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lunedì, febbraio 28, 2005

Ipse dixit

Sul vecchio litorale
tra ruderi di antiche civiltà,
Ravenna,
Ostia, o Bombay è uguale
comincerò piano a decompormi
nella luce straziante di quel mare

Pasolini

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:29 0 commenti

Cortigiane

Lo stato pontificio comprendeva la debolezza della carne; di conseguenza non si vergognava di far da lenone. Pecunia non oleat.

Però si preoccupava della salvezza spirituale dei sui sudditi. Della possibilità che anche le più accaniti peccatrici potessero entrare nel Regno dei Cieli. Di conseguenzale cortigiane erano obbligate, per avere il permesso di esercitare la loro professione, di ascoltare due prediche alle settimana.

La prima nella chiesa di Sant'Agostino. La seconda nelle chiesa di Sant'Ambrogio.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:20 0 commenti

domenica, febbraio 27, 2005

Goblin

Domani sera Claudio Simonetti, l'autore delle musiche di Profondo Rosso, presenterà resenta il suo progetto musicale "Daemonia" (e quanno te sbaji) presso il Classico Village, a via Libetta.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:24 0 commenti

Birmania e Tibet

Per una volta Roma guarda oltre i suoi confini, impegnandosi al fianco dei popoli dell'Estremo Oriente schiacciati da brutali dittature.

A Monteverde, una mostra sulla Birmania, martoriata da una folle dittatura militare. Poi una serie di eventi a favore della libertà del Tibet.

Un gruppo di sette monaci buddisti tibetani del monastero di Gaden Jangtse, India, realizzeranno il mandala di sabbia colorata di Avalokiteshvara a Roma presso la Galleria Alberto Sordi dal 28 febbraio all'11 marzo.

Il 12 marzo ci sarà poi la manifestazione 'Tibet: la liberta' nell'esilio', in ricordo del 10 marzo 1959, anniversario della tragica insurrezione di Lhasa.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:23 0 commenti

Un appello...

trattodal blog di Luca Frudà, che poco c'entra con il Roma City Blog, ma che mi sembrava giusto e doveroso pubblicare

Ci troviamo in una grave situazione di carenza di sangue. A causa dell'influenza molti donatori di sangue non hanno potuto effettuare la donazione e le scorte di sangue si sono esaurite in Sicilia, Toscana, Lombardia, Piemonte, Abruzzo ed Umbria. La associazioni di volontariato stanno facendo i salti mortali per colmare le carenze di donazioni, ma la situazione è molto grave. Alcuni ospedali a Palermo hanno dovuto addirittura bloccare interventi chirurgici programmati.

Si sta facendo ricorso persino ai militari e alle Forze dell'ordine per far fronte almeno alle emergenze.E' possibile donare il sangue presso tutti gli ospedali e/o rivolgersi alle seguenti associazioni di volontariato:

Avis - www.avis.it - tel. 800261580

Croce rossa italiana - tel. 06.47591

Fidas - www.fidas.it - tel. 06.68891457

Frates - www.fratres.org - tel. 055.3261700

Donare sangue è assolutamente indolore e fa bene a se stessi e agli altri. Ricordate che i lavoratori per legge hanno diritto, quando vanno a donare il sangue, a un giorno di permesso retribuito. Dopo la donazione, quindi, possono tornare a casa a riposarsi.

È sufficiente portare al datore di lavoro il certificato di avvenuta donazione rilasciato dal centro trasfusionale.

Prego di cuore chiunque possa di donare e prego tutti di spargere la voce della grave situazione. Non è un falso allarmismo. C'è bisogno dell'aiuto di tutti.

Tenete conto che a Roma, il problema della carenza di sangue si presenta spesso e volentieri...

scritto da Alessio Brugnoli alle 21:40 0 commenti

Antonietta Raphael Mafai

Tra i due Dioscuri, Mafai e Bonici, opposti è complementari, Antonietta è una nota squillante. La rivincita della vita sull'Arte. Non guarda al barocco, ma all'oriente. Ai tormenti del peccato ed alla tristezza dell'agnosticismo, sostituisce una religiosità astratta e priva di dubbi. Cartesiana.

All'oscuro peso del desiderio un erotismo libero felice. Alla ricerca dell'ignoto, il dominio sul visibile e sul quotidiano.

Il contrapporre alla luce che divora e corrode la natura delle cose, la realtà interiore, che come fossile, resiste al Tempo ed alla Storia

scritto da Alessio Brugnoli alle 21:39 0 commenti

Isaia

Come già accennato altre volte, nella chiesa di Sant'Agostino vi è il Profeta Isaia di Raffaello. Se parlassimo di musica, quell'affresco potrebbe definirsi una variazione sul tema.

L'urbinate riflette ed interpreta le novità formali introdotte dagli affreschi della Sistina. Il sublime e terribile si tempera nell'elegante. Una leggenda romana narra come Raffaello, corrompendo custodi e cardinali, ebbe il privilegio di vederli in anteprima, salendo sui ponteggi ed approfittando di una gita fuoriporta di Michelangelo.

E fino al secolo scorso, il giorno di Sant'Anna, poeti e rimaioli di Roma si recavano nella chiesa, per omaggiare con componimenti a braccio il dipinto. La poesiola più bella veniva festeggiata con pranzo alle falde del Campidoglio, allora coperto di vigne e rovine, offerto dai padri agostiniani

scritto da Alessio Brugnoli alle 21:36 0 commenti

giovedì, febbraio 24, 2005

Mario Mafai

Se Bonichi rappresenta l'anima religiosa ed escatologica di Roma, Mafai quella laica. Ma entrambi utilizzano la pittura come spada per combattere la tristezza di vivere.

Alla monocroma geometria della Metafisica, Mafai oppone il colore vivo che si spande e si stempera nella luce. All'illusione del razionalismo, l'inquietudine della realtà che si decompone, violentata dal quotidiano. A miti del Potere, la solitudine dell'anima.

E ciò si riflette in quadri violenti e teneri, dalla visione lenta e meditata, in cui la decadenza è resa prigioniera dell'eterno. Fiori secchi. Demolizioni. Paesaggi romani, sfatti e dissolti in tramonti di diaspro e violette.

I fucilati. Gli ostaggi. Immagini da cui la vita si allontana. Fantocci di pezza. Grotteschi nel loro abbandono, che il tenero rosa rende ottuso, sordo ed ovattato.

E la sfida della vecchiaia. L'informale, puro gioco di colore e pennello. Residuo dell'anima, in cui la vita cede alla pittura la sua consistenza.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:07 0 commenti

Origine

Depurato da ogni mito, il racconto degli storici latini sull'origine di Roma è riconducibile a tre fondamentali elementi.

Fin dal Nono secolo avanti Cristo sul Palatino, sul Gianicolo e nella zona del foro Boario sono esistiti villaggi. Dall'Ottavo secolo, per influenza della cultura greca, il processo di urbanizzazione si accentua.

A metà del Settimo secolo, il capo della tribù che abitava sul Palatino fonde, con le buone o con le cattive, questi villaggi in un'entità urbana più ampia.

Vent'anni fa ciò veniva considerato irreale. Dieci anni fa, con scoperta di resti archeologici risalenti al 1000 a.C. il primo punto era considerato certo. Cinque anni fa, grazie alle iscrizioni greche a Gabii, risalenti all'Ottavo secolo, poteva essere considerato attendibile anche il secondo.
Grazie al lavoro di Andrea Carandini sul Palatino, vi sono prove dell'esistenza di un capotribù che i posteri chiameranno Romolo.

Negli scavi archeologici sono venuti alla luce prima delle case aristocratiche ad atrio, bellissime, dell'epoca dei Tarquini (del 530 a.C.). Poi le mura fortificate, costruite con grandi schegge di tufo e rinvenute per un tratto di 40 metri, datate tra 750 e 725 a.C. La data coincide con quella tradizionale.

Queste mura furono distrutte all'epoca del re Servio Tullio (circa 579-544 a.C.), che circondò tutti e sette i colli con altre fortificazioni, le Mura Serviane. La zona venne allora utilizzata per una serie di tombe.

Sulla sommità del Palatino esisteva un villaggio molto esteso, ampio 250 ettari, dai tempi dell'età del ferro. Le capanne misuravano m 4,90x3,60 e presentavano sette fori lungo il perimetro ed uno al centro; i fori corrispondevano ai pali che sostenevano l'alzato.

La porta era preceduta da un piccolo portico. Il tetto era di paglia e a spiovente; le pareti erano fatte di canne ricoperte d'argilla. Al centro c'era un focolare.

Intorno alla metà dell'VIII secolo a.C. ci fu un cambiamento: dove prima c'era una grande capanna ovale vennero costruite due capanne, una delle quali formata da due stanze. Un cambiamento che è contemporaneo alla costruzione delle mura; le due capanne si possono forse interpretare come un tempio ed una reggia. Ma ciò non può dir nulla.

Infine le ultime scoperte.Tracce di un palazzo reale scoperto al Foro Romano, nei pressi del Tempio di Vesta. Nel luogo che nell'età classica era attribuito alla Regia. Carandini ed il suo team hanno dissotterrato tracce di uno splendore regale risalenti all'Ottavo Secolo: un palazzo di 3,700 piedi quadrati, 1,130 piedi quadrati dei quali coperti ed il resto cortile. Vi era un?entrata monumentale, ed elaborati arredi e ceramiche.

Le pareti dovevano essere composte di legno e argilla con un pavimento di legno levigato e di argilla compressa. Sono stati i test condotti sull?argilla che hanno permesso agli archeologi di confermare l?età della scoperta.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:06 0 commenti

mercoledì, febbraio 23, 2005

Scipione Bonichi

Come non si può amare Scipione Bonichi. Enfant terrible, dalla passione sfrenata e bruciante. Serpente nell'Eden, ironico, sensuale, immaginifico. Ombra di una giovinezza bruciata, come fuoco d'artificio.

Figlio di un cattolicesimo intenso e drammatico. Controriformistico. Attratto dalla chiesa fastosa e barocca.

Dall'ossessione per una Roma splendida e cupa, che si perde in un incendio di luci nascoste. Schiava del peccato, che nasconde nella sua fosca opulenza il dramma della sua caduta. Città splendida ed in rovina.

E Bonichi alterna speranze convulse. Illusioni. Sfrenate libertà. Rimorsi. Ribellioni. Pentimenti. Tutto si perde in una pittura sanguigna ed umorosa, inquieta ribellione di un uomo che non riconosce nel mondo che gli è imposto. Espansione diretta e sensibile della disperazione dell'Eden perduto

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:31 0 commenti

Sant'Agostino

Sant'Agostino. Chiesa romana, incunabulo del Rinascimento. E simbolo di questà città, che continuamente rinasce dalle sue rovine. Perchè è costruita con il travertino del Colosseo. O perchè la leggenda narra che la Madonna del Parto non è altro che la statua di Agrippina che tiene in braccio Nerone. Che importa che sia stata scolpita dal Sansovino. La realtà fugge, i miti sopravvivono.

Passeggio tra le navate. Tele del Lanfranco. Qualche pale del Brandi, mediocre pittore e mio antenato. La tomba di Santa Monica ed accanto quella di Fiammetta, amante del Valentino. l'Isaia di Raffello, cui sguardo sfida l'orizzonte. Affamato di infinito.

E la Madonna dei Pellegrini di Caravaggio. Ombre e luci che tracciano il reale. Fu uno scandalo. La cuffia storta e sozza e dei piedi sporchi delle due figure inginocchiate. Ma forse è il più alto canto all'umanità che inquieta ricerca. Che desidera il Cielo, ma è schiacciata dal peso della Terra

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:30 0 commenti

Caso Piperno

In generale non ho pregiudizi sui libri, tranne, ma la dico scherzando, per quelli di Gianni D'Alessandro, che mi è difficile immaginare scrittore, conoscendolo nella sua quotidianità.
Però un minimo di perplessità sul libro di Alessandro Piperno, "Con le peggiori intenzioni", c'è l'ho. Per il battage pubblicitario, che da l'idea di un bestseller per forza.

Non conosco nè lo stile, però da quando letto e sentito, il libro mi pare la trascrizione parodica dei romanzi di Bassani. Roma, al posto di Ferrara. La fierezza della caduta invece della malinconia della decadenza.

Però, spero di sbagliarmi e che Piperno mi sorprenda.

P.S. avete capito il gioco di parole del titolo ?

