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giovedì, marzo 31, 2005

Iniziativa Benefica

Pubblicizzo un'iniziativa che mi ha segnalato un amico

Per raccogliere i fondi necessari al completamento della casa di accoglienza "Mother and Child" in INDIA (kerala), si stanno organizzando delle cene di beneficienza presso il ristorante indiano il GURU, in via Cimarra n° 4, una traversa via dei Serpenti, parallela via Panisperna.

L'idea è di utilizzare il ristorante nelle sere meno frequentate : lunedì martedì e mercoledì con una delle due sale che, in quelle giornate, sarà messa a disposizione. L'incasso, detratti i costi delle materie prime della cena (8/9 Euro/persona), con un prezzo di 35/euro a persona sarà utilizzato per completare la struttura.

Insomma, come vi dicevo si tratta di andare a mangiare Indiano una sera portando tanti amici, spendendo un pò di più di quanto magari il tipo di cena richiederebbe e mangiando forse un cibo non tra i preferiti.

Per prenotare la sera vi indico il telefono del ristorante 06/48904656 oppure 347 3601355 (cellulare di Thomas Miladoor) al quale potrete fare riferimento per prenotare la serata che sarete riusciti ad organizzare.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:24 5 commenti

Er bambinello dell'Aracoeli

Anni fa, fu rubato il Bambinello dell'Aracoeli, caro a tutti i Romani. Mi ricordo ancora quando da bambino andavo alla cappella del Presepio per recitarvi con gli altri pupetti "er sermone de Natale". Filastrocche. Piccoli pensieri. Brevi discorsi. Che donavano piccole ed ingenue soddisfazioni, ma che all'epoca parevano immense.

Una volta, da quanto ne so io sino agli anni Sessanta, il Bambinello era portato al capezzale dei malati gravi, per dar loro conforto. La credenza popolare diceva che il colore assunto dalle labbra del Bambino, in seguito alle preghiere dei parenti, costituiva il responso per la sorte dell'infermo.Il colore roseo corrispondeva alla guarigione. Il pallore alla morte.

Per raggiungere i malati, si utilizzava una sontuosa carrozza, tradizionalmente fornita dai Torlonia. Il 15 maggio del 1849. quando Ciceruacchio bruciò le carrozze papali, il triumviro Armellini, per poter salvare almeno la più bella, quella di gala, la destinò al Bambino

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:23 0 commenti

Museo Napoleonico

Pochi sanno che gli ultimi napoleonidi si stabilirono in pianta stabile a Roma, scroccando l'ospitalità ponticia. L'ultimo discendente di tale famiglia fu il conte Giuseppe Napoleone Primoli, figlio di Pietro e di Carlotta Bonaparte. Instancabile fotografo e raccoglitore dei cimeli della sua famiglia è stato il fondatore di uno dei musei più suggestivi e meno conosciuti di Roma, il Napoleonico.

In questi giorni, vi si tiene una mostra sulla collezione che la buonanima di Giovanni Spadolini aveva raccolto sull'epopea del corso.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:21 0 commenti

Ipse Dixit (Parte II)

Senti, Walter, che fine ha fatto il 63 ? Spiego: è il 63 l'autobus che mi porta a casa dall'ufficio e viceversa. Da un poì di tempo, a Roma gli autobus sono diventati oggetti misteriosi. Si aggirano straniti, vaghi e rari. Pieni sempre. A dirla tutta, se uno ha la patente e la relativa macchina, non c'è una sola ragione al mondo, da queste parti, per mettersi nelle mani dell'Atac. O di Metrobus. O di Trambus. O di come diavolo di chiama adesso.

Chè per spericolata innovazione (ma sempre si trova qualcuno pronto a spiegare che è stata invece una geniale intuizione) da qualche anno a Roma hanno moltiplicato i nomi. Fatto sta che non avendo, per personale deficienza, nè la patente nè ovviamente la macchina, io non posso che battere i marciapiedi delle fermate.

Che poi, uno dice, chissenefrega come si chiama il tram, mica ci devono presentare ! Troppo giusto. Ma negli ultimi tempi, pure i colori degli autobus di Roma si sono moltiplicati: gialli, rossi, giallorossi, blu, grigi, verdi... La faccenda avrà sicuramente una geniale ragione. ma sempre singolare rimane.

Il fiorire multicolore non dipende, come un comune passeggero potrebbe credere, dalla linea nè dal quartiere nè fortunatamente risulta daltonico l'assessore ai trasporti (qui detto alla mobilità, anche se in certi momenti la mobilità a Roma pare più che altro un principio di rigor mortis). Da che dipenda il casino. mai saputo. Ma alle fermate incontri certi vecchi che aguzzano lo sguardo, insicuri fino all'ultimo se stanno per prendere l'autobus che va verso la Magliana o stanno per imboccare un pullman di pellegrini polacchi.

SDM

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:02 0 commenti

mercoledì, marzo 30, 2005

Michelangelo Cerquozzi

Uno personaggi più caratteristici della Roma del Seicento era Michelangelo Cerquozzi, pittore noto agli appassionati d'arte per i suoi quadri che rappresentano, quasi deformandola in caricatura, il quotidiano dell'epoca.

Il romano medio lo conosce per il detto "Tu sei più cotica de Michelangelo" e per le leggende, che l'hanno reso un archetipo della tirchieria.

Cerquozzi, figlio di un conciatore, era vittima di una fame e di una povertà ancestrale. Poco abituato alla pioggia di scudi causata dalla vendita dei suoi quadri è da una parte allettato dalla ricchezza, dall'altra perennemente schiavo della paura di essere derubato.

Passa così le notti a nascondere il suo gruzzolo in ogni parte della casa. Sotto gli assi del pavimento. Dietro le tele. Dentro i busti di gesso.

Questa ossessione lo porta fino a Tivoli, di notte, da sole ed a piedi, per seppellire i soldi a Villa Adriana. All'alba, rientrato a casa, torna indietro, insicuro e sospettoso, per recuperarli.
In seguito, pare che abbia nascosto i suoi risparmi nel vano tra il portone e la porta d'ingresso di casa sua, accorrendo terrorizzato ogni volta che udiva i bambino giocare in quel corridoio

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:02 0 commenti

Ipse Dixit (Parte I)

A Roma ci poteva toccare, invece del veltronismo, il tajanismo. Quindi, abbiamo già avuto una notevole botta di culo. Speriamo soltanto che non sia l'unica. Va detto che non c'è citta o borgo o contrada che non vorrebbe Veltrono a capo, borgomastro ideale sotto ogni latitudine- e dunque che non ce l'ha se ne duole e noi che ce l'abbiamo ce lo godiamo.

A Walter tutti vogliono bene, il Papa e pure er Pecora, e persino il Cav., che sta infilato dentro quel buco di via del Plebiscito, che poveretto gli spalmano addirittura la la merda attorno, e rosica guardando il Campidolgio, luminoso e avvolto nel ponentino e non c'è un cazzo di scenografo Mediaset che glielo sappia rifare bello così.

Vero: mai stato comunista, Walter. Ma da quando è sindaco è diventato persino meglio der pupo dell'Ara Colei. Lo dico; io amo appassionatamente, Veltroni. Quando lo vedo avanzare con la fascia tricolore, mentre accarezza il solito moccioso che gli mettono tra i piedi, il petto si gonfia d'orgoglio, mi sento Romolo e mi sento Remo.

Insomma, città bellissima, sindaco fichissimo, consenso elevatissimo. Ma sotto sotto, girare le balle pure a Rugantino

SDM

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:01 0 commenti

San Michele a Ripa

A San Michele a Ripa, una mostra sull'opera degli architetti Gabetti ed Isola. Ricordando che

"Le architetture continuano ad essere esperimenti di volta in volta irripetibili, in cui il rapporto colto con la storia è reinventato attraverso il filtro della memoria, che lo radica al luogo, fuori dal tempo, e per questo modernoe ne diventa paesaggio"

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:00 0 commenti

martedì, marzo 29, 2005

Orologi Pubblici

Mentre in altre città d'Europa esistevano già secoli gli orologi pubblici, ad esempio a Westminster uno ne venne installato nel 1288, Roma se la prendeva comoda, forse perchè i suoi abitanti erano e sono più abituati all'eternità che al divenire.

Finalmente nel 1412, i romani decisero di adeguarsi alla modernità. Fu ordinato un orologio ad un tal mastro Ludovico da Firenze, che fu montato il 27 dicembre di quell'anno, sulla facciato dell'Aracoeli.

E per l'amore locale per la burocrazia, fu istituita la carica del moderatores horologii, gli addetti al funzionamento ed alla manutenzione di questo strano trabiccolo. Le prime vittime di tale onore furono i fratelli Domenico e Fabio della Pedacchia.

E dato che l'Urbe ama distinguersi, le ore erano segnate in maniera differente da tutto il resto del mondo. Il quadrante era suddiviso non in dodici parti, ma in sei.

Ci volle la Rivoluzione Francese per introdurre a Roma l'uso comune e Pio IX per farlo accettare. Così commentò il Belli tale cambiamento

L?orloggio

E ddajje co Ppio nono! e ggni paese
mó aricopia st?usanza scojjonata
de portà ?na bbanniera inarberata
tra ccanti e ssoni e ttra ccannele accese.

E intanto er zanto padre ha la corata
d?arimette l?orloggio a la francese.
Un papa! ammalappena ar quarto mese
der papatico suo! Bbrutta fumata!

Disse bbene er decan de Lammruschini
ar decan de Mattei: «Semo futtuti:
cqua ttorneno a rreggnà li ggiacubbini».

Sto sor Pio come vòi ch?iddio l?ajjuti
quanno sce viè a imbrojjà ppe li su? fin
isino l?ore, li quarti e li minuti?

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:14 0 commenti

Università La Sapienza

Al Vittoriano si è tenuta la mostra su "I Luoghi della Sapienza", per festeggiare i settecento anni di vita dello Studium Urbis. Uno sguardo al passato, all'antica sede del Palazzo della Sapienza, ora occupata dall'Archivio di Stato, in cui lavorarono Pirro Ligorio, Giacomo della Porta e Borromini.Alla chiesa di Sant'Eustachio, in cui venivano consegnate le Lauree.

Uno sguardo al futuro, su ciò che diventerà quel grande malato che è l'Ateneo romano. E con qualche dimenticanza, che in tempi più maliziosi, avrebbe fatto pensare alla censura ideologica.
E' stata praticamente ignorata la realizzazione della città universitaria, a suo modo una delle punte più alte del Razionalismo Italiano.

Gli affreschi di Sironi nell'aula magna del Rettorato. Le facoltà realizzate da un equipè coordinata da Piacentini, ma di cui fecero parte Giò Ponti, Giovanni Michelucci e Antonio Pagano, autore di quel capolavoro di estetica e funzionalità che è il Dipartimento di Fisica, la seconda casa dei ragazzi di Via Panisperna, che a breve verrà riportato all'originale bellezza

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:10 1 commenti

Mostre

La Quadriennale d'Arte ha raggiunto quota 13000 visitatori. Un successo inaspettato. Intanto a Palazzo Venezia la mostra "I tesori della steppa di Astrakan", sugli ori dei Principi della Steppa, i leggendari Sarmati, allevatori nomadi, amanti dell'oro e delle armi, vissuti dal VII al IV secolo a.C., lungo i confini settentrionali del mondo ellenico-romano, nelle sconfinate terre che si estendono dal Danubio ai monti Altai.

