in ritardo, e deplorevolmente all'oscuro di quanto ha pubblicato in giornata il Weekly Standard, non perchè me ne fotta, ma perchè mi ha fottuto il COmune che ha chiuso le corsie preferenziali (questo quando vado con il 60 e il 90, chè pure quelli si sono fatti assai più rari)


SDM

scritto da Alessio Brugnoli alle 21:26 0 commenti

Vincenzo Cardarelli

Soleva il poeta Vincenzo Cardarelli sedere intabarrato presso il Caffè Strega di Via Veneto. Ogni tanto qualcuno gli si avvicinava, disturbandolo nelle sue riflessioni e nella creazione dei suoi versi.

E lui allontanava il disturbatore, dicendo:

"Mi faccia l'onore di togliermi il saluto "

scritto da Alessio Brugnoli alle 21:26 0 commenti

Cimabue e Cavallini

Nel Duecento la pittura toscana rifletteva la pittura bizantina, riflettendone forme ed ideali. Le Maestà di Cimbabue non narrano. Si limitano ad enunciare.

I Santi, le Madonne, gli angeli non sono che emanazione dalle bellezza e della verità divina, di cui l'artista è indegno interprete.

Una preghiera in immagini, che parla con l'Infinito. Cavallini e la scuola romana rimettono in discussione tutto ciò. Non celebrano o commemorano, ma immaginano e raccontano, rendendo il Mondo, la Società e la Storia teatro del Divino e dell'Umano.

L'Arte non più contemplazione dell'Assoluto, ma cocreazione del Mondo. E Giotto è più figlio degli artisti romani, che di quelli fiorentini.

scritto da Alessio Brugnoli alle 21:25 1 commenti

Caligola

Io voglio solo la luna, Elicone. So bene in che modo morirò. Non ho ancora esaurito tutto ciò che può alimentare la mia vita. Perciò voglio la luna.

Così diceva Caligola, nel racconto che Camus fece dei suoi ultimi giorni. Imperatore, che dopo l'annuncio di Tarantino di volergli dedicare un film e l'uscita di alcuni romanzi, sta tornando di moda.

Come la storia delle sue due navi affondate nel lago di Nemi, che per secoli costituirono leggenda e tesoro nascosto.

Fino al 1928, in cui il bacino fu parzialmente prosciugato. La più piccola, lunga 71 metri, era fatta di metallo, priva di remi. La più grande era lunga 73 metri. Distrutte dai tedeschi il 31 maggio del 1944, di loro non rimangono che foto, disegni e modelli in scala.

Qual'era il loro scopo ? Palazzio deputati ad ogni dissolutezza, per dar retta a Svetonio ? Oppure, data la vicinanza al santuario di Diana Nemorense, non erano che templi galleggianti, dedicati alla dea dei boschi e della Luna ?

La seconda interpretazione renderebbe giustizia all'imperatore, bistrattato dai posteri. Un politico consapevole dell'ipocrisia e della finzione del sistema augusteo. Superare i condizionameni dei poteri forti, appellandosi alla plebe, creando una retorica comunicativa centrata sull'imperatore e sul suo carisma.

Introducendo una politica fiscale favorevole ai ceti meno abbienti. Preferendo alla guerra l'uso del soft power

scritto da Alessio Brugnoli alle 18:53 0 commenti

Bernini e Borromini

Roma, 1600. Urbano VIII sogna di trasformare la capitale della Cristianità nell'anticamera del Paradiso. Nel simbolo terreno dello splendore del Regno di Dio.

E tale ambizione fa da sfondo al duello tra due architetti, Bernini, brillante e vanitoso, e Borromini, ombroso ed introverso.

La loro rivalità ha dato adito ad infinite leggende romane. In questi giorni ha fornito l'ispirazione ad un romanzo di Peter Prange, la congiura di Bernini.

Ma la realtà è più complicata della fantasia. Molte volte i due architetti hanno collaborato senza alcun problema. In particolare Bernini, nonostante il carattere egocentrico ed il fatto che non riuscisse mai a trattenere la sua linguaccia, quando si trattava di sfottere colleghi e mecenati, era un generoso.

Senza il suo interesse, molte commesse, come Sant'Ivo della Sapienza o Sant'Andrea delle Fratte, non sarebbero mai state assegnate a Borromini

scritto da Alessio Brugnoli alle 16:49 0 commenti

Avvenimenti

All'Autodromo di Valle Lunga è in corso la prima gara della 3000 Pro Series, promosso dalla Peroni Promotion Incentive, che vedrà in griglia di partenza 13 vetture del tipo Lola B99/50 Zytek.

Mentre domani sera al Palladium Daniela Di Sora e Amèlie Nothomb festeggiano il decennale della casa editrice Voland

scritto da Alessio Brugnoli alle 16:28 0 commenti

Mostre

In questi giorni, due mostre del grande vecchio dell'Arte Contemporanea Sol LeWitt, papà del Minimalismo e dell'Arte Concettuale. La prima a Via dei Soldati, dedicata ai suoi disegni, la seconda al Portico d'Ottavia, che raccoglie i suoi lavori di wall drawings.

Nei locali del Side di Via Labicana, una personale di Luca Puglia, con i suoi monocromi di sangue.

Infine, mercoledì 13 Aprile, al Pitigliani, Centro Ebraico Italiano, in via arco dei Tolomei 1, verrà presentato il film di Carlo Hintermann "Chatzer-Inside Jevish Vemice ", che ha partecipato con successo al Torino Film Festival.

Contemporaneamente il pittore romano Lillo Bartoloni, presenterà alcune sue opere, tra cui "Il campo del Ghetto Nuovo" e i "Grattacieli del Ghetto"

Infatti le case più alte di venezia sono quelle del Ghetto, dove ci si poteva espandere soltanto in altezza, per i rigidi limiti territoriali imposti.

scritto da Alessio Brugnoli alle 16:27 0 commenti

Eventi

Dal 15 aprile al 5 giugno comincia la nuova edizione del Festival Internazionale della Fotografia di Roma, dedicata all'Estremo Oriente.

Parteciperanno il maestro indiano Raghu Rai, i giapponesi Hiroshi Sugomoto e Nuboyoshi Araki, il russo Vladimir Mishukov, la coreana Jooyeon Park, la belga Martine Frank lo svedese Anders Petersen, che presenterà a Palazzo Caffarelli una personale su Roma e sui Romani.