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:29 0 commenti

Ipse Dixit

La forma di una città cambia più in fretta del cuore di un mortale

Baudelaire

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:28 0 commenti

martedì, febbraio 22, 2005

Storni e falchi

Gli storni sono animali protetti. Decisione che chi passeggia per viale Europa o per piazza dei Cinquecento può ritenere discutibile.

Ieri mattina c'è stata un'ecatombe di questi uccelli voraci e defecatori. Alle 6,30, in via Solferino, il capo stormo ha sbagliato traiettoria di volo, mandandone centinaia a sbattere contro fili elettrici e facciate di palazzi.

Gli unici scontenti di ciò i due falchi pellegrini che nidificano a Termini, che probabilmente saranno costretti ad un'inaspettata dieta.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:57 0 commenti

Statue romane

Un'altra abitudine romana era quella del riciclo delle statue antiche. Ai nobili collezionisti spiaceva avere dei e imperatori mutili. Chiamavano gli scultori dell'epoca ad integrare parti mancanti. Levigando e lucidando, in modo che il nuovo di fondersi con l'antico. E se da un Mercurio ed un Giove a pezzi veniva fuori un Apollo integro, tanto meglio.

Un'eccezione fu l'Ares Ludovisi. Bernini, utilizzando marmi differenti, permise a tutti di distinguere l'originale dalle integrazioni.

Questa mania si diffuse anche in ambito religioso. A esempio la statua di Sant'Elena nella chiesa di Santa Croce in Gerusalemme è in realtà una Giunone. Oppure la Sant'Agnese, nell'omonima chiesa di via Nomentana è una Cibele in alabastro, a cui il Cordier agggiunse testa, mani e piedi di bronzo

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:56 0 commenti

Er presepio de la Resceli

Er boccetto in perucca e mmanichetti
è Ssan Giuseppe spóso de Maria.
Lei è cquella vestita de morletti
e de bbroccato d?oro de Turchia.

Vedi un pupazzo pieno de fiocchetti
tempestati de ggioje ? ecch?er Messia.
Cazzo! evviva sti frati bbenedetti,
che nun ce fanno vede guittaria!

Cuello a mezz?aria è ll?angelo custode
de Ggesucristo; e cquelli dua viscino,
la donna è la Sibbilla e ll?omo Erode.

Lui disce a llei: «Dov?ello sto bbambino
che le gabbelle mie se vò ariscòde?».
Lei risponne: «Hai da fà mórto cammino».

Belli

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:54 0 commenti

lunedì, febbraio 21, 2005

Mastro Titta

Chi non ricorda una delle ultime battute del Rugantino, diretta a Masto Titta "Voi siete l'uomo più moderno di Roma" ?

Ebbene il buon vecchio Mastro Titta è esistito veramente. Giambattista Bugatti. Ufficialmente verniciatore d'ombrelli, di fatto "maestro di giustizia" dello stato papalino.

Risiedeva nella casa fornita dall'amministrazione pontificia al Borgo, in via del Campanile 4, e per eseguire le sentenze doveva "passare ponte", espressione diventata gergale.

A Roma i luoghi deputati alle esecuzioni capitali erano "er Ponte", ossia la piazza di Ponte Sant'Angelo, "er Popolo, ossia l'omonima piazza, "li Cerchi", ossia lo slargo antistante santa Maria in Cosmedin.

Mastro Titta, nella sua lunga carriera dal 1796 al 1864, eseguì 516 sentenze con la ghigliottina, con il cappio, la mazzola e lo squartamento

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:47 0 commenti

Santi alla romana

E' invidiabile la capacità dei romani di inventarsi i santi e di speculare sulle loro reliquie. Non solo Sant'Anastasia. Un altro esempio sono Sant'Adautto.

Una leggendaria passio scritta nel VII secolo racconta che durante la persecuzione di Diocleziano, mentre il presbitero Felice veniva condotto alla decapitazione, uno sconosciuto si associò a lui nella confessione di fede e nel martirio.

Non conoscendo la sua identità, l'autore della passio lo definì Adauctus, aggiunto. I romani scambiarono l'aggettivo per un nome proprio.

Analogo discorso per San Cosimato, nato dalla corruzione popolare dei nomi dei Santi Cosma e Damiano. Ma è bene evitare di dire ciò in presenza di un trasteverino

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:46 0 commenti

Acqua Traversa

E' un'acqua tribbolata
che per aprisse er passo
je tocca svicolà tra sasso e sasso
pe' qunat'è lunga e fonna la vallata;
è un'acqua che se butta
così precipitosa
da sfraggellasse tutta
e mai non se riposa;
chè, anzi, quanno trova un canaletto
accellera la corsa...
ma che a 'gni scojo indove pija de petto,
riperde la rincorsa
e schizza, schiuma, svòrtica e fà ressa
per ogni strozzatura,
costretta a schiaffeggiasse da se stessa.
Così che quanno ariva a la pianura,
tant'è rintontonita,
indiferente, stanca,
chè sèguita a viaggià, ma se confonne
e va 'na vorta a dritta e un'antra a manca
indove se la porteno le sponne..

Armando Fefè

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:43 0 commenti

DA NON PERDERE


Martedì 22 febbraio alle ore 22, presso la ?Taberna? di Roma, vicolo della Campana 5, il collettivo Ellittico ospita nel loro reading mensile iQuindici, i lettori residenti della Wu Ming foundation. Interverranno alcuni autori pubblicati su INCIQUID ? la rivista del gruppo ? che leggeranno se stessi.

Mercoledì 23 febbraio dalle 9.30, presso l'Aula Partenone della Facoltà di Scienze Umanistiche dell'Università La Sapienza, si svolgerà la seconda edizione del convegno "Roma noir". Ai dibattiti della mattinata interverranno: Roberto Antonelli, Sergio Brancato, Orio Caldiron, Fabio Giovannini, Filippo La Porta, Elisabetta Mondello , Massimo Mongai e Marina Zancan. Dalle ore 15 proseguiranno i lavori del convegno con interventi di Alan Altieri, Dario Argento, Andrea Carlo Cappi, Giulio Leoni, Marco Minicangeli, Elisabetta Mondello , Gianfranco Nerozzi, Antonio Tentori, Alda Teodorani. In chiusura si terrà la premiazione dei vincitori del ?Concorso Letterario Roma noir? per tre racconti inediti.

Venerdì 25 febbraio alle 18,30 presso le
Messaggerie Musicali di via del Corso 472, ci sarà la presentazione di Casseur, il romanzo della giovanissima Valeria Brignani, ultima scoperta dei 15, edito dalla Gaffi Editore. Interverranno Er Piotta e Giada Valdannini.

Sabato 26 febbraio 2005 alle ore 18, presso l'Antica Libreria Croce in corso Vittorio Emanuele II 156 a Roma, I libri in testa presentano: Parole impiegate. Letteratura e lavoro, con letture da testi di Nanni Balestrini, Ben Sirach, Emily Dickinson, Fedor Dostoevskij, Bob Dylan, Giorgio Falco, Lars Gustafsson, Giulio Mozzi, Christian Raimo, José Saramago, Paolo Volponi, Emile Zola, Anonimo egiziano del XIII secolo a.C. L'incontro è promosso dall'associazione culturale Antica Libreria Croce e l'ingresso è libero. (da Vibrisse)

scritto da seia montanelli alle 20:25 0 commenti

domenica, febbraio 20, 2005

Meta Sudans

Cos'è la Meta Sudans ? Una fontana, posta davanti all'Anfiteatro Flavio, in cui i gladiatori sopravvissuti si lavavano dalla polvere e dal sangue dei loro avversari.

Tale fontana, costruita da Domiziano, era a forma di tronco di cono, simile alle mete del Circo Massimo. L'acqua non zampillava, ma stillava lungo la sua superficie, come sudore sulla pelle.
Alta circa 18 metri, fu demolita nel 1936, per la costruzione di via dei Fori imperiali. Dagli scavi recentemente condotti, è apparsa una novità.

La Meta Sudans di Domiziano non fu la prima. Augusto, nello stesso luogo, realizzò una fontana identica, ma più piccola. La struttura, dotata di un saliente centrale alto circa 16 metri e di una vasca mistilinea con pareti in travertino animate da pilastri da cui sgorgava l'acqua, bruciò nell'incendio del 64 d.C.

Domiziano quindi si ripropose come restauratore e continuatore dell'opera di Augusto, il novello Romolo. Gli scavi hanno poi mostrato come tale fontana non fosse soltanto un oggetto di arredo urbano, ma anche un luogo simbolico.

Coincideva con uno dei vertice del pomerio, il perimetro sacro della città di Romolo ed divideva la casa natale di Augusto dalle Curiae Veteres, il santuario delle origini

scritto da Alessio Brugnoli alle 19:25 0 commenti

Delitti a Roma

Alla fine dell'Ottocento, Roma era una delle città tra le più pericolose d'Europa.

La città umbertina era vittima di una tumultuosa espansione. Una capitale che imparava a sperimentare scandali ed alterne fortune, veloci ricchezze ed ancor più rapide bancarotte.

Contemporaneamente a San Lorenzo e a Monti continuavano a sopravvivere riti e miti di una delinquenza di basso conio, fatta da "gente de cortello". Duelli rusticani. Violente passioni. Morali arcaiche.

Ai delitti delle persone per bene si alternavano li fattacci.

Ora San Lorenzo è un rutilante village, quasi newyorkese. Il famigerato Mandrione è meta ambita di artisti e creativi.

Non rimangono che intrigh

scritto da Alessio Brugnoli alle 19:23 0 commenti

Racconti della Resistenza

Vuoi trarre le conclusioni. Non è facile. Come ti hanno raccontato gli altri, i GAP se ne andarono. Mica perchè avevano paura. Questo lo può pensare Righetto. E' verò che non ci siamo mai presi con loro. Anche perchè erano venuti per fare propaganda ed hanno trovato terra bruciata. Con tutti i casini che c'erano, la gente aveva altro da fare che leggere l'Unità clandestina o sentire le chiacchiere sulla rivoluzione.

E poi c'era un motivo più serio. Di come portare avanti la Resistenza. I GAP agivano come le Brigate Rosse. Cioè, mi spiego meglio. Premesso la fondamentale differenza che loro agivano contro i fascisti e i nazisti e le Bierre contro uno stato che con tutti i suoi difettacci è democratico e garantisce libertà e benessere,i comportamenti erano uguali. Un piccolo gruppo, chiuso all'esterno, che si illudeva di rappresentare l'intera società

Per entrambi contava più l'ideologia che la realtà tattica. E le azioni si riducevano a bombe e pistolettate. Negli anni Settanta, ma tu sei troppo giovane per ricordartelo, mi pareva di essere tornato in dietro di venticinque anni. Stesse azioni. Stessa atmosfera.

A chi dice che dal Sessantotto all'Ottanta si è combattatuta una guerra civile, io gli do ragione. Mentre noi, a differenza dei GAP, avevamo una visione della Resistenza più ottocentesca. Quella della rivolta de popolo in armi. La Comune di Parigi. L'assalto al Palazzo d'Inverno. I proletari che scalano il cielo. Insomma, tutte queste menata qua. Che poi alla fine c'ho creduto
.
Ai GAP serviva una base sicura, da cui far partire i loro attentati. E Centocelle non si prestava. Era troppo lontana dal Centro. Nun guardare adesso, prima per arrivarci o prendevi la Circolare, il 19 pe' capisse, o il trenino. Ed entrami erano regolarmente controllati dai tedeschi. Noi puntavamo al controllo del territorio.


Quello che è successo da febbraio in poi è stato semplice. I tedeschi hanno provato a rioccupare Centocelle. Si sono trovati a combattere casa per casa. Si sono fatti due conti. Possiamo chiamare qualche reparto dal Garigliano e da Anzio e ne possiamo venire a capo. Ma ne vale la pena, rischiare di indebolire il fronte pe' na borgata ?

E così dopo qualche giorno, c'hanno lasciato in pace. Anche perchè, nonostante tutti gli sforzi, non riuscivamo ad impedire totalmente il traffico sulla Prenestina e sulla Casilina. Noi ci proclamammo Repubblica Autonoma, non sorridere, all'epoca pareva una grande idea, e continuammo con le nostre azioni di disturbo
.
Poi vuoi sapere di via Rasella ? Chiedi alla persona sbagliata. Per me è stata la più grande cazzata che potessero fare i GAP. Sempre perchè erano ubriachi di ideologia. Qualcuno maliziosamente, ha pensato che fosse stata fatta apposta per provocare la rappresaglia e decapitare così le altre anime della Resistenza a Roma. Come li ho conosciuti io, non erano persone ciniche, ma idealiste.