Gli oggetti esposti, una straordinaria collezione di lavori in oro, argento e bronzo portati alla luce nel corso degli scavi effettuati a partire dagli anni Ottanta, provengono dagli arredi dei tumuli funerari (kurgan) e posseggono una straordinaria forza evocativa. Si tratta di più di duecento reperti di arredo funerario di meravigliosa foggia, quasi tutti in oro massiccio: foderi d'armi, gioielli e monili, bassorilievi, placche d'oro con decori d'animali, vasi con manici zoomorfi, ornamenti per vestiti e bardature per cavalli.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:08 0 commenti

Archeologia Romana

Notizie dall'archeologia romana. E' stato restaurato il cosiddetto "sarcofago di Santa Susanna" entro cui vi erano circa 7000 frammenti di un affresco dell'ottavo secolo.

Forse si riporterà alla luce il portico che circondava il Colosseo.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:07 0 commenti

Campagna Elettorale

Evito sempre di parlare di politica su questo Blog. E non mi schiererò nè a favore di Marrazzo, nè di Storace.

Però continuo a denunciare l'imbarbarimento che in questi giorni sta subendo la politica qui a Roma. Le campagne elettorali sino ad oggi sono sempre state intense, a volte aspre. Qualche volta si è anche giocato sporco.

Però non sono mai raggiunti i livelli di questi giorni. Personalmente possono non condividere le idee o i progetti di uno dei candidati, ma questo rimane sempre un avversario politico, non un nemico da abbattere ad ogni costo.

Al punto da certificare il falso, le firme della Mussolini, e dopo un giorno, affiggere manifesti in cui si esalta la Roma antifascista. O mentendo spargere letame sui morti. O bruciare chiosti e sedi di comitati elettorali.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:01 0 commenti

domenica, marzo 27, 2005

Buona Pasqua

Buona Pasqua ai cityblogger, e ai nostri ventiquattro (be', speriamo di più...) affezionati lettori.

scritto da Blogmaster IT-CB alle 11:52 3 commenti

venerdì, marzo 25, 2005

Il nemico pubblico (numero uno) delle donne

E' una serata speciale: trucco perfetto, nessun capello fuori posto, gli accessori giusti, gonna con spacco d'ordinanza, scollatura vertiginosa, magari della biancheria intima che alza e strizza e scomodissimi stivali con i tacchi alti. Una ragazza si impegna per essere carina e attraente, spende dei soldi e del tempo prezioso per giocare alla maliarda, occhieggiando ed ancheggiando in giro per il centro. E tutto fila liscio finché l'elegante falcata felina non decade all'improvviso in un buffo susseguirsi di passi claudicanti e stentati che vanificano ogni tentativo di seduzione: è colpa del "sampietrino" che non perdona. Roma è infestata da questo tipo di pavimentazione che incastra uno accanto all'altro piccole selci squadrate ed irregolari (composte da basolo che è una roccia di basalto che proviene dalla zona dei Castelli romani, per l'esattezza da una colata piroclastica vicino alla località di Capo bove): un chiaro attentato a noi donne. Il sampietrino è pericoloso e subdolo, a tratti si presenta compatto e agevole, accessibile anche ai trampoli più presuntuosi, ma poi, vigliacco, si frantuma in chilometri di pietre sparse separate da ampi crateri in cui gli stiletti si impigliano procurando slogature e fratture alle caviglie; per non parlare delle cifre riguardevoli spese dal calzolaio per porre rimedio ai danni causati alle calzature. Ma è durante i giorni di pioggia che l'infida pietra crea i danni veri: il sampietrino diventa scivoloso e gli spazi tra un blocco e l'altro si riempiono di acqua che schizza impietosa sulle gambe e le scarpe delle aspiranti (ormai frustrate) maliarde. Se si avanza tendendosi al braccio del proprio accompagnatore poi, il pericolo - e quindi il danno - è raddoppiato, perché mentre le caviglie si storcono come se fossero prive di articolazioni arrivando quasi a toccare terra, costrette ad aggrapparci a lui, lo trasciniamo con noi nella rovinosa caduta. Via Giulia, Via del governo vecchio, i vicoli di Trastevere, Via dei Fori imperiali: quasi tutte le strade più belle di Roma sono pavimentate con queste insidie di pietra. La pavimentazione con i sampietrini è tipica di Roma risale addirittura all?età repubblicana ed imperiale. I romani utilizzavano lastre di pietra di forma esagonale di circa quaranta centimetri di spessore posti su un letto di argilla che poggiava su una massicciata di pietrisco. Ma la pavimentazione a sampietrino come la vediamo oggi è di epoca moderna e sembra che sia stata usata per la prima volta nel XVIII secolo per piazza S. Pietro e da ciò deriva il nome. In realtà il sampietrino moderno ha una forma piramidale scelta perché offre una soluzione migliore per l'incastro delle varie pietre l'una con l'altra e per la possibilità di ancorarle meglio al terreno. Il nomignolo sampietrino corrisponde però ad un preciso tipo di taglio che veniva usato per i marciapiedi, ma che poi è stato utilizzato per estensione per indicare tutta la pavimentazione stradale confondendo il sampietrino appunto con lo quadruccio che è l'elemento più presente nelle strade romane. Secondo una leggenda in piazza San Pietro c'è un solo sampietrino, scolpito da qualcuno come maledizione per le fatica che gli costava lavorare per la piazza e per il papa.
Tra storia, leggenda e rischi di fratture il sampietrino resta comunque il protagonista assoluto di ogni passeggiata nel centro di Roma, con i tacchi che risuonano sulla strada irregolare e le luci che si riflettono sulla superficie lucida della pietra.

scritto da seia montanelli alle 11:49 21 commenti

giovedì, marzo 24, 2005

Settimana Santa

Poco è rimasto dei riti della Settimana Santa della Roma de 'na vorta. Il Mercoledì Santo si svolgevano nella Cappella Sistina i Mattutini delle tenebre.

La cappella era illuminata da ventuno candele di cera gialla, sei delle quali erano disposte sull'altare, mentre le altre quindici erano sostenute da un candelabro a forma di triangolo, chiamato saetta.

Le candele, al suono del Miserere, delle Lamentazioni e dello Stabat Mater, venivano spente ad una ad una, per simboleggiare la crescente solitudine di Gesù.

Il Giovedì Santo, subito dopo il Gloria, erano legate le campane ed il loro suono sostituito da quello delle raganelle di legno, le troccole. Gli altari venivano decorati dai sepolcri di legno. Invece dei fiori, nei vasi vi era delle piantine di grano pallido, fatto crescere nel buio delle cantine.

La sera si svolgeva il rito della lavanda dei piedi. Il Venerdì Santo, in una San Pietro eccezionalment buia una croce di ottone lunga sette metri e larga quattro e ricoperta da seicentoventotto lumini a doppia fiamma veniva sospesa all'arco della navata centrale.
A Santa Croce in Gerusalemme, i padri domenicani benedivano il popolo con le reliquie del Golgota. I pizzicagnoli romani si sfidavano con statue di argomento sacro fatte di burro, formaggio e salcicce. La sera la Via Crucis al Colosseo.

A mezzogiorno di Sabato Santo di scioglievano le campane di tutte le chiese, che suonavano in contemporanea ed il pomeriggio mortaretti e fuochi d'artificio

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:44 0 commenti

Arredo Urbano

A via Rovigno, dispersa per il Prenestino, sono sperimentati i primi cassonetti a scomparsa, mentre l'Aventino si ribella alle nuove fiorire di cemento, che paiono tombe scoperchiate.

E finalmente riapre Villa Bonelli, in ritardo di vent'anni, ma meglio tardi che mai

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:43 0 commenti

Commedia dell'Arte

Dovrei commentare la vicenda Mussolini. In realtà non ci riesco, perchè appena provo a buttar giù due righe, comincio a sghignazzare.

Il consiglio di Stato, privilegiando la forma sulla sostanza. Le firme false sono e false rimangono, ma l'imbroglio non è stato accertato secondo le modalità previste dalla legge. Ergo alle prossime regionali, facendo firmare tutta Paperopoli, posso presentare Er Giamaica canditato governatore.

Storace che interpreta creativamente la tutela dei dati personali. Ed il sottoscritto, il cui indirizzo non è presente da nessuna parte, continua ad essere perseguitato da lettere di pubblicità elettorale.

Marrazzo, emulo di Ponzio Pilato, che applica il vecchio proverbio: " Io so' riccio e de 'sti fatti nun me impiccio", dimenticando che i suoi sodali hanno autenticato le firme di AS, diventando complici del fattaccio.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:43 0 commenti

Fosse Ardeatine

24 Marzo 1944. Roma non dimentica i suoi morti

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:42 0 commenti

martedì, marzo 22, 2005

Kenzo Tange

E' morto Kenzo Tange. Embè, direbbe Er Giamaica, nun ce ne po' fregà de meno. E' giapponese, mo' che c'entra co' Roma.

C'entra, c'entra. Kenzo era innamorato di questa città e per ironia del destino, come Michelangelo fu perseguitato dalla tomba di Giulio II, lo fu vittima del sogno, svanito nel nulla, dello SDO, il Sistema Direzionale Orientale.

Nel giugno dell'89 fu approvata la legge per ''Roma Capitale'', che, tra le tante cose, doveva dare il ''via'' definitivo allo SDO, idea che perseguitava gli amministratori capitolini dagli anni Sessanta.

Il trasferimento di ministeri e uffici nel settore orientale della città, Centocelle e dintorni per decongestionare il centro storico. L'immane compito progettuale fu affibbiato, nonostante le proteste della lobby degli architetti romani, a Kenzo.

Da allora il progetto, nonostante le proteste giapponesi, è stato vittima di una lenta eutanasia. Nel 1995, durante la prima giunta Rutelli, le cubature previste furono ridotte del 40-50%. Il caro ex sindaco non mai dato una spiegazione sensata di tale decisione, facendo malignare assai.

Veltroni è rimasto fedele alla linea, cosicchè la montagna ha partorito il topolino. Ci sarà qualche edificio a Pietralata. Il Ministero dell'Ambiente, la Provincia di Roma, qualche facoltà dell'Università La Sapienza, l'Istituto Nazionale di Statistica, ll'Agenzia per la protezione dell'ambiente e ll'Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare.

Però Kenzo Tange ebbe la sua rivincita con il capolavoro, della nuova sede di Toyota Motor Italia, tra il Grande raccordo anulare e l'autostrada Roma-Fiumicino, quattro edifici intorno ad una piazza-giardino.

Un frammento di ciò che poteva essere e non è stato

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:21 0 commenti

Tor Sanguigna

Tor Sanguigna, nei pressi di Piazza Navona. Nel Rinascimento era il quartiere a luci rosse di Roma, abitato dalle cortigiane, che abitavano nell'omonima piazza ed in via dei Coronari e andavano a messa nella Chiesa di Sant'Agostino, inducendo in tentazione i poveri parroci.

Tra loro, oltre Olimpia, era famosa Matrema non vole, bellissima, così soprannominata dalla risposta che dava da giovanissima a chi le chiedeva di fare l'amore da giovanissima. Passò alla leggenda per la scommessa che fece durante il conclave per l'elezione del successore di Leone X, tra il 27 dicembre del 1521 ed il 9 gennaio 1522.

Nel caso fosse stato eletto un suo candidato, le avrebbe vinto 100 scudi, altrimenti si sarebbe concessa in prestazione gratuita per tre notti di seguito. Perse e pagò il pattuito

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:20 0 commenti

Sfenisterio Baberini

Pochi sanno che nell'Ottocento, a ridosso di Palazzo Barberini, esisteva uno sferisterio, copia in piccolo di quello di Macerata. Un'arena destinata al gioco del pallone con il bracciale, lunga 86 metri e larga 16, limitato da un lato da un muro alto 20,dall'altro dalle gradinate.

Un rialzo di mattoni, detto cordino, divideva il campo. Il pallone col bracciale, antenato dello squash, all'epoca gioco amatissimo dai romani che si rovinano scommettendo sull'esito delle partite, era giocato da due squadre di tre giocatori ciascuna. Il battitore, la spalla ed il terzino, ai quali si aggiungeva il mandarino, che aveva l'incarico di lanciare la palla al battitore che scendeva di corsa l'apposito trampolino.