Ci saranno poi un happening di Patti Smith, dedicato a Tiziano Terzani, ed un reportage, con la collaborazione della comunità di Sant'Egidio, sull'apocalisse provocata dal maremoto,

Dal 24 maggio al 13 giugno, Festival delle Letterature, tenuto nella basilica di Massenzio, a cui parteciperanno, tra i tanti, Salman Rushdie, Amitav Gosh e Amos Oz.

Infine il 21 aprile, giorno del Natale di Roma, nascerà finalmente la Casa del Jazz, a villa Osio.

Una villa degli anni Trenta, dove tra oro, stucchi e pacchianerie varie, aveva trovato dimora il boss della Mala Enrico Nicoletti, trasformata in istituzione di sostegno ad un genere musicale che ha profonde radici nell'Urbe

scritto da Alessio Brugnoli alle 15:59 0 commenti

Conclave del 1829 (Parte I)

5 marzo 1829.

...Ma anche l?ultimo degli artigiani romani sa benissimo che l?elezione non può avvenire nei primi giorni di conclave, poiché prima è necessario che i partiti riconoscano le proprie forze. I primi scrutini non portano mai a nessun risultato e vengono fatti per pura cortesia; i cardinali danno il loro voto a quei loro colleghi che voglion onorare con un segno di pubblica stima.

Abbiamo assistito alla "fumata" e ai clamorosi scoppi di risa che essa provoca. Ecco di che si tratta.

Un tubo di stufa della lunghezza di sette od otto piedi esce dalla finestra accanto a quella murata sulla facciata del palazzo che guarda verso i cavalli. Questo tubo riveste una grandissima importanza per tutta la durata del conclave.
I giornali ci avvertono che i nobili reclusi vanno a votare ogni mattina. Ciascun cardinale, dopo una breve preghiera, va a depositare un biglietto sigillato in un calice posto sull?altare della cappella Sistina. lì biglietto, che deve essere piegato in un modo tutto particolare, contiene il nome del cardinale votante, un motto tolto dalle Sacre Scritture e il nome del cardinale votato.

Ogni sera si procede quindi al ballottaggio fra i candidati che la mattina hanno riportato più voti. Nel biglietto sigillato si usa questa formula: Accedo domino N.
Il voto deve essere immotivato e incondizionato. Fate attenzione a questo punto; la cerimonia della sera si chiama accessione e a volte un cardinale, malcontento delle scelte indicate al mattino, scrive sul suo biglietto della seta: Accedo nemini.

Due volte al giorno, quando i cardinali incaricati dello scrutinio riconoscono che nessun candidato ha ottenuto i due terzi dei suffragi, i bigliettini vengono bruciati e il fumo esce dal tubo di stufa di cui ho detto: questo è ciò che si chiama "fumata" .

Ogni volta che esce, la "fumata" eccita le risa del popolo affollata sulla piazza di Montecavallo. Tutti pensano alle disillusioni degli ambiziosi e ognuno se ne va dicendo:

« Andiamocene, anche per oggi non abbiamo papa ».


Stendhal

scritto da Alessio Brugnoli alle 15:34 0 commenti

sabato, aprile 09, 2005

Ipse dixit ( Parte VIII)

Ci sono immense scocciature che a Roma si sono stratificate come le cacche degli stormi intorno alla stazione Termini. A propositio di "riqualificazioni" sono anni e anni che vanno avanti i lavori intorno all'Ara Pacis.

E dibattono gli architetti, e si scontrano i critici, e s'interrogano i giornalisti, e ne dibatte il consiglio comunale. Tra le rotture di coglioni, i lavori intorno all'Ara Pacis sono la rottura massima, l'emblema supremo, l'eccellenza inarrivabile.


Mussolini aveva fatto una specie di casetta di vetro per il monumento. Bello o brutto, lì stava, nessuno infastidica e, per la verità, pochi se ne fregavano. Contrordine, bisogna "riqualificare" l'area. E daje con i grandi architetti, grandi progetti, grandi concorsi.

Per carità, infine sarà cosa mirabile, da vedere scapicollandosi dall'altra parte del mondo. Ma intanto sono anni e anni che ci si trova in quell'imbuto orrendo, tra il Tevere e i lavori in coro, nello stesso tempo che forse hanno ipiegato per fare qualche chilometro della Grande Muraglia Cinese.

Tutti i romani patentati, almeno una volta hanno smadonnato in quell'ingorgo. Fosse pure una nuova cupola di San Pietro, valeva la pena rompere così tanto e così tanto a lungo ?


SDM

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:43 0 commenti

Arco dei Banchi

Sotto l'arco dei Banchi, alla fine di via dei Coronari, vi è la più antica lapide esistenta a Roma relativa alle piene del Tevere. Infatti, prima della costruzione dei bastioni, opera meritoria per aver risolto il problema delle inondazioni, ma disastrosa per aver snaturato il rapporto tra il fiume e la città, resi estranei l'un l'altro, per aver distrutto un'economia locale basata sul commercio fluviale e per aver distrato ancor di più il mal ridotto equilibrio idrogeologico capitolino, Roma finiva a mollo dalle tre alle cinque volte l'anno.

La lapide, che inizialmente era posta sulla scala antistante la chiesa di San Celso e Giuliano, dove il Papa Re gentilmente dimorava i condannati alla berlina, fu spostata da Giulio II, primo sostenitore della teoria del piccone risanatore, per demolire l'antichissima chiesa, fatta erigenere da una matrona romana nel 432 d.C., per motivi di facilitazione del traffico urbano.

Tradotto dal latino all'italico idioma, il testo della lapide dice:

" Qui arrivò il Tevere, ma torbido; di qui sollecitamente si ritirò nell'anno del Signore 1277, nella sesta indizione, il settimo giorno del mese di novembre, durante la sede vacante"

Ossia nel periodo di interregno tra Giovanni XXI e Niccolò III

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:42 0 commenti

Cucina Romana (Parte I)

A differenza della Francia, alla fondazione di una cucina nazionale italiana mancò la molla potente delle Stato Unitario, con la sua capitale e la sua corte, come ad esempio in Francia.

A Parigi confluì ogni lembo della provincia francese, e si ingentili ogni cucina regionale, armonizzandosi e ricreandosi.