Loro speravano nella rappresaglia il più possibile sanguinosa. Ma non per quel motivo. Si erano illusi che un'azione del genere provocasse la rabbia e l'insurrezione dei romani. Però di stronzate su via Rasella ne ho sentite tante.

Tipo quella che non avvertirono un ragazzino che passava lì, per non farsi scoprire. I gappisti che ho conosciuto non sarebbero stati capaci. O quella del manifesto e dell'annuncio alla radio in cui si diceva che si sarebbe evitata la rappresaglia, se i colpevoli non si fossero presentati. Balle. Ti posso assicurare, cascasse il cielo, che non c'era nulla. E Roma me la sono girata in lungo e in largo. E poi i tedeschi non volevano trovare colpevoli, ma soltanto vendicarsi e terrorizzare il più possibile.

Però una cosa te la posso dire. In contemporanea all'azione dei GAP, Bandiera Rossa e la Sacco e Vanzetti aveva organizzato un suo attentato contro i crucchi di Bolzano. Meno eclatante, ma altrettanto simbolico. Gli uni all'insaputa degli altri. Questo per farti capire quanto potevamo essere uniti e coordinati. Fortuna che quelli di Bandiera Rossa riconobbero i gappisti, capirono l'antifona e se si diedero. Tranne un paio di persone che non fecero in tempo.
Poi ci furono le Fosse Ardeatine. Ho perso due cugini lì. Avevano un negozio di borse vicino via Rasella. Furono presi dai tedeschi. La cosa infame a che a loro due non gliele fregava niente della politica. Della rivoluzione. Facevano soltanto il mestiere loro. E quando dicono che Priebke deve tornare libero. Non lo so. Posso pure dare ragione a tutti i discorsi razionali che mi fanno. Poi penso ai miei cugini. E mi prende il mammatrone. Che quello che ha pagato è insufficiente. Che deve soffrì con gli interessi. E poi penso che mi anch'io mi sono ridotto ad essere un vecchio pieno d'astio e di rancore.


Però l'effetto della rappresaglia tedesca fu diverso da quello sognato dai GAP. Loro passarono per i cattivi, perdendo le simpatie dei romani. I politici del CLN si divisero, rimpallandosi le responsabilità. E loro non furono più capaci di fare un' azione militare seria.

Che successe dopo la Liberazione. Quelli fortunati di noi, furono messi da parte. Altri eliminati. Alcuni se la cercarono. Tipo il Gobbo. Ma come gli è venuto in mente di sparare ad un ufficiale inglese ? Altri se beccarono 'na pallottola nun se sa da chi.

La responsabilità dei vertici del PCI ? Stamo a vedè che a Togliatti gliene fregava qualcosa dei Trotzschisti di Centocelle o del Quadraro. E' un'ipotesi esagerata. Come se dalla periferia di Roma sarebbe potuta nasce una sinistra alternativa. Io penso però che i quadri locali parecchie colpe ce le ebbero. Lo stalinismo e il rifiuto di chi non la pensa come te è una brutta bestia. Ma queste sono chiacchiere inutili. Chi è morto giace e chi vive se da pace. In Emilia hanno dovuto aspettare sessant'anni per avera la verità. Qui non si saprà mai nulla.

Quella è stata la Resistenza tradita, non le chiacchiere di Bocca. E famme stare zitto, sinnò ce querelano. Ora i voltagabbana ne ho conosciuti a decine, ma nessuno dopo aver scritto articoli antisemiti per i giornali del Fascismo, ha avuto la faccia tosta di spacciarsi come modello di morale e virtù. Però con l'età sta mostrando il suo vero volto. Hai letto l'articolo di Venerdì sull'Espresso. Con tutta la buona volontà al-Zarqawi mi pare più simile ad uno della banda Koch o della Ettore Muti che ad un partigiano della Resistenza

Lello

scritto da Alessio Brugnoli alle 19:11 0 commenti

Cronaca Minima

Dopo vent'anni di lotte, anche burrascose tra cittadini ed istituzioni, il Pratone delle Valli diventerà un parco. Il polmone verde di Conca d'Oro. Mentre al Centro continuano le polemiche sulla decisione di rinchiudere il monumento a Giordano Bruno dietro una cancellata. Povero Giordano, che anche da morto trova qualcuno che vuole incarcerarlo

scritto da Alessio Brugnoli alle 15:02 0 commenti

sabato, febbraio 19, 2005

La Commare Secca

Da gennaio a via dei Condotti si esibisce un artista di strada. Il solito numero della statua vivente. Non però il tradizionale Pierrot. O l'arcinoto faraone di Piazza Navona. Un soggetto originale. La commare secca. La Morte, per i non romani. Con tanto di mantello e falce.

I commercianti locali si sono lamentati. Un travestimento capace di spaventare i passanti. E a mezzabocca, la paura che il mimo portasse iella. Così hanno scritto a Veltroni. E la solerte polizia romana, convinta di stare ad Ankh- Morpork interviene contro questo pericolo pubblico.

E così la Morte è stata denunciata. Per violazione dell'articolo 85 del Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza del 1933, anno undicesimo dell'era fascista, che vieta il mascheramento in luogo pubblico senza previa autorizzazione delle autorità di pubblica sicurezza.

E gli sono stati sequestrati i ferri del mestiere.

Pirandello vi avrebbe scritto una novella.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:38 0 commenti

Acqua Acetosa

L'Acqua Acetosa. Una sorgente nei pressi di Tor di Quinto, dalle acque curative, nei cui pressi i romani "de na vorta" solevano fare scampagnate. E che aveva dato persino origine ad un redditizio mestiere. L'acquacetosaro. Il venditore della sua acqua, che girava per la città con un carretto carico di fiaschi. E annunciava il suo passaggio con lo stornello

Fresca, fresca l'acquacetosa
su, pijatela sora sposa,
quarche bene ve farà

Papa Paolo V fece costruire la prima fontana da Vasanzio. Alessandro VII la rese monumentale. Luigi di Baviera la trasformò nel suo nido d'amore. Il Comune la rese muta ed abbandonata.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:38 0 commenti

Eventi

Fino al 27 febbraio a Roma si tiene il Doc Fest, rassegna di documentari dedicati alla musica ed alla danza, in cartellona ai cinema Capranica e Capranichetta, noti per essere tra i più scomodi di Roma. Mentre al Museo di Roma a Trastevere una mostra sull'esperienza della Photo League a New York. Alla Ca' D'Oro 66, nuova galleria d'arte a Piazza di Spagna, Personale di Marotta.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:32 0 commenti

venerdì, febbraio 18, 2005

Campagna Romana

Il forestiero che d'oltre i monti si avvicina a Roma, incantato dall'arte e dall'antichità, vede in questo deserto arido una pagina importante della storia del Mondo

Hans Christian Andersen

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:47 0 commenti

Sant'Andrea

Sant'Andrea. Il protocleto, il primo chiamato da Gesù. Martirizzato a Patrasso, sulla croce decussata, il suo corpo fu portato a Costantinopoli, per essere poi rubato dagli amalfitani. La sua testa vagò per il mondo.

Il cardinal Bessarione, fuggendo dai Turchi, la portò a Roma, dove fu consegnata al Papa il 12 aprile del 1462. Fu custodita nella sacrestia vecchia di San Pietro, sino alla sua demolizione, per poi essere deposta in una delle quattro balconate erette dal Bernini nei pilastri della cupola della basilica vaticana.

Fu rubata il 14 marzo del 1848 e sulla venerata reliquia, oggetto del furto sacrilego, venne messa una taglia di cinquecento scudi, da consegnare a chi ne avesse dato notizia. Il primo aprile fu ritrovata presso porta San Pancrazio. Nel settembre del 1964 fu riconsegnata alla Grecia.

A Roma pullulano le chiese dedicate a questo santo. Una delle più note al grande pubblico, soprattutto a causa di Puccini, è la chiesa di Sant'Andrea della Valle. La sua facciata fu elevata nel 1665 da Carlo Rainaldi, che non ruscì a modificare il progetto del Maderno, che non gli piaceva.

Pensò quindi di arricchirlo sostituendo le classiche volute ai lati con due angeli, da far realizzare allo scultore Antonio Fancelli. Si dedicò con gran lena alla prima statua. Ma quando fu esposta al pubblico, Fancelli fu subissato di critiche, persino da papa Alessandro VII.
Lo scultore, dal pessimo carattere, si rifiutò di scolpire l'altro, dicendo al sommo pontefice, che se l'avesse voluto, se lo sarebbe dovuto scolpire da sè.

Così l'angelo rimase solo e malinconico. E Pasquino commentò:

" Vorrei volare al pari d'uccello,
ma qui fui posto a fare da puntello"

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:45 0 commenti

Concerto di beneficienza

Il 20 febbraio, I Ladri di Carrozzelle in concerto a La Palma in una serata benefica il cui ricavato sarà devoluto all'Associazione il "Grande Cocomero" , che lo utilizzerà per finanziare i suoi laboratori musicali, destinati ad adolescenti con gravi patologie psichiatriche

scritto da Alessio Brugnoli alle 20:53 0 commenti

Lunghezza

Tremo all'idea del traffico che provocherà 'sto bombardone, se nella zona non si decidono a costruire nuove strade

scritto da Alessio Brugnoli alle 20:49 0 commenti

giovedì, febbraio 17, 2005

Spinaceto

Spinaceto, viene sempre inserito nei discorsi per parlarne male. "Ma qui mica siamo a Spinaceto !", oppure "Ma dove abiti, a Spinaceto ?". Poi mi ricordo che un giorno ho letto un soggetto che si chiamava fuga da Spinaceto, parlava di un ragazzo che scappava da quel quartiere, scappava da casa e non tornava più. E allora andiamolo a vedere Spinaceto... Spinaceto, pensavo peggio. Non è niente male

Nanni Moretti

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:47 0 commenti

Avvenimenti

Al Palladium, domenica, alle ore 21, il concerto di musica popolare, la Tarantata: danza dell'antico ragno e riti di preghiera. Al Teatro Cometa Off di Testaccio, Edipo a Spinaceto, una rivisitazione moderna e periferica dell'antica tragedia.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:46 0 commenti

Piazza della Repubblica: la fontana delle naiadi

[continua da post precedente]

Proprio al centro di Piazza della Repubblica campeggia la scenografica Fontana delle Naiadi, una delle opere più straordinarie della Roma moderna, realizzata dallo scultore Mario Rutelli (bisnonno di Francesco Rutelli) nel 1901. Durante l'inaugurazione la fontana, formata da tre bacini circolari concentrici e quattro vasche semicircolari messe a croce, fu oggetto di feroci critiche per via delle figure femminili che la decorano, considerate troppo sensuali e per questo fu addirittura innalzata una palizzata per impedirne la vista. Il progetto iniziale prevedeva un gruppo centrale e quattro "naiadi" ai lati, posizionati sopra una vasca preesistente. Le quattro ninfe furono sistemate nel 1901, mentre il gruppo centrale fu realizzato solo nel 1911, portando con sé altre polemiche perché, raffigurando tre tritoni, un delfino e un polpo, fu prontamente ribattezzato, dallo spirito goliardico dei romani, "fritto misto" e successivamente spostato nei giardini di piazza Vittorio Emanuele II, dove è tutt'ora visibile. Al suo posto Rutelli nel 1912, aggiunse il gruppo centrale del Glauco in lotta con un tritone, una scultura maestosa alta 5 metri, che simboleggia la vittoria dell'uomo sulla forza bruta della natura. Rappresenta un uomo nudo possente e virile, Gluaco che è una divinità marina protettrice dei porti, che stringe, tra le braccia un guizzante delfino dalla cui bocca si eleva un altissimo getto d'acqua che ricade con numerosi zampilli laterali creando un magnifico effetto. Anche il Glauco ottenne la bonaria derisione dei romani che lo ribattezzarono l'uomo col pesce in mano. Le quattro ninfe in bronzo, collocate intorno alla vasca della Fontana delle Naiadi, giacciono ognuna su una creatura acquatica simboleggiante l'acqua in tutte le sue forme. In realtà le ninfe sono, per essere precisi tre "naiadi", ovvero ninfe delle acque dolci, e una "nereide", una ninfa del mare. Quest'ultima si riconosce perché è abbracciata a un cavallo che simboleggia le onde. La ninfa dei laghi è rappresentata abbracciata a un cigno e quella delle acque sotterranee si trastulla con un rettile. La ninfa dei fiumi, infine, è avviluppata da un mostro che ha la forma di un serpente, animale che allude all'andamento dei corsi d'acqua.
E' la notte il momento migliore per ammirare la fontana, con le luci dell'illuminazione pensata ad hoc che si rincorrono con i riflessi delle gocce d'acqua. Uno spettacolo suggestivo, una gioia per gli occhi e per il senso estetico di chi guarda questa meravigliosa fontana.

scritto da seia montanelli alle 23:45 1 commenti

Donazione al Museo d'Arte Orientale

Uno dei più belli e meno noti musei di Roma, quello d'Arte Orientale, posto in quel gioiello umbertino che è palazzo Brancaccio, si è arricchito di una straordinaria donazione. Ben due mila opere d'arte tibetana.