Il bracciale che serviva ai giocatori per colpire la palla era di legno di sorbo, alto 17 centimetri, con sette file di quattordici denti ciascuna, in legno di corniolo, appena smussati.
Il pallone poteva essere toccato soltanto dal bracciale e colpito al volo o dopo il primo rimbalzo, facendolo battere sul muro e rimbalzare sul campo avversario. Belli trasse dal gioco il sonetto

Er giucator de pallone...

Ar Bervedé cc?è ppoco. Er Papa vola
che ppe vvolate manco Ggentiloni!
Ma in partita è ttareffe, e ffa cciriola,
ché li falli sò assai piú de li bboni.

Che sserve che nnoi poveri cojjonij
e seggnamo le cacce? A cquella scòla
de mannà ssempre a sguincio li palloni
,si ll?impatti è pper dio grasso che ccola.

Ggiuchi a ppassa-e-rripassa, o ccor cordino,
dà llui solo l?inviti e le risposte,
e vvò stà ssempre lui sur trappolino.

Cuann?è all?onore poi, fa ccerte poste
scerte finte, c?a èss?io Tuzzoloncino
je darebbe er bracciale in de le coste.

Ne le partite toste
o nne le mossce s?ingeggna, er bon prete
cor vadi e vvienghi, e cquale la volete.

Tira sempre a la rete
cuann?è in battuta, e nnun fa mmai un arzo
o rribbatti de primo o dde risbarzo.

Ar chiamà cchiama farzo;
e ssi er quinisci penne da la tua,
procura de tornà ssempre a le dua.

Ha una regola sua
oggni tanto de dà ffora una messa
pe ffàtte ariddoppià la tu? scommessa;

e cco sta jjoja fessa,
qualunque cosa er cacciarolo canti,
sce gonfia li palloni a ttutti-cuanti.

Stranamente, visto che era ancor più beghino di me, il Belli in questo sonetto, che usa il linguaggio tipico di questo sport, tra falli, volate, passaggi, finte, satireggia il papa Gregorio XVI con i suoi traffici politici, che al poeta parevano ancor più fraudolenti del gioco

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:14 0 commenti

Checco Durante

Il testo completo di questa canzone, che mi è stato recitato da una carissima persona romana, merita di essere postato. Lo farai? Grazie in naticipo e, per caso, conosci anche una melodia che lo accompagni? Sai insomma se ne esiste una versione pe' 'na vòce, 'na chitarra e 'nu poc' 'e luna?

Così un commento alla canzone di Checco Durante su San Giuseppe Frittellaro. Magari la ricordassi tutta. Se c'è qualcuno che la conosce interamente, la postasse nei commenti, cosicchè si possa pubblicare !!!

Per farmi perdonare dalla mia mancanza, una poesiola di Checco Durante

Er Dolore

Su la piazzetta. quanno arivo' er caro, c'erano 'na ventina de persone:
la nipote der morto, er macellaro, l'ostessa cor droghiere der cantone,
c'era er curato e quarche ficcanaso che s'erano trovati li' pe' caso.
Quanno er caro se mise in movimento ie s'affilarno appresso tutti quanti;
la nipote se mosse co' un lamento, s'asciugo' l'occhi, s'infilo' li guanti
mentre ognuno sforzava er gargarozzo pe' fa sorti' er rumore d'un singhiozzo.
Ma tutta st'aria triste e desolata spari' quanno arivorno a la vortata,
e ognuono aricconto' li fatti sui
tanto che a un certo punto se parlava de tutto quanto, fora che de lui.
Fra tutta que la gente spensierata sortanto un cagnoletto camminava
co n'aria addolorata: era er cane der morto, poveretto!
Benche' bestia sentiva l'amarezza de perde er su' padrone
e, forse, se scordava der bastone pe' ricordasse solo ogni carezza.
Ar camposanto, quanno furno drento, la nipote rideva cor cugino
e parlaveno der testamento.- Povero zio, com'e' stato carino!.. Mi ha fatto erede, erede universale! ..Oh, se ci penso mi ci sento male.. mi pare di vedermelo davanti.. -
Ma appena fu finita la funzione scappo' lei pure, assieme a tutti quanti,
co' un gran sospiro de sodisfazione.
Solo quer cane, que la bestia sola, resto' li' malinconico e abbattuto,
guasi volesse di' quarche parola d'affetto e de saluto.
E forse fu per freddo o fu per vento dall'occhi, in quer momento,
'na lagrima sorti' .. casco' pe' tera: e fu la sola lagrima sincera

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:08 0 commenti

lunedì, marzo 21, 2005

Acqua alle funi

Una curiosità sulla Domenica delle Palme. Le splendide ghirlande, superbamente intrecciate e decorate, che vengono donate al Papa ed ai cardinali provengono quasi esclusivamente dalla Liguria ed in particolare da San Remo, città di proveniena della famiglia Bresca, titolare per secoli del privilegio di fornitura delle palme pasquali.

Il motivo è semplice. Quando fu eretto dal Fontana l'obelisco in piazza San Pietro, Sisto V per non distrarre gli operai durante un'operazione così delicata e pericolosa, diede l'ordine di tenere il un silenzio assoluto, pena adeguata tortura seguita da pubblica decapitazione per chi avesse trasgredito parlando.

Il marinaio Bresca, accorgendosi che l'attrito stava logorando le corde, per evitare un disastro gridò:

"Acqua alle funi"

Fontana seguì il suggerimento. E gli svizzeri, prontamente arrestarono Bresca, conducendolo da Sisto V. Il marinaio, vista la pessima fama der Papa Tosto, si vide perduto.

Ma Sisto V, oltre che a risparmiargli la testa, gli concesse l'esclusiva di fornire le chiese di Roma di palme.

Ancora oggi da San Remo giungono trecento splendide piante che, opportunamente lavorate preparate, sono poi suddivise in cinque grandi fasci di sessanta rami ognuno.

Tra questi sarà scelto quello che le monache camaldolesi, titolari di un privilegio concesso da Leone XIII, intrecceranno e orneranno per offrirlo al Papa.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:06 1 commenti

Sempre San Giuseppe Frittellaro

Sempre parlando di San Giuseppe Frittellaro, nel quartiere Trionfale, fino agli anni Sessanta si svolgeva per la festa del Santo una solenne processione. Ignoro se la tradizione sia ancora viva.

E i fedeli accompagnavano la processione intonando una canzone scritta appositamente da Checco Durante, grande attore, poeta e cantastorie romanesco. Canzone che così cominciava.

San Giuseppe frittellaro
tanto bono e tanto caro
tu che sei così potente
da aiutà la pora gente
tutti pieni de speranza
te spedimo quest'istanza

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:05 2 commenti

Racconti Centocellesi

"Aho, nun te reggi 'n piedi "

Er Giamaica scuoteva il capo, guardandomi. Aveva persino smesso di litigare con Silvano. Questione di carte.

" So' stanco. Ar lavoro me stanno spreme come 'n limone "

"Pari 'n fantasma "

" Giaguà, taci, che nun sai manco contà gli scarti "

" Mo la corpa è la mia che nun te sei capì cor gioco"

" E smettetela voi due, che c'ho mal de testa "

Beppe si carezzò il pizzetto.

" Embè, te ne potevi sta a casa, 'nvece de venì a sbajoccà qua "

" E no, c'ho 'n appuntamento "

" 'Ncora co' la Matta. Lassala perde, che te seppellisce"

" Sbajato. Co' Roberta "

" E chi è mo questa ? "

" La sorella della ragazza de mi cugino Dario "

" E come che nun me la ricordo. La fata. So' sei anni che nun la vedo. T'era rimasta 'n canna "

" In che senso ? "

" Che je battevi certi pezzi. Parevi 'n martello pneumatico. E ce stava pure. Poi se persa de vista. Come l'hai ribeccato, 'nfamone ?"

" Che ce provavo, nun lo posso negà. Ma ce provava tutta Centocelle. Che ce stava, beh, è 'na boiata. Nun ce riuscito er Mumma, ma te pare che quella me guardava a me. Cumunque, se te po' fa piacere, è lei che m'ha contattato "

" Ma dai "

" C'hai presente er blog. Il sito. M'ha lasciato un commento con i suoi riferimenti. Ci siamo scambiati un paio di mail e qualche messaggino. E mo abbiamo organizzato una rimpatriata "

" Guarda che la rimpatriata è de' 'na comitiva. In due se chiama appuntamento"

" Ah Beppe, stai sempre a fa' er pignolo "

Silvano aveva ordinato un paio di stout. Una ciotola di olive verdi. E unaa di pistacchi.

" Lo sai che lo leggo pure io er blog tuo "

Er Giamaica gli lanciò un paio di bucce.

" Giaguà, nun sai contà e pretendi pure de leggè. A proposito, perchè nun dici alla russa de portà pure un po' de fusaje "

" Provvedo subito. Comunque pure Irina lo legge "

" Chi ? "

" La cameriera russa "

" Ma tra poco nun parla manco l'italiano. T'attacchi a tutto però eh ? Basta che nun c'è er rigor mortis "

" E guarderà le figure. Ma senti da che pulpito viene la predica. L'intellettualone. Che a trent'anni sta a studià pe' l'esame de terza media "

" Beppe, Silvano, la smettete ? "

" Però ne è passato de tempo "

" Giama' c'hai ragione. Sei anni. Tu Cobra, facevi finta de studià. Pure tu cuggino. E adesso 'nvece. Dario sta ancora a Tenerife ? "

" No, con la moglie torna a fine anno. "

" Ma chi je lo fa fa"

" Beppe, mica è come er Vertebra. Tu' padre sta' spaparanzato sulla spiaggia a Capo Verde. Dario sta a Tenerife, ma in un osservatorio dentro un vulcano. Manco li lupi "

" Comunque nella vita, nun ce so' solo cambiamenti, ma pure costanti. Io sei anni fa me facevo er mazzo 'n carrozzeria. Silvano se grattava la panza. Tutto come oggi "

" E me ne vanto pure "

" Non ho intenzioni bellicose. Ero soltanto curioso. Puoi capire o accettare quando una relazione, un legame finiscono litigando. Ma quanto finisce per pigrizia. Perchè ti perdi lentamente di vista. Ogni volta ti imponi di riprendere un contatto. Poi ti manca l'occasione e la voglia. E così ti ritrovi estraneo. Rimane l'amaro in bocca. La sensazione di incompiuto "

" Te dirò sti incontri dopo tutti questi anni nun me piacciono. O rimani deluso, perchè hanno fatto 'na finaccia o sei geloso, perchè hanno raggiunto er successo che a te è sfuggito "

" Cobra, nun da' retta a Silvano. Che quarche mese fa ha incontrato er suo primo amore. Pesana 'na quintalata "

" E s'è lasciata andà. Ma da regazzina era tanto fine. Comunque ho acceso un cero a San Felice pe' ringrazià che m'ha mollato "

Una scia di profumo. Entrò Roberta. Tacemmo. Avvinti dal presente. E dal ricordo

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:01 0 commenti

domenica, marzo 20, 2005

Elefanti a Roma

Nella tenuta di Castel di Guido, a 20 km da Roma, si nasconde il più antico e il più ricco cimitero di elefanti d?Europa. Un eccezionale museo preistorico che con un balzo a ritroso di 300 mila anni ci ripiomba in pieno Pleistocene, quando il lago di Bracciano non era ancora nato e il cratere che oggi lo accoglie era la bocca di un vulcano in continua eruzione.

Nell?intervallo tra due fasi di glaciazioni, questo dolce paesaggio di colline era una ragnatela piatta di torrenti e paludi, coronata da una boscaglia fitta e popolata come una giungla africana. Cervi e buoi giganteschi, bufali, rinoceronti, ippopotami, felini e predatori di ogni tipo, scimmie simili ai macachi equatoriali. Ma soprattutto , padroni incontrastati del territorio, colossali esemplari di elefans antiquus , fino a sei metri di altezza, zanne lunghe oltre due metri, la razza che precede la comparsa dei primi Mammuth.