Al contrario, in Italia, la presenza di infinite piccole cortì provoco la frammentazione della gastronomia. Una prima eccezione fu il Piemonte, con i suoi grandi feudi, la sua viticultura, i suoi rapporti con la Francia, che trasformò Torino nel cuore della cucina regionale.

La seconda fu Roma, in cui cardinali, ambasciatori, impegnati con i banchetti ad esaltare la grandezza del loro stato e far a gara in magnificenza con i nobili locali, e Papi ebbero un peso decisivo ad introdurre costumi e preferenze alimentari dei loro paesi d'origine.

In particolare se alcuni Sommi Pontefici passarono alla storia per la loro golosità (le anguilla di Bolsena in la vernaccia di Martino IV, i fichi da cui fu avvelenatò Benedetto X o i fegatelli di Bonifacio IX) altri, al contrario, come Innocenzo III e Adriano VI, furono d'esempio per la loro frugalità.

Tutti però, si portarono dietro i loro cuochi ed i loro piatti, sino ai tempi ultimo. San Pio X, benchè fosse morigeratissimo, si fece venire il cuoco del seminario di Padova. Benedetto XV mangiava esclusivamente alla genovese.

Pio XI non abbandonò mai la cucina lombarda. Durante il '700, secolo cruciale per la cucina, i Papi romagnoli cambiarono la cucina romana, introducendo parmigiano e burro. Innovazioni mal digerite dal romano medio, notoriamente assai più conservatore di coloro che hanno la sventura e la presunzione di volerlo governare, che continua a preferire il pecorino al primo e l'olio e lo strutto al secondo.

Un altro momento saliente fu l'arrivo delle armate napoleoniche, che lasciarono il segno sulla gastronomia locale. Ad esempio un certo succulento pasticcio di maccheroni prese il nome da un loro generale.

Ma il loro più grande merito fu introdurre la patata, tanto che, piissimi monsignori, acerrimi nemici dello spirito dell'89, si rifiutarono d'assaggiarla vita natural durante. Eppure, che avrebbe accompagnato l'abbacchio al forno, senza la Presa della Bastiglia ?

Tuttavia questa tardiva acquisizione culinaria spiega ciò che provoca lo stupore di molti turisti, ossia come gli gnocchi alla romana non siano fatti di patare, ma di semolino

scritto da Alessio Brugnoli alle 21:34 0 commenti

Bombolo

Tra poco tireranno fuori dallo sgabuzzino, impolverato e coperto di ragnatele, Nico Giraldi, er monnezza.

Claudio Amendola forse non farà rimpiangere Thomas Milian, ma certo mancherà Bombolo. Anni fa, Franco Lechner, così si chiamava l'attore romano fu chiamato ad animare la serata di una festa patronale paesana.

Il parroco gli fece il predicozzo, dicendo di non usare parolacce nel suo spettacolo, perchè erano presenti parecchi bambini. Chi scandalizza questi bambini dovrebbe appendersi al collo una macina di mulino e gettarsi nell'Oceano, amava ripetere.

Bombolo lo assecondava, promettendo di limitarsi. Dal vicino oratorio arrivarono grida. Una discussione, alquanto colorita ed animata su un pallone bucato.

Bombolo commentò :

" Tze, tze, zi' pre' se la mettemo sulle parolacce, io sto alle elementari e quelli so' professori universitari. Ah regazzì, e sciacquateve 'sta bocca"

Comunque fece il suo spettacolo. Abbondarono i doppi e tripli sensi. Il pubblico era disteso a terra per il ridere. Ma non ci fu nemmeno un turpiloquio

scritto da Alessio Brugnoli alle 20:57 0 commenti

Toto Papa

Dopo la settimana di lutto, in cui molte televisioni regionali hanno interrotto le trasmissioni ed in cui le radio capitoline, normalmente abituate a discutere dei dilemmi esistenziali e degli psicodrammi delle squadre capitoline, i romani si stanno dedicando al loro passatempo preferito in queste circostanze. Il Toto Papa.

Mon c'è nessuno che in qualsiasi conversazione non tiri fuori una zia suora, un cugino vescovo o un compare inserviente in Vaticano che non abbia dritte sicure sull'esito del prossimo conclave.
Personalmente non saprei cosa prevedere. Lo Spirito soffia dove vuole e le Sue vie ed intendimenti non coincidono con i nostri.

Se dovessi dar retta al cuore, due nomi mi verrebbero spontanei nomi. Il primo è Ratzinger. Il Leone d'Inverno. Vecchio. Stanco. Arcigno.

Eppure la voce che grida dal deserto. Odiato dal Mondo. Da un'umanità avvezza a troppo grigiore e compromessi. Dagli occhi quasi spenti, che non tollera luci troppo gagliarde. Simile alla chiesa di Laodicea, nell'Apocalisse. Nè fredda, nè fervente. Tiepida e quindi destinata ad esser vomitata.

E così distratta, volge lo sguardo e finge di non ascoltare, un vegliardo ricco di carità e dottrina.
E Schoenborn. Il Falco di Primavera. Giovane. Maestro nelle comunicazione. Pastore di una diocesi contorta e difficile. Energico, dalla saldissima preparazione dottrinale, convinto innovatore e sostenitore del dialogo interreligioso.

L'unico porporato con origini familiari ebraiche.

scritto da Alessio Brugnoli alle 19:29 0 commenti

Racconti Centocellesi

" Com'era la bruschetta ? " disse Memmo, dopo essese pulito la bocca.

" Te dirò, nun m'appassiona. Preferisco li fritti. Filetto de baccalà. Supplì. Fiori de zucca "
" A me la bruschetta fa 'mpazzì. Però quella classica. Mica quell'obrobbio che te cercano de propinà nelle pizzerie der centro. Er più semplice dei piatti. Foco. Pane. Ajo. Ojo bono "

Passò er camerire pe' ripijasse li piatti.

" Che te piji, Me' ? "

" Tenemose leggeri. 'Na Napoli "

" Pure io, che la scorsa settimana me so' abbottato. "

" Co' le cene elettorali ? "

" Certo, me le so' girate tutte. Destra, centro, sinistra. Pe' nun fa torti a nisuno. So' ritornati li vecchi bei tempi. Pensa hanno ricicciato puro li boni de benzina "

" Ma dai. E poi che hai votato ? "

" Nisuno, so' stato a San Pietro. Poi perchè dovrei da' er voto mio a chi lo ritiene così poco 'mportante che basta 'na cena, ìn bono benzina e pacca alla schiena per conquistasselo "

" E che te dicevano li politici ? "

"Loro se dividono 'n tre categorie. Li realisti, che sanno che tutta la gente nun è venuta a vedè loro, ma a magnà a sbafo. E te rompono meno possibile. Questi so' li mijori e più degni de' stima. Poi ce stanno quelli che ce credono. Che tu te stai a ''nfilatte 'n bocca 'na rota de bucatini e te tocca ascortatte er comizio. Nel novanta per cento tutti uguali. Su cose che nun faranno mai e che nun sanno manco loro come se 'ntitolano. E te tocca pure applaudì, sinnò se offennono."