Un'occasione per convincere qualche spazio in più ad un museo che è costretto ad esporre a rotazione i suoi capolavori, specie quelli del Gandhara. E per star vicino ad un paese schiacciato e tormentato, che troppo spesso dimentichiamo. Con l'augurio che sia presto libero.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:45 0 commenti

Bajocco

Bajocco. La comune moneta di rame dello Stato pontificio, che valeva cinque quattrini e costituiva la centesima parte dello scudo d'argento.

E soprannome di uno dei personaggi più famosi della Roma dell'Ottocento. Giovanni Giganti. Il nanetto che accoglieva gli avventori del Caffè Nuovo, a Via del Corso, vestito con un soprabito rosso dall'enorme bavero e con cappello a cilindro che era ben più alto di lui.

Tanto famoso da dare origine al modo di dire " E' alto come 'n Bajocco". Da essere citato dal sor Belli, nel sonetto L'anima del curzonetto apostolico.

Il soprannome da un gioco che faceva spesso. Si poneva un bajocco sulla fronte, per farlo poi saltare con uno scatto repentino e riprenderlo a volo con la bocca.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:25 0 commenti

Segnalazioni

Due segnalazioni. La prima tratta dal blog di Giorgio Guzzetta. Sino al 18, all'Alpheus,il "Sicilia-Roma Festival".

La seconda dal sito Comicus. La Compagnia Schegge di Cotone mette in scena il testo di Leonardo Rizzi segnalato al "Premio Ugo Betti per la Drammaturgia" XIII Edizione ambientato tra i militari italiani fatti prigionieri durante la Seconda Guerra Mondiale, presso il teatro Rampa Prenestina, a Via Aquilonia, nei pressi leggendario ITIS Giovanni Lattanzio, le cui "salubri" aule sono situate negli ex magazzini del Comune

scritto da Alessio Brugnoli alle 17:19 0 commenti

Colosseo II

Il Colosseo offre tre o quattro punti di vista completamente diversi l'uno dall'altro. Il più bello è forse quello che si presenta al curioso quando è sull'arena dove combattevano i gladiatori, e scorge quelle immense rovine che gli sorgono dinanzi tutt'intorno. Quel che a me fa più impressione è questo cielo d'un azzurro così puro che appare attaverso le finestre della parte superiore dell'edificio?

Stendhal

scritto da Alessio Brugnoli alle 17:16 0 commenti

Colosseo I

Il Colosseo sara' illuminato sabato prossimo, in coincidenza con la manifestazione per la liberazione di Giuliana Sgrena, la giornalista italiana rapita in Iraq. Lo ha annunciato oggi il sindaco di Roma Walter Veltroni.

Un piccolo gesto di solidarietà. Coraggio Giuliana.

scritto da Alessio Brugnoli alle 17:14 0 commenti

Piazza della Repubblica: Santa Maria degli Angeli e dei Martiri.

[continua dal post precedente]

Su Piazza della Repubblica, campeggia proprio davanti le terme di Diocleziano la
Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. Anzi Michelangelo, incaricato del progetto trasformò proprio l'ampio spazio del tepidarium delle terme, nella chiesa. La Basilica, fu fortemente voluta da Antonio Lo Duca, un sacerdote siciliano devoto al culto degli angeli, che nel 1561 convinse Pio IV, dopo aver fallito con ben 4 dei suoi predecessori al soglio pontificio. Michelangelo fu incaricato del progetto, come anticipato, ma morì prima di portarlo a termine. In fondo aveva già 86 anni quando iniziarono i lavori. Così la Basilica, come la vediamo oggi, pur mantenendo le intenzioni generali del Bonarroti, che prevedono appunto di lasciare intatte le strutture romane dell'aula rettangolare delle Terme, è soprattutto opera del Luigi Vanvitelli che la rimaneggiò fortemente nel corso del 1700. La chiesa all'interno è meravigliosa, sorretta da otto colonne monolitiche in granito rosso, e con un'enorme meridiana sul pavimento della crociera di fronte alla tomba del Maresciallo Diaz si vede la Meridiana o Linea Clementina, realizzata nel 1701 dall'astronomo Francesco Bianchini. E meravigliosi sono i due grandi Angeli della Scuola del Bernini che accolgono visitatori e fedeli appena oltrepassano l'atrio circolare. Troneggiano ai lati dell'atrio, l'uno di fronte l'altro e mentre quello sulla destra è girato verso l'ingresso, l'altro guarda l'interno della chiesa. Sembrano avvolti da un'aura particolare, una luce effusa che crea atmosfera e misticismo. E per giustificare il nome dato alla basilica, gli angeli sono ovunque, nascosti nella penombra, o in piena visibilità nei dipinti, si affacciano appena dalle navate o si protendono dai cornicioni. Una cosa che colpisce però, procedendo verso l'interno della Basilica è l?effetto maestoso, che deriva dalle immense arcate e dall'intenso giuoco di ombre e luci che le animano. Tanto è lussureggiante e bellissimo l'interno di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, tanto scarno e modesto è l'esterno della facciata, dopo che nel 1911 fu demolita la facciata vanvitelliana su Piazza della Repubblica, per rimettere in vista la nicchia del calidarium, utilizzando dei mattoncini romani recuperati, che oltre a rivelare comunque un rifacimento moderno, hanno menomato la visibilità della chiesa che rischia di essere scambiata per un semplice rudere da chi non ne conosce l'esistenza e la storia.

scritto da seia montanelli alle 14:42 0 commenti

mercoledì, febbraio 16, 2005

Racconti della Resistenza

Come te dicevo, ar Quadraro operavano li troschisti de Bandiera Rossa. Ar Quadraro er Gobbo. C'aveva un volto d'angelo. Nun da retta a tutte le chiacchiere che girano. Era 'n eroe e j'hanno sputato sulla tomba. L'hanno usato poi l'hanno buttato come 'na ciavatta vecchia. Senza de lui, che se rubava li sacchi de farina a li tedeschi interi quartieri se sarebbero morti de fame.
A Centocelle c'erano l'anarchici della Sacco e Vanzetti. E noi. Dicevamo d'essè de Giustizia e Libertà. Però chi ne sapeva niente del Partito D'Azione. Era tanto pe' dasse 'n etichetta. Era il 21 gennaio. Tonino, 'n operario alla Breda, quello che aveva rimediato la mitragliatrice, ce venne incontro. C'aveva du' mani che pareveno palanche.


" Regà, tra du' giorni l'insurrezione"

"Che ?"

" L'americani so' vicini. E poi c'arivano li rinforzi dai GAP. Viene 'no squadrone speciale, addestrato da Stalin in persona, che li fascisti l'ammazza a mozzichi "

" Io preferirei ammazzalli a fucilate. Armeno 'namo sur sicuro"

Er 23 arrivarono ,sti rinforzi. Scesero dar trenino, a Piazza de Mirti. Era 'n pischello. Paoletto. Vidi'n faccia Tonino. Era troppo abbacchiato. Sarebbe stato crudele faje battutacce.
Li salutammo. La prima cosa che volle fa, era 'n comizio. Me 'ncazzai. Co' tutti li problemi, dovevamo perdè tempo a chiacchierà. Poi erano quasi le cinque. Scatta er coprifuoco. E 'c'era rischio de finì ar gabbio.


Ma era ostinato. Cominciò a parlà. Piazza de Mirti se riempì de capocce. Donne. Bambini. Tutti curiosi. C'era pure qualche crucco. Li guardai. Mo ce fanno neri. 'Nvece o nun conoscevano l'Italiano. O nun volevano avè problemi. Ce guardarono 'n faccia. Ce salutarono. E ce chiesero 'ndo stava 'na bona osteria.

Paoletto era propri bravo co' le parole. Ce fu un entusiasmo 'ncredibile. Li regazzini je annavano'ncontro. Je chiedevano che dovevano fa' pe' iscrivese alla banda. Righetto, che nun so' come, aveva rimediato du 'barattoli de vernice rossa, cominciò a scrive' Giustizia e Libertà sui muri. Cominciò dar palazzo dove adesso ce sta la Coin.

" Te lo dicevo che era 'na svolta"

" A Toni', li carrarmati se fermeno co' le bombe, no co' le parole"

All'improvviso arrivarono li questurini. Er capoccia, che poi era er nonno de Massimone, ce disse:

" Ma che state a fa ?"

" La Rivoluzione" je rispose Paoletto.

" Fatela a casaccia vostra, che ce 'sta er coprifuoco"

Paoletto je 'mbrutti. Io, Tonino e Righetto ce mettemmo 'n mezzo e lo portammo all'osteria del polledraro. Je spiegammo la situazione.

" Vabbè, ammesso e nun concesso che arrivano l'americano, c'è er problema che li tedeschi stanno già qua. E che io tengo famijia. Cioè hanno aperto 'na prigione a via Tassa, vicino San Giovanni. Loro e qull'infame de Koch. Hanno preso tani carabinieri e li stanno a sonà come arcaccie. E nun vojo fa' la stessa finaccia"

Che fregnacciaro, pensai. Chi li tocca a li carabinieri. E proprio vero che nun c'avevo capito niente. Tra 'na fojetta e l'altre, trovammo 'n accordo. Quando noi ce volevamo radunà e fa caciara 'n pubblico, lui nun se sarebbe fatto vede'. L'artre volte avrebbe fatto er solito pattugliamento

E così cominciò la prima parte dell'insurrezione de Centocelle. Li gappisti, co' quarcheduno dei nostri, partivano la mattina e tornavano la sera. Facevano quarche attentato. Anche perchè un paio de settimane prima, quelli der Gap avevano freddato un ufficialone tedesco dalle parti de Via Veneto. E quell'ufficialone c'aveva dietro la piantina de tutte le centrali elettrice e telefoniche usate dall'esercito suo.

E noi le facevamo saltà 'n aria. Io me dedicavo a problemi concreti. Per prima cosa le armi. Nun da retta a Righetto. C'erano. Quando ce fu la battaglia a Ostiense e fu una cosa seria, no' la buffonata che ve fanno crede a scola, se combattè sino al giorno dopo, benchè li generali non aspettavano artra occasione pe' arrendese, erano state date armi alla popolazione. Ma certi fucilacci. Erano vecchi pure ai tempi della presa de Porta Pia.

Ce servivano armi moderne. Alcune ce le diedero i monarchici. Quelli de Montezemolo. Dovrebbe essè er nonno der capoccia della Fiat. Che eroe che era. Fu er primo aviatore italiano. Partì co' n trabiccolo qua a Centocelle. Qui c'erano tutte macchie e cinghiali. E D'Annunzio li cacciava. Da qualche parte dovrei avè quarche cambiale sua.

Comunque a quei tempi comandava una parte della Resistenza. Fu tradito, nun se sa da chi. Fu torturato pe' mesi. E nun parlò. E fu ammazzato alle Ardeatine. Je dovrebbero fa' 'n monumento. A Piazza San Felice. Proprio accanto alla Statua de Padre Pio. Ma a quanto pare se lo scordato. O nun je ne frega niente a nissuno.

Montezemolo ce passava le armi. Tramite 'na ragazza. Daniela se chiamava. 'Na moretta fine ed educata. E poi ce le davano l'americano. Ce pensava Steve. Alto. Biondo. Parlava italiano e tedesco. Ancora nun ho capito come riuscisse a fa' arriva i carichi a Roma. Forse li paracadutavano.