E tra le ossa spiccano raschietti, coltelli, martelli ricavati da schegge di selce, estratte e appuntite ad arte. I primi romani che cacciavano e predavano carogne

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:29 0 commenti

Ostia primordiale

Tutti sanno che Ostia, il mare di Roma, è stata fondata da Anco Marzio, con l'obiettivo di controllare le saline, le risorse strategiche dell'epoca.

Eppure storici contraddicono il racconto di Ennio e di Livio, narrando, come Festo, l'esistenza di una cittadella marittima già nel VIII secolo. Secondo Carcopino, Ostia primitiva poteva essere un centro di culto federale per gli antichi latini.

L'archeologia sta confermando questa tesi. A Draconcello è stato trovato un centro abitato del X secolo, sviluppatosi sino a diventare una fortificazione arcaica di cinque ettari. Un altro villaggio è stato trovato a Malafede. Tra i suoi reperti spicca un'ascia di bronzo, per uso sacrificale dell'ottavo secolo

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:27 0 commenti

sabato, marzo 19, 2005

San Giuseppe frittellaro

Oggi è San Giuseppe, dedicato alle frittelle, semplici o ripiene di crema. Una festa amata dai romani, con radici pre-cristiane.

Già l'iconografia, il vecchio che tiene in braccio o per mano un bambino, è legata al culto pagno per Sileno, precettore e guardiano di Bacco fanciullo. Nei fasti Ovidio ci racconta che il 17 marzo a Roma si celebrasse la festa del dio del vino, a cui, oltre ad abbondanti libagioni, si offrivano focacce fritte ripiene di miele. Erano le Liberalia, che prendevano nome da Liber, il vecchio nome latino di Bacco, legato a liba, frittella.

E San Giuseppe frittellaro, si festeggia il 19 marzo, e per la periferia ancora si vedono friggitori, che vendoni i dolci cantando

Venite tutte qui, ciumache belle
veniteve a magnà le mi' frittelle

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:37 6 commenti

Ipse dixit

Bisogna essere teatralmente impudichi, bisogna avere un'idea dell'amore piatta e codificata, pir senza escludere il primato dei sentimenti, bisogna conoscere almeno una manciata di romanzi di appendice e aver visto altrettanti film america, bisogna aver tradito la propria moglie almento una decina di volte, bisogna aver frequentato un certo ambiente squisitamente immoralista di canottieri romani, bisogna aver poca attenzione per il valore delle parole, bisogna aver superato qualsiasi gesuitico impaccio, bisogna infischiarsene delle suscettibilità del prossimo o essere sprovvisti di empatia, bisogna essere stravaganti quanto basta, per dire ai morigerati Bonanno, in reiferimento alla loro tenera virginea figliola e al suo sciagurato amore per quell'ebreo

"Il mio Luca è pazzo di lei "

Alessandro Piperno

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:36 6 commenti

Ipse Dixit

Via Monserrato, via del Pellegrino
Campo dei Fiori mi si aprì di gialli
meloni acceso e cocomeri rossi
nel grigio della sera senza lumi,
fin quando prese a cadere
una pioggia tiepida, lieve,
e tutte le strade si fecero nere

Giorgio Vigolo

scritto da Alessio Brugnoli alle 00:05 0 commenti

Dialetto

Parlare del romanesco è difficile. E' una lingua viva, mobile, mercuriale. In continuo divenire, che sfugge a classificazioni. Linguaggio che tutto assimila, accettando ogni giorno la sfida con il reale.

A fine Ottocento, a Roma non vi erano tre diversi dialetti. Il Trasteverino, il Monticiano ed il Giudio.

Il Trasteverino, addolcito ed edulcorato è fossilizzato nei versi di Trilussa. Il Giudio è estinto, qualche vecchio lo sussurra tra le strade del Ghetto. Il Monticiano, dopo le distruzioni mussoliniane del quartiere e le deportazioni in periferia, si parla soltanto a Centocelle e dintorni.
Dialetto fino a quindici anni fa disprezzata, perchè segno di povertà e di ignoranza. Ma anche amata, come simbolo di identità e rivolta contro le imposizioni del potere. Con il benessere, si è creata una generazione poliglotta. L'inglese come lingua dei viaggi. L'Italiano come lingua degli affari. Il romanesco come lingua degli affetti e degli odi.

Perchè il dialetto rispecchia l'anima di una città, che aborre il lirismo ed il pastello. Che ama colori e contrasti forti. Che innamorata di metafore, insegue sempre nuovi significati da donare al mondo. Che dietro una risata, nasconde la malinconia della morte.

Roma, città che appare solare, che tra le vesti che abbagliano chi non la conosce nasconde uno sguardo malinconico e saturnino. Un'anima cupa e notturna.

scritto da Alessio Brugnoli alle 00:03 0 commenti

Sono un bigotto moralista io...

o c'è una piccola contraddizione nel fatto che Naomi Klein, autrice di NO LOGO, quando venga a Roma alloggi all'Hotel de Russie, il più costoso della città ?

scritto da Alessio Brugnoli alle 00:00 0 commenti

venerdì, marzo 18, 2005

Il nome dell'Ara Coeli

Da dove deriva il nome dell'Ara Coeli. Forse da Arx Capitolina ? O dall'Ara Coelestis esistente nel "Tempo Monetae" ? Da Aurocoelo, come afferma il Gregorovius, in riferimento al soffitto dorato della chiesa ?

I romani hanno tagliato la testa al toro. La leggenda parla chiaro. Ad Augusto sarebbe apparso una bellissima donna con un bambino in braccio e avrebbe udito una voce dire: Ecce ara primogeniti Dei e che in seguito all'episodio abbia fatto costruire un altare al Dio prossimo venturo.

Anche perchè in quello stesso giorno, sempre la leggenda racconta, nel luogo dove sorgerà Santa Maria in Trastevere, sarebbe sgorgata una misteriosa polla d'olio minerale

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:59 0 commenti

Racconti della Resistenza

Me lo immaginavo che alla fine venivi a rompè le palle pure a me. Co' 'sta storia dei ricordi della Resistenza, sei diventato l'incubo de' tutti i babbioni della zona. Ma in finale che te frega ?
Voi er parere mio. Che te devo di' ? L'antri hanno raccontati lo fatti. Io al massimo te posso propinà qualche opinionaccia. Te chiarisco 'na cosa che me te farà apparì antipatico. La Resistenza nonfu 'na guerra civile. Cioè me spiego. Non voglio di' che nun se combatteva tra Italiani o che li fascisti nun erano ommini, ma bestie.


Ma 'na cosa differente. Io 'na guerra civile me la immagino come 'no scontro generale, che coinvolge tutti. Vecchi. Donne. Bambini. Come in Jugoslavia.

Ai tempi mia nun era così. Noi partigiani eravo du' gatti. I fascisti pure. Alla maggior parte de li romani nun je ne poteva fregà de meno. Cercava de sopravvive, alla meno peggio. E alla fine mica di avevano tutti i torti.

Più che 'a guerra, la parola giusta era 'no scontro tra bande. Che provocava qualche fastidio ai tedeschi. Er resto so chiacchiere.

Poi vojo ditte la mia su via Rasella. Lo so', hai già parlato co' Lello. Però nun la penso come lui. E' un idealista, che ammette la stupidità, ma non er cinismo.

Quell'attentato nun fu un errore de valutazione, basato sull'idea che la rappresaglia tedesca avrebbe provocato la rivolta dei romani. Famo li conti della serva. A occhio e croce, tra via Tasso e Regina Celi, nelle mani dei tedeschi e dei fascisti c'erano 'na sessantina de azionisti, 'na trentina de monarchici ed un'ottantina de Bandiera Rossa. Che erano si comunisti, ma nemici giurati de Togliatti.

E loro ci avevano seguito, mentre all'epoca er PCI nun se lo filava nessuno. Nun ce voleva ne 'na scienza, 'ne 'n arte pe' capì chi sarebbero stati li primo morti della rappresaglia. E' stata 'na bastarda, pe' eliminà avversari politici e 'na potenziale classe dirigente alternativa nella Sinistra.
L'anticipo de quello che è successo tra il 1945 ed il 1946, in cui partigiani de Gielle e del partito d'azione so scomparsi o se so' trovati co' 'na pistolettata alla nuca. De quelli che conoscevo, hanno fatto 'na finaccia almeno 'na decina.


Però de sti morti nun je ne mai fregato niente a nessuno. Tranne a li parenti. Pe' loro Resistenza Tradita nun era 'na chiacchiera de comizio, ma 'na lapide ar Verano. E le colpe dei padri so' ricadute su li figli. L'anni Settanto non furono che er continuo de quei rancori e de quella storia.
Fortuna che li nipoti sono stati più saggi

Giampiero

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:58 0 commenti

giovedì, marzo 17, 2005

Hannibal ad Portas

Via Venti Settembre. Piena di traffico e di rumore. Su cui incombe il Ministero delle Finanze. Prigione di burocrati, incantenati ai loro monotoni gesti.

Un tempo vi erano le mura Serviane, di grigio e di ocra. Porta Collina, che nascondeva il campo scellerato, il luogo in cui erano sepolte vive le vestali che non rispettavano il voto.
Correva l'anno 211 prima di Cristo. I romani assediavano Capua. Per salvarla, Annibale improvvisò una mossa diversiva. Fingere l'assalto a Roma.

I Cartaginesi saccheggiarono Frosinone, Ferentino, Anagni. Preneste fu devastata. Gabi distrutta.

Guadarono l'Aniene a Lunghezza. Si accamparono alla Bufalotta, tre miglia dal pomerio.
Venne un giorno di tempesta. Pioggia e grandine sferzavano Roma. Le sentinelle di Porta Collina si lamentavano del freddo e del tempo. Qualcuno si accorse di un uomo, sceso da un cavallo nero. Carezzava le mura della città.

Un esploratore cartaginese, pensarono. scagliarono frecce. Organizzarono pattuglie. L'uomo, orbo di un occhio, era immobile. Pensieroso, quasi maliconico. Salì a cavallo. Prese un giavellotto. Ne avvolse la punta con uno straccio. Diede fuoco al drappo.

Ed Annibale bilanciò il giavellotto con il braccio teso sopra la testa. Lo scagliò con forza, destrezza e cuore. L'asta fiammeggiante tracciò un cerchio nell'aria. E cadde. Oltre le mura, bruciando le sterpi del campo scellerato.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:59 0 commenti

I fratelli De Rossi

La zona di Piazza Venezia è da un più di un secolo che è stata martoriata dal piccone risanatore. I savoia. Mussolini. Politici della Prima e della Seconda Repubblica. Ogni tanto qualcuno si alza la mattina, con il sogno segreto di buttar giù il Centro Storico di Roma.

Uno dei gioielli perduti era la Palazzo De Rossi. La casa dell'archeologo Giovan Battista, che lo aveva trasformato in un museo all'aperto, decorando le pareti con frammenti marmorei, residui dei suoi scavi.