" Che pretese, oltre tutto che sei annato a fa' nummero "

" Ma li peggio so' li moralisti. Che nun te fanno solo er comizio, che te rompono dicenno che l'ari so' ncapaci e ladri. In primis si tu eri capace a fa' 'n mestiere serio nella vita campavi co' quello, nun te mettevi a mendicà er voto mio. E pure da purciaro. In secundis, co' che sordi paghi la cene pe' quattrocento capocce ? Li boni benzina so' scesi dar cielo, moh ? O te sei 'mpegnato la croce de Monte Mario ? Vabbè aprì la bocca me mettece fiato, ma pretennè pure che chi t'ascolta porta la sveja ar collo e l'orecchini ar naso me pare troppo, giusto Me' ? "

" Ah Fischiè, quelli pe' 'n votaccio farebbero cose che manco le mignotte sulla Prenestina. Comunque a me 'sti politici me parono strafatti d'acido. Ner senso che vivono in un monno parallelo. Se credono de essè 'n guerra. De 'sta a li tempi de nonno partigiano. Ma nun se rendono conto che delle chiacchiere loro all'elettore nun je ne po' fregà de meno ? Noi tiramo a campà. Se c'avemo 'n lavoro lo famo tranquillamente. Se nun ce l'avemo biastemamo e piagnemo 'n aramaico. Poi come allo stadio ognuno vota pe' la parte sua. Se vince bene. Uno è contento. Se perde, chissenè. Ci rifaremo ar girone de ritorno. E poi Berlusconi o Prodi o chi pe' loro governassero male o bene, mica per questo uno cambia idea. Cioè se la Lazio vince dieci scudetti, mica divento aquilotto. O se la Roma me venne Totti, mica me segno all'Irriducibili. Incazzato come 'na bestia, ma sempre della Roma resto "

Arrivarono le pizze. Sottili. Rosse. Bianche de mozzarella fumante. 'Na fojolona de basilico. E belle acciugone. Da sciojese 'n bocca.

" La bona pizza romana. Sottile come 'n'ostia. Nun li capisco li napoletani che la criticano. Come fanno a masticà tutta quella mollica. Te se ferma ar gargarozzo. Ce famo portà 'n quartino "

" Giusta cosa "

" Roma nun se vive 'sti giorni. "

" Fortuna che regge. Ieri ho visto Veltroni a Tele Pace. Pregava e sudava. E' passata 'n attimo mi' sorella. C'ha buttato 'n' occhiata. E se ne è uscita dicenno. Quello normarmente me fa schifo. 'Sti giorni me sta a fa pena "

" Tu'sorella è la solita esaggerata, co' sta faida contro Veltroni. Lo usa come parafulmine pe' tutto quello che succede. Pure se je se schiatta er gatto, è corpa de quel poraccio."

" E' voluto essè sindaco. Come s'è pijato la fascia, se becca puro l'insulti "

" Quello che nun volete metteve ner cerebro, è che a Roma er sindaco è inutile. E' troppo grossa pe' esse governata. Lui po' solo fa un discorsetto ogni tanto. Taja 'n nastro quando je capita. Se poi ar Campidoglio ce sta Veltroni, io, te, 'na smutandata o 'na bambola gonfiabile, nun fa nisuna differenza."

" Poi ce se annato cor Giamaica a trovà er Papa "

" Si semo partiti 'n massa da piazza San Felice. Ce la semo fatta a piedi, come pellegrini. Davanti er Giamaica co' 'no stendardo "

" Ma nun me pare rispettoso "

" E' perchè ? "

" Annà a San Pietro co' le bandiera della Roma de' quanno annamo 'n trasferta. E sopra che c'era scritto, Lupi sumus, ceteri oves "

" Certo tu pensi solo ar pallone. Te ricordi er Giubileo der Duemila, la giornata mondiale della gioventù. Avevano Beppe e company fatto amicizia co 'n gruppo de' spagnole "

" Mo se dice pure fa amicizia... "

" 'Nsomma, trascurando er fatto che quer periodo nun se so' regolati e quarcheduno se n'è pure scappato a Madrid, quelle pe' ricordo j'hanno dato..."

" Poi so' io che la butto sempre sur volgare e sur pecoreccio "

" Te dicevo che j'hanno lasciato 'no stendardone co' 'n immagine de 'na Madonna. 'Na certa Virgen de Somosaguas. Allora davanti er Giamaica, co' sta bandiera. Accanto er Mumma, co' 'n crocione, che nun vojo chiede do' la rimediato. Poi l'altri dietro. C'era pure Mustafà er pizzettaro. "
" Ma lui è musulmano. Mica quanno schiatta qualche santone suo, tu lo vai a onorà ? "

" E che te devo di', a buon rendere. Comunque tu' sorella c'ha fatto le foto "

" Ha detto che tra dieci anni ve ricatta a tutti quanti. Bona 'sta pizza. Peccato che sapeva de poco. Pischè, portace du' Matriciane. Abbondanti, me raccomanno "

scritto da Alessio Brugnoli alle 14:43 0 commenti

venerdì, aprile 08, 2005

Ipse Dixit (Parte VII)

Poi ci sono 'sti cazzi de sampietrini. Un'epopea su cio si sono formate schiere di cronisti capitolini. E li mettono e li levano, e li sistemano e li smonatano e li battono per fissarli e li sbattono per toglierli. Sono quei sassi scuri che mettono, per dire, a via Nazionale, bloccando per mesi il traffico. E che ora da via nazionale vogliono togliere, bloccando nuovamente il traffico.