E poi bisognava imparalle ad usà. Ma ce voleva poco. Nun eravamo 'mbranati come voi. 'Na minima esperienza cor moschetto ce l'avevamo. E poi 'na mano ce la davano i prigionieri de guerra che erano riusciti a scappà. Inglesi. Fortuna che c'era er vecchio Guadagno che lo biascicava, altrimenti chi li capiva.

Poi c'era Joseph. Era senegalese. Veniva da Dakar. Studiava a Parigi. Durante 'na sparatoria ha salvato la vita ad 'no dei Gap. Ma è uscito alla scoperto. E 'n cecchino crucco l'ha freddato. Che bastarda la vita.

'Nfine servivano informazioni. I Gap erano fortunati. Loro c'avevano 'n parrucchiere che li teneva 'nformati de tutto. Tagliava i capelli a le mogli dei fascisti e de li capoccia tedeschi. Tonino nun se fidava, perchè diceva che quello nun sapeva distingue''n omo da 'na donna. Sarà stato pure vero, ma quer parucchiere c'aveva un coraggio da leone.

Però pure noi c'avevamo l'asso nella manica. Du' sorelle. Ciociare. Sfollate. Poracce, erano state ammarocchinate. Venute a Roma, pe' campà s'erano messe a fa' er mestiere più antico der monno. Se facevano chiamè Gioia e Gaia. Ma quanto erano belle. Righetto finita la guerra, le continuava a frequentà. Fori dal lavoro se intende. Ma ci avrà pure fatto 'n pensierino. Erano brave ragazze. Poi ha 'ncontrato quella sarapica della moje.

Ner bordello loro, ci andavano ufficiali tedeschi. E in certi casi l'ommini chiacchierano pure de più de le donne.

Passò 'n mese.. Righetto me chiamò

" Li Gappisti se so' dati "

" Lo so"

" L'americani se so' persi"

" Già"

" E mo ?"

" E mo' so' cazzi amari"

Luca, nonno der Turcomanno

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:39 0 commenti

Primavalle

Il rogo di Primavalle. Ho ricordi vaghi di quei giorni. Immagini confuse, sfumate. Di chi assiste ignaro ad una tragedia

L'odore del fumo di una sezione bruciata. La sorella più grande di un mio compagno di classe che piange. Gli scontri con la polizia. Le bestemmie di mio nonno, mentre legge il Messaggero. Li chiamava vigliacchi ed ipocriti. Soltanto oggi ho capito i motivi della sua rabbia.

Ed un'opprimente angoscia e paura.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:38 0 commenti

L' Otto

Per una volta nessuna critica al famigerato tram, che ha la strana abitudine di deragliare una volta a trimestre.

Ma semplicemente una curiosità, in questi tempi di passione per il Lotto. Il record dei numeri ritardatari è tenuto dall' otto, che sulla ruota di Roma non uscì dall'ottobre del 1937 all'agosto del 1941.

Le malelingue romane sostenevano che tale numero fosse stato appositamente fatto togliere dalla ruota da Benito Mussolini, per rimpinguare con le giocate le casse dello Stato. A proposito, tutti i giochi di parole sono stati voluti

scritto da Alessio Brugnoli alle 21:12 0 commenti

martedì, febbraio 15, 2005

Diario

Viaggiare per Roma. Il velodromo abbandonato. Un lago artificiale. La mia prima sede di lavoro. Perdersi nello spazio e nel tempo. Nel presente e nel ricordo.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:35 0 commenti

La Chonca Bonita

Dopo una lunga attesa, finalmente debutta all'Ambra Jovinelli,lo spettacolo musicale di Alfredo Arias "La Concha Bonita", con musiche di Nicola Piovani e la partecipazione di Catherine Ringer, leader del gruppo rock francese "Les Rita Mitsouko".

Un racconto dolce-amaro che narra le vicende di Pablo che, giunto a Parigi dall'Argentina, assume l'identità di Concha, tanto bella da meritarsi il soprannome di Bonita.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:34 0 commenti

Concerti

Mercoledì all'Alexanderplatz si esibisce il grande pianista Mike Melillo, mentre al Palladium, dove è in corso "Sensorialia", rassegna di musica elettronica ed arti digitali, suona 'Orchestra Avatar diretta da Maurizio Martusciello (Martux_M) che esegue pezzi inediti ispirati alla colonna sonora del film "2001 - Odissea nello spazio" di Stanley Kubrick

Giovedì invece Un grande evento sul palco de La Palma: il concerto dell'Italian Instabile Orchestra, importante Big Band di musica improvvisata nel jazz contemporaneo in Europa. Ne ha fatta di strada il locale da quando ci andavo a ballare hip-hop.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:33 0 commenti

Adriano VI

Povero Adriano VI. Dotto, intelligente, pio, ascetico. Aveva tutte le doti per essere amato. Ma ebbe la sfortuna di succedere a Leone X.

Si dedicò giustamente più allo Spirito che alla Carne. Fece pulizia di scrocconi, guadenti, buffoni e cortigiane. E persino di qualche artista. Per questo fu odiato.

Morì improvvisamente il 14 settembre 1523. La sua dipartita fu festeggiata dai romani. Sulla porta di Giovanni Antracino, archiatra pontificio, fu apposta l'iscrizione "Liberatori Patriae S.P.Q.R". Al liberatore della Patria, il Senato ed il Popolo Romano.

Provvisoriamente sepolto provvisoriamente tra Pio II e Pio III. Pasquino commentò:

"Hic Iacet impius inter Pios"

Una semplice ed amara iscrizione, a cui rispose l'epitaffio, scritto da Wilhelm Enkenvoert.

" Qui giace Adriano VI, che ebbe la maggiore delle sventure, quella di regnare"

Il Papa giace ora a Santa Maria dell'Anima, la chiesa tedesca di Roma, tra i quadri di Giulio Romano.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:57 0 commenti

lunedì, febbraio 14, 2005

Riflessioni

Per gioco o per vincere la noia, mi sono messo a raccogliere le voci di chi ha vissuto i giorni della Resistenza a Roma.

Con i loro ricordi ed interpretazioni, che a volte non coincidono con quelle della Storia. O che deformano la realtà dei fatti.

Probabilmente voglio soltanto tener traccia dei racconti che mi hanno fatto compagnia da bambino, vaghi e disordinati, prima che se ne perda traccia.

La richiesta di insurrezione, da parte di Radio Londra, con la parola in codice Elefante. Peccato che nessune ne avesse intuito il significato. La risposta del Gobbo der Quarticciolo al diktat dei capi comunisti per la consegna delle armi ai GAP

" Pijassero er fucile e cominciassero a sparà, 'nvece de nascondese tra le sottane der Papa".

Clark che si ferma a mangiare all'osteria da Zi' Checco. E si strafoga di Gricia. Le battaglie dei partigiani romani a Tor Pignattara, per i vicoli del Mandrione e alla Pantanella, per aprire la strada alle autocolonne americane. La storia di Ugo Forno, dodici anni, ucciso da un mortaio tedesco mentre cercava di difendere un ponte di ferro sul fiume Aniene, all'altezza dell'aeroporto dell'Urbe.

Il bisnonno del ragionier Guadagno, l'unico che biascicasse un poco d'inglese per tutta Centocelle, assunto come traduttore dal comando americano, che nel novanta per cento dei casi interpretava creativamente frasi ed ordini. La caccia alle gallette ed alla cioccolata. Alle sigarette ed alle "mette e vegetabele". Mio nonno che acquista il soprannome di Misdea, translitterazione romana del termine Mister.

Gli sfottò a Poletti, il colonnello italo-americano che doveva amministrare gli aiuti alimentari. Poletti, Poletti, meno chiacchiere e più spaghetti. Le lamentele sul fatto che il pane americano facesse schifo. Il tentativo di insegnare il baseball per Villa Borghese.

E la storia dell'indiano alto due metri che da una jeep cercava di dirigere il traffico a Porta Maggiore, già prigioniera di ingorghi. Lo sempre creduta una balla.Poi ho trovato il suo nome su un libro. Jim Delavey. Apache.

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:11 0 commenti

Colosseo

Nobile naufragio in rovinosa perfezione

Byron

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:09 0 commenti

Racconti della Resistenza

Io me lo ricordo bene quel sedici ottobre. Stavo in falegnameria. Dovevamo fa' i banchi per la chiesa di San Felice. Una volta era una baracca di lamiera, prima che venissero i cappuccini.
Passò Righetto co' la bici. Me disse che i crucchi avevano fatto una retata al Ghetto. Che infami, pensai. Nel senso che un paio de settimane prima s'erano fatti da tutto l'oro dagli ebrei pe' lascialli in pace. Me pare che je avessero chieso 'na mezza quintalata. A occhio. E quei poracci, che se morivano di fame, se so' fatti pure toje l'otturazione dai denti, per raggiunge la quota.
Parecchi romano, impietositi, pure se nun erano giudii, hanno portato gioielli. E se raccontava che pure er Papa avesse dato 'na parte. E quegli infami se rubato tutto, senza mantenè la promessa. Che je possa esse' rimasto in ganna, quell'oro. Cioè, io non c'avevo mai creduto alle balle de li fascisti. Già nun me pareva concepibili che un omo doveva esse' preso a sputacchiono solo perchè ar nonno der nonno der nonno je stava antipatico Gesù Cristo, ma tutte quelle chiacchiere sulla plutocrazia ebraica. Ma se ar ghetto erano tutti stracciaroli e rigattieri, che dovevano annà a credito pe' arrivà a fine mese


"L'hanno spediti tutti ar Garigliano " chiesi.

'Nfatti er comando tedesco aveva messo li manifesti per mobilità i romani pè andà a scavà le trincee sopra Cassino. E chi je aveva dato retta. E loro ogni tanto fermavano la circolare per arrestà le persone e mannalle a sud. A volte te se fionnavano pore a casa

" Ma de che ? Mica hanno preso solo l'ommini. Donne, vecchi e pupetti. Nun je ne sfuggito nessuno "

" So scemi "

" None so' paraculi. Tengono donne e pupi ar gabbio, così l'ommini se consegnano e li possono mettè a lavorà. O magari nun je so' bastati li sordi"

" Staremo a vede "

Il diciotto, un lunedì, li caricarono tutti alla Stazione Tiburtina. Quando lo sapemmo, non lo volevamo credè. Nun ce pareva una cosa sensata. Righetto disse che l'avevano portati a Milano.
Perchè eravamo degli imbecilli. E nun me ne do pace. Chi se lo immaginava dei lager. Quando lo seppi dopo la guerra, me sentii male. Cioè durante la Resistenza ho sparato a tedeschi e ai fascisti, ma erano azioni de guerra. Ammazzà uno a sangue freddo, guardandolo negli occhi, come facevano i gappisti, nun c'avevo er pelo sullo stomaco. E 'na cosa come quella de li lager è talmente grossa che soltanto a pensalla me sconvorge.


E ancora me vergogno de passà per Ghetto. Nei mesi dopo avemo fatto i botti contro li tedeschi, ma proprio quando potevamo fa' una cosa bona, nun ce abbiamo manco provato. Non sapevamo niente, non avevamo armi, non eravamo organizzati. Belle chiacchiere, ma la coscienza mia non je da retta.

Lino, nonno di Ermanno

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:06 0 commenti

Pirro e Cinea

Cinea dunque, vedendo allora che Pirro si accingeva a partire per l'Italia, trovatolo un momento libero, iniziò con lui questa conversazione:

"Si dice, Pirro, che i romani siano buoni combattenti e che governino molti popoli bellicosi; se la divinità ci concede di vincerli, che cosa faremo della vittoria ?"