E del fratello, Michele Stefano, sismologo. La leggenda racconta che da giovane, privo di soldi per comprare la sua attrezzatura, avesse utilizzato le pentole della cucina del palazzo per realizzare un impianto sismico

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:57 0 commenti

Tomba di San Paolo

Dagli scavi archeologici compiuti sotto la basilica romana di San Paolo Fuori le Mura, stanno arrivando le prime conferme scientifiche su quella che potrebbe essere la tomba dell'apostolo. O almeno quella che veniva ritenuta tale nel 390 dopo Cristo, cioè all'epoca dell'ampliamento della basilica costantiniana da parte dei tre imperatori Teodosio, Valentiniano II e Arcadio

Nascosto dall'altare maggiore e' stato infatti trovato un sarcofago di eta' romana, esattamente sotto l'epigrafe ''Paulo apostolo mart'', da sempre visibile alla sua base

Il sarcofago, sul coperchio, ha un buco di una decina di centimetri tappato sul fondo solo da un po' di malta. Si tratta di una feritoia concepita all'epoca per mettere in comunicazione le reliquie con l'altare

E per permettere uso testimoniato dalle fonti altomedievali. L'introdurre pezzi di tessuto che a contatto con la salma si sacralizzavano, acquisendo lo status di reliquie

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:56 2 commenti

Segnalazione

Una segnalazione tratta dal blog gemello

Venezia e il Veneto vogliono essere presenti e partecipare alla ricostruzione dell'Iraq favorendo il ripristino e la successiva riapertura di tre asili a Bagdad, nonché l'avviamento di corsi di formazione destinati a giovani iracheni disoccupati, contribuendo a riavviare un processo di normalizzazione nella vita della popolazione locale.

La scuola di formazione professionale sarà dedicata a Matteo Vanzan, il Lagunare di Camponogara del Reggimento Serenissima morto in Iraq lo scorso 16 maggio, a dimostrazione della volontà di dare un significato al sacrificio del nostro conterraneo.

Con un piccolo contributo sarà possibile far rifiorire queste opere, che sono sostanzialmente pronte a ripartire a breve e che necessitano solo di alcuni aiuti di carattere materiale per riprendere il proprio servizio educativo.

Per versare il tuo contributo: Conto corrente n. 6015.1000.5838 aperto presso la Sede di Venezia della Cassa di Risparmio di Venezia - ABI 6345 - CAB 02000

Una iniziativa di:Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura - Venezia
Cassa di Risparmio di Venezia
Confartigianato Provinciale di Venezia
Associazione Volontari per il Servizio Internazionale

In collaborazione con:Il Gazzettino
TeleVenezia
7 Gold

Con il contributo di:
Regione del Veneto

e con il patrocinio di:
Provincia di Venezia
Comune di Camponogara

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:53 0 commenti

mercoledì, marzo 16, 2005

La scalinata

La scalinata dell'Aracoeli, dai 124 scalini. Fu edificata nel 1348 da Lorenzo Simone Andreozzi a spese del popolo romano, come ex voto alla Madonna per essersi salvati dalla Peste Nera.
Costò 5000 fiorini. Per risparmiare tempo e denaro, i marmi furono ricavi dalle rovine del tempio di Quirino.

Secondo l'antica usanza salendola in ginocchio, invocando i tre Re Magi "Bardassarre, Gàspero e Mirchionne" e recitando il De Profundis per le anime del Purgatorio, si poteva avere la certezza di vincere al lotto e le zitelle di trovar marito.

Come minimo, vista la penitenza !!!

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:22 0 commenti

Teoria delle Stringhe

Benchè mi affascini la teoria delle Super Stringhe come chiave di lettura dell'Universo, cè una parte di me che la guarda con sospetto.

Forse perchè, da seguace del Rasoio di Ockham, sostengo che "Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem" ed ipotizzare un numero di dimensioni spaziale maggiore di tre ed introdurre la supersimmetria mi sembra far proprio questo.

Perchè mi infastisce l'assunto che le stringhe si debbano muovere in uno spazio-tempo immutabile e definito. Rinunciare all'idea che questo non sia che un insieme di relazioni in divenire. Buttar via Einstein per ritornare ad Aristotele.

E forse perchè è soltanto teoria astratta, non verificabile da esperimenti e confronti con la realtà empirica. A questa osservazione, i miei amici fisici allargavano le braccia. Non è possibile sperimentar nulla. Nè su questo, nè su qualsiasi argomento riguardante la gravità quantistica.
Poi venne un giovane scienziato romano, Giovanni Amelino Camelia, che ebbe un'idea semplice, ma geniale. Utilizzare l'intero universo per testare la scala di Planck. Ciò che è più grande con ciò che è più piccolo.

Esplorare i raggi cosmici, per verificare le previsioni delle teorie.E che forse la velocità di un fotone non sia una costante, ma che vari in funzione della sua energia

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:16 0 commenti

martedì, marzo 15, 2005

San Longino

Oggi è San Longino. E' esistito veramente ? Era il centurione che riconobbe nel Cristo della croce il Figlio di Dio O chi gli trafisse il costato ?

Oppure un semplice gioco di parole sulla parola greca longkè, lancia ? Eppure Giuseppe Flavio parla di un Cassio Longino che represse una rivolta anti romana nel 53 d.C. La leggenda lo dice sepolto a Mantova, nella basilica di Sant'Andrea.

Una leggenda ? Eppure la X legione, che occupava la Palestina, veniva arruolata in quella zona. Comunque Bernini, nei pilastri della cupola di San Pietro, dietro alla rispettiva statua, ripose il velo della Veronica, la testa di Sant'Andrea, parti della Croce di Sant'Elena e la lancia di Longino.
O meglio una delle tante, dato che ve n'è una a Parigi, una a Vienna, una Gerusalemme ed una in Armenia

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:40 0 commenti

Cronaca spicciola

Lo stadio delleTerme di Caracalla è stato intitolato a Nando Martellini, mentre sul Raccordo è stato inaugurato un nuovo svincolo per raggiungere più rapidamente l'Ospedale Sant'Andrea

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:38 0 commenti

Per chi può interessare...

Si terrà venerdì 18 marzo alle 8,30 a "Radio Anch'io" (frequenza 92.5 Roma e provincia) il primo faccia a faccia tra il governatore del Lazio, Francesco Storace, e il candidato alla presidenza della Regione per il centrosinistra Piero Marrazzo

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:37 0 commenti

lunedì, marzo 14, 2005

Il grande cocometo

Ho sentito diversi miei amici lamentarsi di Halloween. Per loro è un esempio dell'effetto deteriore della globalizzazione e dell'americanizzazione della cultura italiana.

Hanno scarsa memoria. Perchè sino a metà degli anni settanta a Roma vi erano delle tradizioni molto simili a quelle anglosassoni. Si scavavano zucche a forma di teschi. Dentro si mettevano candele rosse e nastri e si appoggiavano ai davanzali delle finestre, accanto a zollette di zucchero e grani di pepe. Sui balconi e per le strade si bruciavano fieno e mentuccia secca.

Ma ciò non avveniva alla vigilia di Ognissanti, ma la notte seguente. Quella che precede i morti. In cui, secondo la tradizione locale, gli spiriti dei defunti abbandonavano le tombe, per ammonire, consigliare ed incoraggiare i vivi.

Le zucche li avrebbero accolti. Lo zucchero ed il pepe nutriti. I fumi del fieno e della mentuccia li avrebbero purificati, permettendo loro di incontrare chi non è ancora giunto sul sentiero delle ombre

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:46 0 commenti

Caffarella

Passeggiare per la Caffarella, tra Natura e Leggenda. L'Almone, il fiumiciattolo che prese nome dal primo eroe indigeno morto nella guerra tra i Troiani ed i Latini.

La grotta della Ninfa Egeria, in cui Numa Pompilio veniva a chiedere consiglio all'amata. Il tempio del dio Redicolo, in cui le truppe di Annibale si fermarono nell'avanzata verso l'Urbe.
Luogo di infinita eleganza, Tomba di Anna Regilla, costruita da Erode Attico per far tacere le voci che avesse assassinato la moglie per l'eredità.

E dentro l'edificio, sbiadite tra le ombre, gli affreschi di Bonizo del 1011. Il primo romano che orgoglioso firmò le sue opere.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:41 0 commenti

domenica, marzo 13, 2005

Piero Ballardo

Sabato sera. Ero uscito tardi da casa, per raggiungere i miei amici in enoteca. Il locale era pieno. Di lato, su un tavolo isolato, er Giamaica. Circondato di fogli arrotolati e di matite smozzicate.Mi avvicinai.

"Beppe, che stai a combinà ?"

" Chi nun more se rivede. Stò a litigò co' le guere de 'ndimpendenza. Nun m'entrano 'n capo tutte 'ste date e 'ste battaje. Ma nun se stava mejo sotto er Papa Re ?"

" E l'antri ?"

" Chi ? Er Giaguaro cor Turco stanno a fa' li paini co' le cammeriere. Nun hanno mica capito che quelle le pagano, pe' essè simpatiche. A Triccheballacche la donna nun l'ha fatto escì. E tu come perchè te sei messo a fa' er prezioso "

" Me fa male la schiena. E poi 'sto pomeriggio so' stato a casa della Matta"

" Ancora. Nun ve se mollati ?"

" Sine, ma era depressa e me voleva parlà"

" E tu scemo che ce sei ito. Della seria, famoce der male fisico. Er fatto che sete stati accoppiati, nun implica che je devi risolve tutti li problemacci sua vita natural durante. Altrimenti, 'nvece de mollavve, ve sposavate. Nun ce vole tutta 'sta scienza"

" Beppe, ci avemo provato, ma nun qudrave. E te lo vojo di', che so stato io. Nun me so' mai voluto prenne responsabilità"

"No, che tutte e due sete sciroccati e puro 'mpuniti"

" E che è difficile dillo, ma co' la matta è stata sempre complicata. Co' lei me illudo d'esse 'na persona mijore, più bbona e saggia. Quanno ce 'sto 'nsieme, me libbero de tutti li fantasmi e l'incubi che me perseguitano. Poi me guardo allo specchio e me renno conto che me stò a riempì la testa de fregnacce. So' 'n vecchio bastardo. E so' contento d'esselo. Cambià significa tradì me stesso. E nun me la sento. Io sono ciò che sono"

Er Giamaica fischiò. Chiamò la cameriera

."Portame 'na frittata co' le cipolle e la sarciccicca. 'Na bottija de quello bono. Roscio come er sangionaccio. E tanto che sei, du' etti de porchetta. Pure tre. Mo' te racconto 'na storia. De quelle che raccontava er Vertebra, quanno ero pupetto. Sai chi era Piero Ballardo ? "

" Codesto l'ignoro"

" Era 'n mago potente e oscuro. Più della notte, che bazzicava Roma secoli e secoli fa. C'aveva 'na sporta de libri de maggia, che er papa fece brucià a Campo de Fiori. Piero Ballardo nun era romano. Forse era pure extracomunitario, ma se fermò quarche mese 'n mezzo a li monticiani. Do' ce stava quer santo strano, che quando pregava s'arzava 'n volo e bisogna legallo come 'n palloncino"

" A via dei Serpenti ? "

" Bravo. 'Na vorta, pe' questione de donne, er mago fu arrestato da li svizzeri, che lo infilarono più de fretta che de paura a Castel Sant'Angelo. 'Na vorta era come Rebibbia."

" Lo so"

"Lo vedi che sei 'struito. Te dicevo er mago se stette bono pe' la prima notte. Poi se cominciò ad annoià. Fece amicizia co' l'antri galeotti e je cominciò a spiegà tutte le strologie sue. Tutti lo pijarono pe' pallista. Allora Ballardo se li guardò e je disse ... Pischè, se ve faccio scappà, voi me credete ? ... E l'antri je resposero: ..Ma pare loggico... Però tra li galeotti. c'erà era er solito disfattista. 'N tipo secco e rancichito, che casualmente somijava tutto ar Giaguaro. Se chiamava..."

"Silvano"

"No, Giggetto, che rubbava le rote de le carrozza."