Come giri per Roma vedi gruppetti di operai che si affannano addosso a queste montagnole di sass che vanno in processione per tutta la città, poi recintano e cominciano a rimontarli.
Una volta, nel '68 o nel '77, con i burini gruppettari in piazza, questi sampietrini, detti confidenzialmente "serci" servivano:


a) per tirarli addosso alle macchine dei cellerini

b) per tirarli addosso (e farseli tirare dai) fasci

Poi quando gli scalmanati de sampietrini si sono dimenticati, se ne è disgraziatamente accorta l'amministrazione comunale, che da anni e anni se la tira con manufatto, piazzette e slarghi, vicoli e piazzette.

Poi i sampietrini delle strade finiscono nei vicoli, quelli dei vicoli nelle piazzette, quelle delle piazzette negli slarghi, e si comincia a cercare dove sistemare quelli avanzati dagli slarghi.

E intorno al sampietrini (elemento primario dell'accentuata tendenza emorroidale dei romani) si è creata tutta le necessaria retorica, dal lamento per gli artigiani che non li fanno più (perchè non li vanno a fare quelli che si lamentano, i sampietrini ? ), alla notizia, almeno venti volte letta che ormai li fanno solo in Giappone, "c'avemo er sercio nipponico", e hai visto che adesso, Ninetta mia, se non mettono er dazio arrivamo pure dalla Cina ?

SDM

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:37 0 commenti

giovedì, aprile 07, 2005

Segnalazioni

Per esplorare il passato dell'Urbe

scritto da Alessio Brugnoli alle 17:17 0 commenti

Edvard Munch

Perchè andare alla mostra di Munch ?

Per scrutare l'opera di colui che per primo privilegiò il sentimento dell'Esistenza rispetto all'Oggetto, rendendosi paradigma universale della condizione umana.

Il perdersi in colori allusivi, lividi e sanguinanti, profeti di un malessere cosmico

scritto da Alessio Brugnoli alle 17:13 0 commenti

Er Passamano

Er Papa, er Viceddio, Nostro Siggnore,
è un Padre eterno com'er Padr'Eterno.
Ciovè nun more, o, pe dì mejo, more,
ma more solamente in ne l'isterno.

Ché quanno er corpo suo lassa er governo,
l'anima, ferma in ne l'antico onore,
nun va né in paradiso né a l'inferno,
passa subbito in corpo ar zuccessore.

Accusì ppò variasse un po' er cervello,
lo stommico, l'orecchie, er naso, er pelo;
ma er Papa, in quant'a Ppapa, è ssempre quello.

E ppe questo oggni corpo distinato
a quella indiggnità, casca dar celo
senz'anima, e nun porta antro ch'er fiato.

Belli

scritto da Alessio Brugnoli alle 17:08 1 commenti

mercoledì, aprile 06, 2005

Velabro

Al termine del Vicus Tuscus, il Velabrum, nel cui silenzio si perde il respiro di Roma. L'antica palude fluviale, in cui il pastore Faustolo raccolso i gemelli Romolo e Remo.

La chiesa di San Giorgio, antica diaconia, in cui anticamente monaci greci distribuivano cibo ai poveri. Il portico ionico e nell'abside, l'affresco di Cavallini, che solenne anticipa il futuro.
L'arco di Giano Quadrifonte. E quello degli Argenteri. Eccessiva, carica, barocca porta al Foro Boario, ricco di usurai, cambiavalute, mercanti di bestiame.

Arco alla cui ombra i romani sognavano tesori nascosti.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:37 0 commenti

Ipse Dixit (Parte VI)

Non vorrei dirlo. Perchè magari Walter se la prende. O i compagni col motorino pensano sia uno stronzo. E magari Tajani fa sapere di essere d'accordo e sono sputtanato per sempre. Però, triste cronista per triste cronaca: a Roma, nella magnificenza dell'epopea veltroniana, la vita quotidiana sta peggiorando.

E' tutto molto più faticoso. C'è forse un'idea talmente forte di città, che alla fine se ne fotte dei cittadini. Mettiamola così. Per fare una buona amministrazione, è primario amministrare bene. E fin qui ci siamo.

Poi, è essenziale non rompere troppo i coglioni agli amministrati. E qui proprio non ci siamo. La rottura è quasi scientifica, quotidiana, assoluta. Tutti hanno questa irritante mania di voler fare Roma più bella, manco il Colosseo non bastasse e piazza Navona fosse pizza e fichi.
E perciò ognuno smanetta, smonta, rimona, sistema, toglie, aggiunge, riporta, mette e rimette. Non si capisce bene se è una mania di grandezza o un modo per passare la giornata. Ogni fattarello si fa epico, ogni fontanella riparata non può fare solo acqua ( che sarebbe l'esatta sua funzione), ma sempre più spesso genera una riqualificazione, parola malata direbbe qualcuno, che è un po' come quello che si fa un cappotto perchè ha trovato un bottone.


Un marciapiede npn si aggiusta, si riqualifica. Un giardinetto non si rimette a posto con due panchine, ma si riqualifica. Quello che si potrebbe fare in pochi giorni diventa faccenda di mesi, quando la sfiga è somma, ti piazzano da qualche parte, a riqualificazione avvenuta un'orrida scultura - palle, cubi, rombi, - che ruba solo posto a ben più utili panchine.

Nessimo ormai dice che si sistema, tutti riqualificano. Sarà come er monnezzaro diventato operatore ecologico, le parole che si fanno ideologia. Si divaga. Soltanto che se devono avvitare una panchina nessuno se ne accorge (e ovviamente è un bene), se si riqualifica, l'Urbe intera viene coinvolta nella faccenda (ed è un male).

Sarà per questp che Roma pare il trionfo dei grandi architetti e geometri municipali: ognuno progetta, presenta, argomenta. Sarebbe bello, un giorno, vederli di colpo, immobili, fermi, silenziosi.

Dicono che invidiamo Barcellona, ma che poi non vogliamo fare come Barcellona. Ma chi diavolo invidia Barcellona, si può sapere ?

SDM

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:35 0 commenti

martedì, aprile 05, 2005

Sacrifici Umani

Oltre a quelle riferite alla radici storiche delle leggende sulla findazione dell'Urbe, gli scavi di Carandini nella Regia hanno rinfocolato altre polemiche, sui sacrifici umani nella religione degli antichi romani.

Ora, si sa che i latini avevano la faccia tosta di considerarsi civilissimi e di accusare di barbarie i cartaginesi per i loro riti.

Livio racconta con raccapriccio un episodio della seconda guerra punica, in cui una coppia di schiavi greci e galli furono seppelliti vivi nel Foro Boario, come esorcismo nei confronti degli stranieri che osavano calcare la sacra tellus.