Pirro rispose:

"Tu mi chiedi Cinea, una cosa che appare evidente: una volta sconfitti i romani non ci sarà nessuna città barbara o greca in grado di resisterci e ben presto ci impadroniremo di tutta l'Italia, di cui nessuno può conoscere meglio di te l'estensione, la prosperità e la potenza "

Cinea rimase un po' in silenzio, poi disse:

"Dopo aver conquistato l'Italia, o re, cosa faremo ? "

Pirro, che non vedeva ancora a cosa mirasse, rispose:

"Là vicino ci tende le braccia la Sicilia, isola ricca, popolosa e facilissima da conquistare, poichè al momento, o Cinea, tutto vi è in preda alla sedizione, all'anarchia delle città e alla violenza dei demagoghi, dopo la morte di Agatocle "

E Cinea:

"Ciò che dice è probabile, ma la conquista della Sicilia segnerà la fine della nostra spedizione ? "

"Che un dio - rispose Pirro - ci conceda la vittoria ed il successo; ciò costituirà il preludio a grandi imprese. Chi, infatti, si tratterrebbe dal conquistare, una volta che siamo alla portata, l'Africa e Cartagine, di cui Agatocle, fuggito di nascosta da Siracusa e attraversato il mare con poche navi per poco non riuscì ad impadronirsi ? Una volta compiute tali conquiste, chi potrebbe negare che nessuno dei nemici che ora ci insultano potrà resisterci ? "

"No - disse Cinea - è chiaro infatti che, con tali forze, potremmo sicuramente recuperare la Macedonia e dominare la Grecia. Ma quando avremo sottomesso tutti, che faremo ? "

Pirro si mise a ridere e rispose:

"Ci riposeremo a lungo, mio caro, e ogni giorno, con la coppa in mano, ci rallegreremo conversando tra noi ".

A questo punto della conversazione, Cinea interruppe Pirro, dicendogli:

"Ebbene, che cosa ci impedisce adesso, se lo vogliamo, di prendere una coppa e riposarci insieme, dal momento che ne abbiamo la possibilità e disponiamo, senza darcene pena, di tutto ciò che ci accingiamo a ottenere a prezzo di sangue, di grandi fatiche e di pericoli, dopo aver inflitto ad altri e subito noi grandi mali ? "

Plutarco

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:47 0 commenti

Termini di paragone

A chi gli chiese: "Quante sono le ombre che popolano l'Urbe", Alessandro VI Borgia rispose maliziosamente: "Quante sono le donne che tradiscono i mariti".

scritto da seia montanelli alle 10:42 0 commenti

domenica, febbraio 13, 2005

Edera Romana

L'edera romana
pare diplomata
all'accademia della vite americana;
eccelle nell'ornato
e nel chiaroscuro,avvolge le mura
di finta pittura
s'arrampica su torri e merli
e li riveste fino agli orli.
Il geco ne è la matita
carica d'agile vita, lui fa a meno del diploma
come è d'uso fare a Roma;
il giardiniere pota e gli mozza la coda

Zeichen

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:03 0 commenti

Quaresima Romana

Nella Roma papalina la Quaresima era un incubo. Lo Stato pontificio riteneva suo principale dovere far entrare in massa i suoi sudditi in Paradiso e non lesinava energie nello sforzo. Processioni. Predicatori all'angolo delle strade, che ossessionavano i passanti con le loro chiacchiere sugli eterni tormenti.

Obbligo di digiuno ed astinenza dalle carni, con multe salate, frustrate e gogna per chi tentasse minimamente di violarlo. E soprattutto il dovere di onorare il precetto pasquale, ossia di confessarsi e di comunicarsi in questo periodo dell'anno.

E chi osava non mettersi in regola, gli "scommunicati de Pasqua" erano certi di trovare il proprio nome annotato in tabellone esposto a pubblico ludibrio al di fuori della chiesa di San Bartolomeo all'Isola Tiberina. Pinelli più volte finì nella lista nera.

A spezzare questa cappa d'oppressione alla terza domenica di Quaresima, c'era la cerimonia popolare del segare la vecchia, che si celebrava a Campo Vaccino, il Foro Romano. Un grottesco fantoccio ripieno di frutta secca e di arance veniva squarciato. I monticiani e i trasteverini si ne litigavano a sassate il contenuto.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:58 0 commenti

Mondiali di Pattinaggio

Forse non tutti sanno che a Roma, al Palalottomatica dal 16 al 27 novembre si terranno i campionati mondiali di Pattinaggio. La star sarà un ragazzo romano, Luca D'Alisera, che abita a Valle Martella ( lo so che è più vicina a Gallicano, ma amministrativamente è ancora sotto la gestione capitolina), che negli ultimi due anni ha vinto quattro titoli mondiali e gli esperti considerano il più grande pattinatore della storia.

Speriamo che tale avvenimento convinca Veltroni a costruire più piste di pattinaggio, visto che le società romane litigano per quelle poche che vi sono.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:17 1 commenti

Cartellone

Martedì la prima al Teatro dell'Opera. Semiramide di Rossini. Saranno poi allestiti l'Attila di Verdi, la tradizionale Cavalleria Rusticana di Mascagni e l'Oedipus Rex di Stravinsky

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:17 0 commenti

Cronaca Spicciola

Pare che un consorzio di allevatori del Lazio voglia comprare da Parmalat la Centrale del Latte. Intanto a Prima Porta verrà costruito il Giardino dei Ricordi, in cui spargere le ceneri di un povero estinto cremato.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:16 0 commenti

Polveri Sottili

E' incredibile passeggiare per una Roma dall'aria dolce e primaverile, priva di automobili e rumore. Egoisticamte mi verrebbe da benedire il blocco del traffico. Ma serve veramente a qualcosa ?

Non so, ma aspetto che qualcuno mi spieghi perchè a Ferragosto, con la città vuota, a Roma era stato superato il limite delle polveri sottili.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:15 0 commenti

Schifano

Schifano. Un pittore disordinato. Eccessivo. I suoi quadri somigliano a capitoli di un libro incompiuto. Punti di passaggio. Tentativi di fissare un significato che sottilmente sfugge. Forme che si inseguono, che rivelano ambiguità. L'indecisione tra lirismo ed ironia.

Infiniti limiti, travolti da un desiderio struggente di pittura, dalla libertà di fare e di agire. Dalla consapevolezza di esser figlio di una Roma sanguigna, organica, intensa.

scritto da Alessio Brugnoli alle 19:50 0 commenti

venerdì, febbraio 11, 2005

Concerti

Stasera alle 22.00 al Villaggio Globale, concerto delle RADICI NEL CEMENTO, in cui la reggae band locale presenta i suoi ultimi brani...

Lunedì due grandi concerti. Battiato al Gran Teatro e Sergio Caputo al The Place. Infine, con un poco di ritardo, il programma dei concerti di febbraio delle Ombre Rosse.

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:38 0 commenti

Cartellone

Al Teatro Ghione, per la regia Edmo Fenoglio, una delle "Commedie Sgradevoli" di G.B.Shaw, "La Professione della Signora Warren", scritta nel 1898.

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:33 0 commenti

Mostre

Cultura artistica torinese e politiche nazionali 1920-1940. E' la nuova iniziativa della GNAM, per descrivere e far luce sul panorama culturale della città piemontese tra le due guerre. Una passeggiata tra razionalismo ed azionismo

scritto da Alessio Brugnoli alle 11:30 0 commenti

giovedì, febbraio 10, 2005

Racconti della Resistenza

Ar principio, la Resistenza era folcloristica. Nonostante le chiacchiere der CLN. Quelli che stavano messi mejo, te dicevo, erano quelli de li Gap. Almeno 'na pistola o qualche bomba ce l'avevano.

Noi c'avevamo du' fucili da caccia, che erano de mi' nonno e tutte lo volte che ce provavo a usalli pregavo pe' nun fammeli schippà 'n mano. E' na mitragliatrice della Grande Guerra, che nessuna c'ha mai provato a usà.

E co' che li fermevamo li crucchi, a bacetti ? Vedevi 'ste file de camion e de jeep che coreveno sulla Prenestina e sulla Casilina e te magnavi er grasso der core, che nun potevi fa' niente.
C'era la bonanima de Carnera, pace all'anima sua, che aveva lavorato a 'na fabbrica de fochi d'artificio. Co' 'n tubo innocente, chiodi e polvere nera provava ad accroccà qualcosa. All'inizio certe schifezze, ma manco scoppiavano. Poi alla fine era diventato 'n bombarolo. Altro che l'anarchici o la Mano Nera.


Ce voleva l'ideona. Che arrivò, pe' pura fortuna. E fu merito de 'n certo Doriano, così me pare, che dopo li fatti de Piramide, s'era nascosto a Porta Pia. Hai visto er museo de li Bersaglieri. Propri li dentro.

C'era un vecchietto, un certo Giocondo, che de nascosto je portave le cibarie. 'Na vorta lo trovò a giocà co' 'n attrezzo strano. Come te posso spiega ? ?Na specie de chiodo a quattro punte. Tre fungevano da base e una, più lunga, era rivolta verso l'alto.

E Giocondo raccontò a Doriano che quell'attrezzo veniva messo davanti alle trincee, pe' impedi all'austriaci de avvicinasse. Praticamente je foravano li scarponi. E Doriano s'accese come 'na lampadina.

Ste sti cosi fermavano li cristiani, pensa a le rote de li camion. E così st'attrezzo fu prodotto 'n massa da tutti li fabbri de Roma. E quanti poracci l'hanno pagata co' la pelle. Venivano buttati pe' strada. Arrivano li mezzi tedeschi. Foravano. E se te diceva bene c'era pure er botto. Male che vada, ce stavano le ore prima de ripartì. E spesso li caccia americani mitrajavano, mettendoce er carico da undici.

La prima volta che l'usammo era la notte der dodici ottobre. Li mettemmo do' adesso sbuca via della Primavera. Fermammo ventisette camion, mica uno. E li crucchi nun la presero sportivamente. Apparve 'n manifesto. Se nun la smettevamo avrebbero fucilato chi abitava 'n zona. Ma chi je dava retta.

Righetto, nonno der Giamaica

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:32 0 commenti

Diario Romano

Roma. Città la cui lingua è sguaiata. Priva di profondità, ma perennemente viva. Un fiume schiumoso che trascina mille frammenti di Storia.

Città disordinata e corruttibile, abitata da uomini pronti a non ribellarsi a tutto e non credere a niente. Privi di consigli da dare e da ricevere.

Roma è una nave che ha perso gli ormeggi, eppure incapace di incagliarsi in qualche secca. Un megafono di vuote memorie. Recipiente della solitudine di chi gioca ucon la vita una partita già persa. Ma anche luogo affamato di Destino. In cui vaga chi cerca la Speranza

Tra ruderi e palazzi di periferia, tra nostalgie e sopravvivenza, si prepara il futuro

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:31 0 commenti

Colosseo

Vaso gigantesco di pietra, in cui Roma ha raccolto il sangue del mondo

Gregorovius

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:30 0 commenti

mercoledì, febbraio 09, 2005

Ipse Dixit

Nessuna sorte è migliore che morire a Roma: qui l'uomo è tanto più vicino a Dio

Gogol

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:32 0 commenti

Un link...

per godersi i sonetti del Belli recitati da un grande attore

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:31 0 commenti

Carnevale romano

Nel vedere le strade sporche di coriandoli e stelle filanti, nessuno penserebbe che una volta il Carnevale romano era talmente splendido da oscurare quello di Venezia. Tale da ispirare pittori come Gericault, poeti come Goethe, scrittori come Dumas e Dickens.

Le prime tracce del suo festeggiamento risalgono al 1000, i giochi d'Agone e di Testaccio, in cui ci si dedicava a sassaiole tra rioni. A Piazza Navona, allora platea in Agone, si svolgevano corride simili a quelle spagnole e giostre di cavalieri. A monte Testaccio carri carichi di cinghiali e trainati da tori venivano fatti precipitare e le spoglie degli animali erano contesi dal popolo.

Non era mai certo che i festeggiamenti si tenessero. C'era la brutta abitudine di sostituirli con processioni e prediche durante gli Anni Santi. Poi se il Papa moriva, non c'era trippa per gatti. L'ultima volta che il Carnevale non ebbe luogo per un avvenimento del genere, fu nel 1829, con la dipartita di Leone XII, così commentata da Pasquino

Tre dispetti ci festi. o Padre Santo:
accettare il papato, viver tanto,
morir di Carneval per esser pianto

Nel Quattrocento papa Paolo II Barbo, che aveva fatto costruite Palazzo Venezia, decise che il Carnevale dovesse tenersi a Via Lata, l'attuale Via del Corso. E qui la fantasia popolare partorì una gara bizzarra e crudele: una corsa lungo il rettifilo di circa 1.5 Km a cui prendevano parte zoppi, deformi, nani ed ebrei anziani. Il popolo gioiva alla vista degli strani competitori, e non risparmiava loro salaci battute ed il lancio di ogni sorta d'oggetti.

Fu Clemente IX che nel 1667 pose fine alla barbarie, ma da allora agli ebrei toccò accollarsi gran parte delle spese del Carnevale, e subire l'onta di una cerimonia farsesca con cui si aprivano i festeggiamenti.