" E che ce faceva"

" Se le rivenneva a li carrozzari. Pure tu fai certe domanne. Giggetto se ne uscì:.. A Piè, e nun me cojona. Ce stanno numero tre muri de cinta. Er fossato co' li coccodrilli, pure a dijuno. Er Tevere, co le sorici giganti e servaggi. E mettice pure li svizzeri co l'archibugi, che spareno a vista. Da qui nun se esce, se no accompagnati da li cappuccioni de la Bona Morte.... Ballardo rise, come er Turco quanno azzecca la quota bona ar picchetto. E je disse : ...Che ce volemo giocà ... Er mago se arzò. Si avvicinò a 'na parete tutta bianca, come er vestito della communione. L'aveveno rinfrescata er giorno prima. Ballardo se 'nchinò. Tracciò 'n cerchio nell'aria. Se tajo er dito. Cor sangue disegnò un guazzetto, quello a du' remi che 'na vorta usavano li barcaroli sotto Ponte Mollo. E gridò a li galeotti :.. Salite... E tutti je risposero: ...A scemo, che ce voi fa da' 'na craniata... Allora Ballardo diede 'no spintone a Giggetto. E maggia, ce salì sopra, come 'n disegnino. Tutti lo seguirono. Er guazzetto se staccò dar muro e se materializzò do er Tevere se bacia cor Teverone. Remarono fino a Ponte Lucano, poi ognuno prese la strada pe' fasse l'affaracci sua."

"Embè, qual'è la morale ?

"E che ne sò ? T'avevo detto che te raccontavo 'na storia, mica che te davo consiji"

E brindammo con il vino.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:50 3 commenti

Romu

Come detto altre volte, le scoperte archeologiche stanno confermando la tradizione della fondazione di Roma nell'ottavo secolo avanti Cristo. In particolare, confrontando i reperti con quelli di altri scavi nel Lazio, si è verificato come, sempre in linea con la tradizione, il processo di urbanizzazione fosse in ritardo rispetto ad altre zone di cultura latina.

Stasera invece, una chiacchierata oziosa sul nome del fondatore dell'Urbe, provando ad applicare un po' di filologia ed antropologia e tanta fantasia al racconto di Livio.

Di certo, il capo del pagus che intraprese, con le buone o con le cattive il sinecismo era di stirpe latina. Nel mito di Romolo e Remo, ciò è testimoniato dal fatto che i gemelli, oltre che dalla lupa, fossero nutriti dal picchio, animale totemico del Latini.

Per inciso, un mito racconta come Pico, figlio di Saturno e primo re dei Latini, fosse trasformato in picchio da Circe, per aver rifiutato il suo amore.

Poi, cosa abbastanza scontata, il totem del suo clan poteva essere il lupo. Oltre che dal mito, ciò è testimoniata dalla festa delle Lupercali, che si teneva il 15 febbraio, la cui antichità era testimoniata dal fatto che la sua celebrazione seguisse il calendario lunare, antecedente all'epoca di Numa Pompilio, ossia in termini storici, poco dopo la fondazione del nucleo urbano.

Due fanciulli di nobile estrazione, vestiti da lupi, venivano condotti in una grotta nel bosco di Pan e, sacrificate alcune capre ed un cane, veniva loro toccata la fronte con un coltello insanguinato.
Subito dopo i sacerdoti li detergevano con lana bagnata nel latte. Tagliate quindi le pelli delle capre in lunghe strisce da usare a mo? di frusta, dovevano ridere fragorosamente e subito uscire dalla grotta per lanciarsi in una corsa sfrenata per le vie, dando colpi di correggia ad ognuno che incontravano.

Presso i primitivi esistono cerimonie totemiche analoghe. E come si chiamava questo capo villaggio ? La leggenda parla di due gemelli. Romolo e Remo. Per quello che sappiamo dell'evoluzione del latino, la o interconsonantica in alcuni casi si è trasformata in e. In origine, Remo poteva essere un Romu. E così, Roma(n) potrebbe essere un genitivo. Città di Romu.
Idea non tanto malsana, pensando al fatto che gli antichi quiriti fossero convinti del fatto che Roma non fosse il vero nome della città e che questo fosse noto soltanto ai pontefici, per paura che i nemici potessero maledirla con efficacia.

E Romolo ? L'interpretazione immediata è di una duplicazione mitica del fondatore della città.Un'imitazione dei Dioscuri. Però Romulus è un diminutivo. Piccolo Romu. Nulla vieta a priori che potessere essere il nomignolo di un figlio o di un fratello minore.

Tornando a Frazer, diventa più chiaro l'omicidio di Remo. Ci sono indizi che i latini avessero l'abitudine, di sacrificare agli dei i loro re sacrali, dopo un certo periodo di governo. Ed è probabile che i capi villaggio del Palatino facessero questa fine.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:48 0 commenti

Ostia

Passeggiare per Ostia. Sul Lungomare Duilio, probabilmente uno dei più ampi musei all'aria aperta del Razionalismo architettonico.

In cui volumi semplici tracciano lo spazio, acquisendo risonanze metafisiche. Ogni istante del giorno, ombre e luci definiscono nuovi rapporti, al limite dell'Astrazione.

Ma il Tempo ferisce questa ricerca di modernità. Un degrado profondo accompagna gli edifici, scrostrandoli, trasformandoli in sogni smarriti

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:47 0 commenti

Elezioni all'Amatriciana

Passi la storia delle firma false. A Roma c'è una lunga tradizione di giochetti del genere e di candidature invalidate.

Passi pure per il fatto che alcuni esponenti della Sinistra Romana, che adesso fanno i vaghi, abbiano raccolto firme per la Mussolini. Possiamo e dobbiamo scandalizzarci, ma l'Italia è la patria del cinismo politico, in cui il nemico del mio nemico è mio amico.

Ma che i Verdi vogliano far posticipare le regionali, affinchè in caso di responso positivo del TAR la lista di Alternativa Sociale possa concorrere di nuovo e che esponenti del Fronte Nazionale abbiano dato indicazione di appoggiare Marrazzo, beh, vuol dire che si è toccato il fondo.

Non è più politica, ma un pollaio

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:41 0 commenti

sabato, marzo 12, 2005

Devvozione

Devvozione

Chi ttiè attaccato ar collo l?abbitino
nun poterà mmorí dde mala-morte.
Pôi, pe mmodo de dí, ffà l?assassino
e ridete der boia e dde la corte.

Si ppoi sce cusci er zonetto latino
che l?ha ttrovato in Palestrina a ssorte
drento ar zanto seporcro un pellegrino,
fa? ppuro a Bberzebbú lle fuse-torte.

Ciai a medajja tu dde san Venanzo
bbona pe le cascate? ebbè, ppeccristo,
prima che llassà a llei, assa da pranzo.

Ma ssai quanti miracoli sciò vvisto?

Te pô ddelibberà ssibbè pe llanzo
t?annassi a bbuttà ggiù dda pontesisto.

Belli

scritto da Alessio Brugnoli alle 21:48 0 commenti

Palazzo Colonna

Fino agli ultimi anni dello Stato Pontificio, quando nel Palazzo Colonna si svolgevano ricevimenti, vigeva una strampalata usanza. Gli invitati, nobili, ambasciatori e cardinali, entrati nel giardino sfarzosamente illuminato, prima di salire lo scalone d'onore erano obbligati a voltarsi verso un muro in penombra dove erano sistemati vasi elegantissimi, guarniti di mirti ed aranci, in cui dovevano esplicare i loro bisogni corporali.

Nel 1850 l'ambasciatore francese cercò di far abbandonare quesa poco decente abitudine, con scarsi risultati. I cardinali infatti, pretesero di continuare ad avere questo privilegio, che fu finalmente eliminato con l'unità d'Italia

Nel palazzo vi è la straordinaria quadreria, decorata con gli affreschi che esaltano le imprese di Marcantonio Colonna a Lepanto. Quando Garibaldi difendeva la Repubblica Romana, nel 1848, le truppe francesi spararono una cannonata dal Gianicolo, che sfondò un finesta, incastrandosi in uno scalino del salone in cui è custodita la pinacoteca.

Lì rimane ancora oggi, per quello strano ed incomprensibile convervatorismo che accompagna le vite di noi romani.

Un tempoa Roma si diceva che alla vigilia della festa di San Pietro e Paolo, il palazzo tremasse a icordo della scomunica lanciata dal papa re al re di Napoli nel 1788, per aver interrotto l'abitudine risalente ai tempi di Carlo d'Angiò di inviare una mala bianca con il tributo regio.

scritto da Alessio Brugnoli alle 21:47 0 commenti

Manifestazioni

Il 20 ed il 21 il FAI organizza le tradizionali giornate di Primavera. A Roma saranno visitabili i laboratori del teatro dell'Opera a piazza della bocca della Verità, la Spezieria di Santa Maria della Scala, a Trastevere, la Casa dei Cavalieri di Rodi alla Salita del Grillo, al Rione Monti, la chiesa barocchetta di Sangiuliano dei Fiammighi, Palazzo Caffarelli Vidoni e la Sala presidenziale della Stazione Ostiense.

Intanto, sino a domani, l'AIL vende in 2800 piazze italiane le uova di pasqua per finanziare la ricerca scientifica, migliorare la qualità delle terapie e dei servizi domiciliari dei pazienti affetti da leucemie acute, linfonomi e mieoloma

scritto da Alessio Brugnoli alle 19:12 1 commenti

Cronaca spicciola

Il Liceo scientifico Righi ha vinto la finale delle "gare di matematica 2005", organizzate dall'Università La Sapienza. A Maggio, la sua selezione parteciperà alle finali italiane di Cesenatico.

Ed il VII Municipio si è aggiudicato il primo premio delle Cartoniadi, incrementando la raccolta differenziata di carta, cartone e cartoncino del 31 %
.
Il III Municipio ha finalmente aperto a via Giuseppe Antonio Guattani 17 il centro diurno per le persone affette da morbo di Alzheimer. Intanto il Comune di porre 5000 nuovi alberi in città.

Al Vittoriano, la mostra "stracciando i veli" su artiste del Medio Oriente. All'Ergife Militaria, mostra sui cimeli del mondo bellico. A velletri la Mostra delle Camelie

scritto da Alessio Brugnoli alle 19:11 0 commenti

Maratona

Domani la tradizionale maratona. Quando ero più giovane ed atletico (pare strano, ma lo sono stato) ho corso la stracittadina. E ancora ricordo la fatica ed il dolore dei muscoli. Perchè Roma, per chi corre è una città infame.

I sampietrini che spezzano il ritmo. E i saliscendi, normalmente ignorati, appaiono nella loro grandezza.

scritto da Alessio Brugnoli alle 19:10 0 commenti

Ipse Dixit, su pessime idee pubblicitarie

Io non sono il perfido rabbino Yossef, non posso chiederti di sterminare i padri gesuiti che hanno fatto piazzare un megaposter del Sapone.

Dove ? Sulla facciata della Chiesa del Gesù a Roma (se però lo facessi di tua iniziativa lo interpreterei come un segno di tuo rinnovato interesse verso la nostra sgangheratissima Chiesa).
Posso soltanto pregarti di illuminare non i padri, che devono essersi bevuti completamente il cervello, bensì i fedeli, che dovrebbero boicottare quel luogo ormai profanato non andandoci più a messa, non facendo più offerte di nessun tipo, non mettendoci più piede per alcun motivo.


E ovviamente usare un altro sapone

Camillo Langone

scritto da Alessio Brugnoli alle 18:44 0 commenti

venerdì, marzo 11, 2005

Ipse Dixit

Persino le fiere hanno tane ed ovili in cui rifuggiarsi, mentre voi, che per Roma combattete e morite, non avete nulla, non avete che l'aria per respirare. Senza fissa dimora vagate con moglie e figli.

State attenti: i comandanti vi ingannano, quando, prima delle battaglie, vi spingono a combattere per difendere i vostri templi e i sepolcri dei vostri antenati, perchè in tanta moltitudine della plebe romana non v'è chi abbia un altare domestico o una tomba in cui possano riposare le ceneri dei morti.

Voi combattete e morite per difendere la ricchezza di altri, il lusso di altri. Come romani, venite chiamati padroni del mondo, ma non possedete una zolla di terra.