Eppure vi sono indizi che i sacrifici umani non fossero poi così alieni dall'animo latino. Oltre alle testimonianza di Plinio il Vecchio, come interpretare i riti del Santuario di Diana Nemorense ?
O le sepolture delle Vestali nel campus sceleratus ? O i 27 fantocci di giunchi che venivano gettati nel Tevere a Ponte Sublicio ad ogni inizio Maggio ?

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:33 0 commenti

Mostra di Much al Vittoriano

L'immagine è il risultato di una tensione tutta giocata su di una peripezia di piacere che arriva ad un putno di estenuazione tale da assottigliare la consistenza figurativa ribaltandola in una trama astratta.

L'uso delle metonimia permette all'immagine di assumere un senso mobile che sorge progressivamente dall'economia interna del linguaggio, mediante assonanze visive e passaggi di segni che connotano lo spazio come campo, luogo potenziale di relazioni mobili.

Il significato viene stordito, attenuato e reso relativo, attraversato da turbolenze del segno e di un colore improbabile. Da qui in fondo l'estenuato carattere dell'opera che non parla più perentoriamente e non erge le proprie spoglie sulla fissità ideologica di una visione monolitica, ma si scioglie nella disseminazione di molte direzioni.

Dopo, tutta la Secessione ha posto il proprio lavoro sotto il segno di una ineluttabile astrazione, come perdita progressiva del senso, come assenza di una motivazione centrale della vita. Da qui il capriccio, l'opulenza, l'alterazione di un linguaggio che mima la gratuità dell'esistenza, l'improbabilità di ogni progetto.

L'animalità della vita è ormai un sogno perduto e dunque è possibile vivere soltanto attraverso le mentite spoglie della forma. L'opera di Edvard Munch è la rappresentazione di spoglie stilistiche, in cui non esistono passato e presente e ogni tempo è pareggiato nella visione superficialista di un linguaggio raggomitolato e espano, divenuto esso stesso ombra ed eco di un centro perduto.

Come dice Gianni Carchia, l'opera non ha più cornice, perchè è interamente e solo cornice. L'immagine ha prodotto uno sfondamento verso la periferia, una crescita che la porta fuori dalla staticità del cento e dunque verso l'impossibile architettura della vita

Achille Bonito Oliva

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:32 0 commenti

Fumata Grigia

Quando l'ho visto sul catafalco, ho pianto. Come un bambino. Perchè c'ero stato in piazza anche un'altra volta. Il 16 ottobre del 1978, L'ironia del destino. Io, che sono pure poco praticante, che ho visto l'inizio e la fine di Woitjla. L'alfa e l'omega.

Quel giorno ci capitai per caso. C'era casino all'Università e ce andammo a bighellonare a San Pietro. Tullia, la tizia con cui stavo, che adesso è quasi nonna, se lo sentiva. Diceva che lo avrebbero fatto quel giorno, il nuovo papa

In confronto a ieri, la piazza era quasi vuota. La maggior parte erano suore e preti. Ad essere cattivi solo gente del mestiere, non il popolo di questi giorni. E poi quelli al di sotto dei trent'anni si contavano su due mani. E poi tutti silenziosi. C'erano a fare casina soltanto un gruppo di seminaristi, lo sò perchè uno è diventato prete al paese di mia moglie, che avevano improvvisato una specie di banda. Chi aveva trombe. Chi tamburi. Uno persino i maracas. Un altro quella specie di flauti peruviani, di cui non ho mai capito il nome

Poco dopo le sei, la fumata. Le televisioni dicono che era grigia. A me non m'era parso. S'è capito subito che era stato eletto il pontefice. E quanto durò. Almeno sino alle sette.

Intanto cominciava ad arrivare gente. Si stava sempre più stretti. Ma mai come questi giorni. Un cardinale, dall'accento spiccamente romanesco, diede l'annuntio vobis.O meglio vobbis.
Tirò fuori qualche eminentissumus ac reverendissimus. Poi se ne uscì con un Carol. E già un boh si materializzò nelle nostre teste. Leggevo i giornali e i candidati, da Siri a Poletti, in tutti i modi si chiamavano, tranne che Carlo.


Poi attivò un Boitibba. Almeno così capimmo. Dire che eravamo sbigottiti è poco. E' del Katanga, disse ad alta voce Tullia.

No è polacco, rispose una suorina che stava accanto a noi. E' il cardinale di Cracovia, sottolineò. Tullia alzò le spalle. Figuriamoci, mi sussurrò, li sono tutti atei. Poi i nomi di quei paesi finiscono tutti in off, in ozsky o in ovich.

Il dubbio durò sino alle sette e un quarto

Eddy, papà di Sara

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:30 0 commenti

Ipse Dixit (Parte V)

L'insensibilità tranviaria diffusa nella capitale, cozza non poco con la risaputa sensibilità veltroniana vero l'intero universo. Essendo Walter "una risorsa per il paese", una notevole parte del genere umano, dovrebbe porre maggiore attenzione al fatto che i tram sono una risorsa per i pedoni.

Se ti dici che il 63 non passa, gli uomini del sindaco ti rispondono che è un "luogo comune". Proprio così dicono: un luogo comune.

Tu dici; luogo comune un cazzo, l'altra sera aspettando il 63 mi sono perso una puntata di "Primopiano" con Willer Bordon ! E loro scuotendo la testa: è un luogo comune.
Se passasse in quel momento il 63 ( ma figurarsi: quando serva, mai !) per l'incazzatura ce li butteresti sotto.


SDM

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:29 0 commenti

Racconti Centocellesi

Ah Giama', ieri sera è passato er Mumma. Pe' la frizione "

" Ancora. Lo vole capì o no che fino a sabato so' chiuso "

" Ma se la macchina è scocciata ?"

" Nun è scocciata, è targata Cartagine. Nun se tratta de riparalla, ma de accanimento terapeutico "

Beppe salutò Ermanno er barista e ce raggiunse ar tavolo. Avevamo improvvisato un tressette, ma era mort lì, pe' mancanza de voja. E come sempre, rimanevamo a magnà bruscolini e bere bira.