Il Rabbino Capo della comunità si recava in Campidoglio, e inginocchiato davanti al Senatore e ai Conservatori, la pubblica amministrazione di Roma, pronunciava un discorso di contrizione, al quale il Senatore rispondeva con le parole: Andate! Per quest'anno vi soffriamo, per poi rifilare un calcione dove non batte mai il sole al capo degli Israeliti romani.

Il culmine dei festeggiamenti era nella corsa dei barberi, i cavalli selvaggi non montati. I barberi venivano lanciati senza fantino da piazza del Popolo (fase detta mossa o smossa dei barberi), e raggiungevano a tutta velocità l'estremità opposta del Corso, piazza Venezia, allora assai più piccola dell'enorme spiazzo che è oggi, dove si tendeva un telone per fermare i cavalli, mentre i barbareschi, mozzi di scuderia, dando sfoggio di coraggio e di muscoli si gettavano tra di loro tentando di bloccarli a viva forza (cosiddetta ripresa dei barberi), in mezzo al trambusto generale.

Il proprietario del cavallo vincitore riceveva in premio un palio, cioè un drappo di stoffa preziosa e ricamata, le cui spese toccavano, manco a dirlo, agli ebrei. A rendere pericolosa per gli spettatori la stessa corsa era la strettezza della via, gremita di gente. I signori assistevano dai balconi (in affitto), ma i più rimanevano in strada, su un gradino, oggi scomparso, che correva come un'alto ma stretto marciapiedi ai lati della strada.

Nel 1874, durante la corsa un giovane improvvidamente attraversò la strada mentre opraggiungeva un cavallo, e morì proprio sotto gli occhi dei reali. Vittorio Emanuele II abolì la manifestazione, che da allora non fu mai ripetuta. Questo segnò la fine della corsa, e anche del Carnevale Romano che vi era così strettamente legato.

Il Martedì Grasso, poi l'ultima manifestazione. La corsa dei moccoletti, candele e luni di ogni tipo alla luce dei quali si celebrava la morte del Carnevale. Ogni romano portava tra le mani, sul cappello, su una canna, la sua piccola luce e in mezzo ad un'indescribile calca si adoperava per mantenerla accesa, tentando contemporaneamente di spegnere quella degli altri.
Ed all'alba tutto finiva.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:29 0 commenti

Er primo giorno de Quaresima

Finarmente è spicciato carnovale,
corze, bballi, commedie, oggi ariduno:
sò ttornate le scennere e er diggiuno:
mó de prediche è tempo e de caviale.

De tanti sscialacori oggi gnisuno
pò ssoverchià chi non ha uperto l?ale:
er zavio e ?r matto adesso è ttal e cquale:
o ss?è ggoduto o nnò, ssemo tutt?uno.

Addio ammascherate e carrettelle,
pranzi, cene, marenne e colazione,
fiori, sbruffi, confetti e carammelle.

Er carnovale è mmorto e sseppellito:
li moccoli hanno chiusa la funzione:
nun ze ne parla ppiú: ttutt?è ffinito

Belli

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:26 0 commenti

Mostra Matteo Ricci

Domani 10 febbraio alle ore 18 verrà inaugurata la mostra P. Matteo Ricci, l' Europa alla corte dei Ming, nello spazio espositivo del Vittoriano, per ricordare l'opera del grande gesuita e mandarino, conosciuto in Cina come Li Madou (traduzione del suo nome) o Xitai (Maestro del grande Occidente)

scritto da Alessio Brugnoli alle 13:45 0 commenti

martedì, febbraio 08, 2005

Ipse Dixit

Roma. Non c'è nessun altra città al mondo il cui cento storico sembri scavato, come dalla caduta di un'immensa meteora la cui ferita, più volte riaperta, paia non essersi mai rimarginata.

Marc Fumaroli

scritto da Alessio Brugnoli alle 21:33 0 commenti

Racconti di vita

Era 'n sabato. Stavamo alla Stazione de Centocelle era a Piazza de Mirti. Er Trenino se faceva quer pezzo de via de Castani, poi ritornava dietro. Co' la bicicletta arrivò uno dei messi comunali. Cominciò a coprì li muri co' manifesti. Uno ogni metro. Erano l'ordini de li crucchi.

Proibivano questo, quest'altro e quest'altro ancora. E guai a te se nun obbedivi. Te fucilavano. Nun potevi comprà da magnà ar mercato nero, ma dovevi da usà soltanto la tessera annonaria. La tessera de la fame.

Nun potevi ascoltà Radio Londra o nasconne l'imboscati. Nun te dico possedè armi o violà er coprifuoco. Li leggevamo e stavamo muti. La strizza regnava. La mattina li tedeschi avevano fermato la circolare. E tutti quelli che stavano sopra l'avevano spediti ar Garigliano, a li lavori forzati.

Poi quello continuava imperterrito a attaccà. Er nonno de Fumo, me disse all'orecchio :

" Ma che se pensano che semo cecati. O che nun sapemo leggè "

Veramente qurcheduno de li nostro nun è che fosse 'n genio. Sapeva tenè 'n mano la canavina, mica la penna. Alla fine sorridevamo tutti. Cioè, 'n finale, pè campà dovevi comprà la robba alla borsa nera. Metà Roma campava nascosta dall'altra. E tutti lo sapevano. Bene o male tutti ascoltavamo Radio Londra. E ad coprifuoco, chi je dava retta.

E uno de li nipoti de li Freghini, quelli de li camion a via Pisino, gridò:

" E che dovemo giocà alle belle statuine"

E tutti risero. Così cominciò la Resistenza a Centocelle

Righetto, nonno der Giamaica

scritto da Alessio Brugnoli alle 21:31 0 commenti

Nota a Margine sul Sei Nazioni al Flaminio

Rugby. L'unico sport giocato in Paradiso

scritto da Alessio Brugnoli alle 21:30 0 commenti

lunedì, febbraio 07, 2005

Teatro del Mondo

Roma. Una regalità splendita e sbriciolata. Maestà di una storia stratificata e sgretolata nei fregi dei palazzi. Nella linea curva del tramonto e delle cupole. Le sue ombre, che risuonano del succedersi di imperi. Mescolanza di vita e di morte. Il teatro del mondo nel quale ogni sorte umana ed il destino ineluttabile appaiono una breve parte recitata secondo un disegno divino

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:29 0 commenti

Ipse Dixit

Roma è la più bella città del mondo, che tuttavia non riesco a far mia; fuggevole come una sensazione, cangiante come un colore, inafferrabile come il suono dell'acqua

Virginia Woolf

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:23 0 commenti

Annone

Uno dei personaggi più famosi della corte di Leone X era Annone, un elefante. Il buon Manuel, re di Portogallo, cercava ogni scusa per non pagare la decima ecclesistica. E così decise di donare questo stravagante omaggio, che divenne il beniamino di quella gabbia di matti che era la corte di papa Medici.

Cronisti e scrittori parlano di lui come di un animale straordinariamente intelligente. Raccontano le buffonate di cui era protagonista tra danze, musiche di liuto e schizzi d'acqua con la proboscide.
Annone viveva nel cortile del Belvedere. Bramante si sarà rigirato nella tomba alla notizia. Il suo mantenimento costava cento ducati l'anno e tra i vari incarichi di Raffaello e dell'Aretino vi era quello di fargli da custode. Se il Toscano mal tollerava ciò, l'Urbinate ne era veramente affascinato, tanto da ritrarlo nei pannelli intarsiati che decorano le porte che dividono la Stanza della Segnatura da quella di Eliodero e da decorare la sua lapide, quando Annone morì per angina.

scritto da Alessio Brugnoli alle 21:46 0 commenti

domenica, febbraio 06, 2005

Marco Aurelio perduto

Come si sa, i romani hanno superstiziosa devozione al Marco Aurelio del Campidoglio. Quando scoparirà la doratura, ci sarà l'Apocalisse.

Peccato che tale devozione non si estenda anche alle altre statue dell'imperatore filosofo. Come quella situata nel cortile di Palazzo Valentini, sede della provincia, rovinosamente caduta durante dei lavori di ristrutturazione, sabato 22 gennaio.

Sul fatto è caduto un velo di silenzio. Nessuno ha la più pallida idea di dove sia finita la statua. E qualche assessore provinciale, negando la prova di fatti, ossia le foto del misfatto, ha osato dire che non è avvenuto nessun incidente e che la statua è stata rimossa per un ordinario restauro.

scritto da Alessio Brugnoli alle 14:34 0 commenti

Mostre

Allo Gnam, mostra di Galileo Chini, il più grande pittore liberty italiano. Prediletto da Visconti, nel 1912 aveva decorato , su richiesta del re Rama V, il palazzo del trono a Bangkok.

scritto da Alessio Brugnoli alle 13:27 0 commenti

Il domino del Musei

Pare che il Campidoglio voglia accellerare il trasferimento dei suoi uffici da Via dei Cerchi, dove una volta c'era uno dei tanti pastifici Pantanella, all'Air Terminal Ostiense, edificio che l'ennesima cattedrale del deserto di Italia 90, anche se rimane il dubbio che non ci sia mai stata la volontà di valorizzare tale struttura.

E questo creerà un effetto domino nei musei romani. Nell'ex pastificio verranno trasferite le opere del Museo della Civiltà Romana all'Eur, esposte quelle dell'Antiquarium che da settant'anni giace chiusa nelle casse dei magazzini comunali e se le trattative andranno a buon fine, anche la meravigliosa collezione Torlonia.

All'Eur troveranno posto nei locali liberati il Museo dei costumi e delle scenografie del Teatro dell'Opera, il Museo e la scuola della Medaglia.

Tutto bene ? Io mi permetto qualche perplessità sul Museo della Civiltà Romana. Edificio freddo, poichè i riscaldamenti non bastano a dar calore alle sue ampie sale. Silenzioso. Quasi sconosciuto.
Ma soprattutto angolo del tempo sospeso. Quadro di De Chirico che acquisisce forma e sostanza. Il più alto esempio di allestimento creato dal razionalismo italiano, in cui il rapporto tra contenitore e contenuto è straordinariamente forte ed evocativo.

E tutto ciò andrà perduto

scritto da Alessio Brugnoli alle 13:26 0 commenti

Ipse Dixit

O Roma, non c'è nulla che sia uguale a te: anche distrutta ci insegni quanto saresti stata
grande, se intatta.


Ildeberto di Lavardin

scritto da Alessio Brugnoli alle 13:25 0 commenti

sabato, febbraio 05, 2005

Sant'Agata

Oggi è Sant'Agata. A Roma vi sono due chiese dedicate alla martire protettrice di Catania. La prima è a Trastevere e custodisce la venerata statua della Vergine del Carmelo, la Madonna Fiumarola, a cui è dedicata la Festa de Noantri.

Nella Roma che fu, la statua veniva portata a spalla in processione dai "cicoriari", raccoglitori di cicoria, originari quasi tutti di Campoli, in provincia di Frosinone.

La seconda Sant'Agata dei Goti, fondata dal generale romano Flavio Ricimero, era la chiesa degli eretici ariani, finchè non fu riscattata da papa Gregorio Magno. All'interno vi è la tomba di Lascaris, l'ultimo dei bizantini

scritto da Alessio Brugnoli alle 13:56 0 commenti

Cronaca spicciola

So' scomparse 274.000 capocce, come direbber Er Giamaica. Questa è la differenza che risulta tra i dati dell'Anagrafe e quelli del Censimento.

All'Università di San Paolo, al dipartimento di Ingegneria Civile cadono blocchi di sessanta chili di intonaco sulle scrivanie dei professori. Poco male, alla Sapienza i controsoffitti avevano la brutta abitudine di voler testare la robustezza delle teste degli studenti.

Ed il Comune cosa fa ? Indice un concorso per il testo del nuovo inno cittadino

scritto da Alessio Brugnoli alle 13:55 0 commenti

Monumenti

Al Gianicolo viene inaugurata mercoledì la statua bronzea di Righetto, dodicenne garibaldino di Trastevere, morto durante la difesa della Repubblica Romana.

Nel cortile di Sant'Ivo della Sapienza, dove fino al 1935 vi era l'Università, è stata allestite l'installazione Geometria della Materia, realizzata dallo scultore Angelo Aligia

scritto da Alessio Brugnoli alle 13:51 0 commenti

venerdì, febbraio 04, 2005

Gli angeli volarono su San Lorenzo

Ho visto quel gruppo di persone, davanti alla basilica, sul piazzale che era tutto una rovina, e mi sono precipitato perchè credevo che fosse venuto qualche gerarca, qualche pezzo grosso del regime, lo stesso Mussolini.