Tiberio Gracco

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:15 0 commenti

Maritozzi

Quando penso a Charlie Brown, mi vengono subito in mente le valentine alla ragazzina dai capelli rossi. Se Schultz fosse stato romano, avrebbe trascritto in immagini un'altra usanza, quasi scomparsa. Soltanto a Centocelle qualcuno si ostina a protrarla.

Il primo venerdì di Marzo un innamorato regalava alla sua donna un maritozzo, trenta o quaranta volta più grande di quello sfornato abitualmente. Il maritozzo, per chi non lo sa, è un pane dolce fatto di di farina, olio, zucchero, uva passa, canditi ed anice.

Il maritozzo era a forma di cuore, con al centro due mani intrecciate di zucchero. Era accompagnato da fiori e spesso nella sua pasta era nascosto un gioiello.
E il fornaio, per venderli cantava questo stornello

Er primo è pe' li presciolosi,
er secondo è pe' li sposi,
er terzo è pe' l'innamorati
er quarto è pe' li disperati

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:04 3 commenti

giovedì, marzo 10, 2005

STASERA A CASA DI ALBERTO

Alberto è uno strano omino dall'età indefinita, per me non arriva ai quaranta mentre D. sostiene che deve aver superato i cinquanta. E' piccolo con dei baffetti curati e i capelli che sembrano finti e un bel paio di bretelle: mi fa venire in mente uno dei personaggio di Walt Disney. E' il titolare di un locale atipico a quindici minuti da Roma, nel pieno centro storico di Tivoli. Ogni sera riceve i suoi ospiti in un grazioso locale un po' retrò, arredato come un secolo fa: e non è una questione di stile o di scelte di design, è proprio che il mobilio e gli affreschi e i motivi che decorano le pareti e il tetto sono proprio di cento anni fa. C'è persino una vecchia foto appesa al muro, come quelle che troviamo sulle pareti delle stanze delle nonne, forse qualche parente morto: sembra un garibaldino. Alberto ci accoglie sulla porta, ci sorride e ci invita ad entrare informandosi sulla nostra salute, sul tempo, sull'andamento della serata che alla fine ci ha portati da lui, non importa che non vi conosce, se siete arrivati da lui conoscete sicuramente qualcuno che conosce qualcun altro che conosce lui: una versione locale della teoria dei sei gradi di separazione. Ci scorta al mobile bar, e sempre sorridendo e parlando del più e del meno ci mostra la sua collezione di vini pregiati, ne è orgoglioso: è sempre piacevole incontrare qualcuno che ama quello fa. Da questo momento in poi siamo liberi di girovagare per le due stanze separate da un arco in muratura, che insieme al bagno completamente piastrellato, compongono il locale. Dall'ingresso, intimo e pieno di poltroncine e tavolini, si accede ad una stanza senza porta e fredda come la neve, adibita a cantina e dal lato opposto si giunge ad un altro vano riempito di tavoli in legno e sedie comode. Su un lato campeggia un pianoforte senza coda, datato come tutto il resto e un invitante divano sistemato proprio davanti al camino, che è l'attrazione della serata insieme al vino: rosso, bianco, dolce, asprigno, italiano, francese, spumante, liquoroso. Per me che non bevo è tutto nuovo, opto per la panna cotta accompagnata dal nero d'Avola scelto da D., che un po' se ne intende, e subito vengo ripresa da Alberto che mi fa notare, severo ma gentile, che con un vino così non si può mangiare un dolce (D. infatti ha preso una quiche salata), avrei dovuto dirglielo prima e mi avrebbe consigliato un vino più adatto. Sono mortificata, aspetterò di mangiarlo dopo aver finito tutto il vino. Ne assaggio un po', dopo aver guardato a lungo il calice e fissato la fiamma del fuoco che scoppietta nel camino, e mi gira subito la testa, non lo reggo l'alcool ma mi piace la sensazione del liquido denso che mi brucia la gola e mi infiamma lo stomaco stordendomi un po'. Il locale di Alberto non è un bar, né un ristorante e tanto meno un pub, e a ben guardare non è nemmeno solo un'enoteca: è un posto meraviglioso cui accedi solo se conosci lui, o qualcuno che lo conosce l'ho già detto; non ci sono insegne, né indicazioni per raggiungerlo, non ha nemmeno un nome, e così abbiamo l'impressione di far parte di un club esclusivo, di un piccolo gruppo di eletti ammessi in questa dimensione rarefatta e raffinata, ma così deliziosamente informale da darci l'illusione di non essere clienti di un locale, ma graditi ospiti di un dopocena con amici. Tutto è così intimo che alla fine ci ritroviamo a parlare con i nostri vicini di tavolo come se li conoscessimo da una vita, per poi sdraiarci sul divano, con il calice di vino rosso tra le mani mentre la fiamma ardente del camino ci riscalda e accende i volti e i sensi, dimentichi del resto.

scritto da seia montanelli alle 11:42 10 commenti

mercoledì, marzo 09, 2005

Buffalo Bill

Se mai avrà fine il mio romanzo e non verrò linciato dai miei colleghi, che con le loro azioni, miserie e nobiltà trasformano sogni in parole, una storia mi piacerebbe raccontare. Quando nel 1890 i buttari di Cisterna umiliarono i cowboy di Buffalo Bill.

I protagonisti del dramma. La sfidante. La principessa Caetani, padrona di quel grande nulla che erano le paludi pontine, di Cisterna e del lago di Fogliano, duchessa di Bassiano e signora di Sermoneta.

Di origini inglesi, passava il suo tempo nello splendente palazzo del Ghetto, tra affreschi di Cortona e statue classiche. A volte la noia la prendeva, spingendola per le strade del mondo. Altre volte dominava la malinconia. Il desiderio di solitudine che logora l'anima. E così si ritirava nelle paludi, sognando Byron.

Come ogni nobile romano soffriva l'ombra di uno schiacciante passato. Che avvelena la vita, facendola apparire mediocre. Sete di grandezza mai soddisfatta. Alcuni la fuggono, perdendosi nel divertimento. Altri ne disperano. Pochi l'accettano, poichè la bellezza della vita è nella sua irripetibilità.
La principessa Caetani fondò i giardini di Ninfa dalle rare piante. I giardini di Fogliano. Ed il viale che circonda il lago. Sulla duna che sogna il mare, infinite palme. Gigantesche
.
Alla loro ombra cavalcava la principessa, sognando l'Africa e l'infinito. A volte si fermava, scossa dal vento e dalla salsedine. Dimenticava pensieri e curiosa osservava il mondo intorno. Gli uomini che ogni giorno perdevano con la Natura. Eppure non rinunciavano a combattere.
Ed apprezzò i suoi mandriani. Onesti ed orgogliosi, sempre pronto al riso ed all'ira. Lei conosceva continenti ed oceani, loro cavalli, bufali, foreste e pantani. E la nobile inglese decise di render loro la vita migliore.
Lo sfidato. William Frederick Cody. Un quarantenne sopravvissuto a se stesso, vittima di una leggenda più grande di lui. Nella vita aveva compiuto troppe cose, alcune pessime. Colonnello delle Giacche Blu. Combattente nella guerra civile. Sterminatore di indiani e di bisonti. Esploratore del grande Ovest.

Un uomo vecchio prima del tempo. Senza più nulla da sterminare o da scoprire. Per sopravvivere aveva messo su in circo, in cui collaborava Tatanka Yotanka. Toro seduto, per gli Occidentali. I due si amavano e si odiavano. Forse perchè entrambi profughi nel loro tempo.
Nel 1888 il primo giro in Europa. Poi l'indiano lo abbandonò. Per tornare a percorrere i suoi sentieri. Il grande capo bianco di Washington non rispettava i patti e il vecchio lakota decise di partecipare alla danza degli spettri, dove fu ucciso.

Nel 1890, Buffalo Bill giunse nella Roma umbertina. Un luogo ambiguo, anch'esso in lento tramonto. Da piccola città vivace, si trasformava in un'enorme latrina sonnelente. In cui i picconi distruggevano la Storia.

L'eroe. Augustarello Imperiali, capo massaro dei Caetani. Un nome che nessuno più ricorda.
La vicenda. Il circo del selvaggio West si esibiva a Prati di Castello, dove adesso c'è Piazza Cavour ed il Palazzaccio. All'epoca non c'era che erba e cielo. E rare fraschette, in cui si festeggiava l'Ottobrata.

Cody era accampato a Castel Sant'Angelo. Cento indiani. Cento Cow Boys. Duecento animali. Carri. Diligenze. Ballerini.

Lo spettacolo ebbe successo. Gli Orsini e gli Sforza Cesarini vollero salire in diligenza. Buffalo Bill frequentava feste ed il Caffè Greco. Finchè la principessa Caetani osò dire: "I miei mandriani sono migliori". L'Americano fece finta di non ascoltare, ma lei insisteva. Alla fine Cody cedette. Si scommisero mille lire.

La prima sfida avvenne il cinque marzo 1890. I cow boys dovevano catturare, sellare e cavalcare 6 puledri pontini in 10 minuti. Ce ne misero 20. L'otto marzo fu il turno dei butteri. I cisternesi cominciarono alle 14,30. In nove minuti domarono undici mustang. L'ultimo cavallo fu di Augustarello, che cavalcò gestendo le rendini con una mano sola. La folla esultava. Persino Leone XIII, che aveva scrutato la scena dalle finestre, saltava dalla gioia.

Buffalo Bill accettò la sconfitta, ma quando si trattò di pagare, prese baracche e burattini, per fuggirsene a Firenze.
I buttari raccolsero qualche soldo tra gli spettatori. Andarono a festeggiare ad un osteria presso la batteria Trionfale. Mangiarono. Si ubriacarono. Litigarono, scambiandosi coltellate.
Ed il giorno dopo tornarono al lavoro, persi nella palude

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:27 1 commenti

Altemps

Pettegolezzi di storia romana. L'elezione al papato di Ippolito Aldibrandini, che divenne Clemente VIII, del 1592 fu favorita dal cardinale Marc Sittich di Hohenems.

Lui italianizzò il cognome in Altemps. Adottò come stemma un uomo colpito da un fulmine, avvenimento che a dispetto della statistica era molto comune nella sua famiglia. E comprò palazzo Riario, fatto costruire nel 1482 dal nipote di papa Sisto IV, progettato da un ignoto architetto (non certo il Peruzzi, che con tutto il suo genio, ad un anno di età, poteva al massimo dire mamma) e decorato da Melozzo da Forlì.

Nel 1520, secondo la moda dell'epoca, di cui sono rimaste scarsa reliquie, la sua facciata fu fatta affrescare a Polidoro di Caravaggio e Maturino da Firenze.

Il Cardinale decise per prima cosa di rimodernare l'edificio, affidando l'incarico a Martino Longhi il Vecchio.Poi, per aumentare il decoro della sua casata chiese ed ottenne dal Pontefice il corpo di Sant' Aniceto, martire ed undicesimo papa, il cui corpo fu trovato nelle catacombe di San Sebastiano nel 1602.

E così Sant'Aniceto fu il primo Papa a non essere seppellito in una chiesa, ma in una casa privata, nella cappella affrescata dal Pomarancio.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:24 0 commenti

Quadriennale

Sullo GNAM campeggia un'immensa Q maiuscola, di color verde. E' cominciata, in tono minore, la Quadriennale.

Tre sezioni. La retrospettiva, con le opere del 1931 e del 1948, per vergognarsi del Presente. Fuori Tema, per guardarsi attorno, sconsolati dalla pochezza dei nostri contemporanei. Italian Feeling, le opere di undici artisti stranieri innamorati dell'Italia, per sottolineare il nostro provincialismo.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:23 0 commenti

martedì, marzo 08, 2005

Ragazzini

Stamane, nel viaggio senza fine per andare al lavoro, sono stato travolto da orde di studenti che facevano sega a scuola.