" Regà, s'è visto Puccio, che dovemo da annà a fa la fila a San Pietro "

" No, se rintanato a casa "

" E perchè ? "

" Pe' l'elezioni "

" C'ha paura de li communisti ? Mica se la Sinistra vince, manna tutti li postali a zappà la tera nei campi de rieducazione "

" E nun farebbe nun sordo de danno ", aggiunsi io, cor dente avvelenato.

" Solo perchè c'hai er numero civico 'mpossibile "

" Taci, che l'abbonamenti mia te li leggi prima, te che er postino se sbaja sempre. Capisco le riviste de archeologia, ma quelle de li router "

"Guardo le figure. Comunque 'namolo a chiamà a Puccio. Mica Marrazzo comincia a abolì la proprietà privata da casa sua. Pure perchè sono quaranta metri quadrati calpestabili "

" No è che aveva scommesso dieci colanzioni che vinceva Storace e c'ha paura de' pagà "

" Allora è pulciaro. Ermà, perchè non gli ratealizzi i pagamenti de cornetti, caffè e cappuccini. Magara a ventitre anni "

Ermanno se girò

" Se chiama Puccio, no Lotito "

" Certo che sete certi simpaticoni ", er Turco se intromise.

" E colpa nostra se sei laziale " je risposero 'n coro.

" Magara sei pure annato a manifestà all'Eur"

" E che è robba mia. Manco c'ho più le azioni. Comunque semo proprio er paese de Rugantino. La benzina 'sta alle stelle e nisuno fiato. Per calcio tutti a fa' casino. La polizia l'ha presi a tortorate ? Troppo poche. E pensassero alle cose serie "

E così er Turco tornò a magnà bruscolini

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:28 0 commenti

lunedì, aprile 04, 2005

San Giorgio e il Drago

Al complesso monumentale di San Michele a Ripa, verrà esposto, in occasione della fine del suo restauro, il dipinto ad olio San Giorgio ed il Drago di Mattia Preti, pittore e spadaccino barocco, eseguito dall'artista su commissione del Gran Maestro dell'ordine di Malta, tra il 1665 ed il 1668

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:40 0 commenti

Anello del Pescatore

Il simbolo della fine di un papato è la rottura, durante la congregazione generale per la preparazione del conclave, dell'Anello del Pescatore. Il sigillo usato nei Brevi e nelle sentenze concistoriali.

Dall'origine oscura, fu usato la prima volta da Clemente IV in una lettera del 7 marzo del 1265. Di forma ovale, con la figura di San Pietro sulla navicella in atto di tirare le reti ed il nome del papa, viene impresso su cera rossa.

Dal 1842, al posto del sigillo di cera, è utilizzato un timbro a inchiostro rosso

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:39 0 commenti

Racconti Centocellesi

Ar bare entrò er Mumma. Co' na faccia che pareva 'n toro infuriato. E' n'occhio nero.

" Aho 'n do 'sta er Giamaica "

Me lo guardai preoccupato.

" E che t'ha combinato ? "

" Lui ? Niente. E che c'ho problemi co ' la frizione "

" E' chiuso pe ' lutto "

" Nun me di', è morto er Vertebra. Dovrebbe festeggià e pagà da beve, mica addolorasse "

" No è per Papa "

" E che Beppe è polacco ? "

" Lassamo, perde' Girò, che co' te nun ce se ragiona "

" Mo so pure strano io "

" Ma te successo all'occhio; chi hai preso a tortorate ? "

" E' che nun ho dato retta a nonno bonanima, su fasse l'affaracci propri. Stavo a Piazza de Mirti. Due che se menavano per parcheggio. E le ragazze loro, 'nvece de mette pace, incitavano. Corcalo come 'na zampogna. Sonalo come 'n' arpaccia. E loro dai che se le davano. E io me so messo 'n mezzo pe' divide. E' m'è arivata 'na papagna nell'occhio. E' successo come a quer cameriere ar Lago dei Reali. Quanno volevano menà a tu' cuggino. Che pe' sedà la rissa fu preso a sediate "

" Che animali "

" C'hai raggione. S'atteggiamo tanto a civili, quanno 'nvece semo rimasti cavernicoli. Quanno cacciavamo li Mammuth. Che ce tenavamo stretti li posti boni pe' fa le poste a l'animali. E se quarcuno provava ad avvicinasse, erano botte. Perchè sinnò nun se magnava. Mo' se quello che capitava lì vicino pe' caso era pacifico e vegetariano, che potevamo facce ? So' l'inconvenienti della vita. Me lo poteva pure dì. Poi se nun l'ho capito perchè nun parlava la lingua della tribù mia, problemi sua. Poteva studià, 'nvece di annà spasso pe' li teritori de caccià altrui. La civiltà, vecchio mio, servè a tre cose: a nun mannà la gente 'n giro. A diffonde li vocabolari. E soprattutto a mettè paura. Se nun avessimo terrore della punizione, se nun fossimo troppo pigri e svojati pe' esse' cattivi, te pare che saremmo tutti onesti ? "

" E che ne so', nun so' 'n filosofo. Poi come è annata a finì co' quelli che se menavano ? "

" Semplice, me so' arrabbiato, ho chiamato quelli della comitiva e salomonicamente l'avemo corcati a tutti due. Poi so' passato ar bare pe' vede che fine ha fatto l'amico tuo. Bionna, portace bira e gazzosa"

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:36 0 commenti

Ipse Dixit (Parte IV)

Tu aspetti. Ti rode. Soprattutto non capisci. E se sei appiedato dal sindaco amato, la tristezza te se magna er core. Minacci ritorsioni. Adesso non gli faccio più l'abbonamento, ecco. Non gli pago il biglietto. Non gli compro più la nutella.

Stai lì, alla fermata sul lungotevere, in compagna di alcolizzati rumeni o ucraini o ceceni o cristosachecosa, che con uno straccio strofinano non i vetri - quello è modernariato polacco - ma i fanali delle macchine, con gli autisti che li mandano a fare in culo e quelli che mandano gli autisti a cagare ( o così sembra, chi lo capisce il ceceno o il rumeno ). Una meraviglia.

Quando l'autobus appare ( e ti sei perso il "Tenente Colombo", che più svelto dell'autobus di Roma ha pure già agguantato l'assassino ), hai un'oretta di pigia pigia, dopo che una monacona di colore di notevole stazza (bisognerà un giorno esaminare in dettaglio la mutazione antropologica delle monache in giro per la capitale) si è avventata famelica, facendosi largo a forza di colpi di chiappe, su un posto rimasto libero.