Ho preso un sasso da terra e mi sono detto: "Gli spacco la testa". Mia moglie mia figlia erano rimaste sotto le maceria a via dei Marruccini; io giravo, come un pazzo per cercare qualcuno che venisse a scavare con me, serviva una squadra e da noi ancora non veniva nessuno.

Altre persone, come me, si avventavano verso quel gruppo urlando "assassini", perchè anche loro credevano fosse qualche gerarca. Invece un tizio si volta verso di noi e dice: " State buoni ! E' il Papa". Era il Papa, allora ce semo messi tutti a piagne. Mia moglie e mia figlia non le ho tirate fuori più, sono morte là sotto.

Anselmo Ricci, imbianchino di San Lorenzo

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:04 0 commenti

Barboncino viola

Va bene che pecunia non oleat. Ma l'autorizzazione a quel cartellone pubblicitario con un barboncino viola, attaccato alle impalcature che coprono Trinità dei Monti, il Comune poteva evitarla

scritto da Alessio Brugnoli alle 18:07 0 commenti

Avvenimenti

Domenica sera al Parco della Musica, concerto di Elvis Costello. Al piccolo Jovinelli debutta stasera Migliore, monologo di Mattia Torre, interpretato da Valerio Mastrandea, mentre al Teatro Due, Fahrenheit 451, di Bradbury, con la regia di Maddalena Fallucchi.

Alla Galleria Alberto Sordi, la rassegna artistica Cento Pittori, in cui espongono gli artisti di Via Margutta

scritto da Alessio Brugnoli alle 18:06 0 commenti

In Televisione

Questa sera, su Rai Tre, Roma di Nicola Caracciolo. Con le immagini dell'Istituto Luce e dell'Archivio Capitolino, la storia ed i cambiamenti della Città Eterna, che nel 1926 aveva 750 mila abitanti enel 1943 un milione e mezzo.

scritto da Alessio Brugnoli alle 18:05 0 commenti

giovedì, febbraio 03, 2005

Thunderbird rosa

3 febbraio 1960. Ore 6.20 di mattina. E' una giornata fredda. Parioli dorme ancora. Il silenzio è rotto da un boato. Una Thunderbird rosa confetto si è schiantata contro un camion carico di tufo.

Così se ne andò Fred Buscaglione

scritto da Alessio Brugnoli alle 16:10 0 commenti

mercoledì, febbraio 02, 2005

Il Pugile a riposo

Nella sala ottagonale delle terme di Diocleziano vi è una vecchia statua in bronzo, che rappresenta un pugile dopo un incontro. Lo sguardo stanco. I lividi. Le ferite. I muscoli rilasciati. La gioia della vittoria si perde nella malinconia del tempo passato e nella stanchezza. L'uomo che guarda i suoi giorni perduti.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:32 2 commenti

L' Abiura alla Minerva

Nella Roma papalina, uno dei divertimenti tipici del popolo era assistere alle cerimonie di abiura degli eretici e scismatici. Cerimonie che avvenivano nella Chiesa della Minerva, contigua al tribunale dell'Inquisizione.

Per assistervi, si montavano palchi per il clero e la nobiltà. Per quest'ultima, costituivano un'occasione per mostrare il proprio potere e ricchezza e spesso dovevano intervenire i domenicani con le parole e con i fatti per imporre un poco di moderazione.

Il popolino assisteva in piedi, cercando di lucrare l'indulgenza e spesso e volentieri, per impicciarsi meglio, rischiavano di travolgere i cardinali, che per farsi spazio nella ressa, dovevano distribuire pugni e calcioni a destra e manca

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:21 0 commenti

Carlo Alberto Salustri

Un bell'articolo sul nostro Trilussa

scritto da Alessio Brugnoli alle 18:02 0 commenti

Concerto Musica Popolare

Riporto la segnalazione di un mio corrispondente

Venerdì 4 febbraio, alle 21.30, presso il pub Genco, in vicolo della Cancelleria 7, si terrà un concerto gratuiro di musica popolare del Centro e del Sud Italia, dal Saltarello Romano alla Tarantella. L'ingresso, cosa che non guasta mai, è gratuito.

scritto da Alessio Brugnoli alle 18:01 2 commenti

martedì, febbraio 01, 2005

Incipit di "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana"

Tutti oramai lo chiamavano don Ciccio. Era il dottor Francesco Ingravallo comandato alla Mobile; uno dei più giovani e, non si sa perché, invidiati funzionari della sezione investigativa; ubiquo ai casi, onnipresente su gli affari tenebrosi. Di statura media, piuttosto rotondo della persona, o forse un po' rozzo, di capelli neri e folti e cresputi che gli venivan fuori dalla metà della fronte quasi a riparargli i due bernoccoli metafisici dal bel sole d'Italia, aveva un'aria un po' assonnata, un'andatura greve e dinoccolata, un fare un po' tonto come di persona che combatte con una laboriosa digestione: vestito come il magro onorario statale gli permetteva di vestirsi, e con una o due macchioline d'olio sul bavero, quasi impercettibili però, quasi un ricordo della collina molisana. Una certa praticaccia del mondo, del nostro mondo detto "latino", benché giovane (trentacinquenne), doveva di certo avercela: una certa conoscenza degli uomini: e anche delle donne.

Gadda

scritto da Alessio Brugnoli alle 23:05 0 commenti

La colonna dell'abiura

Santa Maria Maggiore. Un cortile accanto alla navata destra. Una strana colonna, detta dell'Abiura. Fu innalzata sotto Clemente VIII, ne 1596, dal francese Anisson, per ricordare la conversione, parola grossa per chi disse "Parigi val bene una messa ", di Enrico IV di Borbone.

Originariamente, la colonna era contenuta in un tabernacolo a quattro colonnine, che andò in rovina ne l 1744, quando il monumento era posto davanti all'Ospedale di Sant'Antonio del Fuoco, dove adesso passa via Carlo Alberto.

Nel 1746 fu restaurata e trasferita nell'attuale sede, su un basamento decorato da gigli di Francia, da un Crocifisso e da una Madonna. La colonna ha la forma di un cannone cinquecentesco. L'avvolge la scritta "In hoc signo vinces".

Un invito ad imitare Costantino, dicono i benpensanti. I maligni vedono un ironico ammonimento. Che il Paradiso si conquista con la Croce, ma il Potere con le armi.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:58 0 commenti

Enoteca alla Romana

Tra poco andrò in enoteca. Con er Giamaica, che negli ultimi mesi si atteggia ad intenditore di vino. Ed emulo di Langone, comincerà a disquisire con gli altri bevitori del barrique. Personalmente capisco poco questa guerra santa. Forse perchè mio padre in cantina è tradizionalista. Botti romane. Seicento litri. Di castagno. Con doghe a spacco.

Mi immagino già la conversazione. er Giamaica dirà che il barrique è una moda estera, estranea alla tradizione italiana. Che viola il sapore del vino, privandolo di identità. Che lo rende monotono, appiattendo ogni differenza.

Qualcuno gli farà notare che i carrettieri dai Castelli portavano nei barili i vini alle osterie. E lui risponderà:

"Embè. ce lo trasportavano, mica ce lo facevano invecchià ".

E continueranno a chiacchierare, finchè arriverà la bottiglia. Ed i brindisi nasconderanno le parole.

scritto da Alessio Brugnoli alle 22:57 0 commenti

Piazza della Repubblica: le terme di Diocleziano

[segue da post precedente]

Ancora oggi molti chiamano Piazza della Repubblica col vecchio nome di Piazza Esedra. L'origine di questa denominazione deriva dal fatto che la piazza - che si estende su un diametro di 144 metri - fu realizzata, alla fine dell'Ottocento, seguendo la linea curva dell'ampia esedra dei
giardini delle Terme di Diocleziano, che la delimitano adesso sul lato sud-est. Le terme di Diocleziano si estendono, sulla zona pianeggiante tra i colli Viminale e Quirinale, occupando una superficie rettangolare di oltre 130.000 mq, spaziando tra le attuali via Torino, piazza dei Cinquecento, via Volturno e via XX Settembre; sono state erette - in mattoni e poi rivestiti di marmi e mosaici - tra il 298, su iniziativa di Massimiano in nome del collega Diocleziano, e il 306 d.C, quando furono terminate da Galerio e Costanzo Cloro. Ce lo racconta un'iscrizione dedicatoria, tramandata dall'Anonimo di Einsiedeln, un ignoto pellegrino, che visitò Roma nell'VIII - IX secolo. L'iscrizione si è conservata solo in parte:
"I nostri signori Diocleziano e Massimiano invitti, Augusti "seniores", padri degli Imperatori e dei Cesari, e i nostri signori Costanzo e Massimiano invitti Augusti, e Severo e Massimino nobilissimi Cesari, dedicarono ai Romani le Terme Felici Diocleziane, che Massimiano Augusto, al suo ritorno dall'Africa, in presenza della sua maestà, decise e ordinò di costruire e consacrò al nome di Diocleziano, suo fratello, acquistati edifici sufficienti ad un'opera di tanta grandezza, e completatele sontuosamente in ogni particolare."
Le
Terme di Diocleziano, sono le più grandi del mondo romano - seguite dalle Terme di Caracalla edificate sempre a Roma un secolo prima - si componevano di un nucleo centrale con la classica divisione nel locali del calidarium, tepidarium e natatio (ambienti per bagni caldi o tiepidi e piscina di acqua fredda, in parte ancora conservati), disposti lungo l'asse minore, e palestre ai lati dell'asse maggiore, con un ampio recinto circostante adibito a giardino. In esso si aprivano delle esedre (forse sale per conferenze e letture pubbliche), ampi ambienti rettangolari, adibiti a biblioteche, pinacoteche, sale per audizioni di musica, xysti, ambulationes, dove il pubblico (le terme potevano contenere fino a 3000 ospiti) affluiva dopo il bagno freddo, tiepido o caldo, e aule circolari agli angoli ovest e sud con ingressi a croce, una delle quali è stata trasformata nel 1598 nella chiesa di S. Bernardo. Soprattutto a partire dal I sec. d. C., le terme a Roma erano costruite con imponente grandiosità, perché erano il simbolo dello splendore e della generosità dell'epoca degli Imperatori che vi profondevano i loro tesori per i posteri. Il popolo, da parte sua, amava andare alle terme anche per partecipare alla vita cittadina che si svolgeva, in larga parte, appunto nelle pubbliche Terme. Nei portici per il passeggio al coperto, ad esempio, si poteva trovare la conferma dell'ultima notizia e i commenti all'ultima orazione pubblica, e giovani poeti alle prime armi, vi cercavano fama affliggendo il pubblico con i loro ultimi versi, come ricorda - disperato - Marziale: «Et stanti legis, et legis sedenti. In thermas fugio, sonat ad aures».
Alcune aule delle terme, oggi, sono state riutilizzate per installarvi le collezioni di arte antica del
Museo Nazionale Romano delle Terme, cui si accede da Piazza dei Cinquecento, di fronte la stazione Termini. Il museo fu fondato nel 1889 e ha ereditato collezioni preesistenti, in particolare quella della famiglia Ludovisi collocata nel Palazzo Altemps e le antichità del Museo Kircheriano collocata nel Palazzo Massimo. Nelle sale delle Terme poi, trova collocazione anche una consistente collezione epigrafica composta da quasi 10.000 iscrizioni, sarcofagi, mosaici e affreschi distaccati. Una sezione del museo è dedicata alle opere d'arte provenienti dalle ville imperiali.
All?angolo tra Via Cernaia e Via Orlando sopravvive in perfetto stato di conservazione la splendida
Sala Ottagona, nella quale sono esposte bellissime sculture antiche in marmo e in bronzo: tra le opere eposte, le più significative sono l'Apollo Liceo e l'Afrodite di Cirene. Questa sala è ancora nota col nome di Planetario perché dal 1920, ospitò per molti anni un macchinario per l'osservazione della volta celeste proiettata sulla volta della sala.
Il nome attribuito alla stazione ferroviaria "Termini", conserva il ricordo delle Terme.

[continua nel post successivo]

scritto da seia montanelli alle 13:10 3 commenti

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