Infastidito, mi domandavo il perchè di tanta marmaglia. Poi ho ripensato al giorno, l'otto marzo, in cui tutti si telava dai banchi per andare al LunEur, dove le ragazze andavano gratis sulle giostre.

Ho sorriso, pensando al fatto che facevo ancor più caciara di loro. E che sto diventando un insopportabile bacucco

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:19 3 commenti

Antonio Labriola

Strano a dirsi, ma in occasione del centesimo anniversario dalla morte, si è inaugurata a Roma una mostra dedicata ad Antonio Labriola, papà del marxismo italiano.

Mostra dispersa tra l'Archivio di Stato e la facoltà di filosofia dell'Università la Sapienza

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:16 0 commenti

Sant'Angelo in Pescheria

Sant'Angelo in Pescheria. Chiesa del Ghetto, in cui il Papa Re, preoccupato del fatto che le anime di suoi sudditi giudii finissero all'Inferno, ogni santo sabato le costringeva ad ascoltare una predica per indurle alla conversione.

E i poveri ebrei, per sopravvivere a tale rottura di scatole ed all'ennesimo "zozzo peccatore pentiti" si presentavano con le orecchie chiuse da tampone di cera.

Ma tale chiesa, non era nota soltanto per questa scientifica rottura delle scatole altrui. Nel suo sagrato si teneva il mercato del pesce, di cui una volta il Tevere era ricco. Vi si trovavano persino giganteschi storioni.

All'ingresso della chiesa, si trova una lapide latina.

Capita piscium
hoc marmoreo schemate longitudine
maiorum usque ad primas pinnas
inclusive conservatoribus
danto

Le parole ricordavano come ci fosse l'obbligo di consegnare ai Conservatori, i consiglieri comunali dell'epoca, le teste dei pesci di lunghezza superiore ad un 1,13 metri.

L'interesse per la teste dei pesci era legata al fatto che queste sono gli ingredienti di una tipica zuppa.

Infine la campana di Sant'Angelo, suonata a martello, indicava ai romani l'incombere di un grave pericolo. La suonò per la prima volta Cola di Rienzo, prima di occupare il Campidoglio

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:13 0 commenti

lunedì, marzo 07, 2005

La stagione delle mostre..

è ricominciata alla grande. A Palazzo Ruspoli, la Corte di Dresda. Alle Scuderie del Quirinale, fatte costruire da papa Innocenzo XIII, i Capolavori del Guggenheim.

Alla Macchina da Scrivere, il Vittoriano, Munch. E speriamo, ma ne dubito, che questa mostra non venga penalizzata da un pessimo allestimento e da mediocri custodi

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:05 0 commenti

Mi ero ripromesso...

di non parlare di politica. Però vorrei sottolineare una stranezza... Vi ricordate Flavia Vento, con il suo intervento al convegno della Margherita a Polignano ?

Ora la signorina si presenta per il Centro Destra nelle elezioni regionali del Lazio. Aspetto con impazienza suoi comizi

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:59 0 commenti

Bibilioteca Alessandrina

Roma è invidiabile per la sua quantità di biblioteche monumentali. La Vaticana. La Casanatense. La Vallicelliana. L'Alessandrina.

Queste ultime nacquero nel fermento culturale del barocco. L'Alessandrina in particolare fu figlia del mecenatismo di papa Alessandro VII Chigi, che volle dotare Roma di un'imponente biblioteca universitaria.

La sede originaria, infatti, era nel Palazzo della Sapienza, la vecchia sede dell'Università, dove adesso poltrisce l'archivio di Stato. Borromini, che lavorava a Sant'Ivo, ne progettò la scaffalatura del grande salone seicentesco che ospitava i trentacinquemila volumi.

Nel 1935, fu trasferita nella città universitaria. Il nuovo allestimento fu progettato da Piacentino. Un trionfo di razionalità ed eleganza, barbaramente distrutto negli anni Ottanta. Non rimangono che volumi. Molto o poco, a seconda dello sguardo

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:58 0 commenti

domenica, marzo 06, 2005

Sant'Andrea delle Fratte

Sant'Andrea delle Fratte. Il trionfo del Borromini. Dalla facciata terminata soltanto nel 1826, quando, per pagarne le spese, il cardinal Consalvi vendette una tabacchiera di brillanti, dono ottenuto dal congresso di Vienna.

Dal tiburio che pare un origami, con il suo inseguirsi di archi, pieni e vuoti. Ed il campanile, che danza, oscillando, al suono delle campane. E i suoi angeli paiono fuggire

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:53 0 commenti

sabato, marzo 05, 2005

Omaggio alla memoria

Un piccolo post per rendere omaggio alla memoria di Nicola Calipari, eroe, che ha trascorso molta parte della sua vita a Roma, servendo lo Stato e la Giustizia

scritto da Alessio Brugnoli alle 20:49 2 commenti

giovedì, marzo 03, 2005

Lepanto

Lepanto. Un nobile spagnolo osservava la confusione sulle galee pontificie. Chiamò Prospero Colonna.

"Certo voi romani non sapete far nulla"

Prospero rise.

"Sappiamo fare soltanto due cose. Vivere bene. E morire meglio"

E diede l'ordine di speronare l'ammiraglia turca

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:04 0 commenti

Olimpia

Chi non ricorda la scena del Marchese del Grillo, con il duello a base di gorgheggi tra Olimpia ed i castrati ?

Ebbene la scena è ispirata ad un fatto veramente accaduto. Nella Roma papalina era vietato alle donne di cantare nei melodrammi. Le parti femminili erano affidati a sopranisti. Questa tradizione fu interrotta durante l'occupazione francese del 1798, in cui si esibirono cantanti sia al Teatro Tordinona, sia all'Alibert.

In quest'ultimo la soprano Teresa Bertinotti non fu gradita dal pubblico tradizionalista, che a forza di fischi fece interrompere lo spettacolo.

La cantante non si perse d'animo e rispose facendo il gesto delle corna a chi la contestava.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:56 0 commenti

mercoledì, marzo 02, 2005

Cagli

Cagli, l'ultimo figlio della scuola romana. Sperimentatore instancabile, sempre pronto a navigare nel nuovo e nel diverso. Da una pittura arcaicizzante, sensibile al mito della Roma delle origini ad una esplorazione delle avanguardie europee.

Da De Chirico ai totem. Eppure un filo lega questo eclettismo. L'idea che l'Arte sia una porta verso l'assoluto. Evocazione di immagini, sirene emergenti da mari misteriosi

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:50 1 commenti

Ipse dixit

Il fatto è che Roma, più di ogni altra città italiana, è davvero il luogo di un selvaggio disordine, una sterminata discarica di esperienza incompiute. Disattenzione, inerzia, incuria, un caos secolare che nessuno nota e chiunque viva a Roma sente nel sangue.

Ricordo una battuta di Franco Fortini, una volta che andai a prenderlo alla stazione Termini. Eravamo appena usciti dal piazzale e lui, fiorentino-milanese come era, disse: "Mi pongo un interrogativo kantiano: come è possibile Roma ?". In effetti Roma è impossibile, mostruosa, spettrale, fuori di ogni ragione. Viene prima e dopo.

Non ho mai capito l'entusiasmo, la scossa di vitalità che molti dicono di sentire appena arrivano a Roma. Io ci sono nato e la prima cosa che immagino si possa ricevere da questa città è qualcosa tra beatitudine ebete e sgomento. Il cielo, i palmizi, le cupole barocche, le nuvole.

E in basso un greve caos materiale, l'eterno limbo della materia refrattaria alla coscienza, impermeabile alla storia. Tutto è sconnesso. Non c'è capacità umana di attenzione che possa dare un senso a tutte le cose che convivono ignorandosi in questa capitale dove non nasce niente e tutto finisce, lentamente va in rovina continuando a vivere una vita apparente ed inattendibile.

Noi romani siamo nichilisti e brutali. E' paradossale che una religione orientale come il cristianesimosia venuta a morire qui, sontuosamente, accanto al Colosseo ed al Pantheon, i quali con assoluta naturalezza annichiliscono lo spirito, non prevedono nessuna virtù nè cristiana nè illuminista.

Alfonso Belardinelli.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:49 0 commenti

martedì, marzo 01, 2005

Mostre

Da domani a Palazzo Ruspoli, gli splendori della corte di Dresda. Intanto Raffaella Concione presenta 12 opere, ispirate al tema dell'opposizione di angeli e demoni, fatte di tessuti dipinti e modellati in forme plastiche, sospesi con fili invisibili, alla Galleria del Tempo Ritrovato.

Infine, alla Nuova Pesa. Centro per l'Arte Contemporanea, un'esplorazione dell'anima giapponese. L'armonia e l'eleganza delle forme, l'attenzione per la natura di Hidetoshi Nagasawa . E l'inquietante sensualità di Nobuyoshi Araki

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:34 0 commenti

Peanuts

Al Brancaccino il musical Peanuts. Dedicato a chi è perennemente innamorato della ragazzina dai capelli rossi. A chi non ha mai abbandonato la sua coperta. A chi ha fatto da pschiatra per 5 cent. A chi ha aspettato per intere notti il Grande Cocomero.

Per chi ha cominciato un racconto con "Era una notte buia e tempestosa". O ha sfidato su una cuccia il Barone Rosso.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:32 0 commenti

Aventino

Passeggiare per l'Aventino. Guardare il Roseto comunale, a forma di Menorah, in ricordo dell'antico cimitero ebraico. La vita che nasce dalla morte.

Arrancare per l'Armilustrium, dove le legioni purificavano le armi, prima di entrare nel pomerium e accompagnare il trionfo del loro generale. La Rocca Savella, armatura coperta di ruggine. Perso ogni ardore bellicoso, non è che un giardino circondato da aranci. Dove sbocciano promesse d'amore.

Un mascherone. Santa Sabina. Ed infine Sant'Alessio. Il santo degli assassini. Titolo ingrato, assegnatogli perchè questi vi avevano diritto di asilo.

Figlio del senatore Eufemiano. Vissuto nel V secolo. Il giorno del matrimonio con una ricca nobildonna romana capì la vanità dell'essere, lasciò la propria dimora. Scosse la polvere dai suoi calzari e vagò ramingo nel mondo.

Si recò ad Edessa. E poi nel deserto, vivendo su una colonna. Passarono gli anni e sentì la nostagia di Roma, cancro dell'anima. Tornò a casa. Magrissimo. Dalla barba lunga. Coperto di stracci. Nessuno lo riconobbe.

Visse nel sottoscala del suo palazzo. Mangiando scarti e rifiuti. Fu riconosciuto soltanto il giorno della morte.

La piazza dei cavalieri di Malta. Minima. Ma obelischi ed emblemi navali parlano di infinito.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:17 0 commenti

Roma -Pantano

Pare che la Cotral abbia firmato una nuova carta dei servizi per tale ferrovia. Carta che consiste di un unico articolo

"Tu cliente non paghi il biglietto ed io non ti offro il servizio"

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:11 1 commenti

A Roma sepultada en sus ruinas (A Roma seppellita in sue rovine)

Tu cerchi Roma a Roma, o pellegrino
E in Roma stessa Roma più non trovi;
son cadaveri i muri che eran nuovi,
e tomba di se stesso è l?Aventino.
Giace dove regnava il Palatino;

e corrose dal tempo, l
e medagliemostrano più rovine di battaglie
del tempo andato, che blason latino.
Solo il Tevere resta, e la corrente

Che la città bagnò, qui, sepoltura,
La piange con funesto suon dolente.
Oh Roma! In tua grandezza bella e pura

Fuggì quel che era fermo, e solamente
Il fuggevole sta, rimane, e dura.

D. Francisco de Quevedo y Villegas

scritto da seia montanelli alle 22:37 2 commenti

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