Bene ti va se non ti capita addosso un'altra tipica esponente della società civile romana: la telefonista acuta, quella che al telefonino, a voce alta, racconta la trombata fatta come quella saltata e poi ti fidda di colpo:

"Aho, che sta' a sentì ? Fatte li cazzi tua, no ?"

SDM

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:32 0 commenti

domenica, aprile 03, 2005

Racconti Centocellesi

'Sto pomeriggio casa de' Beppe er Giamaica era triste. Tutti e quattro ce guardavamo in silenzio. Er padrone de casa e Silvano ogni tanto sbadijavano. Avevano trascorso la notte a San Pietro.

" Regà, io chiudo pe' lutto l'officina. Armeno fino ai funerali "

" Tu zio che ne dice ? "

Pe' capì la domanda, bisogna sapè che er fratello der Vertebra è un alto prelato de Santa Madre Chiesa. 'nsomma, scherzando, la pecora nera della famija. Nonostante l'aspetto ieratico, è tale e quale ar nipote, di cui condive l'amore per i motori, la cadenza centocellese dissimulata a fatica, la strana abitudine di collezionare cartelli stradali, il tifo sfrenato per la Maggica e due mani che sembrano palanche, i cui schiaffoni, accompagnati da paterni e saggi consiglio, hanno convinto molti ragazzi di via dei Castani a mantenere la vecchia via.

" Che me so' bevuto er cerebro "

" E tu Silvanè ? "

"So' d'accordo co' Beppe, me pare er minimo, Voi c'annate a l'esequie ?"

Er Turco fu er più lesto a risponne.

" Che domanne. Me pare logico. Pe' 'ste cose nun credo che me facciano problemi "

" Pure io ce vorrei annà, ma la vedo difficile. Do' sto io c'hanno paura d'annà lunghi cor progetto e papa e nun papa, nun me posso move. E quanto me rode"

"Pace e coscenza tua "

"Loro vorrai di' "

" Tua, perchè se ce tieni veramente a 'na cosa, batti li pugni sur tavolo pe' ottenella, 'nvece che stattene bono cor muso "

Ce fu 'n antro silenzio. Er Giamaica accese la televisione. Pe' vede le notizie sulla Formula Uno. Girò i canali. Facevano vedè soltanto San Pietro.

" Spengo. 'Ste immagini me fanno piagne er core. A' Cobra, ma è vero che senza 'n parente tuo Woitjla nun sarebbe stato Papa ? "

"Ma che parente e parente d'Egitto. Quello manco lo conosco de vista "

" Che è 'sta storia ? "

" Silva', lo raccontata tante de quelle volte..."

" Dai su, che nun me la ricordo "

" Manco io "

Aggiunse er Turco. Er Giamaica aprì er pacchetto de Malboro. C'erano due sigarette. Sorrise. Andò in cucina, pè buttallo.

" Niente de che. C'hai presente er Santuario della Mentorella, su a Monte Guadagnolo ? Pascoli d'erba. Rocce grige. D'inverno neve e freddo cane. E ce sta 'na chiesa circondata da rovi. E' 'n convento, co' du' celle in croce. Da tempi de quer matto de Anastasius Kircher lì se so' rintanati li padri polacchi. Er cardinal Woitjla ce veniva spesso e volentieri. Pe' trovà 'n poco de pace. Pure da Papa manteneva 'sta abitudine. L'ultima volta che se accorsero i pastori della zona fu nel 2000. 'Nsomma, i giorni prima del conclave stava er cardinale de Cracovia stava in ritiro spirituale alla Madonna delle Grazie. Guadagnolo, pure oggi è un posto sperduto. All'epoca, era pure peggio. L'autisti dell'Acotral, quanno nun se facevano l'orario a modo loro, manco se presentavano. Er giorno del conclave successe questo. Così er futuro papa se trovò appiedato a cinquanta chilometri da Roma, rischiando de' rimane fori dalla Sistina. Dovette scroccà 'n passaggio ad un artigiano locale, che lo portò a San Pietro su un'apetta "

Er Giamaica ce guardò.

" V'ho detto quanno m'ha benedetto ? No, nun c'entra niente zio "

" Ma che stai a di '"

" Ve ricordate quanno uscivo co' quella tizia de Montemario ? "

" Quella 'npaccata de sordi, de cui nun c'hai mai voluto presentà amiche, cuggine e sorelle ? "

" Giustappunto. Er Papa era annato a visità la parrocchia sua. Lei ci aveva 'na voce bellissima. E je fecero legge er discorso de benvenuto. Che detto fra noi, era de 'na noia totale. Finite le cerimonie, me infilai dentro gli uffici del parroco. La incrocia ner corridoio. L'abbracciai. Je detti un bacio. All'orecchio je disse, te vojo sposa. Qualcuno tossì alle spalle. Me trovai davanti un vecchio vestito de bianco. Divenni rosso come 'n peperone. E feci la prima cosa che me venne in mente. Me buttai in ginocchio chiedendo scusa, perdono e misericordia. E lui scoppiò a ridè. Ma de core. Scosse la testa. E ce diede la sua benedizione. "

" Pure io l'ho visto da vicino ", intervenne Silvano.

" Lo so Giaguà ", aggiunse er Giamaica.

" E devo ringrazià tu zio. Mi' nonna era grave e prima de morì voleva vedè er Papa. E lui ha dato 'sta soddisfazione a quella pora vecchia. Io l'ho accompagnata all'udienza. Tremavo. C'avevo paura de fa' qualche boiata delle mie. Invece ce trattò co' 'na delicatezza. E me so' commosso"

Er Turco ce guardò.

"Come ve invidio. Io l'ho visto soltanto da lontano. In Tivù. O quando se affacciava pe' l'Angelus. O alla giornata mondiale della gioventù. Però me lo sentivo vicino. Era certezza che ce fosse lui a San Pietro "

Er Giamaica se alzò. Andò verso la credenza dei liquori. Tirò fuori una bottiglia giallastra.

" E' rhum. Invecchiato di venticinque anni. Me l'ha portato Triccheballacche da Cuba. Lo beve soltanto Fidel. Silvanè, per piacere, i bicchieri "

" E che voi fa ? "

"Brindà alla sua memoria. E' 'n modo pe' dije che je volemo bene. Turco, versa. A Carol"

E alzammo i bicchieri al cielo.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:25 0 commenti

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